Megalitismo

Megaliti all’Isola del Giglio

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29 Giugno 2013
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Isola del Giglio, il masso-altare di località Le Porte


Conosco l’Isola del Giglio da quando ero bambina e un po’ sono isolana, visto che la mia nonna paterna era nativa di Giglio Castello. Ma spesso mi è capitato, quando nominavo l’isola, di sentirmi chiedere: “E dov’è?”. Oggi l’Isola del Giglio è salita agli onori della cronaca a causa del naufragio della Costa Concordia, avvenuto, come tutti sappiamo, venerdì 13 gennaio 2012 alle ore 21,42. La nave è ancora lì, di fronte alla Punta Gabbianara e nessuno più si chiede dove mai si trovi il Giglio.

Inutile dire che l’isola è bellissima, e non lo dico solo per affetto (che è tanto!), ma perché lo è veramente: fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, conserva una natura libera e selvaggia e un mare meraviglioso. Che dire poi dei suoi borghi: il Castello, arroccato tra le mura medievali, il Porto con le sue case multicolori, il Campese, con l’ampia spiaggia…

Ma questa volta l’amore per l’Isola del Giglio mi ha spinta a pormi domande sul suo passato e ad esaminare le sue pietre con altri occhi perché l’isola presenta molte rocce dalle caratteristiche singolari che suscitano parecchi interrogativi. Non sto parlando di una ricerca mineralogica, che, per fortuna, è già stata fatta, ma di uno studio sulla storia remota di questo scoglio perso nell’azzurro del Mar Mediterraneo.

L’Isola del Giglio si trova a un’ora di traghetto dalla costa toscana e fronteggia il promontorio di Monte Argentario: è una specie di montagna che si eleva sul mare ed è fatta prevalentemente di granito, con coste in gran parte scoscese e pinete nell’interno.

Sicuramente è stata abitata fin dai tempi più antichi. Nella sua Tesi di Laurea del 1942, mia zia, Cune Paolicchi, scriveva:

“Quali furono i più antichi abitatori del Giglio? Nulla di certo sappiamo […] Seguendo quanto dice il Brizzi (NdA: Andrea Brizzi, Cenno storico sull’isola del Giglio, pubblicato in appendice nell’Ombrone, periodico della provincia di Grosseto, negli anni 1898-99) si può dire che i Liguri si stanziarono in quest’isola dal momento che occuparono l’Elba e la Corsica. […] Il certo è che l’isola deve essere stata abitata fin dai tempi preistorici; lo prova il fatto che si sono trovati degli oggetti di pietra. Due punte di freccia, provenienti dalla collezione Foresi, si trovano nella nostra città (NdA: Firenze) al Museo di Antropologia, ne abbiamo altre due nel nostro piccolo museo di famiglia, trovate casualmente nella strada che dal Castello va alle Porte, […]


Località Le porte: la grande coppella

Tutte le dette frecce apparterrebbero, a quanto mi consta, a qualità di pietra non esistenti al Giglio, quindi i primitivi abitanti, ivi immigrati, se le portarono con sé o furono oggetti di un vero primordiale commercio fra Giglio e il continente o le altre isole. Inoltre il Brizzi dice di aver trovato al Giglio oggetti di pietra, però non aggiunge altro; mi è stato detto che anche il Marchese Doria trovò qualche altro oggetto di pietra in un pozzo del Castello […] Nel secolo passato, costruendo una delle case del Piano della Porta, furono trovati alcuni orci con scheletri umani, rannicchiati, ma che, pur nella posa sforzata lasciavano scorgere di essere appartenuti a uomini di non comuni dimensioni. […] Ma tutto questo materiale interessantissimo, che poteva darci qualche lume, non è stato veduto da persone competenti ed è andato tutto distrutto […]”.

Del museo di famiglia, citato nella Tesi, mi rimane una bellissima lama di selce trovata da mio nonno, Nello Paolicchi.

Come accenna l’autrice, sull’isola furono fatti scavi archeologici nella seconda metà dell’800 da Raffaello Foresi (1820-1876). Sul sito “isoladelgiglio.net” si legge:

“Luomo ha iniziato a popolare l'isola molto prima dell'Età Romana. Nel 1968, da uno scavo accurato e scientifico, emersero reperti neolitici, dell'età del ferro, etruschi, romani, bizantini, medioevali che attestano che l'isola era conosciuta, abitata e sfruttata sin dalla preistoria. Oggetti di pietra e precisamente tre punte di freccia, una di diorite, una di diaspro e una di selce sono state ritrovate in loco da un mineralogista, direttore delle miniere elbane, Raffaello Foresi. La qualità di pietra, però, non esiste al Giglio quindi si presume che i primitivi abitanti la portarono con loro per commerciare con il continente o le altre isole. Tali reperti sono conservati nel Museo fiorentino di Preistoria. Nel periodo neolitico gli uomini vivevano in capanne che, raggruppate, formavano villaggi organizzati: per gli animali venivano eretti muri di recinzione. Sull’isola sono ancora visibili delle cavità, artificialmente create nei massi di granito, dove le donne macinavano il frumento con rotondi macinelli, sassi raccolti sulla riva del mare e usati per la loro forma levigata. Lo spazio sovrastante le capanne e i recinti era il luogo di riunione per i membri del villaggio ed era spianato e circondato da lastroni di granito. Sull’insieme dominava la costruzione del capo della comunità. Perfettamente leggibile, è ancora oggi, il perimetro in pietra”.


