Leggende e Tradizioni

L’eden delle tradizioni aborigene

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07 Dicembre 2023
Un dipinto aborigeno su roccia che raffigura uno dei Signori della Fiamma che crearono sulla terra il Dreamtime, il Tempo del Sogno, che rappresenta l’identità storica e spirituale della cultura iniziatica degli Aborigeni australiani.
Un dipinto aborigeno su roccia che raffigura uno dei “Signori della Fiamma” che crearono sulla terra il “Dreamtime”, il Tempo del Sogno, che rappresenta l’identità storica e spirituale della cultura iniziatica degli Aborigeni australiani

Le tradizioni aborigene e il ricordo dell’antico Eden nel mito del “Dreamtime” in cui si ripetono i miti di Fetonte e delle origini dell’umanità. Il mito della “Croce del Sud” e i rettiloidi compagni da sempre della specie umana. La saga di un popolo giunto dal continente di ghiaccio che conserva il ricordo storia dell’umanità e celebra il mito del ritorno alla “Terra Ancestrale” dei loro Antenati


L’antica tradizione dell’Eden

Le antiche tradizioni, prima tra tutte quella della Bibbia, narrano che i progenitori dell’umanità nacquero per volere divino e che furono posti ad abitare una Terra primordiale accogliente e teatro di eventi importanti, oramai andato perduto e ricordato ancora dalle cronache dell’immaginario collettivo.

La tradizione ebraica cita la creazione dei “primi”, come li definì il Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, ad opera degli Elohim, gli dei celesti. Questi li posero quindi nell’Eden, un “giardino delle delizie”, dove i due progenitori presero a vivere senza conoscere la morte e le malattie cibandosi di quanto era offerto spontaneamente dal luogo. In quel giardino incontrarono un serpente, creatura che era stata creata prima di loro, che li iniziò alla conoscenza contravvenendo al volere degli Elohim che li avevano generati e per questo motivo vennero allontanati per disperdersi sulla Terra senza potervi più fare ritorno.

Dell’Eden ne parla la tradizione druidica nel mito di Odino, re degli Asi, che creò i due progenitori dell’umanità ponendoli in seguito in “Midhgard”, la Terra di mezzo, al cui centro campeggiava l’albero della conoscenza. Per la tradizione nordica fu il Ragnarok, la terribile guerra avvenuta tra gli dei che sconvolse il mondo, a costringere i due primi esseri umani a fuggire dalla Terra di mezzo per prendere rifugio nella radura del sacro Nemeton, il boschetto iniziatico dei druidi.

Per gli antichi Sumeri il “Paradiso Terrestre” si chiamava “Dilmun”. In questo luogo si intrecciano le vicende del dio Enkidu e dei frutti proibiti della dea Ninhursag, del contadino Shukallituda e della dea violata Inanna. Tutti con la stessa conclusione della perdita dell’Eden in cui avevano vissuto.

Graffiti che rappresentano le figure enigmatiche dei Signori della Fiamma e del Tuono
Graffiti che rappresentano le figure enigmatiche dei “Signori della Fiamma e del Tuono”

Nelle tradizioni sumeriche c’è anche la figura dell’eroe Gilgamesh. Quest’ultimo narrato come l’ultimo degli uomini sopravvissuto al diluvio che dopo che il dio Utnapishtim gli rivela che il paradiso è sprofondato nelle acque si reca in fondo al mare per recuperare una fronda della pianta dell’immortalità che cresceva nel paradiso perduto, ma durante la risalita un serpente gliela sottrae, la divora e ritorna giovane.

L’idea di un Eden esistente prima dell’umanità storica era presente anche nella civiltà classica greca e romana. Greci e Latini favoleggiavano di una lontana età dell'oro, dei regni felici di Crono e di Saturno, e di altre “terre beate". Ci sono citazioni ad esempio nelle opere dello scrittore greco Esiodo, in “Le Opere e Giorni” e in quelle del poeta latino Publio Ovidio Nasone, nelle “Metamorfosi”.

I libri sacri dell'India e il Mahabharata celebrano l'aureo monte Meru da cui sgorgano quattro fiumi, che si spandono poi verso le quattro plaghe del cielo in cui risplende, incomparabile paradiso, l'Uttara-Kuru, dimora degli dei e prima patria degli uomini.

