Il blog di Roberto Cazzolla Gatti

Sperimentazione animale: la banalità del male

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22 Gennaio 2015
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È passato un anno da quando una mia lettera in risposta alla provocazione di Caterina Simonsen, paziente affetta da una patologia rara che aveva sostenuto - senza alcuna cognizione di causa ed evidenza scientifica - l’utilità della sperimentazione sugli animali per lei e i casi come i suoi, ha creato un tale clamore e dibattito da garantirmi – parallelamente al sostegno generalizzato dei lettori e delle associazioni - una “prestigiosa citazione” in alcuni blog di gruppi favorevoli alla sperimentazione sugli animali.

La mia lettera può essere letta qui.

Vorrei iniziare il nuovo anno con la schiettezza e l’onestà intellettuale che mi hanno sempre contraddistinto, rivolgendo alcuni pensieri ai difensori della ricerca scientifica con l’uso di animali-cavia.

Tra i tanti blog dove le parole scorrono a vanvera e l’educazione è un optional, figura il sito “In Difesa della Sperimentazione Animale - Resistenza Razionale” che mi ha dedicato un’intera pagina commentata e citata da un altro esempio di quanto internet possa dar voce proprio a tutti: “La Voce Idealista”.

I nomi e il contenuto dei due blog si commentano da soli, ma la forzata e non richiesta citazione del mio nome all’interno dei due salottini del bon ton merita alcune osservazioni.

Innanzitutto, vorrei partire dall’epistemologia: “Resistenza Razionale” e “Voce Idealista”. Non c’è bisogno di sottolineare che un gruppo di persone che discutono di scienza (o almeno dovrebbero) e che invocano resistenza o idealismi stanno, in realtà, adottando tipiche strategie da tifo da stadio e da patriottismo totalitario, un mix che andrebbe bene (e non troppo, direi) se stessimo parlando di curva nord o curva sud, di socialismo o fascismo, ma non certo di scienze biomediche.

Parafrasando Hannah Arend ne “La banalità del male”: il guaio è che uomini come loro ce ne sono tanti e che questi tanti non sono né perversi né sadici, bensì sono terribilmente normali.

Sul sito “In difesa della sperimentazione animale” viene citata la mia lettera e in maniera diffamatoria si dice che ho augurato alla paziente di morire solo per aver contestato la sua strenua e, altresì, ingenua (quanto sospettosamente strumentale) “difesa della sperimentazione animale”. Tant’è che proprio la Simonsen ha pubblicato una “perla letteraria” a fine 2014, prontamente sostenuta dal solito giornalista opportunista di turno (in questo caso Massimo Gramellini della Stampa - che ritenevo, sbagliandomi probabilmente, persona più critica e non banale) che invita a “guardare la vita con gli occhi di Caterina”, a caratteri cubitali sulla fascetta rossa del capolavoro edito da Piemme.

Tornando al dunque, il blog prova a sostenere la sua “difesa razionale” della sperimentazione animale, ma finisce nel pressappochismo e nella demagogia. Scrive diffamando: «speriamo Caterina non lo legga [la mia lettera] o potrebbe quasi convincersi a suicidarsi in favore di ratti e cavie».

Alla mia richiesta di rimozione di questo tipo di affermazioni diffamatorie, che chiunque legga la mia lettera riscontra totalmente infondate, ho ricevuto soltanto silenzi ed e-mail minatorie.

Tra le tante, mi diverte citare quella di un certo Alessandro Demontis che, “sentendosi obbligato a dire la sua in qualità di Chimico” mi ha scritto: «Roberto, vedo che non hai ancora cancellato la parte del Talidomide come ti avevo chiesto per email. A questo punto mi vedo costretto a scrivere qui in pubblico. Se cancellerai il mio commento ti dedicherò una pagina nel mio sito».

Al simpatico affezionato lettore mi son sentito in dovere di rispondere quanto segue: «Sig. Demontis, ma non dica baggianate. Si sente di dover dire la sua in qualità di Chimico? Lei non è affatto un chimico! È un perito chimico - (un diplomato) che è cosa ben diversa - che ha frequentato l'ITIS di Sassari, una scuola media superiore d'indirizzo industriale. Lavora per una multinazionale chimica e petrolifera (e questo già dice tutto). E per questo si definisce Chimico e si permette di blaterare parole in libertà (allora chi si diploma alla scuola media superiore con indirizzo biologico è un biologo? Io ci ho messo altri 10 anni di studio, tra laurea, master e Ph.D. prima di permettermi, con umiltà e senza la presunzione che ha lei, di dire la mia nel mio campo). E lei si permette di darmi del tu, di dirmi "non hai ancora cancellato"? Ma per favore. Vedo che in lei l'unico aspetto elevato non è la sua preparazione da scuola media, ma la sua superbia e arroganza […]».

