Sciamanesimo

Il Viaggio Sciamanico e la Visione - 3

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22 Settembre 2011

Sciamano siberiano mentre attua il suo “viaggio interiore”

L’esplorazione dei mondi della cosmologia druidica e la nascita dell’esperienza della meditazione


L'esperienza della “Visione” sciamanica

Ordinariamente percepiamo l'universo attraverso i sensi che ci mostrano una precisa immagine dell'esistenza basata sulla concretezza della materia.

Ma è solo apparenza. È dimostrato come esista una parte di universo che i nostri sensi non sono in grado di percepire, come ad esempio gli atomi che costituiscono le forme del nostro teatro quotidiano, oppure, spingendoci ancora oltre, le stringhe multidimensionali in cui anche la natura degli stessi atomi sfuma.

Se poi andiamo oltre il limite percettivo della materia, possiamo incontrare la dimensione immateriale del Vuoto da cui è scaturito, con il Big Bang, il nostro universo. Un Vuoto la cui natura risulta inimmaginabile a paragone della nostra esperienza quotidiana, ma che rappresenta purtuttavia la natura reale dell'esistenza.

Un Vuoto inconcepibile per l’intelletto umano e lontano dalla sua esperienza ordinaria, eppure così concreto, tanto da rappresentare una fonte di conoscenza e di armonia. Una qualità che trascende l’ordinario quotidiano e che racchiude il valore mistico di una Causa prima dell'esistenza, dell'uomo e dell'universo, che con la sua logica fenomenica domina sul visibile quotidiano. Una dimensione immateriale teorizzata dalla fisica quantistica moderna, ma ben conosciuta dall’antico sciamanesimo druidico che la identificava nel concetto di Shan, la natura reale e immateriale di ogni cosa.

L’esperienza ordinaria porta a considerare che l'individuo sia legato indissolubilmente alla dimensione materiale del quotidiano. Tuttavia ha la possibilità di andare oltre, se riesce a sottrarsi al gioco limitante dei sensi per accedere alla percezione di altri aspetti della realtà. È una esperienza accessibile a chiunque voglia sperimentarla.

È quanto in effetti realizza lo Sciamano, sollecitato dal richiamo del trascendente ad andare oltre le apparenze del visibile per entrare in sintonia esperienziale con il piano invisibile e reale dell'esistenza.

Lo Sciamano è in grado di andare oltre la soggettività della rappresentazione materiale dell’esistenza per percepire e vivere l’essenza di altre dimensioni poste oltre la dimensione del vissuto ordinario. Questa capacità lo porta a vivere una esperienza interiore che viene definita con il termine di “Visione”. Si tratta di uno stato d'essere che travalica l'ordinario e gli consente di stabilire una interazione consapevole con dimensioni sconosciute ai più. Soprattutto gli consente di mettere questa percezione in relazione con la natura invisibile e immateriale del piano reale dello Shan con cui si manifesta l'esistenza.

La Visione rappresenta un livello di stato di coscienza particolare, una proprietà esperienziale a cui lo Sciamano fa riferimento per definire la sua identità e per identificare il suo stato reale di consapevolezza e di conoscenza.


Antica incisione rupestre che mostra uno sciamano in meditazione nell’attuazione del viaggio sciamanico verso il “mondo superiore”

La Visione non rappresenta un evento immaginativo, ma manifesta un preciso riscontro oggettivo rilevabile dalla strumentazione di indagine clinica della “EEG” (Elettroencefalografia). Occorre premettere che il cervello manifesta in relazione alla sua attività una serie di onde elettromagnetiche rilevabili dall’elettroencefalografo. Con i tracciati grafici si evidenzia l'attività elettrica del cervello che si manifesta attraverso onde cerebrali. Ad esempio, l’emissione di onde “beta” è relativa allo stato di veglia e di attenzione dell’individuo, mentre l’emissione di onde “alfa” è relativa allo stato di rilassamento profondo del corpo. Sono poi rilevabili, tra le altre, le onde “teta” che mostrano l’inattività parziale del cervello in relazione a certe forme di coma e alla presenza di gravi patologie.

Nel caso dell’esperienza della Visione sciamanica, lasciare la dimensione ordinaria per addentrarsi in altri piani di esistenza porta ad abbandonare anche il riferimento all’attività cerebrale ordinaria, legata al mondo sensibile. In questa situazione la EEG porta a rilevare l’emissione delle onde “teta”, dimostrando come nell’esperienza della Visione il cervello venga messo a tacere. Senza tuttavia che venga meno la lucidità dello stato percettivo di coscienza, per nulla compromessa mentre ci si sta affacciando in piena consapevolezza su altre dimensioni non ordinarie.


