Il blog di Stefano Milla

Illusionismo

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12 Marzo 2014
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La magia intesa come illusione è l'essenza del cinema (secondo me).

Trasformare ciò che normalmente è poco più di un'aiuola in un accampamento notturno medievale dall'aria minacciosa per l'incombente battaglia è magia. Tre luci, una tenda, due assi di legno e qualche oggetto preso ai mercatini. Voilat!

Come insegnano i migliori illusionisti, il trucco è nel distrarre l'occhio e di conseguenza la mente. Se ciò su cui si concentra l'attenzione è abbastanza coinvolgente, la nostra mente non ha bisogno di altri stimoli, è totalmente appagata e concentrata in quell'unico dettaglio di un grande palco. A maggior ragione, l'occhio della macchina da presa vede esattamente ciò che vuole il regista. Non importa se appena fuori dall'inquadratura passa un tir o c'è un parcheggio e una schiera di curiosi. L'attenzione è nell'apertura della tenda, dalla quale in modo un po’ guardone, vediamo i nostri tre protagonisti decidere del loro futuro e di quello dei loro uomini. Discutono di cose importanti, fondamentali, da tenerti il fiato in sospeso. E alla mente basta questo per creare un mondo, un universo intero al di fuori di ciò che si vede di quella tenda.

Magia.

Basta fare uno, due passi indietro, per vedere i cavi per terra, le luci, il parcheggio, il mio team di irriducibili, compreso quello (che c'è sempre!) che si lamenta del cibo. E allora il rumore del traffico, i lampioni, il mondo così com’è spezza la magia, la soffia via in un batter d'occhio.

Per chi non la riconosce, sembriamo dei barboni che occupano un giardino pubblico, accampati malamente nella provvisorietà di un sogno.

Mai come ora questa fragilità rispecchia la mia situazione. Cerco di mantenere viva la magia svolgendo i miei compiti al meglio, con la lucidità e l'entusiasmo che devo trasmettere anche agli altri, ma se l'inquadratura si allargasse, rivelerebbe che attorno a me c'è una sensazione di smarrimento e di vuoto. Il mondo reale non è più una certezza e non mi offre più gli stimoli per alimentare il sogno. Anzi.

Arrivo stanco all'appartamento. Abbiamo girato ancora immagini strepitose e l'attore inglese appena arrivato è al di sopra delle aspettative. Purtroppo non riesco a gioire completamente del traguardo raggiunto. Guardo febbrilmente le e-mail. Nulla. Allora decido di chiedere apertamente che cosa stia succedendo. La scadenza per la risposta definitiva del Visto è dopodomani. Scrivo e invio. Penso al rombo delle onde, al profumo del sale, alle risate che si alzano dal luna park del pier. Adesso. A pochi isolati immagino un piccolo suono sul computer dell'avvocato che indica l'arrivo di posta. Mi risponde quasi subito, da un ufficio illuminato dai raggi del sole di Santa Monica. Non ci sono novità. Trattengo ancora il fiato. Evito a tutti i costi il soffio che potrebbe spazzare la magia.

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