A quanto pare lo stesso sig. Demontis, millantato chimico, è colui che nella stessa pagina del blog a me dedicato ha commentato con lo pseudonimo alessandro (@alessandrodemo4) (che rimanda al suo sito personale pieno di esilaranti spunti di riflessione) definendomi, dall’alto dei suoi studi, “incompetente e in malafede”.

Ma non sono mancate anche lettere apparentemente più cordiali che sono poi sfociate nella solita “voce idealista”. Un certo Leonardo Murgiano mi invitava a consegnare a sua santità (ovvero, se stesso) un chiarimento personale in merito alle mie idee, con le seguenti affabili parole: «A Cazzolla, sto ancora aspettando una risposta seria».

Non ho potuto resistere molto: «Signor Murgiano, mi ero ripromesso di non rispondere alle sue e-mail presuntuose e saccenti, scritte per altro in una lingua che non risponde alle regole della grammatica italiana. Ad ogni modo ho letto le sue ridicole affermazioni nei miei confronti, che le riporto integralmente: “Infine trovo risibile che venga citato come fonte attendibile Cazzolla Gatti, personaggio che si è espresso riguardo al caso Simonsen con un blogpost assolutamente esilarante! In cui si cita la Talidomide come un esempio dei fallimenti della SA (è il contrario, basta sentire il parere delle vittime) e si dichiara che ‘i maggiori progressi scientifici mondiali sono avvenuti nei campi di concentramento, sulle cavie ebree e nei gulag voluti da Stalin’ (si, anche io stentavo a credere ai miei occhi la prima volta che l’ho letto) e così via. Ho scritto al Cazzolla Gatti per esprimere le mie numerose perplessità, ma la risposta non conteneva rimandi ad alcuna fonte attendibile e, arrendendomi, l’ho ignorato. Il nostro C.G. sembra allergico agli articoli scientifici. In tutti i sensi, dato che non credo, personalmente, che abbia un curriculum adatto a commentare alcunché. Oltretutto l’autore dell’articolo mi dovrebbe spiegare perché un esperto di ecologia teorica sia la fonte più adatta da consultare riguardo la SA. Forse perché è uno dei pochi scienziati contro? Ottimo cherry-picking delle fonti. Complimenti.

Inoltre, se quanto dichiarato dal Cazzolla fosse vero, cioè che «gli studenti hanno possibilità di fare obiezione di coscienza all’utilizzo di test su animali ma spesso sono osteggiati» sarebbe una faccenda un po’ grave. Spero che il Cazzolla abbia prove per supportare le sue affermazioni (anche se, a giudicare dalle sue precedenti dichiarazioni, non sembra che questo “addurre prove” sia un concetto molto chiaro per lui)”.

Saprà bene, nonostante le sue evidenti incertezze da madrelingua, che le parole “esilaranti”, “fonte attendibile”, “Il nostro C.G. sembra allergico agli articoli scientifici”, “non sembra che questo ‘addurre prove’ sia un concetto molto chiaro per lui”, etc. sono passibili di diffamazione e la invito pertanto a evitare ulteriori dichiarazioni in questo senso (che per altro vengono del tutto ignorate dagli organi di stampa), altrimenti mi sentirò costretto a sporgere denuncia nei suoi confronti.

La sua altezzosità è tale da credere di avere la risposta giusta per tutto. Mi scrive di essere un collega, ma lei è un biologo, un biotecnologo o altro? Da quanto mi risulta ha seguito un dottorato nel Dipartimento di Produzioni Animali (e questo già dice molto sul suo approccio al problema) all’Università della Tuscia. D’altronde mette in discussione la mia attendibilità in materia di sperimentazione animale, ma le vorrei sottolineare che il suo ruolo da Postdoc a Berna e le sue pubblicazioni non le consentono assolutamente di criticare chicchessia.