Nell’antico Iran, nell'India e nell’Egitto, perdurava il ricordo di una prima età felicissima. L'Airyâna vaegiâh, che sorgeva sull'Hara-berezaiti degli iranici, fu un vero Paradiso terrestre, poi i suoi primi abitanti lo trasformarono in un buio e gelido deserto da cui i superstiti fuggirono per raggiungere altri luoghi più ospitali della Terra.

La tradizione dell’antico druidismo dei Nativi europei indicava il continente antartico, oggi ricoperto dai ghiacci, la terra che ospitò l’antico Eden. In epoche posteriori ancora le Società Iniziatiche del medioevo europeo tramandavano questa conoscenza ben custodita e riservata agli iniziati delle varie corporazioni mestiere. Lo testimoniano affreschi e documenti che sono sopravvissuti sino alla nostra epoca.

Anche la Chiesa medievale dibatteva, tra i suoi massimi esponenti, sul luogo del “Paradiso terrestre” intravedendo che solamente nell’inesplorato emisfero sud della Terra avrebbe potuto essere celato agli uomini che ne erano stati scacciati.

Dante Alighieri ci ha lasciato una testimonianza postuma di questa convinzione citando tra i sonetti della Divina Commedia le stelle della costellazione della “Croce del Sud” poste al di sopra dell’isola sulla quale comparvero i “primi”, ovvero i progenitori dell’umanità.


Un antico luogo megalitico delle popolazioni aborigene australiane
Un antico luogo megalitico delle popolazioni aborigene australiane

L’Eden delle tradizioni aborigene

A distanza di migliaia di chilometri, agli antipodi dell’Europa, anche le Società Iniziatiche tribali degli Aborigeni australiani, a quanto è dato di sapere, custodivano tale conoscenza e ancora oggi nella cultura aborigena riflettono l'eco della tradizione dell'antico Eden, operando in segreto per resistere al tentativo di censura culturale perpetrata dai colonizzatori europei.

E oggi queste Società Iniziatiche rimangono più vitali che mai conservando gelosamente antichi segreti che non devono giungere a conoscenza dei conquistatori della loro terra.

L'iconografia ammaestrata dello status quo mostra l'Australia come un continente abbandonato e abitato da pochi aborigeni ignoranti. Una terra che andava giustamente colonizzata da parte degli europei che portavano perlomeno un po’ di civiltà.

Questa iconografia nasconde che all'arrivo dei colonizzatori esisteva al contrario una società aborigena ben organizzata e socialmente sviluppata che i pochi sopravvissuti testimoniano ancora attraverso i loro ricordi.

Ma l'iconografia dello status quo nasconde ben altro.

La storia dei popoli aborigeni è antica e racchiude eventi importanti per tutta l’umanità.

Come per il continente europeo anche su quello australiano si ergono monumenti megalitici di ogni genere. Se ne trovano dappertutto. Alcuni di questi sono talmente imponenti che risulta difficile immaginare come siano stati eretti.

Ma la cultura dei colonizzatori, come in Europa del resto, non lascia spazio a questa realtà archeologica e se ne conosce ben poco. Addirittura sul suolo della stessa Australia.

A Whoomera, per fare un esempio, esiste un grande complesso megalitico descritto dai pochi testimoni simile al grande cromlech di Stonehenge.

Tuttavia oggi il sito non è più accessibile poiché negli anni '50 il governo australiano lo utilizzò per fare esplodere le sue testate nucleari e l'ambiente è ancora altamente radioattivo.

Ma il megalitismo non è una realtà disgiunta dalla storia e dalla cultura aborigena.

Un cerchio di pietre, simile a quelli dei Nativi europei, considerato sacro dagli Aborigeni australiani
Un cerchio di pietre, simile a quelli dei Nativi europei, considerato sacro dagli Aborigeni australiani

Ancora oggi i megaliti sono al centro della spiritualità degli aborigeni, come del resto per gli altri Popoli naturali del pianeta, e alcuni siti rappresentano dei luoghi sacri molto importanti per la loro identità.


Gli dei del Tempo del Sogno

Come per i Nativi europei anche i popoli aborigeni dell’Australia trattengono tradizioni antiche che ricordano eventi accaduti all’alba dei tempi e che hanno inciso sulla storia dell’umanità.