Serie di coppelle collegate tra di loro, località Le Porte

La località cui fa riferimento il sito web è quella delle Porte, un pianoro tra le alture della Pagana e del Poggio. Purtroppo la zona non è tutta praticabile in quanto invasa dai rovi in molti punti, ma sono visibili diverse rocce che ci pongono degli interrogativi. Al centro dell’area si trova un gruppo consistente di pietre che presentano coppelle piccole e grandi. Alcune di esse sono molto ampie e fornite di scolatoi: in certi casi le varie coppelle sono collegate fra loro fino a formare una specie di percorso. Un masso sembra quasi un altare: da certe angolature ricorda “El trono del Inca” a Macchu Picchu in Perù. Si evidenziano grandi coppelle che, come riportato nel sito, sono state interpretate come cavità nelle quali le donne del Neolitico macinavano i cereali a mezzo di macinelli di granito. Si può anche ipotizzare che siano semplicemente formazioni naturali dovute all’erosione del vento e dell’acqua. Ma, se per alcune di queste coppelle l’interpretazione può essere dubbia, in altre si può riconoscere un’opera umana molto antica: le pietre sono infatti assai consumate e ci si potrebbe chiedere se l’isola fosse abitata addirittura in tempi più remoti rispetto al Neolitico.

Le coppelle sono la chiara evidenza di un uso sacro delle pietre. Le troviamo in tutto il mondo con identico utilizzo. Innumerevoli sono i massi coppellati sparsi per l’Italia; spesso nella distribuzione delle coppelle si riconoscono costellazioni celesti o simboli sacri. Alcune coppelle dell’Isola del Giglio sono su pareti verticali, dove non si può senz’altro macinare grano né raccogliere rugiada, cosa che fa supporre una precisa e intenzionale azione umana. Tali posizioni ricordano le ruote solari della Valle di Susa o delle valli di Lanzo, in Piemonte, che si trovano proprio in posizioni verticali. La coppella esprime infatti lo stesso simbolo sacro: quello del cerchio.

Ma, allora, si potrebbe ipotizzare che gli antichi abitanti dell’isola abbiano saputo edificare grandiosi massi di pietra? E, quindi, potrebbero questi massi far parte del fenomeno del megalitismo? Non sarebbe da escludere che anche sull’Isola del Giglio abbia vissuto la civiltà megalitica, quella, per intenderci, che ha edificato monumenti famosi come Stonhenge, Callanish o gli allineamenti di Carnac. D’altronde, come scrivono Barbadoro e Nattero nel loro libro “La mitica città di Rama”, i popoli del mare, i Pelasgi, arrivarono sulla nostra penisola più o meno 5000 anni fa, dopo la tracimazione del Mediterraneo dallo stretto del Bosforo. Il bacino dell’attuale Mar Nero si trasformò da grande terra fertile appunto in mare e le popolazioni che vi vivevano migrarono verso l’Europa e verso l’Asia. Questi popoli, portatori di antiche conoscenze, furono quelli che edificarono per esempio le mura megalitiche di Alatri e del Circeo nel Lazio.

L’Isola del Giglio potrebbe quindi aver fatto parte anche del mondo celtico, erede della cultura megalitica tramite l’opera dei druidi, che tennero unite le genti dell’Europa per molto tempo.


Isola del Giglio, il menhir di Poggio Le Serre

Un altro sito sull’isola ci conferma questi affascinanti interrogativi. Si trova sul Poggio delle Serre, verso Capo Fenaio ed è ricco di rocce con coppelle. Vi si incontrano molti massi: di questi, sicuramente, alcuni sono naturali ma qualcuno ha invece l’aspetto di un menhir caduto a terra. Anche qui troviamo coppelle scavate nelle pareti verticali e larghe coppelle orizzontali. Sulla cima del Poggio delle Serre, inoltre, si trova un piccolo recinto di pietre, purtroppo completamente invaso dai rovi e dalle piante: è di forma più o meno ellittica ed è costituito da rocce alte più di due metri. Anche su queste sono presenti coppelle. Il recinto di pietre è una struttura che nel megalitismo è molto presente e sempre costituisce un luogo sacro

Sull’isola incontriamo anche diversi massi sui quali è stata posta una piccola edicola dedicata alla Vergine Maria. Spesso la religione cristiana ha posto il suo segno su luoghi già sacri precedentemente e infatti al Giglio i massi con sopra le edicole sacre si trovano in posizioni particolari o presso una sorgente, altro elemento sacro della tradizione druidica. Su uno di questi massi troviamo anche l’incisione di un corpo di donna, simile alle immagini della Grande Madre.

Il masso della Madonnella, sulla strada per il Campese, merita due parole speciali.

Certo, potrebbe essere un masso erratico, rimasto in equilibrio da tempi immemorabili, ma va ricordato che in molte zone del mondo, dall’arco alpino alle foreste del centro Europa, dai canyon americani alle terre degli Inuit, v’è l’abitudine di sovrapporre pietre in vario modo. Sono strutture diverse cui vengono dati nomi come “Bonhom”, nelle valli piemontesi, o "Inukshuk", presso gli Inuit, strutture che segnano punti specifici o vogliono essere testimonianza di una presenza. Forse vogliono ricordare i menhir e la loro azione magica di unire le forze del Cielo a quelle della Terra.

Insomma, l’antica storia dell’isola pone molti interrogativi.

Le pietre del Giglio meriterebbero un’indagine approfondita perché potrebbero non essere soltanto un prodotto della natura. Potrà nascere un interesse da parte di archeologi e ricercatori? O queste pietre rimarranno un mistero? Chissà... A me piace pensare che nascondano segreti, i segreti di una storia che non ci viene raccontata, una storia nella quale affondano le nostre vere radici.

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