Sciamanesimo

La leggenda del Drago e la Kemò-vad

Stampa E-mail
16 Giugno 2014
|

Un antico mito dello sciamanesimo druidico riporta che all’origine dell’universo fu il suono dell’urlo di un Drago cosmico a generare un riverbero di onde sonore che costruirono le stelle, i pianeti e la vita

Il Drago del mito primordiale che insegna la Danza del Vento ai primi sciamani


Lo sciamanesimo, la “religione naturale” di tutto il pianeta

Oggi si sa poco della natura e della storia dello sciamanesimo. Le varie mode moderne hanno portato molta confusione sull’argomento sovrapponendo aspetti etnici, spesso basati sull’intraprendenza di presunti sciamani, alle effettive pratiche tradizionali. Aspetti che se una parte tendono magari in buona fede a rispolverare una misconosciuta disciplina spirituale, dall’altra portano a monetizzare risibili performance legando lo sciamanesimo, per ignoranza dell’argomento, a forme di magia e superstizione fine a se stesse.

Ed è con questo aspetto che la maggior parte del pubblico interpreta lo sciamanesimo, portandolo lontano dalla sua reale identità esperienziale e ravvisandolo come una pratica primitiva.

Questa tendenza culturale ha favorito in questo modo la cover up attuata dalle religioni storiche del momento che non vogliono far apparire lo sciamanesimo come le radici antiche da cui hanno preso idee e vita. E che soprattutto temono la sua forza spirituale improntata alla libertà dell’individuo e al suo rapporto personale con la Natura e con la Causa Prima che si manifesta attraverso di essa al di là dei testi sacri che regolano credenze e dogmi.

In effetti lo sciamanesimo può essere inteso come la prima forma di religione naturale apparsa con la prima presenza della vita senziente sul pianeta. Intendendo per religione, non l’insieme dogmatico che vediamo oggi nelle religioni storiche esistenti, ma il contesto culturale e spirituale in cui l’individuo può sviluppare il suo rapporto consapevole e spontaneo con la Natura e il Mistero mistico che si rivela attraverso di essa.

Una corrente di pensiero che ha unito e che unisce ancora oggi tutti quegli individui che guardano con curiosità e consapevolezza al segreto della propria esistenza e dell’universo, spingendosi ancora oltre, verso la matrice che ha dato origine al tutto.

Individui che non si sottraggono alla sperimentazione diretta del richiamo del Trascendente percepito sul piano interiore, per provvedere alla personale elevazione interiore e giungere a un piano di conoscenza, sino dove l’umana possibilità consente. Un contesto naturale, privo di dogmi e di morali, basato sulla sperimentazione diretta della Natura, senza che sia mediata da alcun intermediario ideologico.


La Foresta di Brocéliande in Bretagna. Da millenni è il teatro di tradizioni druidiche dei Nativi europei

Lo sciamanesimo ha origini antiche e sarebbe ancora conosciuto nella sua reale natura nel nostro tempo se non fosse intervenuta l’azione della cosiddetta “Discovery Doctrine” a seguito di una bolla papale della Chiesa del ‘400 che apriva alle colonizzazioni dell’Europa cristiana su tutto il pianeta. Una colonizzazione che fu causa di sofferenza, di massacri e di riduzione in schiavitù in tutti i continenti, ma soprattutto produsse la distruzione sistematica delle tradizioni che erano all’origine dell’umanità, lasciando dietro di sé molta confusione e relegando l’antica conoscenza a un mosaico di tessere disperse, come le membra del mitico Osiride, lasciate in possesso ai vari esoteristi che da secoli tentano di recuperare l’antica conoscenza edenica perduta.

In realtà, oggi a continuare l’antica tradizione dell’umanità che si collega al mito del Graal e di Fetonte sono rimasti solo i “Popoli naturali”, culture native che non sono state contaminate, nonostante le repressioni della società maggioritaria, dalle ideologie imposte dalle varie religioni storiche. E solo presso di loro ormai si può giungere alla fonte lasciata dalla “Antica Luce di Conoscenza” che portò in Terra il riscatto del pianeta dall’oblio delle Ere oscure quando su di essa dominavano i “giganti”.


