Il blog di Stefano Milla

Somatizzazioni

Stampa E-mail
29 Gennaio 2014
|


Viaggio: Los Angeles-Parigi. A Parigi spendo un paio d'ore a litigare con tutti perchè non due persone di fila sono in grado di darmi la stessa informazione per farmi raggiungere il terminal del mio prossimo volo. L'aeroporto di Parigi è enorme e in continua espansione. Ogni volta le navette fanno un percorso diverso per spostare i passeggeri da un terminal all'altro ma oggi sembra che tutti stiano delirando. Arrivo appena in tempo al terminal per sapere che il volo è stato annullato. Altre ore di attesa. Poi Torino, veloce cambio di valigia, pizza di fiducia e dopo qualche ora un nuovo aereo per Roma, poi uno per Riga, poi in auto per delle ore. Arrivo alla destinazione del mio lavoro dopo quasi 40 ore di viaggio e un'escursione termica che va dai 28 gradi coi quali ho lasciato la California ai meno diciotto che trovo in Lettonia.

È logico, direte voi, accusare qualche contraccolpo. Ma il mal di gola si fa feroce dopo che all'alba guardo fuori dalla finestra del mio Hotel: abituato ad alberi verdi, prati smeraldo e montagne arrossate dal sole mi trovo improvvisamente in un mondo in bianco e nero, fatto di ruderi industriali, che hanno reso di cemento anche lo sguardo delle persone. E il freddo è senza speranza. Non percepisco lo stimolo pionieristico di quando alle stesse temperature guardavo le stelle oltre le cime di alberi millenari in Nevada. Solo freddo. Dopo il mal di gola un timpano mi inizia a pulsare, poi una debolezza infinita mi pervade e le ossa lanciano dolori di febbre e stanchezza. Normale dopo un balzo del genere, giusto? Non ne sono pienamente convinto. In pochi mesi sto rimbalzando da una parte all'altra dell'Oceano pensando finalmente di aver trovato un luogo da dove ricominciare, un luogo da chiamare finalmente casa. E ora l'ho lasciato non sapendo quando mi sarà possibile tornarci, per venire (non me ne vogliano i Lettoni!) in un luogo grigio, freddo e che non ispira un grande futuro...

Ma sono qui per un lavoro che mi tratterrà solo una settimana, poi tornerò in Italia per finire le riprese del mio film. In "Salvate il Soldato Ryan", Tom Hanks diceva: "Se tutto questo mi aiuta a tornare a casa, allora sono pronto a farlo." Bene. Tutto questo mi aiuta a tornare a casa. Allora facciamolo, malgrado tutti gli acciacchi dovuti al freddo o alle mie somatizzazioni.

|
 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su YouTube