Il blog di Stefano Milla

Effetto Notte

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09 Marzo 2014
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È un luogo comune riconosciuto ma è inevitabile: "Effetto Notte" di Truffaut concentra tutta l'essenza del cinema; dall'aspetto più tecnico a quello più creativo. È un capolavoro indiscusso, assoluto ed eterno. Nel descrivere il compito del regista, semplicemente afferma che è la persona che deve dare risposte.
L'alba è fredda ma tersa. Il castello di Fenis si staglia con la sua consueta fierezza e la leggera foschia che lo circonda lo rende parte dell'ambiente, come se non fosse opera dell'uomo ma di una mano superiore, la stessa che ha plasmato le montagne e le foreste. La stanza dell'hotel punta dritta sul castello. Guardo il grande prato in discesa che divide le prime mura dalla strada. È deserto, tranquillo e silenzioso. Penso: "È qui che sta per succedere". Perchè alla fine ci siamo arrivati. Ci si può preparare per giorni, settimane, mesi, ma quando arriva il giorno sembra di non sapere nulla, come prima di un esame importante. Cerco di respirare regolarmente, vado a fare colazione come se fosse un giorno normale, ripasso mentalmente lo schema che mi sono preparato per girare le inquadrature di oggi. So già che sarà difficile rispettarlo ma almeno devo tentare di mantenere salda una griglia immaginaria per poter gestire ciò che sta per accadere.
Non ho ancora nemmeno preso il primo sorso di caffé quando iniziano le prime ondate. Domande. Di ogni tipo e genere. È il drammatico problema dei film a basso, bassissimo costo. Ognuno deve svolgere almeno cinque, sei ruoli; così devo essere responsabile di quasi tutto: dalle bottiglie d'acqua che serviranno (dove andare a prenderle e dove posarle), a dove far parcheggiare le auto di tutti, a quanti panini far preparare e quando consegnarli, a dove far raggruppare chi, come, quando e dove, a restare abbastanza lucido da riuscire a girare quello che serve nel modo che serve, quindi ecco le altre domande: dove va il carrello? come lo portiamo? che ottica usiamo? serve l'audio? dopo questa dove ci si sposta? e così via.
Ma la vera confusione arriva quando esco dall'hotel e mi immergo tra le persone coinvolte nella ripresa. Non mi va di chiamarle "comparse". È un termine che spesso suona quasi come un elemento che a malapena appare nel film; queste sono persone che hanno accettato di partecipare, di impiegare il loro tempo e il loro entusiasmo, di dare il loro apporto al progetto di qualcun altro... E questo è proprio il problema. Vorrei poter rispondere a tutti, poter avere il tempo e la testa di ascoltare le idee, le proposte e i suggerimenti. Quanti sono arrivati? Cento? Sembrano mille. Ognuno inizia a chiedere. Va bene questo? Posso tenere gli stivali? Il cappuccio su o giù? Da che parte guardo? Mia moglie può partecipare? Da dove parto? In che direzione vado? Lo scudo lo tengo così? Non sarebbe meglio quest'altra tunica? A che ora si mangia?
La cosa più complicata è restare coerenti nel passare delle ore. Sarebbe disastroso contraddirmi. Così se a qualcuno dici di tenere il cappuccio abbassato, poi ti viene da dire: "ma perchè cavolo c'è quel cappuccio abbassato?!" ad alta voce, si apre una falla. Le mie risposte iniziano a non essere credibili e quel difficile e precario equilibrio si incrina. Allora bisogna trovare altre risposte: "Sì avevo detto di tenerlo abbassato ma questa è un'altra scena!". Ci si arrampica un po’ sugli specchi ma deve esserci una risposta; anche se sembra sbagliata. E deve essere rapida, immediata. L'indecisione sarebbe un'altra mazzata alla fiducia che tutti quanti stanno riponendo nelle "risposte".
Sono tutti fantastici. Malgrado per la maggior parte di tutti sia la prima esperienza del genere, sopportano bene le attese, il sole caldo, il poco cibo e gli spostamenti. I cavalli sono ingestibili, devo rinunciare a parte delle inquadrature che avevo previsto. Non ho tempo di pensare a come sistemare la cose in montaggio. Devo andare avanti; le ombre si allungano e non resta molto tempo. Lascio per ultime le immagini dove si deve correre, gridare, esultare. L'entusiasmo dà una carica incredibile e le mura del castello sono ora più vicine. Si ha davvero l'impressione di conquistarlo. Si ha l'impressione che tutto sia possibile. Questo week end abbiamo vinto noi.

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