Scienze

La «Pietra delle origini»

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11 Aprile 2015

Sezione della condrite R con evidenziati in giallo i noduli più interessanti (K. Miller)

La meteorite che svela la nascita del Sistema solare. Si formò in un ambiente finora sconosciuto, ricco di zolfo tra la Terra e Giove, oltre 4,6 miliardi di anni fa


Potrebbe essere battezzata la «Pietra delle origini». La ragione è che racconta una storia inedita e ancora sconosciuta delle prime epoche della formazione del Sistema solare, quando ancora i pianeti non si erano formati. Ecco la magnifica storia di cui è protagonista Kelly Miller del Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona (Usa) e raccontata alla 46ma Lunar and Planetary Science Conference a The Woodlands, in Texas.

Kelly studiava un frammento di una meteorite raccolta in Antartide, ma di un tipo molto raro nota come «condrite R». La R deriva dall’iniziale del luogo in un venne trovato il primo esemplare della famiglia, a Rumuruti, in Kenya. La formazione di questo tipo sembra sia avvenuta nello spazio tra la Terra e Giove. Nella meteorite esaminata sono stati trovati condruli solfurici, cioè minerali ricchi di zolfo. Ciò significa che il luogo dove ha preso forma era appunto ricco di zolfo e «fornendo la prova di un tipo di ambiente prima sconosciuto nel nostro Sistema solare». Un ambiente simile ricco di polveri e gas doveva essere presente circa 11 milioni di anni dopo la nascita del Sistema solare avvenuta 4,6 miliardi di anni fa, quando ancora era soltanto una sorta di disco dove la materia cominciava a coagularsi per dar vita poi ai pianeti.

Le condriti – secondo gli scienziati – rappresenterebbero proprio i primi pezzi dei futuri corpi planetari come la Terra o Marte. La meteorite studiata, che fa parte della collezione antartica americana creata dalla National Science Foundation, dalla Nasa e dalla Smithsonian Institution, era parte di un grande asteroide caduto sulla Terra. Ma la cosa importante – fa notare Miller – è che, a differenza di altri pezzi, non ha affrontato alcun riscaldamento. Ciò significa, di conseguenza, che non ha subito alterazioni presentando quindi materiali originali. Da qui il suo particolare valore consentendo di tracciare un aspetto non conosciuto delle remote epoche.


(Dal Corriere della Sera del 25 marzo 2015 – Per gentile concessione dell’Autore)


Giovanni Caprara, giornalista e scrittore, è responsabile della redazione scientifica del Corriere della Sera

 

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