Megalitismo

Le Piramidi della Bosnia: una realtà scomoda

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27 Dicembre 2019
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Piramide del Sole, Bosnia
Piramide del Sole, Bosnia

Un sito archeologico che getta inquietanti interrogativi sulla Storia. Il fenomeno delle “sferamidi”


Che la storia ufficiale sulle origini della civiltà sia tutta da riscrivere si è detto più e più volte in molti articoli pubblicati su questa rivista. Giancarlo Barbadoro, affiancato da altri ricercatori, ha spesso individuato tra le notizie di cronaca “scomode” quegli argomenti che portano il lettore a interrogarsi su questioni quali “dove siamo”, inteso anche come collocazione storica. Davvero il bagaglio culturale dell'umanità che ci viene tramandato come una sorta di dogma è così inattaccabile?

Il mondo accademico, per citare un esempio, non considerò come fondata l'ipotesi di Schliemann che aveva osato supporre ci fosse del vero nei poemi omerici, trattandolo con sufficienza fino alla scoperta di Troia, fatto che mise a tacere ogni critica nei suoi confronti e facendo sì che gli fosse riconosciuto il giusto tributo, anche se a posteriori.

Altro esempio più recente è il ritrovamento dei resti della città ciclopica di Rama che rappresenta un'incongruenza scomoda. Prima della scoperta di parte delle sue rovine, resa nota sul libro “Rama vive” di Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero (Edizioni Triskel, 2007), Rama esisteva solo nelle cronache delle famiglie celtiche della Valle di Susa, che attribuiscono la sua fondazione al dio Fetonte, disceso dal cielo per portare conoscenza all'umanità. Secondo tali tradizioni quindi, Fetonte non precipitò come narrano il miti di Ovidio e Diogene Laerzio, ma la sua fu una discesa volontaria. Le mura di Rama e gli altri reperti megalitici in Val di Susa sopravvissuti al tentativo di “dimenticarli” sembrano confermare tale ipotesi.

Una storia simile è toccata alla scoperta nel 2005 delle prime piramidi europee, ad opera del ricercatore indipendente Semir Osmanagich. Nonostante la strenua opposizione dell'establishment culturale della Bosnia-Erzegovina e anche della maggior parte del mondo accademico che sostiene l'esistenza delle piramidi solo in Egitto, come tombe dei faraoni, l'approccio scientifico che ha caratterizzato il metodo di lavoro di Osmanagich ha ormai fornito molti elementi che permetteranno di riscrivere i libri di storia dei prossimi anni.

Una delle sfere ritrovate nei pressi delle piramidi
Una delle sfere ritrovate nei pressi delle piramidi

Purtroppo nonostante l'indifferenza degli enti ufficiali, grazie al lavoro di ricercatori indipendenti, muniti di tecnologia idonea (geofisica, metodi di datazione al radiocarbonio, georadar termici) il progresso scientifico non può più essere soppresso e dovrà ricredersi chi in passato ha denigrato le ipotesi di coloro che avevano messo in dubbio le spiegazioni e le collocazioni temporali relative alla costruzione delle piramidi egiziane. Ormai con la rivoluzione che sta nascendo a seguito della scoperta di piramidi non solo in Europa, ma in tutto il mondo, la storia ufficiale dovrà necessariamente essere messa in discussione. Argomenti come l'esistenza di una cultura avanzata esistente già 30.000 anni fa, l'ipotesi di un'interferenza (positiva) sullo sviluppo della civiltà umana ad opera di culture extraterrestri, non possono più essere oggetto della facile ironia del conformismo di massa, ma devono essere presi seriamente, a mente aperta, liberi dai limiti dell'occamismo scientista.

È con questo spirito che, domenica 24 novembre 2019, si è svolto il “Simposio Mondiale sulle origine perdute” presso il Queen di Melzo (MI) con la partecipazione di alcuni esponenti di verità archeologiche alternative.

All’evento era presente anche un gruppo di ricercatori della Ecospirituality Foundation – sezione ricerche esobiologiche e archeologia misteriosa, che, attraverso l'operato del recentemente scomparso presidente e fondatore già citato Giancarlo Barbadoro ha più volte trattato il tema delle piramidi e ne ha anche promosso ricerche scientifiche.


