Misteri

Zicheng Wang e il piccolo Presbite

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04 Febbraio 2024
Chongqing
Chongqing

Dall’Estremo Oriente, una storia di fiaba al di là delle specie


Nel nostro continuo girovagare per il Pianeta lungo le intriganti piste della criptozoologia, questa volta vogliamo raccontarvi una bella storia.

Quella di “Zicheng Wang e il piccolo Presbite”. Ci troviamo in Cina e la storia ci arriva dai media internazionali: siamo, per la precisione, in un piccolo villaggio rurale ai piedi di Jinfo Shan, la “Montagna del Budda d’oro”, nome particolare per quella che è la vetta più alta – raggiunge i 2300 metri circa d’altezza – della catena dei Monti Dalou. Il nome Shan, inoltre, è suggestivo perchè si collega a un mito dell'antico sciamanesimo druidico riferito alla natura reale dell'esistenza.

Siamo nella Cina centro-meridionale, nei pressi della città di Chongqing, uno dei centri abitati più popolosi di tutta la Cina e del mondo, dal momento che la sua area urbana arriva a 8 milioni di abitanti e nei suoi confini municipali vivono ben 32 milioni circa di abitanti.

Ben lontano dal frastuono della metropoli, in un’area di campagna vive il signor Zicheng Wang, di mestiere contadino: nel mese di luglio dell’anno 2000 Zicheng Wang si era recato, come spesso faceva, sulle prime pendici del Jinfo Shan per raccogliere erbe nei boschi.

Improvvisamente sente un rumore forte e sordo, come di qualcosa che si abbatte pesantemente al suolo: si volta e vede, vicinissimo a lui, un Trachypithecus Poliocephalus, nome scientifico decisamente severo che in realtà indica una piccola e piuttosto rara scimmia, che vive esclusivamente nell’isola di Cat Ba, situata nel nord del Vietnam e in alcune aree della Cina meridionale. Il suo nome comune è altrettanto stravagante, perché in zoologia viene conosciuta come Presbite dalla Testa Bianca ed è una graziosa scimmietta tutta nera con la testa bianco giallastra e grandi occhi, dall’aspetto molto vivace e simpatico.

Orbene, il nostro signor Zicheng si ritrova con un Trachypithecus Poliocephalus a pochi centimetri dalle sue gambe: era un giovane ed era caduto disgraziatamente dai rami di un albero vicino.

Il Monte Jinfo Shan
Il Monte Jinfo Shan

E cosa pensa bene di fare questo cucciolo di Presbite? Afferra per una gamba il buon Zicheng Wang e lo fissa, piagnucola e sembra guardarlo chiedendo aiuto. Zicheng è dapprima impaurito, cerca di divincolarsi e poi… succede qualcosa di magico.

L’umano è colpito ed attratto dal piccolo Presbite, gli si siede vicino, cerca di coccolarlo come può e così facendo si accorge che la scimmietta ha la zampa sinistra sanguinante, cosa certamente dovuta al trauma della caduta dall’albero. Zicheng intuisce che la piccola, forse ancora non ben capace di destreggiarsi in acrobazie tra i rami degli alberi, ha avuto un incidente dal quale non riesce a recuperare. E chiede aiuto, lo chiede a un umano, così come molto probabilmente lo chiederebbe a un suo simile, se fosse presente. E qui abbiamo qualcosa di certamente criptozoologico: la piccola scimmia non si perita di andare oltre le specie, di riferirsi a un essere così diverso da lei, di cercare di instaurare un rapporto diretto, sullo stesso piano. Tutte cose che gli umani antropocentrici, bè, se le sognano.

A questo punto della storia Zicheng fa quello che gli dice il cuore: raccoglie il piccolo Presbite e se lo porta a casa: qui gli cura la ferita, con una pomata a base di erbe che fa parte della medicina tradizionale del posto. Il Presbite non oppone alcuna resistenza, né al trasporto né alle cure, anzi, sembra fiducioso. Zicheng ritiene che la ferita debba essere curata per qualche tempo, per cui tiene la piccola scimmia in casa con sé, legandola con un lungo guinzaglio che le consente di muoversi come vuole in casa senza però avere possibilità di fuggire.

