Sciamanesimo

La Kemò-vad e il mito celtico del Drago Primordiale

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27 Febbraio 2018
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La Kemò-vad nella pratica della "zaibasta", la palestra guidata da un Gopa
La Kemò-vad nella pratica della "zaibasta", la palestra guidata da un Gopa

L'esperienza del Vuoto della Kemò-vad, la "danza nel vento", ripresa dall'arcaica allegoria del mito druidico. Esempio del "viaggio sciamanico" e dell'Ascesi dei saggi che porta all'Estasi mistica


La Kemò-vad, esperienza di meditazione e way of life

La Kemò-vad è una forma di esperienza interiore praticata dall'antico sciamanesimo druidico e proposta ancora oggi dalla Scuola di Kemò-vad Sole Nero.
Per via dell’utilizzo che ne viene fatto nelle palestre, la Kemò-vad potrebbe a tutti gli effetti venire identificata come un’esperienza di meditazione dinamica basata sull'"Arte del gesto". Una tecnica dell'interiore che vuole portare benessere psicofisico all'individuo. Ma essa non è solamente una pratica fine a se stessa poiché rappresenta anche e soprattutto una way of life improntata all'armonia dell'individuo con la Natura e il senso mistico dell'esistenza.
Una pratica che riflette il principio dell'ecospiritualità vissuto dai Nativi di tutto il pianeta realizzata attraverso l’armonia consapevole interiore e la conseguente e coerente creatività armonica esteriore verso gli altri e l'ambiente.

Il termine di Kemò-vad nell'antica lingua sciamanica vuole dire "danzare nel vento per divenire vento nel vento" nell'implicito significato di consentire all'individuo di entrare nella logica naturale di armonia e conoscenza dell'esistenza. Ovvero di uscire dal riferimento limitante della sensorialità materiale e dell'ego individuale per divenire la qualità immateriale del vento, simbolo dell'immaterialità dello Shan, la Natura intesa dal druidismo come il reale piano fenomenico dell'esistenza.

Il Drago primordiale celebrato presso tutti i popoli della Terra come simbolo di conoscenza e di saggezza
Il Drago primordiale celebrato presso tutti i popoli della Terra come simbolo di conoscenza e di saggezza

Identificandosi nelle forze della Natura che con i suoi fenomeni sovrasta i desideri e le vicende umane prigioniere delle apparenze del mondo sensibile e sociale.

Una modalità che porta l'Io consapevole ad acquisire l'esperienza del silenzio interiore che gli consente di affacciarsi sul significato reale del tutto.

La pratica della Kemò-vad la si può paragonare all'esperienza che anticamente era riferita al "viaggio sciamanico" sviluppato dalle consorterie dell’antico druidismo. Un’esperienza che conduceva lo sciamano in un viaggio attraverso i mondi dell'esistenza simboleggiati dall'Yggdrasil, l'Albero della Vita, partendo dalla profondità oscura delle sue radici per proseguire lungo il tronco dell'albero sino alla bellezza del fogliame superiore illuminato dal sole dell'OIW, il mistero da cui tutto ha origine e scopo.
Nel nostro tempo la pratica della Kemò-vad è riferibile all'esperienza che i vari mistici della storia definiscono come l'Ascesi, un processo interiorizzante che porta all'Estasi, quale esperienza vissuta nella contemplazione del mistero della Causa Prima.

Il mito del Drago primordiale della tradizione druidica
La tradizione orale dell'antico sciamanesimo druidico fa risalire la nascita della Kemò-vad all'allegoria cosmologica e morale contenuta nella leggenda del Drago primordiale.

Identica attribuzione di questo mito viene fatta anche nelle pagine di metallo del Libro d'Oro, rinvenuto tra i resti della città megalitica di Rama, eretta attorno al mito di Fetonte, in Val di Susa.

"All'inizio del tempo c'era solo il vuoto. Esisteva l'abisso degli abissi, ribollente e senza fine del caos. Era incomprensibile, profondo e immenso e si perdeva nell'infinito che è all'origine del tutto.

Danzare nel vento con la Kemò-vad
Danzare nel vento con la Kemò-vad

Poi, un giorno, questo abisso si squarciò all'improvviso, e dentro ad esso si aprì una breccia e si formò una grande voragine.

E da questa voragine uscì fuori con un salto il Drago da cui ha origine la nostra esistenza.

Per prima cosa si rannicchiò su se stesso chiudendosi come l'uovo generatore, poi si alzò in piedi e si stese in tutta la sua altezza aprendo le braccia che diventarono gigantesche e possenti ali, dispiegandole in tutta la loro estensione.

