Indigenous Peoples

Nativi Americani: la riconciliazione è davvero possibile?

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27 Novembre 2014
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Chief Wilton Littlechild è Capo del Consiglio Tribale della Nazione Cree del Canada e Commissario del Truth and Reconciliation of Canada alle Nazioni Unite

Colloquio con Chief Wilton Littlechild, Commissario alle Nazioni Unite per “Truth and Reconciliation of Canada”


Chief Wilton Littlechild è Capo del Consiglio Tribale della Nazione Cree del Canada. È avvocato ed è stato membro del Parlamento canadese dal 1988 al 1993. È anche un atleta di successo con più di 50 vittorie provinciali, regionali e nazionali nel campo dell’atletica. Il suo impegno principale è la lotta per i diritti dei Popoli indigeni di tutto il mondo. Alle Nazioni Unite riveste un ruolo di primo piano nell’ambito delle questioni indigene partecipando attivamente al Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra in qualità di Commissario del Truth and Reconciliation of Canada e come rappresentante del Nord America nel Permanent Forum on Indigenous Issue di New York.

La sua vita è stata segnata dalle discriminazioni, come lui stesso ha raccontato. È stato portato via alla sua famiglia quando aveva appena due settimane e mezzo di vita, così come è successo a intere genarazioni di Nativi Americani.

Ma questo passato è stato anche la molla che lo ha spinto a reagire e a dedicare la sua vita alla lotta per i diritti dei Popoli indigeni. Riveste il suo ruolo come rappresentante degli Indigenous People alle Nazioni Unite con molta umiltà e saggezza e mette a disposizione la sua esperienza lavorando ad un delicato processo di riconciliazione con i suoi stessi oppressori.

I riconoscimenti e le onorificenze che ha ricevuto non si contano più. Nei giorni scorsi è stato insignito dell’ “Alberta Orders of Excellence”, il più prestigioso titolo onorifico della provincia canadese, per il suo contributo al benessere della società.

I nostri incontri annuali alle Nazioni Unite di Ginevra e all’ONU di New York nei Forum dedicati ai Popoli Indigeni, di cui lui stesso ha ricoperto per anni il ruolo di Presidente, sono sempre occasione di confronto in cui Chief Wilton Littlechild ci arricchisce con la sua lezione di vita. Una dimostrazione della possibilità di superare i conflitti personali per vivere armonicamente, in pace con se stessi e con gli altri.


Come Commissario della “Truth and Reconciliation” (Verità e Riconciliazione), pensi che sia veramente possibile una riconciliazione?


Rosalba Nattero intervista Chief Wilton Littlechild all’ONU di Ginevra

“Devo” crederci, per il lavoro che svolgo e per il male che è stato fatto. Negli ultimi cinque anni, da quando ho cominciato il lavoro nella Commissione, ci sono stati ottimi segni di riconciliazione, e sta avvenendo una buona guarigione nelle comunità, e questo è incoraggiante. Mi incoraggia a continuare a lavorare alla difficile sfida della riconciliazione, perchè a volte non è chiaro cosa significhi. Dobbiamo cominciare da una prospettiva individuale e poi, da lì, andare verso l'esterno. Si tratta di una sfida complicata, ma allo stesso tempo sono incoraggiato da quello che ho visto accadere nelle comunità.


Non pensi che ci sia il rischio che “riconciliazione” significhi “assimilazione” nella società maggioritaria e nelle religioni storiche?

Veramente credo che sia l'opposto. Quando chiediamo alle persone “Che cosa hai perso? Cosa è andato perso in quest'esperienza?” Molte volte fanno riferimento alla cultura, alla lingua, all'autostima e all'orgoglio come Popoli indigeni. La riconciliazione porta a focalizzare queste cose, incoraggiando le persone a reimparare la lingua che hanno perso, a reimparare le esperienze delle cerimonie sacre, perchè questo permette di riconquistare l'orgoglio nell'individuo.