Il “viaggio sciamanico”

Nel suo tentativo di dare una risposta al richiamo del trascendente, lo Sciamano si trova a percorrere un sentiero costituito da esperienze che lo portano ad attraversare altri mondi non convenzionali dell'esistenza.

Un sentiero vissuto interiormente, che l’antico sciamanesimo druidico ha paragonato ad un vero e proprio “viaggio” che lo Sciamano intraprende di volta in volta, lasciando temporaneamente il mondo ordinario per addentrarsi nelle varie dimensioni dell'esistenza che si trovano al di là del visibile.

Il viaggio sciamanico è un’esperienza interiore e avviene attraverso l'attuazione di uno stato alterato di coscienza. Un’esperienza che mette lo Sciamano in relazione con i mondi visitati nel suo viaggio, e che viene definita dallo sciamanesimo druidico con il termine di "Visione".

Lo Sciamano può proiettarsi nel futuro a osservare eventi che devono ancora avvenire, così come può entrare in contatto con entità disincarnate che gli possono consigliare modalità terapeutiche o suggerire risposte ai suoi quesiti.


Un particolare del Calderone di Gundestrup mostra un druido mentre pratica il “viaggio sciamanico” seduto in meditazione

All'inizio, il viaggio non corrisponde sempre ad un percorso ordinato e lineare. Il richiamo alla trascendenza, ovvero il guardare al di fuori delle apparenze, può portare lo Sciamano a orientarsi verso tutte quelle esperienze occasionali che si collocano al di là dell’immobilismo del visibile quotidiano. Tuttavia, l’esperienza acquisita nei molteplici viaggi che compie interiormente lo porta a padroneggiare le sue capacità esperienziali e a riconoscere in maniera più definita gli ambiti dimensionali in cui voler operare. Giunto a questo punto lo Sciamano può finalizzare le sue esperienze di viaggio sciamanico all'ottenimento di obiettivi specifici.

Per comprendere l’esperienza del viaggio sciamanico possiamo fare un parallelismo con l’esperienza onirica. Infatti se i sogni fossero vissuti in maniera lucida e consapevole, come accade allo Sciamano nella sua esperienza, potrebbero essere considerati a tutti gli effetti come esperienze di Visione.

Quando ci addormentiamo iniziamo un viaggio inconsapevole, costituito da una serie di esperienze percettive, legate alle fasi in cui si articola il sonno, che ci portano a realizzare una sequenza di stati onirici corrispondenti.

Se vogliamo perfezionare ancora meglio la comprensione della Visione, possiamo considerare che l’esperienza degli stati onirici del sonno non ha nulla di diverso da quella dello stato di veglia. Anche in questo caso possiamo dire di vivere una serie di esperienze paragonabili alla Visione sciamanica. Nel corso della giornata viviamo infatti una serie di "momenti percettivi" che possono essere riconducibili all’esperienza della Visione, diversi tra di loro, ma vissuti in maniera concatenata nell'ambiente del visibile, tali da costituire una sorta di viaggio interiore nello stato di veglia.

Possiamo vivere un "momento percettivo" sulla base di una forte emozione o di una situazione contingente qualsiasi, oppure mentre contempliamo un paesaggio cogliendone la sua poesia.

Se poi rivolgiamo lo sguardo a un cielo stellato ecco che il piano di riferimento della Visione cambia ancora di qualità e si pone lontano dalla dimensione materiale, coinvolgendoci in una inaspettata vertigine che ci porta a confronto con un’esperienza fuori dall'ordinario.

Questi eventi, dalla dimensione del sonno a quella della veglia, sono esempi dell’esperienza di Visione che realizza lo Sciamano durante il suo viaggio interiore. È come se lo Sciamano si mettesse a sognare o a guardare il cielo stellato immergendosi in situazioni che non fanno più parte del visibile ordinario.


Una rappresentazione dell’Yggdrasil, l’Albero della Vita dello sciamanesimo druidico, simbolo dello Sciamano e del processo evolutivo che anima l’esistenza

La sola differenza tra le esperienze di Visione fatte nel sonno e nello stato di veglia e quella dello Sciamano è che quest’ultima risulta essere caratterizzata dallo stato di consapevolezza con cui egli conduce e vive la sua esperienza in totale lucidità consapevole.

