Animalismo

Artisti Uniti per gli Animali

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07 Dicembre 2023

La maratona artistica è stata presentata da Rosalba Nattero, presidente di Artists United for Animals, e Gino Steiner Strippoli, giornalista

Artists United for Animals: una iniziativa unica al mondo. La maratona artistica dedicata agli animali con più di 60 artisti uniti da una causa comune


Sabato 25 e Domenica 26 novembre, si è tenuto a Torino, presso il Garage di Arte e Cultura di Piazza Statuto 15, il primo Live Happening di Artists United for Animals, una iniziativa unica nel suo genere: una due-giorni di performance artistiche, con annessa Mostra d’Arte, interamente dedicate agli animali.

La kermesse, ideata da Rosalba Nattero, musicista, attivista e fondatrice di Artists United for Animals (da qui in poi AUFA), rappresenta un unicum nello scenario artistico globale: per quante siano state le cause per cui si sono uniti gli artisti del mondo, mai era stato ideato un evento dedicato specificamente ai nostri fratelli non umani. Infatti, la due-giorni era dedicata a raccogliere fondi da destinare al rifugio “Sauvons nos Animaux” della Repubblica Democratica del Congo. Un’iniziativa, quella del rifugio gestito da Paterne Bushunju, anch’essa unica nel suo campo, ideata e sostenuta fin dall’inizio da Giancarlo Barbadoro, compianto co-fondatore di AUFA, la cui eredità morale nella lotta allo specismo ispira ancora oggi le azioni dell’associazione. Un altro scopo era quello di dare visibilità alla petizione di Animal Law Italia, ente co-promotore della manifestazione, per il riconoscimento degli animali come esseri senzienti.


Sabato 25 Novembre


La canzone dedicata ai maiali di Cuori Liberi realizzata da Alice Olivari, Valentina Rubini e Francesca Biffi

Dopo le presentazioni di rito, da parte di Rosalba Nattero e Gino Steiner Strippoli, presentatori della kermesse, è stato proprio un intervento di Alessandro Ricciuti, Presidente di Animal Law Italia, a dare il via all’evento. L’avvocato antispecista, ha spiegato la valenza non solo simbolica, ma necessaria, di un concreto riconoscimento degli animali, come esseri senzienti, nell’ordinamento italiano. Troppo spesso, infatti, i crimini contro gli animali non vengono opportunamente puniti, o perseguiti, proprio perché considerati alla stregua di oggetti.

È stato poi il turno dell’attore Massimo Wertmüller, testimonial di AUFA, che in un accorato videomessaggio ha sottolineato l’importanza non solo morale, ma anche spirituale, di un rapporto paritetico e rispettoso verso gli animali e la natura tutta. Una filosofia ecospirituale che le popolazioni native del pianeta conoscono e custodiscono da millenni, e da cui sarebbe necessario imparare qualcosa, se non altro al fine della nostra stessa sopravvivenza.

Sul palco è quindi salito Enrico Moriconi, veterinario e scrittore, già Garante per i Diritti degli Animali della Regione Piemonte. Nel suo intervento, Moriconi ha ricordato l’importanza del rispetto della specifica etologia degli animali, un tema spesso sottovalutato, quando non ignorato, nelle definizioni di “benessere animale”. Proprio questa definizione risulta determinante, poiché molte leggi già in atto prevedono un rispetto del “benessere animale”, ma finché questo concetto è asservito alle necessità della produttività umana, non avrà mai un valore concreto. Come si può parlare di “benessere animale” all’interno degli allevamenti intensivi, o nei numerosi palii o feste patronali, dove gli animali vengono inseguiti o uccisi? È indispensabile quindi il passaggio da una mentalità antropocentrica ad una antispecista.