Questo rafforza l'aspetto individuale dell'elemento spirituale, l'elemento cerimoniale, l'elemento sacro, e anche l'identità di se stessi. E se hai questa forza, allora non verrai assimilato. Quindi io penso che sia l'opposto, penso che ci incoraggi a tornare alle nostre tradizioni e alla nostra cultura.


Nel mondo della società maggioritaria, l'umanità è malata, il pianeta è malato. Forse l'unica speranza per l'umanità è proprio nei Popoli indigeni che vivono in armonia e in contatto con Madre Terra. Lo pensi anche tu?

Abbiamo i nostri leader tradizionali e gli Elders che hanno una conoscenza tradizionale riguardo a come prendersi cura di Madre Terra, la connessione con l'ambiente, e specialmente con la Terra. Come parte del nostro lavoro abbiamo imparato, ad esempio, che se vuoi riconciliarti vai nei boschi, vai al fiume.


Chief Wilton Littlechild è stato insignito lo scorso ottobre dell’ “Alberta Orders of Excellence”, il più prestigioso titolo onorifico della provincia canadese, per il suo contributo al benessere della società

Vai al fiume e parla con gli alberi, parla con il fiume. Ma come loro dicono, la parte più importante è: ascolta quello che dicono gli alberi. Ascolta quello che dice il fiume, ascolta il vento e l'aria. Abbiamo questi nostri detentori della conoscenza tradizionale, che hanno modo di consigliarci, o di informarci su come proteggere Madre Terra. Credo che accedere a quella conoscenza ora sia di fondamentale importanza, perchè stiamo cominciando a perdere i custodi della conoscenza. Penso sia importante l'esperienza che abbiamo avuto cercando la verità su quel che è accaduto, su come riprenderci, e come riconciliarci insieme, così da far crescere relazioni di mutuo rispetto. Penso sia fondamentale utilizzare la conoscenza tradizionale tramite i custodi della conoscenza. Credo che sia un'opportunità fondamentale, ma dobbiamo agire subito.


Nel processo di riconciliazione credo che sia importante tener conto dell’effetto della Discovery Doctrine. La Discovery Doctrine ha grandi responsabilità riguardo ai giovani indigeni, agli abusi e alla stolen generation.

Ti ringrazio per questa osservazione molto importante. Al Permanent Forum on Indigenous Issues di New York, quando era sotto esame la Discovery Doctrine, feci una Declaration sottolineando che la politica delle “scuole residenziali” ha origine dalla Discovery Doctrine. Lo scopo della politica delle cosiddette “scuole residenziali” era di “cristianizzare” e di “civilizzare” i bambini e i giovani indigeni. Il Canada aveva una politica dichiarata, quella di uccidere l’Indiano nel bambino. Questa era la linea politica ufficiale.

Seguiva un’assimilazione regolamentata: i genitori non avevano scelta in questa materia. Quindi la norma era che i bambini venivano portati via dai genitori e messi in scuole residenziali. 150mila bambini furono presi e messi in più di 130 scuole in tutto il Canada. Quindi la domanda che sorge spontanea è: quando fai questo, cosa succede ai bambini, quando li porti via dai genitori? Cosa succede ai bambini quando li porti lontano dai genitori a sei anni e li metti dentro una scuola senza che abbiano la possibilità di andare a casa?


Chief Wilton Littlechild, qui con Rosalba Nattero, indossa un manto rituale che gli è stato donato mentre ricopriva il ruolo di Presidente dell’Expert Mechanism on the Rights of Indigenous People all’ONU di Ginevra

Questa è la Discovery Doctrine, c’è un collegamento diretto con quella dottrina. Al Permanent Forum di New York ho presentato uno studio proprio su questo tema, che è agli atti. Quindi sì, la responsabilità c’è senza dubbio. Quando gli veniva chiesto “Perché lo fate?” la risposta era “non sono cristiani, sono pagani, dobbiamo cristianizzarli. Per poterli cristianizzare e civilizzare, dobbiamo tenere i loro bambini lontani dalle famiglie. E per educarli e civilizzarli li metteremo nelle scuole residenziali.


