Archeologia

L’anomalia della settima meraviglia

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13 Marzo 2014
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Riflessioni sulla costruzione della grande piramide


Le sette meraviglie del mondo antico sono opere di scultura e architettura che gli antichi greci e romani decretarono come le più belle costruite dall’umanità.

L’elenco fu cominciato nel III secolo a.C. come attestano diversi testi antichi tra cui la poesia di Antipatro di Sidone del II secolo a.C.

All’epoca, le sette meraviglie del mondo erano:

1) i Giardini pensili di Babilonia;

2) il Colosso di Rodi;

3) il Mausoleo di Alicarnasso;

4) il Tempio di Artemide a Efeso;

5) il  Faro di Alessandria in Egitto;

6) la  statua di Zeus a Olimpia;

7) la Piramide di Cheope a Giza;



Analizziamole brevemente:


I Giardini pensili di Babilonia (o di Ninive)

Avvaloriamo la tesi della dott.ssa  Stephanie Dalley,  secondo la quale i giardini non sarebbero stati situati in Babilonia, ma nella vicina città di Ninive e furono realizzati sotto l’imperatore Sennacherib (668-631 a.C.).

La storia dell’Impero Assiro va dal 2000 a.C. al 612 a.C. (data della caduta di Ninive): quest’opera spettacolare fu realizzata alla fine del periodo di dominio degli Assiri e non conoscendo la data della sua distruzione, possiamo ragionevolmente pensare che coincise con la caduta di Ninive, data la delicatezza dell’opera che richiedeva interventi idraulici, botanici e strutturali notevoli per assicurarne la corretta manutenzione e la corretta tenuta.



Il Colosso di Rodi

Durante la maggior parte della sua storia, la Grecia antica fu costituita da città -stato che ne limitavano il potere oltre che le frontiere. Sulla piccola isola di Rodi ce n'erano tre: Ialysos, Kamiros e Lindos. L'isola di Rodi era un importante centro economico nel mondo antico, essa infatti e' situata sulla punta sud-ovest dell'Asia Minore dove il mar Egeo viene a contatto con il Mediterraneo. Nel 408 a.C., queste tre città  si unirono per creare un territorio con un'unica capitale, Rodi.

Secondo Plinio, uno storico che visse diversi secoli dopo che il Colosso fu costruito, la sua costruzione richiese 12 anni e fu iniziata del 294 a.C. per essere completata nel 282 a.C. Nell’agitato 3º secolo a.C. Rodi mantiene, nei confronti delle potenze tra esse avversarie dei re Macedoni, dei Tolomei, dei Seleucidi e dei Romani, una posizione conforme ai suoi interessi economici, prendendo le parti a volte dell’una a volte dell’altra. In questo modo aumento la sua potenza e la sua ricchezza. Frutto di questo successo è lo sviluppo delle lettere, delle arti e della filosofia. Cassio assedia e conquista l’isola nel 42 a.C. e la spoglia dei suoi tesori, della sua flotta e delle sue opere artistiche, sopprimendo ogni libertà politica

Poi un terremoto colpì Rodi nel 226 a.C. circa. La città  ne usci' gravemente danneggiata ed il Colosso si spezzo' nel suo punto più debole: il ginocchio. E quando esso cadde, "poca gente pote' abbracciarne il pollice pur usando entrambe le braccia", scrisse Plinio.



Il Mausoleo di Alicarnasso

Dedicato a Mausolo (il quale morì nell’anno 353 a. C.) dalla sorella–moglie Artemisia.
La sua edificazione si può collocare nel 350 a. C., anno più o meno della morte di Mausolo, e fu affidata ad ottimi artisti, quali Timoteo, Scopas, Briassi e soprattutto Prassitele. In realtà, però, siccome i lavori per la realizzazione della tomba richiesero certamente molti anni, è improbabile che furono iniziati nell’anno stesso della morte di Mausolo. È piuttosto più plausibile credere che la costruzione fu avviata e voluto mentre lui intorno agli anni era ancora in vita, e cioè intorno agli anni al 370- 365 a. C., ed ultimata nel 350 a. C.

Mausolo rivestiva la carica di satrapo proprio ad Alicarnasso, nella Caria, sotto l’Impero Persiano la cui estensione temporale si può collocare tra il 700 a.C. ed il 331 a.C.