È dunque toccato a Massimo Centini, antropologo e scrittore, raccontare con la sua solita verve le storie degli ‘animali criminali’, ovvero tutte quelle tracce giudiziarie lasciate nei documenti nel corso della storia, che hanno visto come protagonisti gli animali. Processi ai danni di cani, maiali e quant’altro, che mettono in luce quanto, tutto sommato, il contatto quotidiano con la natura e gli animali abbia da sempre portato a considerarli in maniera paritetica. La branca dell’antropologia che studia i rapporti con gli animali è in rapida crescita, ha spiegato Centini, e questo inevitabilmente porta a rivedere la mentalità antropocentrica, che vede l’homo sapiens come vertice assoluto della creazione. “Noi ci auto-giudichiamo come i più intelligenti, i migliori, ma non è affatto detto – e io ne sono convinto – che sia così, anzi…”


Il gruppo LabGraal presenta il suo brano inedito, ideato per l'occasione, dal titolo "Stop this bloody cruelty"

È stato poi Fabio Balocco, scrittore e da sempre attivista ambientalista, con particolare attenzione all’ambiente alpino, a prendere la scena, raccontando con simpatia una sua pungente vignetta satirica, diretta al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ormai alle cronache per il reiterato desiderio di sopprimere ogni traccia di fauna selvatica presente sulle montagne trentine.

A seguire è stato l’intervento di Guido Dalla Casa, scrittore, a rappresentante il pensiero dell’Ecologia Profonda che, in linea con la filosofia ecospirituale, preferisce un approccio ecocentrico a quello antropocentrico, tipico della moderna società maggioritaria. Questo significa ricongiungersi con l’ambiente che ci circonda, rendersi conto a livello individuale e sociale di essere parte dell’ecosistema, di avere bisogno della natura e degli animali che l’abitano per la nostra sopravvivenza e il nostro benessere. Un approccio molto diverso da quello che si osserva nel mondo odierno, dove la natura è vista come uno scenario da depredare, e gli esseri che l’abitano, animali e non, come risorse da sfruttare a unico beneficio dell’umanità o di una parte di essa.

Paola Benedetta Cerruti, stilista vegan, ha quindi presentato l’elegante ed evocativo abito “Angel”, raccontando il processo creativo che ne ha portato alla nascita e al design: le due alette bianche a incorniciare lo scollo sulla schiena. Un simbolo di purezza, come puri nello spirito e nelle intenzioni sono gli animali. L’artista ha poi raccontato la sua scelta di rappresentare una moda cruelty-free, che non fa uso di pelli, pellicce e altri materiali frutto dell’uccisione e della sofferenza animale. Un messaggio in contrasto con un’industria, quella della moda, che ama tingersi di buone intenzioni, ma in cui è facile scorgere l’ipocrisia nello sfruttamento incondizionato di persone, umane e non. D’altronde è chiaro che se si applica una logica di sopraffazione nei confronti degli animali, i più deboli perché privi di una voce per difendersi, poi si applicherà la stessa logica anche agli esseri umani. Battersi per i diritti degli animali significa battersi anche per i diritti degli esseri umani, siamo tutti vittime della stessa logica: è questo uno dei capisaldi alla base di AUFA, così come espresso da Nattero e Barbadoro nel libro Tutti Figli di Madre Terra.


Il video a cura di Paterne Bushunju responsabile del Rifugio "Sauvons nos Animaux" della Repubblica Democratica del Congo

È dunque stato il turno del saluto video di Daniela Poggi, attrice e testimonial dell’evento, diretto a tutti gli artisti e ai tanti spettatori presenti sia dal vivo che in diretta Facebook.

Ha poi preso il palco Gabriella Pochini, attrice e autrice, recitando magistralmente un testo originale di sua composizione, dedicato al gatto che l’ha scelta come compagna, interlocutore e sfondo di riflessioni profonde ed esistenziali. In fondo, come tutti i gatti, maestro di libertà e gioia. Proprio il rapporto quotidiano con gli animali, cosiddetti domestici, nel momento in cui smettiamo di vederli come degli eterni bambini, ma li riconosciamo nella loro veste e natura di esseri senzienti, può aiutare l’umanità a muoversi verso un atteggiamento più saggio e antispecista.

Un pensiero espresso anche dalla poesia “Because I am a Sled Dog”, accompagnata da un bellissimo video, di PJ Yukon, poeta laureata dello Yukon (Canada). Una toccante poesia di denuncia, che mette in contrasto i nobili sentimenti dei cani, amici fedeli disposti a qualsiasi sacrificio, con la crudeltà degli umani che ne abusano, facendoli correre per divertimento in condizioni estreme, nelle competizioni di dog sledding, che spesso portano addirittura alla morte degli Husky, usati per trainare le crudeli slitte.