Alcuni autori moderni, nel tentativo di definire la natura della Visione sciamanica, l’hanno paragonata all’esperienza dell’“estasi”. Definizione, quest'ultima, che porta ad associare la figura dello Sciamano a quella dei mistici delle varie religioni storiche che in questa condizione giungono alla percezione del piano trascendente che viene fatto corrispondere con il senso del divino.


L’Yggdrasil e i mondi della cosmologia sciamanica

La cosmologia dello sciamanesimo druidico ha identificato i mondi visitati dallo Sciamano in tre essenziali piani di esperienza: quello del cosiddetto “Mondo Inferiore”, quello del “Mondo di Mezzo” e quello ritenuto come il “Mondo Superiore”.

Questi mondi rappresenterebbero le tre differenti e essenziali modalità di approccio esperienziale che l’individuo sviluppa nei confronti dell’esistenza.

Lo sciamanesimo druidico prevedeva infatti che, sebbene l'esistenza nella sua realtà si manifestasse su un piano globale e totalizzante, concepito nel concetto di Shan, l'individuo si relazionasse ad essa su tre differenti piani di percezione e di partecipazione. Ciascuno riferito alla maturità esperienziale propria di ciascun individuo.

Il primo di questi tre piani, riferito al “mondo interiore” o virtuale, è identificabile nella sfera immaginativa vissuta attraverso la mente, come complesso di funzioni astratte del cervello. Un ambito virtuale che rappresenta sia la dimensione prodotta dalle convinzioni personali, sia quella vissuta sotto gli effetti di forti emozioni, fino a quella determinata dai paradigmi comportamentali acquisiti dalla dimensione sociale. Questo ambito virtuale comprende anche la dimensione onirica del cervello vissuta durante il sonno.

L’esperienza del mondo virtuale era concepita dal druidismo come una qualità specifica e diversa per ciascun individuo e specie, in cui si manifestano differenti sensazioni corporee e specificità biologiche come distinguere i colori e gli odori.

Il secondo piano di partecipazione allo Shan da parte dell'individuo è riferito al “mondo primario”, e rappresenta la manifestazione della “materia”. Un piano fenomenico considerato in comune tra tutte le creature viventi del pianeta, che consente le reciproche interazioni tra le varie forme viventi.


L’albero dell’Yggdrasil nella sua simbolizzazione umana con le cinque tappe evolutive che vengono realizzate dal meditante

Questo piano, identificato come materia, nonostante le sue leggi fisiche apparentemente impossibili da aggirare e la sua concretezza fisica, non era vista tuttavia dallo sciamanesimo druidico come una reale manifestazione dell’esistenza, ma piuttosto come una illusione sensoriale prodotta dal cervello.

Una considerazione con cui non si può certo non essere d’accordo se valutiamo che l’individuo è dotato di sensi funzionali e limitati, pertanto non può osservare altri fenomeni naturali che agiscono sulla materia stessa, non potendoli scorgere. Come ad esempio i meccanismi fisici delle leggi che dominano la probabilità, oppure le onde radio o la qualità fisica del tempo che scorre.

Il terzo e ultimo piano di esperienza è riferito al “mondo reale o invisibile” e viene inteso come il piano fenomenico globale e ultimo dell’esistenza.

Una qualità esistenziale che trascende la materia e che viene identificata dall’antico sciamanesimo druidico nella natura immateriale e invisibile dello Shan. La qualità reale dell’esistenza, che non è rappresentabile dall’immaginazione né è percepibile attraverso i sensi. Qualsiasi concetto semantico che cercasse di definirla si allontanerebbe inevitabilmente dalla definizione della sua reale natura. Per questo motivo il termine Shan si può tradurre nel concetto di “Vuoto”, ad indicare l’impossibilità di qualsiasi tentativo di definire la natura dell’esistenza. Lo stesso criterio adottato da alcune religioni storiche per sottolineare l’impossibilità di definire la figura della trascendenza divina dandole attributi umani.

Secondo lo sciamanesimo druidico, lo Shan, nella sua qualità immateriale e invisibile, rappresenterebbe la logica superiore che il nostro universo e le leggi che lo regolano sarebbero condizionati a seguire inevitabilmente. E proprio nella natura dello Shan si potrebbe trovare la fonte di vera armonia e di reale conoscenza. Del resto rimane evidente, al di sopra di ogni disquisizione possibile, che l’individuo nasce e muore suo malgrado, andando verso un mistero senza avere alcuna possibilità di interferire applicando la sua esperienza basata sul mondo primario.