La distruzione del Mausoleo viene fatta risalire al XV sec. ad opera dei crociati.



Il Tempio di Artemide a Efeso

L’edificio più antico è un tempio periptero, risalente all’VIII secolo a.C., situato nell’area corrispondente al centro del santuario.

Successivamente tale tempio venne ampliato e dotato di un muro di difesa contro le alluvioni.

Intorno al 560 a.C. iniziò la costruzione del grande tempio di marmo, chiamato anche tempio di Creso poiché, secondo la tradizione e ad alcuni ritrovamenti epigrafici, fu proprio il re lido dalla leggendaria ricchezza a finanziarne la costruzione

Il magnifico Artemision costruito da Chersiphron durò circa 200 anni: nel 356 a.C., la stessa notte della nascita di Alessandro Magno, un mitomane di nome Erostrato incendiò il tempio, causandone la distruzione. Essendo uno dei simboli della religione pagana greca, possiamo (semplificando) collocare quest’opera nell’arco temporale in cui ci fu la predominanza della cultura greca e successivamente ellenistica che ebbe inizio circa intorno all’anno 1000 a.C. e durò fino al 31 a.C quando l’imperatore romano Augusto conquistò l’Egitto unificando tutto il Mediterraneo, imponendo di fatto il nuovo dominio della cultura e dell’arte romana.



Il  Faro di Alessandria in Egitto

Si ergeva sull’isola di Pharos per un’altezza di circa 134 metri , la cui “meraviglia” stava nella possibilità di vederlo dal porto di Alessandria d’Egitto.

Fu fatto costruire tra il 300 a. C. e il 280 a. C. su commissione di un mercante greco, Sostrato di Cnido: la sua edificazione prese quindi avvio durante il regno di Tolomeo I Sotere, ma fu ultimato durante il regno di Tolomeo II Filadelfo (308 a.C. – 246 a.C.) un sovrano egizio, secondo re della dinastia tolemaica ellenistica dal 285 a.C.

La lanterna crollò nel 700 d.C. e in seguito il faro fu distrutto nel 1303 d C., quando un terremoto sconvolse il Mediterraneo. Nel 1480 il sultano mamelucco Qaitbey ha riutilizzato le sue fondamenta per costruire la fortezza costiera che ne porta il suo nome. Per semplificare la trattazione, possiamo attribuire quest’opera alla cultura Egizia e quindi inglobarla nell’arco temporale di durata dell’Impero Egizio.



La  statua di Zeus a Olimpia

Fra il 470 e il 456 a.C. ad Olimpia venne costruito il magnificente Tempio di Zeus, un'imponente statua in oro ed avorio, dalla larghezza del piedistallo 6,5 m ed avente un’altezza di 13 m.

Fu realizzata dal famoso scultore Phidia (Fidia) che, dopo aver eseguito i lavori del fregio del Partenone ad Atene, fu invitato ad Olimpia ad eseguire la statua del dio Zeus.

Il viaggiatore Pausania descrisse, nel II sec. d.C., le fattezze delle mirabile opera, confermando quelle che si desumono dalle monete del tempo ritrovate nel tempio, le quali da un lato recano l'effigie della testa del dio e sull'altro la statua seduta in trono, che reca uno scettro nella sua mano sinistra e una vittoria alata (Nike) nella destra. Le parti scoperte della statua erano di avorio, mentre l'abito ed il trono,  decorato con scene mitologiche in rilievo, erano d' oro. L'opera rimase al suo posto nel tempio cui era dedicata per otto secoli, finchè nel IV sec. d.C. venne trasportata a Costantinopoli dove fu distrutta probabilmente nel 475 d.C. da una grande calamità che devastò la città.



La Piramide di Cheope a Giza

Tra gli specialisti in archeologia egizia, è opinione comune che fu costruita come tomba per il faraone della IV Dinastia (2575 - 2467 a.C.) Khufu (conosciuto come Cheope). Questa opinione si basa principalmente sul ritrovamento di geroglifici su alcune pietre all'interno della piramide che assomigliano al suo sigillo, e alla testimonianza di Erodoto che vide i monumenti nel V° secolo a. C.

L’impero Egizio ebbe un’estensione temporale tra le più grandi della storia: dal 2920 a.C fino al 313 d.C.