Inutili sacrifici, come quelli portati avanti nei tanti, troppi, laboratori che in tutto il mondo fanno uso della vivisezione, termine oggi sostituito dal più neutro sperimentazione animale, che però non cambia la tragica realtà quotidiana di milioni di animali. È questo, duro e difficile argomento, di cui ha parlato Federica Nin nel suo intervento. Oltre a essere pregevole pittrice, con due quadri che vanno ad arricchire la Mostra d’Arte dell’evento, Federica Nin è anche psicologa e ricercatrice nel campo della bioetica, fondatrice dell’associazione OSA – Oltre la Sperimentazione Animale, dove raccoglie medici e scienziati che si oppongono a quest’ormai arcaica pratica, in favore di metodologie più sicure, scientifiche, moderne ed eticamente sostenibili.

Quindi è toccato alle poesie di Marcella Saggese e Angela Donne, poesie dal sapore crepuscolare, capaci di smuovere emozioni e attenzioni verso la percezione dell’animale nella sua essenza, anche nel contesto quotidiano, non limitato agli affetti degli animali domestici. Momenti di contatto, per riconoscersi identici nell’altro, tramutando in epifania un gesto quotidiano come condividere un dolce con un audace corvo.


Marco Ciuski Barberis del gruppo NavenerA propone un suo brano

Jo Squillo, cantante e testimonial di Artists United for Animals, non ha bisogno di presentazioni e il suo video di sostegno all’iniziativa è stato molto sentito, sia da parte dell’artista che del pubblico, nel comune ideale di mettere la propria arte al servizio delle voci inascoltate degli animali.

La scrittrice AnnaMaria Bonavoglia ha poi preso la scena per un ricordo di Giancarlo Barbadoro, compianto fondatore di AUFA scomparso nel 2019, il cui pensiero antispecista, però, vive ancora nell’eredità portata avanti da Rosalba Nattero, compagna delle sue battaglie in difesa degli animali e dei Popoli Nativi. Il ricordo della Bonavoglia si sofferma in particolare sull’opera poetica di Barbadoro, spesso e volentieri usata come denuncia della condizione di quelli che l’autore considerava fratelli e amici. Spiriti saggi e liberi, accomunati dallo stesso sguardo curioso sulla vita, sull’esistenza e sulla magia del cielo stellato.

L’ultimo intervento del pomeriggio è toccato al video “L'Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” di Annamaria Gremmo, Francesco Sisti e Marco Soggetto. Un appello a sostegno del loro congiunto progetto fotografico, volto alla difesa della Val d’Ayas, valle dal valore naturalistico incommensurabile, che rischia di essere distrutta dalla realizzazione di una funivia. Un altro esempio di azione distruttiva dell’uomo che, nella sua mentalità antropocentrica, distrugge ecosistemi senza rendersi conto di stare, al tempo stesso, distruggendo un’importante parte di sé.


Alessandro Ricciuti, presidente di Animal Law Italia, durante il suo intervento in cui spiega la posizione giuridica degli animali

A seguire è stato mostrato il toccante video-appello di Paterne Bushunju, responsabile del rifugio “Sauvons nos Animaux” della Repubblica Democratica del Congo, nato su iniziativa di Giancarlo Barbadoro e sostenuto dalle donazioni di SOS Gaia. Il rifugio, che si sostiene di sole donazioni, ospita più di un centinaio tra cani e gatti, salvati dalla strada, curati e seguiti con amore e cura da Paterne e dal suo team di volontari. Un’iniziativa unica, in un continente, e in una regione, dove animali e umani vedono troppo spesso i loro diritti calpestati. Intorno a sé Paterne ha raccolto una piccola comunità di volontari, un gruppo giovanile, ha sensibilizzato la comunità al rispetto e all’amore per gli animali, ma anche solo dar da mangiare a tutti è una vera e propria sfida. Il rifugio è provvisto di cucce, casette e recinti, ma è ancora soggetto agli eventi atmosferici, dagli effetti devastanti soprattutto nella stagione delle piogge. L’iniziativa è per questo volta anche alla raccolta fondi per Paterne e per il suo rifugio: chi vuole può aiutare con una donazione, farà la differenza per Paterne e per i suoi amici a quattro zampe!