L’archetipo dello sciamano nel mondo moderno

La figura dello sciamano è da sempre mal interpretata dagli esploratori e dagli antropologi della società maggioritaria che non hanno mai capito nulla della sua effettiva natura. Non potevano comprenderla poiché erano ipotecati dalle ideologie religiose che li costringevano a fare confronti conosciuti identificando gli sciamani di volta in volta come sacerdoti di culti misteriosofici, come maghi che compivano sortilegi, stregoni che comunicavano con gli spiriti dei defunti o terapeuti che compivano scaltre guarigioni basandosi sulla credulità degli altri membri del villaggio.

Ma lo sciamano non è nulla di tutto questo. Lo si potrebbe definire un ricercatore che osserva la Natura per trarre la conoscenza dei principi fisici utili da utilizzare per ottenere benessere e risorse per la vita quotidiana. Un Alchimista in grado di sviluppare la ricerca scientifica senza abbandonare il senso di meraviglia e di mistero che la stessa Natura può suscitargli con la sua manifestazione.


La Fontana di Barenton all’interno della Foresta di Brocéliance vicino a Paimpont. È conosciuta anche come la “Fontana di Merlino”. La sua acqua ribolle senza salire di temperatura e sembra rispondere ai quesiti posti da chi si affaccia sul piccolo specchio d’acqua

Un Filosofo che, coniugando scienza e metafisica, non si ferma ai soli fenomeni fisici, ma vuole capire, utilizzando un metodo assolutamente scientifico, come questi stessi si manifestino e da che cosa abbiano origine. Un filosofo che va oltre la manifestazione sensibile dell’universo, spingendosi fino al fenomeno delle sue origini per esplorare la dimensione primigenia del Vuoto cosmico, che Vuoto non è se non per la limitazione dell’interpretazione dell’intelletto. Un Vuoto da cui tutto ha preso esistenza.

Lo sciamano non è una figura tanto lontana dall’esperienza comune. È infatti da intendersi come un individuo, presente nelle ere arcaiche quanto nel nostro tempo. Un individuo curioso che ha la ferma percezione che l’esistenza non sia solo quella che viene percepita attraverso i sensi, ma intuisce l’esistenza di altre dimensioni da esplorare ed è attratto da un forte richiamo del trascendente, intendendolo come il vero aspetto dell’esistenza vissuta. Dimensioni che possono portarlo a un bagaglio di conoscenza attraverso cui dare un significato al senso mistico della sua esistenza e ottenere benessere per se stesso e per altri.

Lo sciamanesimo arcaico è un elemento ben preciso che si lega storicamente al mito del Graal e costituisce una precisa tradizione che si snoda attraverso i millenni. Si lega quindi al mito di Fetonte e allo sciamanesimo druidico dei Nativi europei dell’intero continente.

Un’esperienza che nulla ha a che vedere con lo sciamanesimo ereditario che sostiene il potere della gestione di molte comunità native esistenti sul pianeta, né con quello di tante consorterie newagiane che sono nate attorno al “maestro” di turno che, monetizzando o meno, ha raccolto intorno a sé ferventi e ingenui adepti.

Lo sciamanesimo arcaico è stato all'origine di tutte le grandi religioni storiche che, dopo aver copiato insegnamenti spirituali e conoscenze continuando a conservare miti e simbolismi, tendono a negare questa origine comune relegandola a un passato archeologico. Proclamandosi, ognuna di esse, entità che vantano una loro primogenitura nel contatto con il divino, interpretandolo sempre in maniera specifica, tanto da essere sempre in perenne conflitto tra di loro allo scopo di assicurare il predominio della loro verità sulle altre. Lo sciamanesimo è anche l’origine dei vari esoterismi occidentali e delle molteplici consorterie esoteriche che sono nate dal medioevo in poi per studiare e conservare i vari “segreti” iniziatici del caso. Ma è stato anche l’origine della più nobile cultura dell’Alchimia araba e medievale, la quale non ne ha stravolto la natura primigenia e tradizionale.


Uno sciamano della cultura nativa del Nord America

Oggi lo sciamanesimo rimane patrimonio culturale indiscusso dei Popoli naturali di tutto il pianeta che, come si è detto, si differenziano da quelli nativi per la loro indipendenza dalle religioni storiche.


La comunità drudica della Foresta di Brocéliande

Tutto l’esoterismo dello sciamanesimo è custodito all’interno dei molteplici simboli, rappresentabili con segni e leggende, con cui esprime la sua profonda conoscenza.

Venni a conoscenza del meraviglioso mondo dello sciamanesimo molti anni fa in occasione della raccolta di dati per il libro “Rama Vive” che progettavo di scrivere assieme a Rosalba Nattero. Un libro che avevamo intenzione di scrivere partendo dal mito di Fetonte e della città megalitica di Rama che secondo le leggende sarebbe stata costruita nella Valle di Susa in Piemonte.