Lanciò il suo urlo verso il grande vuoto, tanto forte che risvegliò la vita che esso nascondeva.

Il Drago si fermò, immobile, per guardarsi intorno, muovendo solo la coda in segno di sfida e di determinazione.

Poi il Drago portò le braccia sui fianchi sollevandole sino a serrare le mani sul petto per trovare tutta la forza di cui poteva disporre e accennò' al suo primo passo di danza.”

Un’allegoria cosmologica ripresa millenni dopo anche dal mito greco di Eurinome, che si sovrappone alla narrazione del mito del Drago. Eurinome è la divinità dell'antico Egeo che sorse dall’abisso e che, come il Drago dell’antica narrazione druidica, diede vita a un ordine sacerdotale riferito alla Dea Madre, conosciuto da tutte le civiltà storiche del Mediterraneo. Il suo nome significa “colei che abita le ampiezze”, o “colei che regna sugli spazi”.

Narra il mito greco, parafrasando quello del Drago, che “all’inizio Eurinome, Dea di tutte le cose, emerse nuda dal caos. Ella aveva tantissima voglia di danzare, ma nessuna superficie dove posare i piedi. Allora per prima cosa divise il cielo dal mare e, sola, intrecciò una danza sulle onde. Da quel suo volteggiare venne a crearsi un vortice attorno al suo bel corpo, ed era questo il Vento di Borea”, il “vento divino” della conoscenza che giungeva dalle terre iperboree poste a nord del continente europeo.

Il segno arcaico del No-tah della Kemò-vad, simbolo dell'armonia e della forza interiore ottenute dall'unione del "vuoto" e del "pieno"
Il segno arcaico del No-tah della Kemò-vad, simbolo dell'armonia e della forza interiore ottenute dall'unione del "vuoto" e del "pieno"

L'antico mito druidico del Drago primordiale induce a una interpretazione cosmologica: esso rappresenta l'universo che, come descritto dalle teorie della moderna fisica quantistica, viene tratto da una dimensione di vuoto primordiale che scaturisce nell'esplosione del Big bang. A questo evento la leggenda fa evidente riferimento al "Suono primordiale" dell'esoterismo druidico. Un evento che avrebbe dato vita all'universo.

Nel contesto druidico infatti era credenza che all'origine dell'universo ci fosse stato un Suono primordiale che aveva dato origine al tutto creando un'onda di energia che espandendosi nello spazio vuoto dell'universo avrebbe creato la materia e il tempo.

Esistono molti miti antichi, successivi allo sciamanesimo druidico, che possono essere riferibili all'evento del Suono primordiale. Possiamo citare l'esoterismo egizio che narra dell'urlo di Thoth basato su poche note musicali che sono state in grado di generare l'universo. Abbiamo anche la tradizione aborigena australiana che narra il simbolismo della creazione dell'universo a mezzo di Suono primordiale, ricordato attraverso la roteazione del Bull-roar, lo strumento musicale rituale degli aborigeni. Infine abbiamo anche la narrazione biblica che descrive come la voce divina crei l'universo e la vita.

Al di là dell'interpretazione cosmologica, il mito del Drago, nella sua esplicita narrazione, mostra di rappresentare anche l'archetipo esperienziale della pratica della Kemò-vad.

Infatti proprio nella descrizione dei suoi primi passi di danza si può intravedere l'esecuzione della "Paità", l'attuazione rituale che ogni Kaui compie nell’attuare la pratica meditativa della Kemò-vad.

Il testo della leggenda descrive la prassi del Kaui che inizia, ripetendo le gestualità arcaiche della pratica sciamanica, ponendo distese le braccia lungo i fianchi per poi portare le mani sul petto serrandole nella gestualità simbolica del No-tah, che rappresenta il saluto rituale del Kaui con il quale egli apre la Paità ed è anche il simbolo principale della Kemò-vad ripreso oggi dall'omonima Scuola di Kemò-vad del Sole Nero.

Flash mob di Kemò-vad in centro città a Torino
Flash mob di Kemò-vad in centro città a Torino

Il passo della leggenda relativo alla danza del Drago è interpretabile quindi anche su un piano morale poiché mostra una opzione fondamentale delle possibilità creative che sono a disposizione di ciascun individuo. La danza che compie il Drago primordiale interpreta il fluire invisibile e immateriale del vento, manifestando la partecipazione al senso reale dell'esistenza che non è quello del mondo dei sensi o delle aspettative mentali, ma che risulta essere quello della natura trascendente del Vuoto o, secondo l’antico nome druidico, dello Shan.