Ma la Discovery Doctrine è ancora in essere! Forse i Popoli Indigeni dovrebbero chiedere alla Chiesa di porre fine a questa famigerata bolla papale. Per il processo di guarigione e di riconciliazione questo punto è importante.

Sì lo è. In Canada abbiamo avuto le scuse della Chiesa Unita del Canada, perché erano loro a dirigere le scuole protestanti, la Chiesa Anglicana si è scusata, la Chiesa Presbiteriana si è scusata. Quella difficile, sfortunatamente, che dirigeva il 70% delle scuole residenziali, è la Chiesa Cattolica. Il Papa ha espresso dispiacere per quello che è successo, sostenendo che non sarebbe mai dovuto succedere e che dovremmo andare oltre. Ma il problema è che molti dei sopravvissuti vogliono sentire le parole “Mi dispiace. Per quello che ti è successo, mi dispiace per quello che vi abbiamo fatto. Mi dispiace”. Ma questo il Papa non l’ha detto, ha solo espresso dispiacere per ciò che è accaduto. Quindi l’incontro con le vittime di abusi su minori in Vaticano con il Papa è stato veramente significativo, e credo che apra le porte con il nuovo Papa. Dovrebbe venire dai sopravvissuti delle scuole residenziali ed esprimere delle scuse e dire che quelle sono scuse. Non un’espressione di dispiacere da parte di terzi. È inoltre importante sentire delle scuse perchè dà la possibilità di perdonare, e una volta che hai perdonato, allora puoi dimenticare.


Come avviene effettivamente il processo di riconciliazione?

La riconciliazione avviene prima di tutto con se stessi. Gli Anziani, ad esempio, hanno detto: “Devi riconciliarti con il creatore, o Dio, o il creatore della conoscenza, con uno spirito più alto. Ti riconcilierai con te stesso, con il tuo passato.” Sono riuscito ad essere a mio agio con la rabbia, dopo una terapia molto intensiva. Mi è stato fatto notare che ero un uomo molto arrabbiato.


Chief Wilton Littlechild al Permanent Forum on Indigenous Issues delle Nazioni Unite di New York

Non volevo accettarlo, allora sono stato guidato a tornare alla mia infanzia, a quando sono stato portato via. Così ho chiesto alla gente del mio popolo, e mi hanno detto che avevo due settimane e mezzo quando mi hanno portato via dalla mia famiglia. È stato uno scoglio molto duro per me, tornare indietro e provare a pensare a quanto devo aver pianto, quando avevo due settimane e mezzo.


I popoli indigeni sono molto diversi tra loro ma hanno qualcosa in comune. Credo che sia una visione spirituale comune.

Sì, credo che questo sia l'argomento comune che ci unisce tutti, l'aspetto spirituale del nostro stile di vita. E non importa quale lingua parli, a quale clan appartieni, quali cerimonie svolgi; l'elemento comune a tutti i popoli indigeni – e direi, spingendomi ancora oltre, a tutta l'umanità – è l'aspetto spirituale. Ma anche in questo caso, dobbiamo tornare agli elementi spirituali, non possiamo abbandonarli, non possiamo scambiarli con qualcos'altro, quindi dobbiamo fare affidamento ai custodi della conoscenza tradizionale, per le nostre cerimonie sacre, ad esempio. La spiritualità dei Popoli indigeni è comune, e ho visto che nel corso degli anni questa unione spirituale è cresciuta proprio qui alle Nazioni Unite. In una delle sessioni, quando ho chiesto al presidente se potevamo recitare una preghiera, un'invocazione, un ringraziamento, mi fu detto “Non facciamo queste cose alle Nazioni Unite”. Ma ora, come abbiamo visto, è stata inclusa una cerimonia di chiusura con un elemento spirituale, in modo da aiutarci a tenere vivo quest'elemento, ma ci aiuta anche a condividerlo con altre culture, con cui abbiamo proprio questo in comune. Nelle cerimonie non importa quali lingue si parlino, il legame spirituale è lo stesso.


www.rosalbanattero.net


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Intervista a Chief Wilton Littlechild

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