Prima del ricco e gustoso buffet vegan offerto dai volontari dell’associazione SOS Gaia, è toccato a Elio Bellangero, speaker di Radio Dreamland, presentare agli ospiti la mostra collettiva di pittura legata all’evento, con opere di Angela Betta Casale, Otti Bavo, Elena Ansaloni, Marco Pianezza, Cristina Taverna, Rachele Totaro, Federica Nin, Maria Rosa Panté e Giancarlo Barbadoro. Ogni singola opera coglie un aspetto diverso del mondo animale e del nostro modo di rapportarci ad esso: opere di denuncia, altre evocative, altre ancora colgono l’aspetto intimo e personale di ogni singolo individuo non umano.

Dopo il sempre necessario e apprezzatissimo buffet vegan, la parte serale della kermesse è dedicata alle performance musicali: si parte con Francesco Diodovich e Giovanna Buccarella, lui chitarra classica e lei violoncello, insieme compongono il Duo Mateaux, dedicano in un video specialmente creato per l’occasione la loro arte alla causa degli animali. Un intreccio struggente e raffinato nell’interpretazione de “Il Cigno” di Camille Saint-Saëns, da “il Carnevale degli Animali”.


Antonello Micali, scrittore e direttore del Risveglio, parla della sua scelta antispecista

A questo punto ha preso il palco il LabGraal: capostipite del Keltic Rock italiano e capitanato dalla voce suadente e potente di Rosalba Nattero, accompagnata da Luca Colarelli alla chitarra, Andrea Lesmo al bouzouki e Gianluca Roggero alle percussioni. Per quest’occasione hanno composto una canzone dal titolo “Stop this bloody cruelty – Basta con questa sanguinosa crudeltà”: una potente e guerresca denuncia del massacro perpetrato quotidianamente dall’uomo sugli animali. Una canzone travolgente, in cui le voci di Nattero e Colarelli si rincorrono in un vero e proprio inno antispecista.

Tocca poi al duo composto da Mauro Cavagliato (chitarra) e Rosanna Galleggiante (voce), portare il pubblico in viaggio, attraverso una versione musicata delle Antologie di Spoon River, dove i tardivi pentimenti del pavido George Gray si sovrappongono all’ignavia di quanti osservano i soprusi subiti dagli animali senza agire, o senza neanche porsi il problema.

A chiudere la giornata di sabato è stato il rock del gruppo NavenerA, creazione di Marco Ciuski Barberis, che ha presentato un brano dai temi antispecisti: ritmo incalzante, basso a tappeto e la chitarra a colorare le sonorità, mentre la voce di Marco Ciuski Barberis chiede “da che parte stai?”.

Una domanda a cui gli artisti di Artists Untied for Animals hanno risposto già da tempo, e a cui continuano a rispondere con le loro attività, le performances, la loro arte. A cui risponderanno anche il giorno successivo, quando la kermesse riprenderà il suo programma.


Domenica 26 Novembre

Si riparte alle ore 16 con un pubblico caldo e numeroso. La prima artista a prendere la scena è Anna Cuculo, attrice, che magistralmente interpreta un estratto del sempreverde Pinocchio, capace di mettere in luce, attraverso la contrapposizione tra il Grillo Parlante e il bambino-burattino, la profonda saggezza del mondo animale e la becera violenza di cui sono capaci gli umani.


L'intervento di Massimo Wertmuller, testimonial di Artists United for Animals

A seguire è stato un video forte e toccante, “la nostra specie” di Annamaria Manzoni, psicologa, scrittrice e regista, che sviscera le cause e gli effetti dell’efferata violenza dell’uomo sugli animali: una violenza che desensibilizza, che chiama altra violenza, che apre la strada a tutta a una serie di patologie e dinamiche di sopraffazione che si ripercuotono su tutta la società.

Sul palco del Garage di Arte e Cultura è poi stato il turno di Cristina Ramella Pezza, attrice, che ha strappato continue risate al pubblico grazie al suo monologo sulla gattizzazione degli umani. Un rovesciamento di prospettive, in cui la convivenza tra gatto e umano è vista parodisticamente dal punto di vista del gatto che, come tutti gli umani posseduti da gatti sanno, è molto strategico e calcolatore nel suo addestramento dei coinquilini umani. Ma, nel suo buon cuore, concede agli umani di essere umani e non cerca di gattizzarli.