Poiché non ho tempo da perdere con lei, le sue invettive e i suoi amici che passano le loro giornate a riempire un sito di baggianate anti-animaliste, le rispondo con una riflessione simile a quella inviata a un suo ‘collega di stile’:

‘La sua mi sembra voglia di apparizione alla Paolini, con in più la presunzione e la saccenza di un opinionista di professione. Quello che proprio non si spiega è perché tutta questa rabbia e lotta da parte di chi sostiene la sperimentazione sugli animali. Si comprende che chi è contrario combatte affinché si arresti lo sfruttamento di esseri viventi che non possono difendersi e non hanno voce in capitolo contro l'arroganza e la presunzione umana, ma chi sostiene l'utilità degli esperimenti sugli animali perché si batte con le unghie e con i denti, con ferocia direi, per permettere che venga mantenuto lo stato delle cose, che si continuino ad ammazzare animali impropriamente e non mostra un benché minimo di apertura nei confronti dei metodi alternativi? Sa, lei si occupa di scienza (?), ma il problema è innanzitutto etico: non si fanno esperimenti sull'uomo così come si effettuano sugli altri animali semplicemente perché è ritenuto abominevole al giorno d'oggi. Eppure l'uomo è il modello sperimentale ideale per la ricerca biomedica delle patologie umane. Solo quando le persone che credono di avere la verità in tasca come lei e che insinuano, offendono, millantano credenziali, difendono un sistema che genera morte e dolore e nessuna cura reale per gli esseri umani, solo quando quelli come lei che si dimenano con tutte le loro forze nel tentativo di difendere qualcosa che non avrebbe alcun motivo di essere difesa se non la si sentisse minacciata per valide ragioni, solo quando l'uomo smetterà di illudersi di essere il fine ultimo della creazione, il senso della vita e di poter disporre della vita altrui a suo piacimento, sarà inconcepibile per un uomo nuovo che si uccida la vita per tentare di rallentare la morte.

Forse, tra qualche generazione quelli come lei saranno ricordati come gli pseudo-scienziati che nei campi di concentramento testavano terapie e farmaci, credendo che le loro cavie fossero insensibili esseri inferiori.

Intanto, se così si sente importante, continui a scrivere assurdità contro chi cerca con fatica, senza alcun interesse e con grandi difficoltà di evolvere l'etica umana verso la piena sensibilità nei confronti della vita. Magari, così, i suoi scritti, le sue comparsate e la sua pagina facebook finiranno nei cimeli del prossimo secolo con la dicitura "Oggetti appartenuti a uno degli pseudoscienziati che praticavano esperimenti sugli animali-non-umani. Risalenti al periodo post-nazismo-antropocentismo-scientismo, anno 2100 d.H (dopo Hitler)".

La invito ad astenersi dal formulare nuove calunnie e frasi diffamatorie, altrimenti nel suo laboratorio di Berna dove torce il collo ai topi vedrà recapitarsi una denuncia dal tribunale italiano».

Forse qualcuno si starà chiedendo perché ho aspettato un anno per scrivere e rendere pubblico tutto ciò. O perché, ancora, tiro in ballo una questione dimenticata (se non fosse per un libro che riporta l’autrice e il suo cane faccia a faccia in copertina).

Semplicemente perché il miglior augurio che possa farmi per il nuovo anno è di non incrociare nuovamente la mia strada con persone e blogger come quelli sopra citati, ma soprattutto perché spero che il 2015 porti un po’ di “voce razionale” (crasi dei due assurdi e ridicoli nomi dei siti pro-sperimentazione) a emergere in mare di parole pronunciate a caso da falsi esperti e mosse da burattinai che fanno del business sulla pelle non solo delle cavie degli esperimenti, ma sulla speranza di una vita migliore per chi sta male e che con la sperimentazione sui modelli animali potrà stare solo peggio. Qualunque cosa ne pensino periti chimici, opinionisti TV (si veda Cecchi Paone, concorrente del culturale programma l’“Isola dei famosi” e battuto in giochi di cultura generale da bambini di 10 anni nel trasmissione “Genius” di Mike Bongiorno) e chimici, dottorandi e dottorati, idealisti o resistenti, ricercatori di Telemort e scienziati della sofferenza.

Su tutto, la speranza è che parlandone, sempre e non solo quando la D’Urso deve riempire il suo salotto in TV di nefandezze, si possa presto giungere a un salto scientifico e morale che dia tregua a milioni di creature dimenticate e doni una reale possibilità a migliaia di malati umani.

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Commenti   

 
+1 #1 sabrinaweb 2015-05-03 06:12
L'uomo è il modello sperimentale ideale?
Ma proprio per niente! Anche solo perché un uomo vive 70-80 anni e la ricerca non può permettersi di aspettare decenni, soprattutto quando quello che si sta ricercando è la cura per qualche malattia
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