Dai dati sopra esposti, si possono elaborare alcune tabelle comparative:


Dalla tabella 1 si evince che la Piramide di Cheope è l’unica tra le meraviglie a non essere stata edificata durante l’età del Ferro (900 - I° sec. a.C.); addirittura tra la Piramide e le altre 6 meraviglie vi è un salto di 2 età tecnologiche: età del Bronzo (2200 – 900 a.C.) ed età del Rame (3500 – 2200 a.C.).

Anomalia che appare ancora più evidente se si pensa che la grande Piramide di Giza è la più imponente tra le 7 meraviglie: è facilmente dimostrabile infatti che è l’opera più alta, più ampia, più voluminosa, più pesante e più complessa (basti pensare ai monoliti di granito che costituiscono la camera del Re, alcuni dei quali del peso si oltre 70 tonnellate e posizionati a oltre 50m di altezza) tra le 7 meraviglie del mondo antico.

E’ altresì dimostrabile che la Piramide di Cheope conserva i suddetti primati anche se confrontata con le opere dei secoli a venire: ad esempio il Colosseo (costruito circa 2600 anni dopo) è un’opera che sfigura se confrontata con la Piramide. (Per approfondimenti sul tema, rimando ad un altro mio piccolo studio intitolato “Tre riflessioni sulla grande Piramide di Cheope).

Bisogna attendere l’epoca contemporanea per superare la Piramide in altezza (Torre Eiffel – 1889) e per superarne la mole ed il peso con la costruzione dei grandi grattacieli (escludendo, per ovvi motivi, la grande muraglia cinese che è un’opera diversa dalla tipologia di opere elencate come meraviglie del mondo antico).

Un primato che genera alcuni ragionevoli dubbi sulle reali potenzialità degli Egizi dell’età del rame di realizzare un’opera simile.


Dalla tabella 2 si evince che la Piramide di Cheope è l’unica che è fuori ordine di grandezza rispetto alle altre 6 meraviglie; addirittura sarebbe fuori comparazione, essendo ancora integra.

Anche in questo caso notiamo un’anomalia evidente: l’opera più antica è anche l’unica rimasta integra.

Se avvaloriamo la tesi che le Piramidi siano monumenti funerari (tesi discutibile), ci troviamo ancora di fronte ad un’anomalia: il monumento funerario per eccellenza quale è stato il mausoleo di Alicarnasso, costruito ben 2250 anni dopo la Piramide di Cheope, utilizzando tecniche costruttive più avanzate di ben 2 ere tecnologiche, è crollato dopo 1750 anni dalla sua costruzione, mentre la Piramide è ancora integra, ammirabile ed addirittura visitabile.

La Grande Piramide, un’opera progettata e realizzata per durare nei secoli e sfidare terremoti, guerre, agenti atmosferici, furti, incendi e calamità di ogni genere, richiedeva conoscenze ingegneristiche di altissimo livello: le moderne tecniche di progettazione strutturale utilizzano il concetto di “tempo di ritorno” per valutare le potenzialità della struttura di resistere alle calamità naturali che si possono abbattere in quella determinata area. Chiedere ad un progettista di realizzare un edificio per un tempo di ritorno che comprenda 5000 anni di eventi naturali, senza prevedere alcun intervento di manutenzione, significa metterlo in serissime difficoltà, ancora oggi, dopo circa 4600 anni dalla costruzione della grande Piramide.

Ritenere che gli Egizi fossero in grado di fare tali considerazioni già nel 2600 a.C significa attribuirgli capacità ingegneristiche moderne, addirittura capacità superiori a quelle moderne (non avendo oggi le serie storiche di dati per poter con buona approssimazione determinare un periodo di ritorno statisticamente valido).


Dalla tabella  si evince che la Piramide di Cheope è ancora l’unica fuori ordine di grandezza rispetto alle altre 6 meraviglie. Ciò indica un’inversione nello sviluppo delle capacità tecniche ed architettoniche degli antichi Egizi che è unico rispetto alle altre 6 meraviglie, ma che appare unico anche tra i percorsi storici delle altre civiltà conosciute.

Gli Egizi sarebbero stati in grado, agli albori della loro civiltà (9% della loro storia) di costruire l’opera megalitica più imponente e duratura della storia dell’umanità; inoltre, cessato quel determinato periodo storico, non sarebbero stati più in grado di costruire opere simili per il resto della loro storia.