Il nostro universo è nato a seguito del Big Bang che secondo la fisica quantistica si sarebbe verificato sorgendo dal vuoto primordiale esistente prima della sua comparsa. Un vuoto che non si è estinto con la nascita dell’universo, ma esiste ancora adesso e ospita il nostro universo accanto al numero incalcolabile di altri universi che, sempre secondo la fisica quantistica, stanno nascendo all’infinito.

Per lo sciamanesimo druidico lo Shan manifesta la natura trascendente dell’esistenza, il “mondo invisibile”, e rappresenta in definitiva il reale interlocutore dello Sciamano che cerca di uscire dall’ovvietà sensoriale rispondendo al richiamo del trascendente, per capire il senso della sua esistenza e trovare elementi con cui dare armonia e benessere alla propria vita.


Una meditazione tra le pietre dello Stone circle di Dreamland. La meditazione rappresenta l’evoluzione del “viaggio sciamanico”

L’esperienza del viaggio sciamanico e la figura dello stesso Sciamano sono stati magistralmente sanciti nel simbolismo druidico dell’Yggdrasil, l'albero cosmico della vita che rappresenta il sentiero che percorre lo Sciamano nel suo viaggio, sia verso l’alto che verso il basso dei tre mondi.

Nel simbolismo dell’Yggdrasil c’è tutta la cosmologia dello sciamanesimo druidico. Secondo questa interpretazione lo Sciamano ha la capacità di muoversi lungo il tronco, che rappresenta il “mondo di Abred”, per giungere sino alle profondità delle sue radici, simbolo dell’”Annwin” ovvero la dimensione primordiale dell’esistenza da cui scaturisce ogni cosa esistente nell’universo, per poi risalire fino alle sue fronde, che simboleggiano il “mondo di Gwenved”, illuminate e vivificate dal Sole dell’“OIW” ovvero il “mondo vuoto di Keugant” inteso come la Causa prima della natura dello Shan e esaustiva a se stessa.

Un albero cosmico che è vissuto dallo Sciamano anche interiormente, nella sovrapposizione alla sua dimensione umana. Un albero che si sviluppa attraverso le tappe evolutive sancite dai cinque Nai-tah, i riferimenti fisici e psichici identificati lungo la colonna vertebrale, attraverso i quali scorre la "Korà", l'energia vitale che alimenta l’Yggdrasil nel suo sviluppo arboreo.

L’energia evolutiva della “Korà” viene di volta in volta attivata e fatta procedere attraverso i punti energetici dei cinque Nai-tah consentendo allo Sciamano la Visione corrispondente a ciascuno di esso.

Lo Sciamano, come l’Yggdrasil, è un ente cosmico che si pone tra Terra e Cielo. I suoi piedi poggiano sulla Terra e si fondono con essa, fino alle oscurità che essa trattiene, mentre le braccia che si elevano verso il Sole giungono a fondersi con il piano superiore illuminato dalla presenza dell’OIW.


Lo Sciamano, l’Alchimista cosmico

La figura dello Sciamano si rivela come qualcosa di più di un apparente curioso che risponde al richiamo del trascendente. Si mostra come un filosofo o un Alchimista che nel suo laboratorio segreto lavora alla ricerca della "pietra filosofale" penetrando il Mistero mistico dell'esistenza sino ad entrare in sintonia con la sua natura trascendente.

Lo Sciamano, lo “shan-a-man” che nel linguaggio druidico si traduce in “shan vissuto nell’esperienza spirituale”, rappresenta il riflesso umano della natura dello Shan. Un riflesso in cui si vedono coesistere le percezioni relativistiche con quelle archetipali, mostrando aspetti non convenzionali per la cultura del mondo maggioritario.


L’esecuzione della Kemò-vad, un aspetto dinamico della meditazione, che interpreta il “viaggio sciamanico”

Nella sua ricerca lo Sciamano sperimenta ogni situazione possibile e si imbatte anche in eventi inconsueti che costituiscono delle implicazioni inevitabili per il suo lavoro interiore. Questa sua particolare e variegata esperienza ha portato a molti equivoci di interpretazione sulla sua figura.

Nella società maggioritaria, lontana da una esperienza diretta con la Natura e ipotecata culturalmente dalle ideologie e dalle religioni, lo Sciamano è stato visto di volta in volta come una santo per via delle sue Visioni interpretate come “estasi” a contatto con il divino, oppure come uno stregone in grado di cadere in stato di “trance” per comunicare con il mondo dell’Aldilà, oppure come un guaritore dotato di particolari capacità terapeutiche. Oppure, ancora, come un sacerdote di un non meglio precisato culto.