Gli aborigeni ricordano l’era dell’Alcheringa come un tempo in cui è esistito l’Eden narrato dalla Bibbia e la “Terra di Mezzo” delle tradizioni europee, in cui si sarebbero manifestati grandi segni nel cielo e gli uomini avrebbero convissuto con i loro creatori senza conoscere la morte e le malattie, uniti alla segreta natura del cosmo.

I missionari e gli antropologi occidentali hanno tradotto l’Alcheringa con il nome di “Tempo del Sogno” o “Dreamtime” per indicare un’epoca di cui sono rimaste favole ingenue e senza alcun significato reale.

Ignorando che invece tutte le leggende riferite al “Dreamtime” in realtà riportavano in maniera simbolica precisi eventi del passato della storia dell’umanità di cui gli aborigeni si considerano ancora oggi i detentori. Parafrasando la stessa convinzione di Platone che afferma che solamente i miti possono sopravvivere attraverso i millenni e gli inevitabili mutamenti traumatici del pianeta per trasmettere antiche conoscenze che affidate ad altri mezzi andrebbero irrimediabilmente perdute.

Nelle narrazioni del “Dreamtime” si evince l’arrivo dal cielo di “Baiame” e dei “Signori della Fiamma”, ravvisabili negli Elohim biblici e nel mito europeo di Fetonte e del Graal e nella figura mitica del dio africano Njambè, che crearono i primi esseri viventi e che concessero la conoscenza agli uomini del tempo. Creature divine che modellarono la superficie della Terra per creare un ambiente favorevole che potesse ospitare i primi viventi. Un vero e proprio Eden nella chiave del simbolismo aborigeno.

La costellazione della Croce del Sud che sovrasta il continente antartico, considerata da più tradizioni come la  sede dell’antico Eden perduto
La costellazione della “Croce del Sud” che sovrasta il continente antartico, considerata da più tradizioni come la sede dell’antico Eden perduto

Oggi il “Dreamtime”, come accade per la tradizione dello sciamanesimo druidico dei nativi europei, rappresenta una dimensione spirituale che unisce in un cerchio sacro gli iniziati della cultura aborigena. Il “Dreamtime” rappresenta quindi qualcosa di ben concreto, una vera e propria Società Iniziatica che possiede un cuore antico in grado di condividere gli antichi eventi con la storia dei popoli e degli individui. Una dimensione che è manifesta, ma che tuttavia risulta segreta e impenetrabile semplicemente a chi non è in grado di comprenderla.

All’arrivo dei colonizzatori europei sul continente australiano, che presero a schiavizzare e convertire crudelmente al cristianesimo la cultura aborigena, gran parte degli aborigeni si nascosero e presero rifugio nel “Dreamtime” garantendo così la continuità della loro identità e dell’antica Tradizione.

Ancora oggi nella cultura aborigena domina il simbolismo della “ruota forata” che ha caratterizzato i miti di Fetonte e di Njambé.


Il mito dei Fratelli segreti della Tribù nascosta

Una leggenda aborigena riguarda la “tribù segreta”, conosciuta anche come la “tribù scomparsa” o con il nome attribuito di “Fratelli segreti”. Una tribù nata all’origine dei tempi, nell’era dell’Alcheringa e che sarebbe la capostipite di tutte le altre tribù del continente australiano.

Questa tribù si nasconderebbe, dopo l’arrivo in Australia dei colonizzatori occidentali, in una città sotterranea nel continente antartico, la dove la Chiesa e le Società iniziatiche medievali avevano collocato l’antico Eden. In questo modo essa riuscirebbe a custodire gli antichi segreti del popolo degli aborigeni australiani e garantire il loro ritorno alla libertà.

Secondo le tradizioni aborigene questa tribù sarebbe costituita da aborigeni e da creature rettili dagli sgargianti piumaggi con cui conviverebbero.

I membri di questa tribù parlerebbero una lingua segreta che impedirebbe che la loro esistenza venga scoperta dai colonizzatori invasori e praticherebbero riti legati al mito del serpente piumato o arcobaleno. Gli ingressi per raggiungere la città subantartica sarebbero mantenuti segreti e custoditi da pochi iniziati.

