Sciamanesimo

I tre doni di Fetonte

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05 Agosto 2018
 Dalla tradizione asiatica: il vimana indù rappresentato dal drago volante. Si distinguono i tre doni attraverso la ruota forata, il danzatore sciamanico con il tamburo, e l'arpa della Nah-sinnar
Dalla tradizione asiatica: il vimana indù rappresentato dal drago volante. Si distinguono i tre doni attraverso la ruota forata, il danzatore sciamanico con il tamburo, e l'arpa della Nah-sinnar

L’evento che ha segnato la Storia


Nell’antico sciamanesimo druidico esiste un mito che ha segnato la Storia ed è la base di tutto l’esoterismo dei Nativi europei.

E’ il mito di Fetonte, che parla di un evento interpretato anche come il mito del Graal.

In entrambi i miti una creatura, superiore per suo stato all’umanità, giunge dal cielo per cadere sul nostro mondo, ma come viene recitato per il mito del Graal con la sua discesa non accade alcun disastro tant’è che l’evento viene accostato ad un arrivo dal cielo di un bagaglio di conoscenza.

Non per nulla l’Alchimia medievale aveva interpretato nel medesimo nome del Graal un acronimo che sanciva questa proprietà e che si può leggere come “Gnosis recepta ab antiqua luce” ovvero “La conoscenza ricevuta da una antica luce”.

In effetti per tutta la Tradizione ancora viva e presente sul continente europeo, ma condivisa con altre tradizioni di altri continenti, il dio non precipitò al suolo con il suo carro celeste, ma discese maestoso sino a prendere terra stupendo gli astanti che assistevano a quel prodigio.

La narrazione relativa al mito di Fetonte, raccontata dalle comunità druidiche, diventa a questo punto molto particolareggiata e fa parte delle loro tradizioni.

Dal carro, che pareva tutto completamente d’oro e che splendeva accecante alla luce del sole, dopo aver preso terra ne uscì il dio accompagnato da due assistenti anch’essi di metallo dorato pronti a seguire ogni suo ordine. Creature particolari che sono ricordate da altri miti più recenti, come quello greco del dio Vulcano che nella sua fucina era aiutato da creature di metallo con cui addirittura dialogava oppure quello asiatico di Houang-ti, disceso vicino al Mar Giallo in Cina che possedeva anch’egli servitori di metallo.

 In questo dipinto dell'800 europeo si distinguono i due aiutanti di Fetonte posizionati ai suoi lati
In questo dipinto dell'800 europeo si distinguono i due aiutanti di Fetonte posizionati ai suoi lati

Il mito di Fetonte, il dio straordinario che può essere identificato con gli Elohim biblici, scese dal cielo per prendere dimora nella Valle di Susa a Nord del Piemonte, e rappresenta un riferimento significativo per lo sciamanesimo druidico e per tutta la cultura celtica.

Un evento che si perde nelle origini della storia del pianeta e che si identifica nel mito del Graal.

E' da ritenere comunque che la comparsa di Fetonte sulla Terra non rappresenti solo un mito. Ci sono evidenti certezze della sua apparizione nella storia di questo pianeta. E queste certezze risiedono in precisi elementi che si manifestano con chiarezza e sono ravvisabili nei tre doni morali e di sapienza che avrebbe lasciato all'umanità del tempo della sua comparsa.

Doni che sono stati in seguito recepiti e trasmessi dalla tradizione dell'antico sciamanesimo druidico dei Nativi Europei.

Secondo la tradizione accadeva che i pellegrini, giungendo da ogni parte della Terra,  andavano ad incontrare Fetonte nel suo grande cerchio di pietre erette, dove ricevevano i suoi tre preziosi doni.

Il  primo era rappresentato dalla ruota forata, la shahqtmar, quale oggetto di conoscenza destinato alla facoltà di capire la natura del Vuoto. Riconosciuto poi dallo sciamanesimo come lo Sharka, che poteva portare a vera gioia e completezza di vita basata sulla conoscenza del Vuoto, la Natura globale dell'esistenza, lo Shan degli antichi druidi.