Ma lo Sciamano, al di là di ogni possibile interpretazione di parte, può essere visto semplicemente come un Alchimista che si è messo alla ricerca di un contatto con il trascendente. Quando realizza la “pietra filosofale”, giunge ad assumere su di sé il riflesso della natura del trascendente e la sua figura diventa pertanto indefinibile, come il Vuoto che caratterizza lo Shan, impossibile ad essere definito attraverso ogni possibile attribuzione concettuale.


L'evoluzione dell'esperienza sciamanica

Nella sua ricerca tesa ad andare oltre le apparenze del mondo ordinario disegnato dai sensi, lo Sciamano dei tempi primordiali si era spesso addentrato nella dimensione del “mondo inferiore” dell’Aldilà in cui trovare indicazioni terapeutiche e intuizioni divinatorie per se stesso e per la sua comunità.

Ma nel tempo si era anche reso conto che, per rispondere al richiamo del trascendente, questa esperienza non era sufficiente e che era necessario orientare il suo viaggio sciamanico verso la dimensione del "mondo superiore".

Indubbiamente l'esperienza consentita dalla dimensione del mondo inferiore portava lo Sciamano a relativizzare in maniera accattivante l'apparente monolitismo del mondo ordinario, entrando in una dimensione alternativa di sapore magico e misterioso, ma che tuttavia non assolveva alla sua necessità di trascendenza. Una dimensione che non lo poneva a contatto con una vera conoscenza, né lo portava al cospetto della Causa Prima esaustiva a se stessa in cui si identificava il mistero della Natura dello Shan.

Lo Sciamano giunse a rendersi conto che il suo viaggio lo portava ad esplorare la dimensione onirica, e che, sebbene ciò gli consentiva di accedere al contatto con gli spiriti e le creature del mondo invisibile dell’Aldilà, in realtà egli si trovava ad esplorare una inutile quantità di fenomeni che non lo portavano da nessuna parte. Si rese anche conto della contaminazione e dell'influenza negativa che il “mondo inferiore” poteva avere su di lui. Constatò il tempo perso a gestire esperienze occulte che gli erano consentite dalla sua trance e che spesso lo portavano al disagio psico-fisico e alla malattia.

Si fece strada così nello Sciamano la constatazione che solo l'esperienza portata avanti verso il "mondo superiore" aveva un valore reale e rispondeva al suo bisogno di aderire al richiamo del trascendente.


La rappresentazione simbolica ottocentesca del “viaggio” dello Sciamano che esplora la natura invisibile e immateriale dello Shan

Nacque così di conseguenza il concetto e l'esperienza della meditazione, intesa come viaggio sciamanico condotto attraverso il “mondo superiore”. Una concezione del simbolismo dell’Yggdrasil di tipo evolutivo, protesa ad assecondare l’energia cosmica della Korà che poteva trasmutare lo Sciamano in un processo in continua evoluzione, consentendogli di acquisire stati di Visione in relazione a una scala progressiva di stati percettivi di coscienza superiori che lo avvicinavano alla natura dello Shan.

La meditazione veniva così a rappresentare una nuova natura, più evoluta, del viaggio sciamanico che, pur non misconoscendo le esperienze del “mondo inferiore”, era teso a cercare in maniera concreta il contatto con il trascendente esplorando il “mondo superiore”. Superando la mente e il suo ego, per dare la possibilità al piano consapevole e spirituale dello Sciamano di emergere libero da ogni condizionamento e entrare in sintonia con la natura invisibile e immateriale della realtà dello Shan.

Una esperienza di viaggio sciamanico che attraverso la meditazione porta alla realizzazione del Potere interiore, il Nah-om, ovvero alla realizzazione della Pietra filosofale dell’Alchimia. Uno stato interiore che rappresenta la natura misteriosa del trascendente che si trova ad essere impersonata dall’individuo e da cui l'individuo stesso può trarre benessere e conoscenza per migliorare la qualità della sua vita e poter aiutare concretamente gli altri.

Lo Sciamano, attraverso la pratica della meditazione, diviene così un elemento catalizzatore delle forze della Natura. Diviene un riflesso della natura trascendente dello Shan e, conoscendo il segreto della trasmutazione alchemica dei comuni metalli in oro, può giungere ad operare magicamente sul mondo ordinario che gli sta intorno, modificandolo e trasformandolo secondo il proprio bisogno in armonia con la logica della natura invisibile e reale dello Shan.

www.giancarlobarbadoro.net


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