Il blog di Danilo Tacchino

La catena alpina piemontese

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12 Ottobre 2013
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Luoghi di confine o semplicemente luoghi con le loro particolari caratteristiche?
Tutta la storia del Piemonte, fin dalle sue origini, nella preistoria, lo rivela come terra di frontiera; luogo di incontro e transito, spesso di scontro, tra diverse civiltà, grazie ai suoi passi alpini, ma contemporaneamente, ed in particolare nell'antichità, inospitale ed isolato a causa del suo clima e della conformazione del suo territorio. La regione è spesso teatro di scontri e devastazioni, ma le montagne offrono un rifugio, seppure difficile, alle popolazioni ed alle loro tradizioni e culture.

Buona parte della sua storia è intrecciata con quella dei suoi vicini d'Oltralpe. Nelle varie vicende della sua storia, il confine reale tra i diversi, successivi contendenti e fra nazioni, è sempre piuttosto vago e, fino a qualche secolo fa, non è mai posto sul crinale dei monti, ma piuttosto verso lo sbocco delle valli, quasi a dimostrazione che le montagne non servono a dividere i popoli. Troppo simile è la vita sui due versanti, troppo simili i problemi e la dura vita della montagna richiede collaborazione. Su ambedue i versanti la gente è la stessa, con la stessa lingua (o molto simile), vive in case fatte delle stesse pietre, attorno a campanili uguali. Spesso i giovani di un versante vanno a cercare moglie sull'altro versante, sul quale dunque vivono anche dei parenti.
Tra le terre al di qua ed al di là delle montagne si stende una terra che per secoli è stata considerata terra di nessuno, che è invece la terra della gente di frontiera, il cui compito naturale è sempre stato quello di anello di congiunzione tra popoli e culture. Le montagne, negli ultimi secoli, hanno diviso eserciti e stati, questi ultimi sempre frutto di guerre, ma quei confini sulle montagne, celebrati da retorica e trionfalismi, sono e saranno sempre sbagliati.


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