Personaggi

Violante – Battista, connubio ideale tra cinema e poesia musicale

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02 Luglio 2012
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Lo showcase di Violante Placido e Lele Battista al Salone Internazionale del Libro di Torino

L’ intervista a Violante Placido e Lele Battista


Dopo il film “Ghost Riders”, girato con Nicolas Cage, Violante Placido sta ultimando il suo disco con la Mescal con la collaborazione di Lele Battista, un musicista che si definisce “un poeta e un po’ no”.

Lele Battista: “Violante? È la Nico dei giorni nostri”


Due artisti con la "A" maiuscola. Un'attrice, Violante Placido, da poco cantante, anche se il vizio della musica ce l'ha da tempo, e poi un signor artista, Lele Battista, visto che anche un grande come Ivano Fossati lo ha definito uno dei migliori giovani artisti della nuova generazione.


Allora Violante, innanzitutto questo connubio: musica e cinema. Tu nasci comunque, artisticamente, nel cinema e poi hai avuto una chitarra che ti ha fatto anche innamorare della musica, musica che ti sei portata un po' dietro anche nel cinema, o sbaglio?


Violante Placido: Sì, mi lascio sempre tante porte aperte, sono una persona curiosa, io stimo tantissimo le persone che cambiano lavoro e fanno più cose, si reinventano. Io sono più protesa verso quel modo di fare. Quindi sì, sono nata come attrice, ho iniziato a lavorare prima come attrice, però la passione della musica è qualcosa che ho sempre avuto fin da piccola, diciamo che è sbocciata tardi l'idea di poter creare qualcosa di mio.


Hai fatto già un album che s'intitola "Don't be shy", però attualmente sei in fase di lavorazione per un nuovo album con la Mescal.


Violante: Sì, c’è questa bella novità, tra cui questa collaborazione con Lele Battista.


Che parteciperà all'album, se non erro.


Violante: Diciamo che è un work in progress. Al momento stiamo scrivendo dei testi in italiano insieme, o anche scritti solo da Lele appositamente per me. Ci stiamo conoscendo attraverso la scrittura e ora anche attraverso delle esperienze sul palco, dove diamo vita a pezzi con testi scritti con lui. Sono entrata un po' nei suoi pezzi! Sono testi che mi piacciono molto, io sento molto la sua scrittura, mi piace come scrive ma non solo, lo sento, è qualcosa che mi arriva molto. Per ora è stato molto bello questo incontro.


Puoi darci qualche anteprima a livello musicale per l’album cui stai lavorando?


Violante: Non posso dire nulla di definitivo. Stiamo sperimentando ed è interessante sperimentare i pezzi dal vivo, cosa che sto facendo come ad esempio con un set elettro-acustico con drum machine. A volte lo si fa per una pura esigenza tecnica, poi scopri che ci sono cose che magari ti piacciono e che vuoi mantenere anche in studio, quindi forse ci sarà qualche contaminazione elettronica, ma per adesso è difficile descrivere il progetto.


E il linguaggio? Italiano o inglese?


Violante Placido e Lele Battista intervistati da Gino Steiner Strippoli


Violante: Già, il linguaggio. Io continuo a scrivere in inglese ma anche qualcosa in italiano. Sto prendendo più dimestichezza nello scrivere testi anche grazie a Lele. Probabilmente sarà un album misto.


E di Viola, Violante Placido aka Viola nel cinema. "Ghost rider" cosa ti dice?


Violante: Mi dice fuoco e fiamme. (Violante sorride) "Andrai all'inferno!" È stata una bella esperienza, nuova, qualcosa che qui non avrei mai potuto sperimentare, quindi è stato un po' un Luna Park, poi lavorare con Nicholas Cage, di cui sono fan fin da quando ero bambina.…”


Nicolas Cage: che tipo è? Tu l'hai vissuto sul set.


Violante: Intanto è una persona che non cerca di piacere a tutti i costi, è molto generoso, ma può essere ombroso; lui è tante cose, a me è molto simpatico. Come attore poi è un cavallo pazzo, nel senso che improvvisa, è un attore molto libero, molto rock'n'roll come spirito.


Ti faccio un'ultima domanda. Se tu dovessi dare la definizione di "musica", dovessi scriverla su un vocabolario, cosa scriveresti?


Violante: Oddio è terribile… no, è una cosa molto bella in realtà. Io sono una persona che riflette molto prima di definire qualcosa che sente tantissimo, come ad esempio la musica, quindi faccio fatica a darne un'idea immediata. Sicuramente posso dirti che la musica è qualcosa che mi mette pudore, al tempo stesso mi dà un senso di libertà enorme, mi mette in contatto con tutte le mie emozioni, sia quando l'ascolto che quando creo, è proprio un luogo magico, sospeso.


Da Violante a Lele il passo è breve, visto che sono seduti entrambi a fianco del sottoscritto.

Lele, innanzitutto raccontami l'esperienza di fare musica insieme a Violante.