Il secondo dono era costituito dalla Nah-sinnar, la musica di supporto alla meditazione e risanatrice dell'individuo nel corpo e nella mente, per aiutarlo nella liberazione dalle illusioni. Riconosciuto poi come l'Atabi, che gli dava modo di divenire un libero individuo secondo la reale natura del Vuoto.

 La Ruota d’Oro di Fetonte in un mosaico medievale
La Ruota d’Oro di Fetonte in un mosaico medievale

Il terzo dono era costituito dall'esperienza della Kemò-vad quale elemento di rapporto tangibile con la natura mistica del Vuoto per interpretare e vivere la sua reale armonia in ogni momento della vita dell'individuo. Riconosciuto poi come lo Shali, la condizione di pace e amore tra tutte le specie viventi di Madre Terra.


La ruota forata

La Ruota Forata è  l'oggetto di conoscenza che Fetonte avrebbe donato all'umanità del tempo nel momento del suo congedo come prova e ricordo della sua venuta sulla Terra.

Essa propone una filosofia specifica del Vuoto (la  Nah-sar) che sebbene concepita non esiste applicata concretamente sul pianeta se non attraverso qualche emulazione storica a posteriori dello sciamanesimo druidico.

Filosofia che è alla base dell'esperienza proposta e vissuta dalla Scuola di Kemò-vad Sole Nero, intesa quale riflesso storico e umano della natura dello Shan.

La ruota forata (la shahqtmar) simboleggia la Natura e l'esperienza interiore vissuta dall'individuo nel corso della sua esistenza e dà origine al simbolo totemico del Tai Shan, il "Libro della Natura" dell'antico druidismo che ancora oggi viene esposto nelle palestre in cui si pratica la Kemò-vad.

Addentrandoci nell’esoterismo di questo oggetto, possiamo definire la ruota forata come il simbolo di una precisa filosofia che nasce dall'Hatmar (la ruota degli Hat o degli archetipi) e che si sostiene attraverso i concetti di:

1. una triade (la struttura della ruota forata: centro invisibile, cerchio dell'esistenza umana che si sostiene su di esso e una spirale di potenziale esperienza evolutiva dell'individuo che porta dal cerchio alla conoscenza del centro e viceversa);

2. una tetrade (la capacità sviluppare la potenziale esperienza evolutiva).

 Il simbolo della Ruota d’Oro di Fetonte è presente in tutte le culture Native del pianeta
Il simbolo della Ruota d’Oro di Fetonte è presente in tutte le culture Native del pianeta

La ruota forata manifesta anche la cosmologia druidica dei quattro mondi dello Shan, riferita alla percezione dell'individuo nel suo cammino evolutivo. A partire dall’esterno con cui confina: l'Annwin, la dimensione ignota e primordiale da cui proviene; il corpo della ruota: il Mondo di Abred in cui l'individuo vive dopo la creazione dell'universo a seguito del Big bang; il centro vuoto: il Mondo di Gwenved a cui può accedere dopo la morte; e infine il centro della ruota: l'invisibile presenza di Keugant che rappresenta il mistero della natura del Vuoto sempre presente all'evoluzione e all'esistenza dell'individuo.

Il druidismo ha espresso il simbolismo della ruota forata anche attraverso l'Yggdrasil, l'Albero cosmico della vita che si snoda attraverso i mondi dello Shan: dalle radici dell'oscurità dell'Annwin, lungo il tronco del Mondo di Abred, sino alla parte arborea del fogliame del Mondo di Gwenved illuminata dal Sole eterno dell'OIW, altro nome dell'invisibile centro di Keugant.

Il simbolo della ruota forata si trova riprodotto, con i suoi numerosi nomi,  presso tutte le culture antiche e moderne presenti sui continenti dell'intero pianeta lasciando senza spiegazioni gli archeologi del mondo maggioritario che sono avulsi dalla storia effettiva di questo mondo.

Un simbolo che si trova soprattutto diffuso in varie riproduzioni in pietra in tutta la Valle di Susa dove sarebbe avvenuto l'antico evento della venuta di Fetonte.