Inevitabilmente le tradizioni locali ci portarono a cercare conferme nella cultura dei Nativi europei per tutta l’Europa viaggiando dalla Scandinavia alla Danimarca, dalla Scozia all’Irlanda sino alla Bretagna.

E fu proprio qui che un giorno, nella magica foresta di Brocéliande nei pressi di Paimpont, seduti al bordo della cosiddetta “Fontana di Merlino”, consacrata come tale dalla tradizione locale per i suoi inspiegabili fenomeni che si verificano nell’acqua, facemmo l’incontro con la Storia del pianeta.

Stavo suonando il mio flauto quando vidi dall’altra parte una persona che ci sorrise amichevolmente chiedendoci chi eravamo e che cosa stavamo facendo. Superati i reciproci convenevoli ci disse di essere un druido e di appartenere a una comunità secolare che si ritrovava nella foresta e ci invitò a conoscere la sua comunità druidica.


Un mito dell’Antico Egitto narra, in parallelo al mito druidico del Drago primordiale, che il dio Thoth creò l’universo con la sua voce scandendo alcune note

Sono passati da allora molti anni e dopo innumerevoli incontri in quel sito abbiamo potuto afferrare molte cose della tradizione sciamanica dei Nativi europei che ci sono poi serviti per la stesura del nostro libro. Fui molto colpito dalla narrazione del mito del “Drago primordiale” con cui l’antico sciamanesimo dava vita all’universo prevenendo teorie della scienza moderna e addentrandosi nelle nuove ipotesi della fisica quantistica.

Il mito era collegato alla Kemò-vad, l’esperienza di meditazione che veniva praticata dal druidismo antico e ancora oggi da questa comunità, che tra l’altro non era la sola in tutta la Bretagna. Il termine Kemò-vad significava nell’antico idioma gaelico regionale “danzare nel vento”, implicitamente per “divenire vento nel vento e vivere l’armonia, la forza e la conoscenza della Natura”. Il simbolismo del vento inteso come natura mistica delle cose si riferiva alla qualità invisibile e immateriale dello Shan, ovvero la Natura nel lessico del gaelico arcaico, che si rivela nel suo aspetto reale al di là dei sensi e dell’immaginazione della mente con le intuizioni dell’Io consapevole, o spirito. Una intuizione che ricorda un bagliore indefinibile, ma determinante per trarne conoscenza e benessere.

Una qualità di esistenza irraggiungibile dall’intelletto umano, tanto che le veniva attribuito anche il termine di Vuoto, ovvero l’esistenza priva dell’identificazione attraverso i concetti.

L’estasi, per intenderci, attribuita ai santi cristiani che non hanno mai saputo di entrare in sintonia con il piano dello Shan che nella sua globalità contiene l’universo e gli altri mondi possibili. Ente esaustivo a se stesso che manifesta innegabilmente la presenza di una Causa prima del Tutto. Ovvero l’OIW o MAT del druidismo.

Dalla comunità druidica di Paimpont prendemmo conoscenza anche della Nah-sinnar, la musica modulata sulle proprietà dei numeri primi, realizzata sempre sul mito del Drago primordiale, che era in grado di produrre visioni di sogno onirico e di viaggio attraverso il tempo e lo spazio.

La Nah-sinnar è una musica particolare basata su archetipi naturali che produce benessere e che non è da rapportare alla musicoterapia classica in quanto non è l’effetto melodico che produce i suoi effetti, ma la sua struttura. Oltre a produrre l’esperienza della visione anche in maniera assolutamente spontanea in quanti l’ascoltano, è in grado di suscitare il rilassamento delle membra, il rilassamento mentale, sino all’ottenimento di una vera pace interiore. Tanto che è indicata come supporto per una meditazione da condurre senza difficoltà.


Il mito del Drago primordiale e la cosmologia vibrazionale

Nella leggenda del Drago vi sono molti contenuti relativi alla filosofia e al simbolismo della Kemò-vad. La figura del Drago ha molti risvolti, ma quello essenziale riguarda il processo di trasformazione alchemica della “korà”, l’energia vitale ed evolutiva insita nell’universo e nella figura del druido-sciamano che la interpreta.

Ne cito la parte che ci riguarda.


“All’inizio del tempo c’era solo il vuoto. Esisteva l’abisso degli abissi, ribollente e senza fine del caos. Era incomprensibile, profondo e immenso e si perdeva nell’infinito che è all’origine del tutto.