Lele: È stato molto emozionante, sono anche lusingato per le sue gentili parole e devo dire che quest'esperienza nuova, di scrittura insieme mi stupisce, nel senso che io sono abituato a scrivere da solo; poche volte collaboro nella scrittura, invece con Violante ci è successo di scrivere anche dei pezzi. Per me è una cosa strana, nel senso che nello scrivere testi non riesco a usare il mestiere, mentre nella musica mi riesce più facile discutere di note e di arrangiamenti. Nei testi, per una questione di pudore mi riesce più difficile. Invece, ci sono stati un paio di pomeriggi in cui siamo riusciti proprio a scrivere delle parole assieme, ed è stato molto bello, perchè in fondo ci conoscevamo poco.


Violante: Devo dire che c’è stata un'immediatezza, una spontaneità.


Lele, artisticamente nasci come artista di una band, La Sintesi, e oggi ti porti dietro ‘un’ombra’ della Sintesi, il tuo fedele Giorgio Mastrocola che ti segue veramente come un'ombra. Attualmente sei un artista solista, secondo me sei più un musicista-poeta, poeta della musica, che non cantautore.


Lele: Un poeta e un po' no. Io mi definisco così.


Due album all'attivo, uno, "Le ombre", che ha avuto un grande successo, e poi il tuo nuovo album intitolato "Nuove esperienze sul vuoto", entrambi pubblicati per Mescal. Raccontami qualcosa di questo ultimo album. Ci sono tre brani, usciti anche singolarmente, "Il nido", "Blocco del traffico" e "L'arte di essere felici". Cosa vuol dire "L'arte di essere felici"? Qual è quest'arte?



Un momento dell’intervista

Lele: È una canzone che fondamentalmente parla della “scelta”, cioè della scelta come mezzo per essere felici, per cercare la felicità, ma la felicità intesa come una consapevolezza di se stessi. Io trovo che sia molto difficile fare delle scelte, almeno personalmente, sia nelle cose di tutti i giorni, sia scegliere che musica ascoltare, che lavoro fare. È un po' come se temessi di perdere delle occasioni e invece, paradossalmente, sento di interagire con quello che il mondo esterno mi offre solo nel momento in cui posso scegliere dove orientare il mio gusto, il mio orientamento politico, religioso. È proprio difficile districarsi nel mare di informazioni che abbiamo e a volte uno va nel pallone, anzi molto spesso, ed è un po' una tematica che ricorre in tutto il disco, quella del frastuono del mondo esterno, che è difficile da gestire, la frenesia del vivere in città... Tutti noi abbiamo un sacco di cose da fare, anche i nullafacenti al giorno d'oggi hanno la giornata piena, è impossibile annoiarsi, nello stesso tempo c'è una noia pazzesca nel non scegliere, nel vivere meccanicamente, nel guardare la televisione, nel collegarsi a facebook.


"Nuove esperienze sul vuoto". Perché questo titolo? Che significato dai a questo titolo? Cos'hai voluto rappresentare musicalmente con questo titolo?


Lele: "Nuove" sta nel senso che il vuoto di solito ha un'accezione negativa, invece il vuoto è positivo. Tornando al discorso di prima, se riesci a fare il vuoto nella testa, da lì puoi ricominciare. Il titolo è preso da un libro di geometria del Seicento di Pascal, un libro che non ha avuto alcun successo perché le cose ha scritto non valgono più al giorno d'oggi, la geometria ha fatto passi da gigante. A livello filosofico invece l'ho trovato attuale e l'ho rubato, usandolo per indicare questo nuovo significato che volevo dare alla parola "vuoto".


"Il nido", una canzone che a me sa tanto di casa, di cuccia, dove ti senti protetto, dove nasci. Questa canzone, com'è nata innanzitutto?


Lele: È una canzone dedicata all'inizio di una convivenza ed è molto descrittiva dell'ambiente in cui vivo. È una canzone in cui cerco di esprimere la dolcezza dell'intimità, insomma.


So che stai lavorando al prossimo album, uscirà probabilmente a metà del prossimo anno. Hai già qualche idea in mente?


Lele: Devo dire che finché non trovo il filo conduttore di un album non riesco a tirarne le somme. Nel caso del disco precedente è stato il titolo, però ho anch'io un po' questa caratteristica di Viola, nel senso che sono molto eterogeneo nella scrittura e negli ascolti, per cui finché non sono lì in studio a lavorare sul disco scrivo in maniera anche abbastanza disordinata. Mi piace dare un ordine, o non dare un ordine alle cose, nel senso che ho sempre avuto la caratteristica di mettere nei miei dischi sound diversi. Questo da molti viene considerato un difetto, che tento anche di smussare un disco dopo l'altro, però secondo me è stato per me un percorso necessario, nel senso che cerco di trovare il mio modo di fare le cose nella eterogeneità del mio modo di scrivere.


Se tu dovessi dare la tua definizione di musica, dovessi scriverla su un vocabolario, la tua definizione personale qual è?


Lele: C'è una frase di Frank Zappa che dice: "L'informazione non è musica. La conoscenza non è saggezza. La saggezza non è verità. La verità non è bellezza. La bellezza non è amore. L' amore non è musica. La musica è meglio”.


Mi dai una definizione di Violante Placido come cantante?


Lele: È la Nico dei giorni nostri, hai presente Nico, quella dei Velvet?


Violante: Lele, ci metti nei guai con queste definizioni! (...e giù a ridere..)

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