I dati riportati nella tabella 4 ed esposti nei grafici, danno immediatamente un’indicazione univoca: le piramidi più maestose e meglio conservate, sono le più antiche.

La terza e la quarta dinastia avrebbero realizzato le piramidi più alte e più voluminose, capaci di sfidare i millenni ed arrivare integre fino ai giorni nostri.

Dalla quinta dinastia fino alla fine della civiltà Egizia, i Faraoni non sono stati in grado di costruire piramidi capaci di durare fino ai nostri giorni, pur avendo realizzato piramidi di dimensioni decisamente inferiori rispetto a quelle precedenti. Lo stato di conservazione di queste piramidi è pessimo: addirittura alcune hanno la consistenza di semplici cumuli di pietre e sabbia, mentre altre sono completamente distrutte (quelle distrutte non sono riportate in tabella 4).



Dalla tabella 5 si evince che le piramidi dalla V dinastia in poi, hanno altezze quasi tutte inferiori al 50% di quella di Cheope e tutte hanno aree di base inferiori al 21% di quella di Cheope.

Solo la piramide n.19 e la piramide n.20 hanno altezze di poco superiori al 50% di quella di Cheope, ma per raggiungere tale altezza, i Faraoni hanno dovuto realizzare delle opere che non possiamo nemmeno definire piramidi e che sono crollate (la 19° integralmente e la 20° parzialmente) durante il corso dei secoli.

Quindi, pur avendo avuto periodi di sviluppo economico e politico importanti e pur avendo realizzato ancora opere meravigliose (basti pensare al complesso templare di Karnak o al tempio di Abu Simbel) gli Egizi non sono stati più in grado per i restanti 2800 anni di impero di ripetere una sola opera lontanamente confrontabile (come dimensioni, mole, peso, difficoltà costruttiva e stato di conservazione) con le grandi piramidi del periodo della III e la IV dinastia (2680-2510 a.C) ed in particolar modo con la grande piramide di Cheope.

Anche dal punto di vista storico è un’anomalia che dovrebbe generare forti dubbi negli studiosi, il fatto che i Faraoni dalla V alla XXIX non siano riusciti in 2800 anni di storia, a superare o almeno ad eguagliare la grandezza dei loro predecessori, pur essendo acclarata la loro mania di grandezza e di immortalità.

I Faraoni della 12° dinastia, pur vivendo nell’età del Bronzo, pur conoscendo la ruota e di conseguenza la carrucola, non sono riusciti nell’impresa di avvicinarsi alla maestosità delle piramidi costruite dai loro predecessori che non conoscevano la ruota ed altre tecniche costruttive legate all’uso di carrucole,; addirittura il faraone Amenemhat ha provato in 2 occasioni a costruire un monumento che avesse le caratteristiche di indistruttibilità e maestosità delle piramidi precedenti, ottenendo un risultato fallimentare in entrambe le occasioni.

Questa raccolta di anomalie legate alla 7° meraviglia del mondo antico, ha lo scopo di porre in essere un dubbio ragionevole e legittimo: le piramidi attribuite ai faraoni della III e della IV dinastia, potrebbero essere state costruite da un’altra civiltà precedente?

Potrebbero i faraoni della III e IV dinastia, aver avuto il merito di rinvenire e portare alla luce da millenni di parziale sepoltura dovuta alla sabbia del deserto, le prime 7 piramidi di cui alla tabella 1?

Potrebbero aver avuto il merito di aver restaurato soltanto tali opere, o in alcuni casi magari abbellito con rivestimenti in pietra calcarea, le prime 7 piramidi di cui alla tabella 1?

L’obiettivo che questo piccolo studio comparativo si pone (unito a quello sul confronto con il Colosseo), è quello di invogliare i veri studiosi di storia ed archeologia a sondare ed approfondire questa ipotesi storica.

Non essendo io uno storico, né un archeologo e non avendone le competenze nè le capacità, mi limito a puntare con una piccola torcia un’esile luce su una strada che potrebbe portare ad una nuova fase di conoscenza della storia antica.

Spero che qualcuno capace e con le conoscenze giuste, possa raccogliere questo invito o che almeno dissipi con prove e dimostrazioni serie, il mio ragionevole dubbio che è in realtà il dubbio di molti studiosi ed appassionati già diversi decenni.

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