La leggenda sembrerebbe confermare le tradizioni druidiche, che affermano come sotto i ghiacci dell'Antartide esisterebbero ancora oggi i superstiti della catastrofe ambientale che distrusse l’antico Eden e costrinse i progenitori dell'umanità a disperdersi sul pianeta lasciando nella Terra ancestrale le due specie che avevano convissuto nel “Paradiso terrestre”, ovvero gli umani e i sauroidi.

In merito a questo mito aborigeno si possono ricordare le teorie di John Rhodes, un criptozoologo americano, a proposito dell'esistenza dei cosiddetti “rettiliani”. Le sue teorie prevedono che, dalla caduta dell'asteroide di 50 milioni di anni fa, siano sopravvissute creature sauroidi e che queste si siano evolute nel tempo come hanno fatto le specie mammifere che convivevano nello stesso periodo geologico.

La costellazione della Croce del Sud in un dipinto aborigeno. Per i Nativi australiani la costellazione rivestiva un carattere sacro e era messa in relazione all’origine dell’umanità. Persino Dante Alighieri la cita nella Divina Commedia come il segno che indica l’isola dove anticamente esisteva il Paradiso Terrestre
La costellazione della “Croce del Sud” in un dipinto aborigeno. Per i Nativi australiani la costellazione rivestiva un carattere sacro e era messa in relazione all’origine dell’umanità. Persino Dante Alighieri la cita nella Divina Commedia come il segno che indica l’isola dove anticamente esisteva il Paradiso Terrestre

Oggi parte di questi rettiliani vivrebbe sotto la superficie della Terra, in città e in villaggi in grandi caverne sotterranee. Luoghi situati in regioni selvagge e inesplorate del pianeta e in alcuni grandi parchi protetti di stato, sia negli USA che negli altri paesi.

Una ipotesi che sembra trovare conferma nella mitologia greca di Ofione, la creatura in sembianze di serpente che dopo aver dato vita all'umanità, si sarebbe ritirata a vivere in caverne sotterranee segrete poste nel cuore della Terra.

A questa tesi si possono associare poi alcune leggende degli Aborigeni australiani. Una di queste, relativa al Bunyip Park nello stato del Victoria in Australia, riguarda l’esistenza del grande drago “Bunyip” e di altre creature rettili che vi abiterebbero.

Creature quasi divinizzate che durante l’arrivo dei colonizzatori europei li avrebbero indotti con la loro presenza a non creare insediamenti in quest’area rimasta in effetti da allora disabitata tanto da essere destinata esclusivamente all’uso di Parco nazionale.

Alla figura del Bunyip viene associata la figura del serpente gigante Meendie che viveva in un pozzo vicino a Bunkara-bunnal, o Puckapunyal, nell’attuale stato di Victoria. Gli attributi del Bunyip sono quelli del serpente arcobaleno, una delle creature totemiche riferite alle acque che si manifestarono proprio all’inizio dei tempi ricordato nell’Alcheringa. Conosciuto come un protettore benevolo delle proprie genti e come un feroce giudice di chi vìola le leggi.

Nel folklore aborigeno il Bunyip, definito anche come uno degli “Antichi”, appare di solito come una creatura grande quanto un vitello o un piccolo ippopotamo, spesso dotata di pinne al posto delle zampe, con muso alle volte canino. Può essere coperto da una folta pelliccia o dotato di piume e nella maggioranza dei casi si riscontra la presenza di una coda da cavallo. Talvolta è stato descritto anche come un enorme serpente acquatico lanuginoso.

Questa creatura varia le sue sembianze a seconda della regione australiana presa in esame. Sembrano comunque esserci due precise e distinte categorie di questa creatura, identificabili in base alla lunghezza del collo che in un caso è straordinariamente lungo e serpentiforme.

Una delle sue caratteristiche sarebbe quella che si mostrerebbe esclusivamente di notte, emettendo un grido molto forte e acuto, in grado di terrorizzare e paralizzare animali e uomini.

La ruota forata degli Aborigeni australiani. Ricorda quella d’oro lasciata da Fetonte in dono all’umanità che conteneva un bagaglio di conoscenze storiche e filosofiche
La “ruota forata“ degli Aborigeni australiani. Ricorda quella d’oro lasciata da Fetonte in dono all’umanità che conteneva un bagaglio di conoscenze storiche e filosofiche

In genere questa creatura ora si limita a difendere il proprio territorio.