Un Vuoto che non indica l'assenza di materia, ma bensì il vuoto dell'impossibilità di ogni definizione concettuale da parte dell'individuo che vive nella mente. Indica l'incapacità di poter definire la sua energia poiché ogni definizione umana, basata sull'esperienza soggettiva individuale o sulla pletora di ideologie esistenti, lo porterebbe lontano da ogni possibile comprensione.

Il Vuoto come un aspetto della Natura da cui sarebbe uscito l'universo, così come il Drago, e che rappresenta l'effettivo valore a cui attribuire un senso morale di azioni e prospettive.

La leggenda suggerisce infatti, nel suo aspetto morale, che la cosa più naturale che può fare ogni individuo per dare un senso alla sua vita è quella di partecipare alla natura reale dell'esistenza senza porsi problemi soggettivi che in ogni caso sarebbero spazzati via dal grande disegno che traspare dall'esistenza stessa e che trascende la natura umana. Un disegno che si sarebbe manifestato proprio con la comparsa dell'universo e nella rivelazione della qualità fenomenica e trascendente del Vuoto percepibile attraverso il processo di Ascesi consentito dalla Kemò-vad.

La simbologia del mito mostra la possibilità di interpretare l'ambito reale e completo della creatività dell'individuo, rappresentata dalla danza nell’"essere vento nel vento", qualità che porta armonia per se stessi e per gli altri. I passi di danza del Drago simboleggiano la dimensione creativa che l'individuo può realizzare e vivere nell'esistenza seguendo la logica armonica del Vuoto.

Mostra infine la possibilità di vivere la propria pienezza interiore, liberi dalle sovrastrutture mentali, nella conoscenza che deriva dalla percezione dell'esistenza che va oltre i sensi e la soggettivazione mentale e trova la sua realtà nella dimensione del Vuoto.

L'arrivo di Fetonte, il drago celeste della ruota d'oro che ha insegnato la pratica della Kemò-vad. Oggi si trovano tracce di ruote forate come simboli della sua presenza in tutta la Valle di Susa e sui vari continenti della Terra
L'arrivo di Fetonte, il drago celeste della ruota d'oro che ha insegnato la pratica della Kemò-vad. Oggi si trovano tracce di ruote forate come simboli della sua presenza in tutta la Valle di Susa e sui vari continenti della Terra

Un’esperienza che può essere raggiunta nel silenzio interiore che si interfaccia con la natura silente e reale del tutto.


L'origine celeste della Kemò-vad

L'antico sciamanesimo druidico attribuisce il mito del Drago primordiale alla figura di Fetonte considerato come il fondatore dell'antica scuola iniziatica dello Za-basta, un vero e proprio ordine monastico-guerriero da cui probabilmente prese ispirazione millenni più tardi l'Ordine del Tempio.

Nel druidismo la figura di Fetonte viene legata al mito del Graal. A differenza del mito più recente e addomesticato di Ovidio questa entità, paragonabile al mito ebraico degli Elohim, scende dal cielo, ma senza precipitare.

Secondo la narrazione druidica, Fetonte raggiunge il suolo al centro della Valle di Susa, in Piemonte, con il suo carro di fuoco per portare conoscenza e civiltà all'umanità del tempo di un pianeta in preda alla violenza dei grandi sauri.

L'Ordine monastico-guerriero dello Za-basta proponeva una forma esperienziale suddivisa in una pratica individuale di preparazione, la Kemò-vad, e una pratica decisamente marziale, l'Hahqt'bà.

La Kemò-vad rappresentava una forma di meditazione dinamica che si esprimeva attraverso l'arte del movimento armonico, da qui il nome “Kemò-vad” che significa “danzare nel vento” che preparava alla successiva pratica dell'arte marziale.
Su questa base l'antico sciamanesimo druidico diede inizio alla pratica della meditazione definita come Kemò-vad, pratica basata sull'"Arte del gesto consapevole" che portava al benessere psicofisico e all'illuminazione interiore.

Secondo il mito questa pratica era stata insegnata da Fetonte e poi portata dagli Ard-rì, i suoi allievi, su tutti i continenti. Disciplina che sopravvive parzialmente ancora oggi in molte forme di arti marziali dolci del mondo asiatico e africano.

Il Siv'nul, candeliere a tre braccia della tradizione di Fetonte
Il Siv'nul, candeliere a tre braccia della tradizione di Fetonte

Il mito della danza sacra insegnata da divinità venute dal cielo non è una esclusiva dell'antico sciamanesimo druidico ed è presente in molte altre antiche tradizioni del pianeta.