Trascorre una settimana: la ferita guarisce. Zicheng libera il Presbite dal guinzaglio e si aspetta che la scimmietta prenda la strada della libertà: con grande sorpresa dell’umano, non succede nulla. Il Presbite non se ne va, sembra non avere alcuna intenzione di lasciare la casa.

Zicheng prende, per così dire, atto della cosa e inizia una coabitazione durante la quale Scimmia e Umano vivono in maniera decisamente alternativa, dal momento che il Presbite si mette a “lavorare” con Zicheng. Cosa quantomeno particolare, non prevista dai canoni della zooloogia antropocentrica. Cosa avviene?

Presbiti dalla Testa Bianca
Presbiti dalla Testa Bianca

Avviene che tutte le mattine, quando Zicheng esce per andare a curare i suoi campi, il Presbite lo segue e si mette a fare la guardia. Mentre l’animale umano lavora, l’animale non umano gira lungo i confini dei campi e rimane allerta per presentire l’arrivo di qualche altro animale che potrebbe danneggiare i raccolti. Ad esempio, un cinghiale o un riccio o anche altre scimmie: ogni volta che qualcuno di questi animali si avvicina, il Presbite, seppur ancora molto giovane, inizia come a ruggire, si porta verso l’ospite indesiderato e gli mostra i denti con fare minaccioso, addirittura scuote i rami degli alberi, per incutere timore e invitare chiaramente ad andarsene. In alcuni casi, quando si trattava di altre scimmie, il Presbite è arrivato addirittura alla lotta fisica, che si concludeva sempre con la fuga dell’invasore.

Questo straordinario comportamento, che Zicheng e gli altri abitanti del piccolo villaggio seguivano con stupore e senza potersene dare alcuna spiegazione, dura per oltre un mese.

Dopodiché, evidentemente, il Presbite ritiene sia giunto il momento di tornare nella natura e, un bel mattino, scompare, fa perdere le sue tracce.

Tutto sembra essere tornato, diciamo così, alla normalità… fino al successivo mese di settembre, quando un giorno, alle primissime luci dell’alba, Zicheng viene svegliato da strane urla e da forti battiti alla porta di casa. Esce e chi si trova davanti? Il piccolo Presbite. Istintivamente lo abbraccia ma la scimmia si divincola, è agitatissima e continua a urlare. Zicheng non sa capacitarsi di quanto sta succedendo, fino a che la scimmia si mette a indicare con furia le pendici della montagna più vicina. Zicheng, incredulo, realizza: guarda con attenzione la montagna e si rende conto che grandi massi si stanno staccando dalla sommità e si stanno muovendo verso il basso: avviene lentamente, ma è il preludio di una tremenda frana che nel giro di pochi minuti avrebbe letteralmente distrutto il fianco della montagna e il villaggio stesso.

Il Presbite ha le idee ben più chiare dell’Uomo: sa perfettamente che non c’è tempo da perdere e che fa? Afferra Zicheng per un braccio e lo tira con forza fuori di casa.

I Monti Dalou
I Monti Dalou

Zicheng ha giusto il tempo di svegliare moglie e figli e di allontanarsi dalla montagna, chiamando tutti gli altri del villaggio affinché si sveglino e fuggano. Cosa che con grande concitazione avviene: tutti gli umani riescono ad abbandonare le case, la frana si abbatte, distruggendo quanto si trova sul suo percorso. Delle case del piccolo villaggio rimane ben poco ma nessuno ha perso la vita grazie al piccolo Presbite: senza il suo intervento, ci sarebbero probabilmente stati dei morti, magari travolti nel sonno senza che ci fosse stato il tempo di reagire. Tutti gli abitanti del villaggio cercano la piccola scimmia: la trovano sui rami di un albero, ai piedi della foresta che sale sui monti. Lei – o lui – li guarda per un po’, poi si mette a parlare nella sua lingua, emettendo dei richiami che sembrano di allegria. Infine si volta verso il folto del bosco e scompare.

Che dire? Ancora una volta, una storia della Natura che ci lascia pieni di stupore e di ammirazione: il piccolo Presbite del Jinfo Shan è andato oltre ogni barriera di specie, ha comunicato la sua conoscenza agli umani, li ha protetti come fossero suoi cuccioli o amici.

Antropocentrismo? No, grazie!


Elio Bellangero, ricercatore della Ecospirituality Foundation, conduce la trasmissione “Animali ed Enigmi” su Radio Dreamland www.radiodreamland.it

 

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