In merito alla leggenda del “Bunyip” c’è la testimonianza diretta dei membri del gruppo musicale del LabGraal che durante la loro tournee in Australia si persero di notte proprio all’interno del “Bunyip Park” ed ebbero l’occasione di vedere “qualcosa”, in un masso e in una collinetta, che li seguiva a distanza emettendo terribili grida e che potrebbe essere stata verosimilmente una di queste creature, rimanendo peraltro coinvolti, sempre nella foresta del parco, in alcuni fatti inspiegabili.


Il simbolismo aborigeno della “Croce del Sud”

Gli aborigeni hanno una approfondita conoscenza del cielo notturno. Come già per gli antichi celti non usavano le stelle solamente per orientarsi, ma le associavano soprattutto ad una sorta di mappatura cosmologica che univa il territorio al cielo.

Per una parte il sorgere di determinate stelle, come accadeva in Europa per le Pleiadi, indicava l’inizio della semina e del raccolto di specifiche specie vegetali, o l’avviso del cambio delle stagioni.

Per altra parte la geografia celeste mostrava, come quella terrestre, eventi dell’epoca del “Tempo del Sogno” in cui le costellazioni mostravano in sequenza una loro narrazione che era stata lasciata in cielo dagli Spiriti Ancestrali perché il popolo aborigeno non dimenticasse mai la propria tradizione.

Una delle costellazioni che riveste particolare attenzione è quella della “Croce del Sud”. Un elemento celeste in comune con molti altri popoli dell’emisfero australe sia per le varie simbologie che le vengono attribuite e sia perché caratterizza approssimativamente la posizione del Polo Sud.

I resti del grande complesso megalitico del sito di Woomera. Negli anni 50 venne utilizzato per fare i test nucleari e oggi il luogo è ancora completamente radioattivo.
I resti del grande complesso megalitico del sito di Woomera. Negli anni 50 venne utilizzato per fare i test nucleari e oggi il luogo è ancora completamente radioattivo

È composta da cinque stelle, quattro delle quali molto luminose, e una, invece, molto debole e come accade per la ricerca del Nord nell’emisfero boreale occorre seguire un certo tracciato per trovare l’equivalente della “stella polare”.

Le leggende aborigene riferite alla costellazione della Croce del Sud sono molte e suggestive. Una di queste che riporta la costellazione al simbolismo della santità della vita degli animali e dell'avvento della morte nel mondo sembra riecheggiare la narrazione biblica della creazione dei capostipiti dell’umanità e della loro avventura nell’Eden primordiale.

Una leggenda che non mostra alcuna contaminazione culturale da parte del cristianesimo essendo parte del bagaglio tradizionale di aborigeni ben lontani dalla sua influenza. Ma che rivela l’esistenza di un bagaglio tradizionale che è inevitabilmente comune a tutte le culture dei Popoli naturali.

Il mito parte dalla figura di Baiame, forse la divinità più importante in assoluto presso le comunità degli Aborigeni australiani oggi del sud est dell’Australia.

Il dio, come nella narrazione druidica di Fetonte o in quella degli Elohim biblici, anticamente scese dal cielo sulla terra dove iniziò a modellare l’ambiente creando fiumi, montagne e foreste.

A lui vengono attribuiti le leggi ancestrali degli aborigeni, i loro canti, la loro tradizione e la loro cultura. Lui stesso costruì un primo luogo sacro, forse il cerchio di pietre di Fetonte, dove istruì i primi iniziati che oggi viene denominato come “bora” e spesso assume l’aspetto di due cerchi di pietre.

La leggenda in questione narra di come all’origine dei tempi Baiame creò la Terra. All’inizio diede vita ai vegetali e quindi agli animali. Terminato il suo lavoro creò due uomini e una donna e li pose in una terra rigogliosa di vegetazione e di fiumi in cui potessero vivere felici.

Questa precisazione di aver creato tre creature e non solamente i due capostipiti dell’umanità riporta alla narrazione biblica dove si evince che in effetti Adamo ed Eva non erano soli ad abitare l’Eden, ma che con loro c’era anche l’altra creatura in forma di “serpente”, si potrebbe dire di forma sauroide, che poi sarebbe divenuta l’iniziatrice dell’umanità, ma condannata dal Dio biblico per questo a “strisciare per terra” da quel momento in poi.