Nell’ambito della cosmologia vibrazionale dell’universo gli antichi sciamani idearono la Nah-sinnar, una musica in grado di produrre visioni e di creare benessere psicofisico

Poi, un giorno, questo abisso si squarciò all’improvviso, e dentro ad esso si aprì una breccia e si formò una grande voragine. E da questa voragine uscì fuori con un salto il Drago da cui ha origine la nostra esistenza (la fisica quantistica potrebbe intravedere in questo la fluttuazione di campo che ha dato origine al processo inflazionario).

Per prima cosa si rannicchiò su se stesso chiudendosi come l’uovo generatore, poi si alzò in piedi e si stese in tutta la sua altezza aprendo le braccia che diventarono gigantesche e possenti ali, dispiegandole in tutta la loro estensione. Lanciò il suo urlo verso il grande vuoto, tanto forte che risvegliò la vita che esso nascondeva.

Il Drago si fermò, immobile, per guardarsi intorno, muovendo solo la coda in segno di sfida e di determinazione. Il suo sguardo era terribile. Guardava davanti a sé con intensità e fissità pronto a colpire, rapido e senza esitazione, ogni suo possibile nemico. Aveva l’acutezza della percezione, la costanza della vigilanza, aveva il potere di uccidere, ma aveva anche una conoscenza delle cose segrete che gli dava saggezza.

Poi il Drago portò le braccia sui fianchi sollevandole sino a serrare le mani sul petto per trovare tutta la forza di cui poteva disporre e accennò al suo primo passo di danza.

Dal suo fiato infuocato nacquero i primi dèi. Li fece a sua somiglianza e trasfuse in loro l’amore per la vita, la forza e la conoscenza. Perché essi potessero imparare ad essere dèi e ad evocare il potere del Drago, diede loro la ruota delle saz-hat (che poi sarà identificata con la ruota d’oro forata di Fetonte). Dal sangue degli dèi nascemmo infine noi. Da loro apprendemmo come diventare uomini e ci venne trasmesso il potere del Drago”.


Il potere del suono sancito dal mito del Drago primordiale non è passato inosservato all’attenzione degli antichi sciamani. L’invisibilità misteriosa del suono che era in grado di agire sull’uomo come melodia e come sensazioni emotive li portò a concepire un’azione creatrice che doveva essersi prodotta all’inizio della creazione dell'universo, partendo proprio dall’invisibilità del piano reale dello Shan, che poteva dare una spiegazione alla manifestazione del mondo fisico in cui vivevano.


La meditazione dinamica della Kemò-vad, l’Arte del gesto consapevole che porta al benessere e all’armonia interiore

Un universo nato a seguito di una Causa Prima che con la sua azione aveva dato vita a un Suono primordiale che aveva prodotto una vibrazione che si è poi espansa nell’infinito, creando con i suoi gorgoglii e ridondanze gli atomi, i corpi celesti, i pianeti e la vita e consentendo la comparsa della consapevolezza delle creature viventi.

Altre tradizioni storiche hanno, in seguito, preso spunto da questa antica conoscenza sciamanica e la cosmologia vibrazionale è entrata in molti miti che conosciamo ancora oggi.

Possiamo citare l’Antico Egitto che vedeva nell’urlo modulato del dio Thoth la forza creatrice dell’universo, o l’Antica Grecia che riportava la danza di Eurinome che vorticando produceva le onde creatrici della vita, o gli Aborigeni australiani che con il suono del “Bull roar” ripetono il suono che ha creato l’universo.

O ancora, la tradizione rabbinica che vede nel suono delle “Parole di potenza” la capacità dell’evocazione del Golem, e anche la tradizione ebraica che concepisce il suono della voce di Dio, il soffio vitale che ha creato l’intero universo.

Una mitologia antica che riecheggia oggi attraverso la teoria della fisica moderna che vede nelle “stringhe”, ipotetiche corde di pura energia vibrante, la base fenomenica su cui si sostiene tutta la materia. Un salto qualitativo della scienza quantistica che forse le permetterà di liberarsi dai vincoli del “Modello Standard” basato sull’atomo e sulle sue particelle fisiche.