Dopo questa divertentissima performance, è toccato a Bruno Bozzetto, testimonial di AUFA e realizzatore di numerose vignette appositamente create per le battaglie sostenute, come quella per l’evento di questa kermesse. Bozzetto non ha bisogno di presentazioni, è disegnatore, animatore e regista di fama mondiale. Nel suo messaggio video ha sottolineato la purezza degli animali, che nel corso della loro vita mantengono sempre un candore paragonabile a quello dei bambini. Per questo, dice Bozzetto, quello che viene fatto nei loro confronti è ancor più inaccettabile: l’uccisione quotidiana e sistematica di milioni di “bambini”.

È stato quindi il turno di Grazia Cominato, attrice e speaker di Radioveg.it, che ha recitato un estratto del libro Guida il tuo carro sulle ossa dei morti¸ di Olga Tokarczuk, scrittrice polacca premio Nobel per la letteratura nel 2019. Nel brano, la protagonista del libro si reca a denunciare l’uccisione di un cinghiale da parte di cacciatori, e questo diventa pretesto per un vero e proprio trattato sull’antropocentrismo, sull’antispecismo e sulla necessità di un ricongiungersi con gli animali e la natura di cui siamo parte.

AnnaMaria Bonavoglia, scrittrice, ha quindi raccontato e interpretato un passo del suo libro "Michelle indaga", che racconta le vicende di una micina magica, la mitica Michelle, e dei suoi aiutanti, l’esuberante Willy e la timida Maya, attraverso mondi mitologici per risolvere casi fuori dall’ordinario, nello scenario di Dreamland, la terra del sogno. Animali come esseri mitologici, ed è proprio questo senso di inferiorità che gli umani provano di fronte alla purezza degli animali, che li porta ad accanirsi nei loro confronti, conclude Bonavoglia.


Valeria Bianchi Mian, psicoterapeuta, scrittrice e poeta, legge un paio di poesie

È stata dunque la volta di Teodora Mastrototaro, poetessa e drammaturga, che ha letto due sue poesie dedicate in specifico ai maiali, vittime senza voce degli allevamenti intensivi. Sono immagini crude quelle evocate dalle poetiche parole, di una realtà volutamente nascosta agli occhi dei più, per alimentare un commercio basato su immani sofferenze, sulla negazione di ogni sollievo o possibile dignità, sulla crudeltà e sulla morte. Una denuncia più che mai necessaria, oggi che purtroppo gli allevamenti intensivi, soprattutto quelli di maiali, sembrano espandersi a macchia d’olio, sempre più incuranti dell’impatto sull’ambiente, sull’uomo e, ovviamente, sulle vittime senza voce di questo massacro.

Il difficile compito di prendere il palco dopo queste poesie è toccato ad Antonello Micali, giornalista e cantautore per diletto, che ha fornito un’importante analisi dei tempi che viviamo. Tempi che vengono da un’onda lunga di sensibilità e sensibilizzazione, di ambientalismo e animalismo, che hanno portato a una crescita di numeri importante: ad esempio il numero di vegetariani e vegani che in un paio di decenni sono passati, in Italia, da poche migliaia a diversi milioni. Segno di un’evoluzione, continua Micali, che ha spaventato gli interessi di molti, per cui adesso, ad esempio con la “legge caccia selvaggia”, stiamo assistendo alla risposta dello status quo a questi forti segnali di evoluzione.

L’artista successivo è stato lo scrittore Giovanni Del Ponte, speaker di Radio Dreamland e ideatore del programma “Animali Narranti”, il cui nome nasce in risposta alla definizione dell’uomo come ‘animale narrante’. Ma siamo proprio sicuri che anche gli altri animali non narrino storie, si domanda Del Ponte. La scienza non è ancora in grado di rispondere pienamente a questa domanda, sia per una diffusa mentalità antropocentrica, ma anche per le difficoltà intrinseche alla questione: come può essere una storia narrata da un animale? Un essere con una cultura, linguaggi, simboli e visione del mondo completamente diverse dalla nostra. Come possiamo riconoscerla? Ci sono alcuni studi che sembrano suggerire, come sarebbe logico, l’esistenza di questa abitudine anche presso altri animali, ad esempio le api o i primati, ma per una risposta più definitiva attendiamo le prossime puntate di "Animali Narranti".