Tutti i relatori presenti hanno trattato argomenti davvero stimolanti e che spesso da soli meriterebbero ulteriori sviluppi. Di particolare interesse il tema delle piramidi in generale e di quelle bosniache nello specifico, nonché il tema delle sfere, anzi come suggerito dai relatori Tommasina e Morazzoni, quello delle “sferamidi”. In effetti, come sostenuto da questi ricercatori che hanno condotto la prima parte dell'evento, la questione delle sfere è di portata davvero notevole. Queste, di dimensioni da pochi centimetri ad alcuni metri di circonferenza, sono sparse su tutto il pianeta e pare abbiano un collegamento anzi una vera e propria connessione con le piramidi. Sta di fatto che anche in questo caso le spiegazioni dell'establishment scientista sono vaghe, incerte, in taluni casi assurde (residui di eruzioni vulcaniche) e mostrano ancora una volta come gli enti ufficiali brancolino nel buio.

Una grande sfera ritrovata nei pressi delle piramidi bosniache
Una grande sfera ritrovata nei pressi delle piramidi bosniache

In effetti queste sfere sono state ritrovate in Russia, in Argentina, in Nuova Zelanda, e nella stessa Italia (Sant'Agata dei Goti). Le sferamidi che, sezionate, presentano al loro interno vere e proprie canalizzazioni di natura artificiale, sono in grado di ricevere e trasmettere segnali elettromagnetici a bassa frequenza. Lo evidenziano esperimenti condotti da questi ricercatori che hanno rivelato come a contatto con l'elemento acqua le sfere emettano segnali sonori udibili e registrabili; da notare che spesso i siti dove sono state ritrovate sono proprio in corrispondenza di masse d'acqua (fiumi, laghi, mare), ad avvalorare l'ipotesi che l'acqua sia un attivatore, magari in grado di biodinamizzare un intero territorio. Curiosa la coincidenza rispetto a quanto viene narrato nel film Cocoon dove una razza aliena possedeva una tecnologia sconosciuta collegata con l'utilizzo di sfere aventi un ruolo nel processo di ringiovanimento. E tali sferamidi parrebbero davvero avere una qualche forma di proprietà terapeutiche.

Relatore di spicco è stato Semir Osmanagich, il ricercatore indipendente che nel 2005 ha scoperto il sito archeologico delle piramidi bosniache a Visoko e che con i suoi studi ha rivoluzionato la tradizionale definizione di piramide.

La prima parte del suo intervento si è incentrata sull'enorme diffusione planetaria delle piramidi: Egitto, Messico, Cina, Salvador, Perù, Honduras, Canarie (Spagna), Grecia, Italia (Sicilia e Sardegna), Bosnia-Erzegovina, Belize, Cambogia, Thailandia, Australia, Bolivia, Guatemala, Tahiti, a cui si sono aggiunte ultimamente quelle dell'isola di Mauritius nell'Oceano Indiano.

Proprio le piramidi scoperte nell'isola vulcanica di Mauritius, lontana dalla terraferma (circa duemila km. dall'Africa e mille km. da Madagascar) e priva di tracce di una popolazione autoctona nel lontano passato, aprono a una serie di interrogativi sull'identità dei loro costruttori. Nella parte meridionale dell'isola ci sono ben sette piramidi a gradoni, con pietre sagomate negli spigoli, di cui la più alta misura circa 15 mt., a base quadrata o rettangolare, orientate verso est con una deviazione che permette l'allineamento con la posizione del Sole al tramonto del Solstizio d'Estate. Sull'isola non ci sono tracce di civiltà antiche e non ci sono elementi che indichino che fosse popolata prima dell'arrivo degli europei all'inizio del XVI secolo. Quindi sembra che le piramidi scoperte su quest'isola costituiscano una prova che in passato civiltà avanzate, spostandosi via mare, si siano fermate temporaneamente su alcune isole edificando piramidi con materiale locale a Tahiti (oceano Pacifico), a Mauritius (oceano Indiano), in Sicilia (nel Mar Mediterraneo), alle Canarie (oceano Atlantico).

Le Piramidi della Bosnia: una realtà scomoda

Nei suoi viaggi intorno al mondo alla scoperta delle piramidi Osmanagich ha individuato alcuni elementi comuni a tutte le piramidi (geometria, materiali costruttivi di provenienza locale, orientamento dei lati verso i punti cardinali o il movimento del Sole, camere o passaggi interni, tunnel sotterranei, geometria sacra, campi bioenergetici) e nella Valle delle piramidi in Bosnia tutti questi elementi sono presenti.