La Nah-sinnar

E’ una musica particolare connessa alla pratica della meditazione. La Nah-sinnar, definita anche come "musica del Vuoto" è costituita da dodici note, gei fare, utilizzate in moduli realizzati su sequenze dei numeri primi. Una musica che non ha eguali sul pianeta e che è in grado di produrre esperienze notevoli.

La sua sonorità melodica, costruita sui moduli interscambiabili tra di loro a seconda della necessità comunicativa,  porta un messaggio armonico e riparatore all'inconscio dell'individuo che l'ascolta producendo effetti di tonificazione e di armonizzazione metabolica con risultati ben lontani dalla ordinaria musicoterapia, producendo tra le cose più evidenti il rilassamento fisico spontaneo e giungendo a svuotare la mente da pensieri e da scomode emozioni.

 Il Kokopelli, simbolo dei Nativi americani Hopi, è una delle rappresentazioni del suonatore spirituale riferibile alla Nah-sinnar
Il Kokopelli, simbolo dei Nativi americani Hopi, è una delle rappresentazioni del suonatore spirituale riferibile alla Nah-sinnar

E i suoi effetti non sono temporanei, apparentemente legati all'esperienza del momento. Secondo la tradizione dell'antico sciamanesimo druidico, il suo ascolto porta ad una armonizzazione irreversibile e permanente della sfera individuale che si protrae nel tempo assicurando all'occasione, o nel bisogno, effetti di supporto all'individuo.

Per chi l'ascolta nell'idonea prassi rimane beneficiato per sempre in una sequenza progressiva di benessere. E' sufficiente riattivare la sua azione sull'inconscio con un breve atto  di rilassamento volontario di richiamo che si sovrapponga al ricordo dell'esperienza vissuta nell'ascolto.

Questa musica non ha solamente una funzione fisiologica, ma è anche in grado di attivare visioni che si manifestano in produzioni oniriche in grado di far vivere all'individuo improvvise situazioni sconosciute e inimmaginabili. Proprietà specifica che era utilizzata dagli antichi sciamani per attuare una terapeutica psicologica e per sollecitare risposte personali a problemi individuali.

Ma questa particolare musica, venuta dal mito e dallo spazio, è deputata soprattutto per la pratica della meditazione.

Per via della sua capacità di tacitare il corpo e la mente consente all'Io consapevole dell'individuo di emergere, senza ipoteche sensoriali e culturali, nella sua reale natura e quindi di poter realizzare facilmente il Silenzio interiore, quale porta di accesso alle proprietà del Vuoto

La Nah-sinnar può essere eseguita con vari strumenti in grado di esprimere il koran, ovvero la comunicazione mistica che può essere espressa con il fiato, con la voce o con l’espressione creativa  dello sciamano che trasmettere il quidan al Profondo dell'individuo:

1. l'inara, la voce

2. lo uzi, il tamburo

3. lo azi, il flauto a cinque fori che si riferiscono ai 5 Nai-tah dell'Yggdrasil e corrispondono a cinque precise note.

4. lo uzara, uno xilofono basato sulle 12 note, gei fare, della Nah-sinnar.

La Nah-sinnar può  esprimersi  attraverso quattro modalità esecutive:

1. il “Kit”, il suono della gioia  del bimbo felice, l’esecuzione fortemente ritmata, suggerita dal crepitio del fuoco, dal battere della pioggia e dalle cascate d’acqua.

2. il “Fen-tò”, il suono del cuore, l’esecuzione emozionale suggerita dal riverbero melodico dell’acqua che scorre in un ruscello.

3. l'"Iskara", il suono fermo,  l’esecuzione solenne suggerita dal tuono e dall’immensità del cielo stellato e del sorgere del Sole.

4. il “Kuidat”, il suono lungo che indica la via , l’esecuzione musicale attuata sulla “nota lunga” suggerita dal fluire del vento, dal ghiaccio e dalla neve che ricordavano la conoscenza ricevuta nell'antico Eden.


La Kemò-vad

La meditazione dinamica che oggi viene proposta dalla Scuola di Kemò-vad Sole Nero.

Essa costituisce il riferimento di un’esperienza di partecipazione alla natura mistica del Vuoto.