La leggenda del Drago e la Kemò-vad
Il mito del Drago primordiale lega il suono della cosmologia vibrazionale alla meditazione e più precisamente alla Kemò-vad. L’antico sciamanesimo druidico prevedeva due forme di meditazione, quella statica e quella dinamica della Kemò-vad, prediligendo tuttavia quest’ultima in quanto la considerava di natura esecutiva attraverso l’Arte del gesto consapevole, con tutte le proprietà interiori che la meditazione stessa poteva offrire.

Il termine Kemò-vad, che significava “danzare nel vento per divenire vento nel vento”, non era solamente un modo di definire una forma di meditazione dinamica, ma costituiva anche la definizione dell’esperienza interiore del meditante che raggiungeva la qualità immateriale e invisibile dello Shan.

La Kemò-vad , nella sua postura dinamica, ripete il simbolismo del Drago creatore della vita del mito del druidismo dei Nativi europei e porta alla valutazione del meditante che giunge ad essere un mago in grado di modificare la realtà circostante come fece il drago stesso.

Come nel mito del Drago il Kaui, il praticante della Kemò-vad, porta le braccia ai suoi fianchi e quindi le unisce sul petto nel simbolismo mistico del “Noh-tah” che unisce il senso del “vuoto” e del “pieno” in una effettiva energia dell’interiore. Da qui inizia i passi previsti dalla “Paità”, la struttura rituale della meditazione dinamica, imitando il Drago nella sua azione creativa che si riflette nell’esperienza acquisita dal meditante.


L’antico segno druidico del No-tah che unisce il vuoto al pieno portanto energia al meditante. Oggi simbolo della Scuola di Kemò-vad Sole Nero

Dopo che il Drago aveva risvegliato l’universo alla vita con il suono del suo grido cosmico, divenendo lui stesso parte di quell’universo, si avvide che l’unica cosa che poteva rimanergli da fare, per completare lo stato esaustivo della sua ricerca di armonia e quindi scopo di vita, era proprio quella di danzare. Come atto supremo, utile per sviluppare e sperimentare le potenzialità della sua natura cosmica. Interpretando quello che il druidismo attribuirà all’universo nato dal Big Bang nella qualità di Mondo di Abred, il mondo delle infinite esperienze, con cui prepararsi all’ulteriore tappa del viaggio cosmico dell’individuo oltre la soglia sull’infinito.


La Kemò-vad e il viaggio sciamanico

Sull’esperienza ispirata al mito del Drago, la danza era già praticata dall’antico sciamanesimo druidico che per mezzo di essa compiva il “viaggio sciamanico” attraverso i mondi dell’esistenza.

Ai primordi gli sciamani, alla ricerca di conoscenza, sperimentavano il viaggio attraverso i tre mondi rappresentati dall’Yggdrasil, l’Albero cosmico della Vita che si snoda attraverso le dimensioni dell’esistenza.

Giungevano alle sue radici che sprofondavano nell’abisso del Mondo inferiore dove già la leggenda celtica collocò Odino che in cambio di un occhio poté bere un sorso della fonte misteriosa che sgorga alla base dell’Albero. Ma il viaggio nel mondo dei sogni, nell’incontro con i disincarnati e con gli archetipi incompleti non li soddisfaceva. Non li soddisfaceva neppure il transito lungo l’immenso tronco che rappresenta il Mondo di mezzo dove ancora una volta non trovavano risposte alle loro domande.

Infine fu il viaggio sciamanico che li portò a esplorare le triplici fronde dell’Yggdrasil, in alto, e ad accorgersi della luce accecante del Sole che le illuminava e che con la sua presenza rivelava la presenza di un Mistero e di una conoscenza disponibile a essere penetrata.

Abbandonata la visitazione degli altri mondi precedenti, gli antichi sciamani si dedicarono quindi a raggiungere e a rimanere nella luce del Sole per apprendere la conoscenza cercata. Nacque in questo modo la meditazione, così come la tradizione ancora oggi propone e che le religioni e le scuole di management utilizzano per scopi non del tutto mistici.

Presso l’antico sciamanesimo druidico prese quindi corpo la Kemò-vad, la meditazione in forma dinamica basata sull’Arte del gesto consapevole e sostenuta dalle proprietà della Nah-sinnar. Una meditazione particolare che interpretava l’esperienza del viaggio sciamanico e che era in grado di portare l’individuo a risalire simbolicamente l'Yggdrasil sino a giungere, ogni qualvolta il meditante lo desiderasse, alle fronde della sua cima dove lo sciamano viene a trovarsi di fronte al mistero che ha dato vita alla sua esistenza.


www.giancarlobarbadoro.net


|
 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su YouTube