Il blog di Gianni Castagneri

Lou biancoùn, la pietra protettiva

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15 Gennaio 2014
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Sui tetti delle case e delle baite più vecchie o su alcuni di quelli da poco ristrutturati si può notare una pietra candida posta sulla punta sommitale del colmo. Quello che a prima vista potrebbe soltanto sembrare un semplice vezzo estetico in un luogo dove i sassi non mancano, ha invece una funzione molto più antica perlopiù sconosciuta. Nel tentativo di indagare tra i più anziani su quale potesse essere il suo significato, mi fu risposto che “lou biancoùn” serviva come difesa dai fulmini. Funzione sicuramente improbabile, talora rimpiazzata nell’immaginario comune da un ruolo più magico e misterioso, quello cioè di scacciare le masche e in generale gli influssi malefici. Approfondendo, ecco allora affiorare il compito remoto di questo blocco di quarzite, appoggiato sul tetto a guisa di amuleto protettivo nei confronti della casa e di quanti la abitavano, fossero essi umani o animali. Una difesa nei confronti del non conosciuto che affonda probabilmente le sue origini nel mondo pagano, ma che talvolta si accompagna con le espressioni della religione cattolica. Non è raro infatti ritrovare piloni votivi anche antichi sormontati da una pietra bianca, evidentemente alfieri congiunti di un’azione più vigorosa contro le forze del male.

Per stare dalle nostre parti, anche ad Usseglio la tradizione vuole che la pietra biancastra sul camino funzioni come accorgimento per scacciare le masche e i loro malefizi.  Nei paesi di cultura walser del Piemonte invece, oltre alla valenza magica contro gli spiriti maligni, è al contempo un segnale per i viandanti, volto ad individuare la comune origine linguistica e culturale. Nelle ben più lontane montagne del Tibet i “labce”, cumuli di pietre su cui sventolano con funzione di preghiera piccole bandierine colorate, tramandano un rito millenario per accattivarsi  la benevolenza dei numi tutelari. I tibetani considerano il bianco un segno di rispetto nei confronti degli antenati  che veneravano le pietre bianche ed ogni passante non dimentica di aggiungere una pietra al tumulo. In Cina invece, la maggioranza  dei Qiāng, uno dei gruppi etnici riconosciuti ufficialmente, aderisce ad una religione politeista chiamata Rujiao, che venera la pietra bianca, effige del dio sole, capace di portare buona fortuna in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Qui le origini della venerazione della pietra bianca si perdono nelle leggende, nelle epoche in cui i Qiang si mossero dal Tibet verso il Sichuan, tempo in cui si tramanda che ponessero pietre bianche sulla sommità di ogni collina e ad ogni incrocio di strade e sentieri perché non volevano dimenticare la strada per poter un giorno far ritorno alle loro terre d’origine. Pietre bianche sono collocate sugli angoli dei tetti delle case o delle torri, come effigi del sole, ed all’interno di ogni villaggio Qiang, così come sulla sommità di molte colline, è costruita una pagoda squadrata, alta generalmente non più di 2 metri, circondata da un circolo di pietre chiare e con un pinnacolo sormontato da una grande pietra bianca.

Per tornare alle nostre contrade, sarebbe una trasgressione non rimettere al suo posto il “biancoùn” quando si ristruttura il tetto. Ma non sarebbe male collocarne uno su ogni copertura, anche di nuova fattura, come segno architettonico distintivo di una cultura che pur rinnovandosi sappia trasmettere il riguardo verso le superstizioni e i timori, che oggi sappiamo ingiustificati, di quanti ci hanno preceduto. Non si sa mai.



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