Create le tre creature, Baiame insegnò loro che dovevano cibarsi solamente di piante indicando quali di esse potevano utilizzare, vietando in modo assoluto di uccidere e di cibarsi degli animali che dimoravano in quel luogo.

Nella narrazione druidica viene tramandato che ad un certo punto l’Eden venne sconvolto da una grande nevicata che continuò per molto tempo coprendo come un “mare di latte” ogni cosa, rendendo impossibile ogni forma di vita, tanto che i nostri progenitori dovettero abbandonare l’“Antica Terra Imperitura” per cercare altri luoghi più ospitali.

Nella narrazione della leggenda aborigena viene detto che ad un certo punto si manifestò una grande siccità che portò alla scomparsa di tutte le piante e che le tre creature umane si trovarono in difficoltà per sopravvivere.

Fu allora che la donna iniziò a cercare di convincere i due uomini a uccidere gli animali per usarli come cibo. Uno dei due uomini, come l’Adamo biblico, si lasciò convincere dalla donna è uccise un canguro quindi invitò i suoi compagni a cibarsene insieme a lui.

La donna accettò, ma l’altro uomo, in osservanza alle disposizioni date da Baiame, si rifiutò di mangiare la creatura che aveva la protezione del dio che li aveva creati e li abbandonò al loro destino di disubbidienti alla volontà divina.

Le tradizioni degli Aborigeni australiani e quelle del druidismo europeo collocano l’antico Eden sul continente antartico. Oggi appare ricoperto di ghiacci che hanno sepolto sotto una coltre di tre-quattro chilometri intere catene montuose e laghi di varie dimensioni. Sul continente sono stati rinvenuti i resti fossili di grandi foreste.
Le tradizioni degli Aborigeni australiani e quelle del druidismo europeo collocano l’antico Eden sul continente antartico. Oggi appare ricoperto di ghiacci che hanno sepolto sotto una coltre di tre-quattro chilometri intere catene montuose e laghi di varie dimensioni. Sul continente sono stati rinvenuti i resti fossili di grandi foreste

Solo, nel deserto, quest'uomo dopo un lungo cammino si sedette esausto ai piedi di un albero della gomma. Ma Yowi, lo spirito della morte, lo attirò all'interno dell'albero, disturbando due cacatua bianchi che stavano covando.

In seguito l'intero albero si levò in cielo per divenire la costellazione della Croce del Sud. Ancora oggi gli aborigeni vedono nelle quattro stelle brillanti gli occhi dell'uomo che rispettò il volere divino di Baiame e quelli di Yowi.

È interessante ricordare, sempre per citare l’antico legame che doveva unire culturalmente i Popoli naturali, come i Boscimani africani vedano nella Croce del Sud, vista anche alla loro latitudine, l'Albero della Vita, dando a questo lo stesso valore che l’antico druidismo dava all’equivalente dell’Yggdrasil.


Il mito del ritorno alla “Terra Ancestrale”

Nello stato del Victoria, nel sud-est dell’Australia, gli aborigeni usano la pratica simbolica del cosiddetto “palo del ritorno”. Un palo piantato nel terreno che viene inclinato verso la direzione della terra da cui si è partiti per un lungo viaggio che ha portato ad altri luoghi lontani e che indica il luogo verso cui ritornare come simbolo di affetti e della propria terra lasciata temporaneamente.

Una consuetudine praticata dai gruppi di aborigeni che si allontanano dai loro luoghi natii per seguire i lunghi percorsi che li portano all’interno dell’Australia per i più disparati motivi.

Si osserva tuttavia la particolare consuetudine degli aborigeni che porta a realizzare nei loro luoghi abitati da sempre, quindi senza un apparente motivo di ritorno verso chissà quale luogo, dei cerchi di piccole pietre al centro dei quali è posizionato un palo inclinato.

La sua inclinazione si sporge verso l’estremo sud, verso quella che gli sciamani aborigeni chiamano la “terra degli Antenati” da cui un giorno giunsero per abitare il continente australiano e che nei loro riti e nei loro cuori non hanno mai dimenticato.

Di notte si vede come il palo sia inequivocabilmente piegato nella direzione della “Croce del Sud”, verso la terra ancestrale da cui proviene tutta l’umanità.


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