Possiamo citare la leggenda Apache del dio celeste Ga'an, il "danzatore spirituale" che ha insegnato la danza dello spirito per aiutare i nativi nella loro ricerca del trascendente e che ancora oggi è il massimo riferimento spirituale degli Apache. Citiamo anche il mito africano di Nyambè, anch'esso giunto ad aiutare la salute spirituale dei nativi insegnando la sua danza sacra.

Ricordiamo infine il mito di Thoth dell'antico Egitto che, secondo l'esoterismo dell'Alchimia araba, creò una sua palestra in cui insegnava la danza sacra per elevare il popolo egizio alla natura divina.

Tutte questa culture, anche se oggi sparse per i continenti, possiedono delle caratteristiche in comune che le lega al mito di Fetonte e del Graal. Uno dei simboli di Fetonte era infatti quello del Siv'nul, il candeliere dalle tre braccia che rappresentava l'Yggdrasil, l'Albero della Vita che si snodava attraverso i mondi dell'esistenza. Rimane infatti ancora oggi la caratteristica del Siv'nul, il candeliere a tre braccia dell'esoterismo druidico, che viene portato sul capo dai danzatori dei vari popoli africani, australiani e nordamericani.


La raffigurazione di Ga'an, il dio celeste degli Apache, elargitore della "danza sacra". Sul suo capo è evidente il "siv'nul", il candeliere dalle tre braccia, simbolo della tradizione di Fetonte
La raffigurazione di Ga'an, il dio celeste degli Apache, elargitore della "danza sacra". Sul suo capo è evidente il "siv'nul", il candeliere dalle tre braccia, simbolo della tradizione di Fetonte

Il "danzatore spirituale", lo sciamano eterno che è in ciascuno di noi

Il mito del Drago primordiale proposto da Fetonte portò a sancire l'esperienza dello sciamano, conosciuto, per la sua specifica pratica, come il " danzatore spirituale".

Il Drago danzante del mito arcaico si rivela essere lo sciamano eterno che vive nell'umanità di ogni tempo. La Kemò-vad assolve in effetti al bisogno interiore dello sciamano che è in ciascuno di noi, il "danzatore spirituale", l'eterno ricercatore che vive in ogni individuo e che realizza il suo viaggio sciamanico evolvendo interiormente nella ricerca che nasce dall’esigenza di conoscersi e conoscere il Mistero in cui egli esiste.

La Kemò-vad con la sua esperienza interiore rivela l'esistenza di un processo evolutivo presente nell'universo, identificabile nella Korà, l’energia evolutiva presente in ogni cosa e in ciascuno di noi che può portare all'evoluzione dell'individuo verso dimensioni di benessere e di conoscenza al di là dei limiti dei sensi e della mente.

Lo sciamano può attivare il processo evolutivo, e quindi la Korà, a mezzo della meditazione, l'identità della Kemò-vad, intesa come espressione globale di partecipazione alla natura mistica dello Shan. La danza diviene quindi nel processo interiore della meditazione l'attuazione del viaggio sciamanico, la dimensione percorsa dallo sciamano attraverso le sue esperienze relative all'Yggdrasil, dalle sue radici, passando dal tronco sino al triplice fogliame illuminato dal mistero dell'OIW.

La prassi dello sciamano, il danzatore spirituale, si attiva accompagnata dalla voce, dal suono del tamburo e da quello del flauto sviluppando la dimensione in cui realizzare l'esperienza dell'estasi mistica. L'Arte del Gesto dello sciamano diviene la necessaria pratica per rivelare all'individuo il segreto interiore del significato del mistero dell'esistenza. Il benessere e l'esperienza ottenuta attraverso la Kemò-vad, la danza del vento, sono da sempre evidenti in ogni tempo e in ciascuna esperienza umana.

Dice L'Arte dello Sciamano: "Lasciati andare alla musica e al ritmo che è in te e in tutte le cose. Ascolta il suono del tuo respiro. Ascoltati a respirare sintanto che tutto scompare. Non c'è più illusione, ma la sola realtà dello Shan."

Gli fa eco paradossalmente Sant'Agostino che, per via dei dogmi della sua religione, si trova all'opposto di una libera esperienza di vita: "Lodo la danza perché libera l'Uomo dalla pesantezza delle cose e lega l'individuo alla comunità. Lodo la danza che richiede tutto, che favorisce salute e chiarezza di spirito che eleva l'Anima."


La Kemò-vad eseguita al cerchio di pietre, ricostruito sul mito di Fetonte, all’Ecovillaggio di Dreamland in Piemonte
La Kemò-vad eseguita al cerchio di pietre, ricostruito sul mito di Fetonte, all’Ecovillaggio di Dreamland in Piemonte


www.giancarlobarbadoro.net

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