Il significato letterale di "Kemò-vad" nell'antica lingua dei Nativi europei manifesta il concetto di  "danzare nel vento", "essere nel vento", oppure  "essere come vento nel vento". Un concetto che vuole definire il vivere nella logica del Vuoto per entrare in sintonia e simbiosi con la sua natura armonica e trascendente e che interpreta il senso ultimo della filosofia proposta dalla Ruota forata.

 L’antica disciplina della Kemò-vad è oggi divulgata dalla Scuola di Kemò-vad Sole Nero
L’antica disciplina della Kemò-vad è oggi divulgata dalla Scuola di Kemò-vad Sole Nero

Il vento era inteso dall'antico sciamanesimo druidico come il simbolo dell'identità segreta e della forza invisibile e immateriale dello Shan, l'arcaico nome con cui il druidismo definiva la Natura nel suo aspetto reale, recepito come evento immateriale che ha dato vita e sostiene l'esistenza dell'universo e quello dell'individuo.

Nella tradizione dello sciamanesimo druidico, l'aria respirata dal nascituro, secondo le caratteristiche portate dai quattro venti presenti al momento, portava a sollecitare quattro tipologie di personalità future dell'individuo. Solo la specifica tendenza innata di respirare l'aria neutra e pura della notte stellata poteva portare l'individuo a uscire dalla prigione caratteriale e giungere a vivere secondo la natura reale dello Shan.

Questo evento rappresentava l'intima caratteristica di ogni sciamano che era in grado di divenire "vento nel vento" come sua vera natura e casa nell'esistenza posta tra la sua identità interiore e la sua capacità creativa esteriore.

Un’esperienza che introduce al concetto dell’ecospiritualità conosciuta e praticata dai Popoli naturali del pianeta che hanno riferimento nel rispetto e nell'armonia della Natura intesa come Madre Terra.

Un modo nuovo di concepire l’esistenza e la propria partecipazione ad essa, stabilito sul rapporto interattivo con tutto quanto ci circonda, dal pianeta a tutte le forme di vita sino al significato mistico che rivela l'esistenza. Un’esperienza di vita, nell'essere "vento nel vento", basata sull’armonia interiore dell'individuo realizzata nell'esperienza del Vuoto che viene espressa con la sua personale creatività  in maniera altrettanto armonica.

L'esperienza della  Kemò-vad è interpretabile attraverso la pratica della meditazione, sia nella sua applicazione in postura dinamica che statica e che risponde all'esperienza vissuta dallo sciamano attraverso il suo personale "viaggio sciamanico".

In questo caso l'attuazione della Kemò-vad viene vissuta attraverso l' "Arte del gesto consapevole". Un’esperienza interiore che guida la pratica corporea e che porta, se attuata con la corretta prassi, ad assicurare benessere psicofisico e consentire anche di giungere al Silenzio interiore in cui affacciarsi alla natura reale del Vuoto.

Definita anche "l’Arte del gesto consapevole" è in grado di risanare il corpo e la mente portando a intuizioni mistiche che nessuna altra disciplina del genere è in grado di ottenere con la rapidità con cui si può realizzare.

Un’esperienza interiore che porta palesemente a ritrovare la gioia di vita nella sintonia con tutto ciò che ci circonda realizzando non solo il benessere psicofisico, ma anche l'armonia dell'anima.

Una condizione interiore che può essere interpretata come una conseguente modalità di vita, una "way of life". Una condizione che i druidi della Bretagna definiscono Bien-être: benessere del corpo, della mente e dello spirito.

Nel tempo la Kemò-vad, dall’arcaica epoca di Fetonte, è giunta ai giorni nostri trasformandosi nelle discipline di cultura orientale dove sarebbe stata portata dagli Ard-rì, gli Allievi di Fetonte, in viaggio sul pianeta per portare ai popoli la buona novella derivata dalla immensa luce che si sarebbe accesa nel continente di occidente.

Esiste in merito una leggenda che ha per oggetto l'origine del Tai Chi: secondo la narrazione tradizionale della Famiglia Chan, quest'ultima ha ricevuto la disciplina da un viaggiatore giunto per l'appunto da Occidente.


www.giancarlobarbadoro.net

 

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