Il complesso delle piramidi bosniache comprende la piramide del Sole, della Luna, del Drago, della Terra e dell'Amore. Sotto il complesso è presente una rete sotterranea di tunnel e camere; sono anche presenti altre strutture a gradoni e un tumulo. La piramide del Sole (220 m) supera in altezza quella di Cheope in Egitto (147 m.)

Le analisi effettuate hanno dimostrato che nel territorio della Bosnia-Erzegovina si sono succedute diversi tipi di culture; la più antica è quella paleolitica che oltre 30.000 anni fa ha posizionato blocchi megalitici sui corsi d'acqua sotterranei; la seconda, più evoluta, ha realizzato le piramidi, più di 5.000 anni fa; successivamente altre culture da 5.000 a 3.000 anni fa hanno parzialmente chiuso i passaggi interni dei tunnel spostando tonnellate di materiale e ancora utilizzato fino al neolitico i passaggi rimasti aperti.

Proprio il tema dei materiali costruttivi è particolarmente significativo; infatti la natura artificiale del calcestruzzo prelevato dalla piramide del Sole è stata confermata dal prof. Joseph Davidovits, fondatore dell'Istituto Francese per Polimeri, esperto di scienza dei materiali. Allo stesso risultato sono pervenuti i laboratori del Politecnico di Torino a cui un team di ricercatori della Ecospirituality Foundation patrocinato da Giancarlo Barbadoro ha consegnato due tipi di campioni da loro stessi prelevati nel settembre del 2009 quando hanno visitato il sito delle piramidi bosniache accompagnati dai rappresentanti del Archaeological Park: Bosnian Pyramid of the Sun Foundation (vedi articoli su Shan Newspaper “La storia celata: la piramide di Nizza”  e Il mistero delle antiche piramidi europee .

Il corretto orientamento verso i punti cardinali è stato confermato dal team dell'ing. Buza Enver dell'Istituto Geodetico della Bosnia-Erzegovina e da registrazioni satellitari. Le mappe catastali del Comune di Visoko confermano l'esistenza di un triangolo equilatero costituito dalle piramidi del Sole, della Luna e del Drago, al cui interno vi è un secondo triangolo formato dalle piramidi della Terra, dell'Amore e dal fiume Fojnica.

L’archeologo Semir Osmanagich con i ricercatori della Ecospirituality Foundation
L’archeologo Semir Osmanagich con i ricercatori della Ecospirituality Foundation

Sono state misurate anomalie energetiche in tre siti: la presenza continua di un raggio elettromagnetico, sempre della stessa frequenza di 28 kHz e della stessa forma sinusoidale al centro del pianoro alla sommità della piramide del Sole, in cima al tumulo di Vratnica e nei passaggi laterali del complesso di tunnel sotterranei di Ravne; i rilevamenti hanno dimostrato che non si tratta di fenomeni naturali, dove i campi elettromagnetici sono omogenei e a sviluppo orizzontale, ma di campi di energia pulsante a sviluppo verticale attraverso cui, ad esempio, la piramide del Sole agisce come un enorme generatore. Ciò lascia supporre che le piramidi siano macchine o amplificatori di energia per un uso multifunzionale. Già visivamente è possibile constatare la presenza di culture mediterranee che crescono sulla superficie della Piramide del Sole che ha una temperatura superficiale più alta di cinque gradi centigradi rispetto alle colline circostanti.

Migliaia di piramidi, alcune alte più di cento metri, siti con decine e decine di sfere di produzione artificiale, costruzioni megalitiche con blocchi di pietra di centinaia di tonnellate con incastri perfetti e dalle architetture complesse anche per la tecnologia attuale, tutto sparso ovunque sul pianeta. Testimonianze di civiltà scomparse che avevano raggiunto un livello tecnologico impensabile anche secondo i criteri attuali? Oppure razze aliene che hanno lasciato un'impronta tecnologica per la produzione di energia o per la trasmissione di segnali o per cosa? Non ce ne rendiamo conto per lo più, ma siamo seduti su una grande astronave che viaggia nello spazio, piena di domande ancora senza risposta. E una cosa è sicura: la storia davvero non è come ce la raccontano.

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