Il musicista armeno Maurizio Redegoso Kharitian esegue un brano con la sua viola

Ha poi preso il palco Valeria Bianchi Mian, scrittrice, performer e psicologa, che ha letto un racconto breve, intitolato “Volpe”, tratto dal suo libro “Favole svelte”. Il racconto, come l’intervento dell’autrice, rimarca il rapporto tra sopruso e violenza verso gli animali e violenza di genere, come un imprinting marcato da una forma mentis comune, per cui ‘l’altro’ è solo un qualcosa da usare a proprio piacimento. Da sopraffare e magari anche uccidere, quando si ribella, o se non lo riteniamo più utile. Una mentalità che, purtroppo, vediamo ovunque nella società maggioritaria, ad esempio nel modo in cui gli anziani vengono esclusi dalla società, quando non rinchiusi in specifiche strutture, una volta terminata la loro funzione produttiva.

Un concetto ripreso e sottolineato con forza da Nattero, al termine dell’intervento: “L’animalismo non è un pensiero debole – dice – perché dare rispetto agli animali e alla natura, vuol dire dare rispetto anche a se stessi, vuol dire delineare un mondo migliore!”

Dopo una breve pausa tecnica, è stato il momento delle cantanti Alice Olivari e Valentina Rubini, che, accompagnate dalla volontaria Francesca, si sono esibite nel brano “Cuori Liberi”, dedicato ai maiali dell’ormai celebre rifugio, uccisi dalle autorità impassibili alle veementi proteste dei volontari, in un atto di ingiustizia e crudeltà che rimarrà indelebile. Così come rimarranno i ricordi dei tanti abitanti del rifugio a cui, prima del pezzo, Francesca dedica una commovente lettera, elencando i loro nomi, raccontando la loro personalità, il loro modo di essere. Ricordando a tutti che non si sta parlando di oggetti, o di ‘animali da reddito’, ma di individui. Persone come noi, che hanno la sola colpa di essere venute al mondo con una forma leggermente diversa, condannate a morte e sofferenza prima ancora di nascere, il cui unico porto di speranza e salvezza in questo mondo sono i rifugi che li salvano, ma anche questi profanati dalla folle violenza umana, sempre nel nome della difesa degli interessi economici e commerciali di chi commercia la loro morte.

Dopo il brano “Cuori Liberi”, che ha commosso e scaldato il pubblico, Valentina Rubini si è esibita in un brano intitolato “Tornasol”, cavallo che si è opposto alla barbara pratica del Palio di Siena, rifiutando in tutti i modi di correre e tenendo in scacco per ore l’intero Palio e riuscendo, nonostante tutti i tentativi e le costrizioni, a non correre quel palio. Tornasol diventa quindi un simbolo di resistenza animale e animalista, nel brano di Valentina, rapper che da sempre ha dedicato la sua arte alla lotta antispecista, affrontando tra i beat e le rime temi importantissimi ma normalmente esclusi dalla musica mainstream.


Il regista e vignettista Bruno Bozzetto, primo testimonial di Artists United for Animals, trasmette un suo saluto e un augurio

Il microfono è passato nuovamente ad Alice Olivari, che si è esibita in due brani, “Fake” e “Volo”, che mettono in risalto l’ipocrisia di una società antropocentrica e patriarcale, in cui è ritenuto normale sfruttare tutti i mezzi possibili per approfittarsi di chi è ritenuto più debole, e quindi, intrinsecamente, inferiore. Una società, come già delineato da Barbadoro e Nattero nel saggio “Tutti Figli di Madre Terra”, dove la violenza e la sopraffazione metodica e sistematica nei confronti degli animali, permette e incentiva l’utilizzo delle stesse tare e metodologie nei confronti degli stessi esseri umani. Soprattutto verso quelli che, per motivi culturali ben precisi, vengono considerati in qualche modo inferiori, come purtroppo è avvenuto e continua ad avvenire nei confronti delle donne all’interno delle società dominate dalle grandi religioni storiche.

Dopo le coinvolgenti esibizioni musicali, molto apprezzate dal pubblico, è stato il momento del ricco buffet vegan, offerto dai volontari dell’associazione SOS Gaia: una vera esibizione di golosità che dimostra ancora una volta, nel caso fosse necessario, che rinunciare alla crudeltà a tavola non significa per niente rinunciare al piacere del gusto.

Dopo il necessario e graditissimo rifocillamento, è il momento delle performance serali, votate principalmente alla musica: ad aprire le danze, o quantomeno i canti, è stata la jazzista Victoria Rummler, che ha deliziato la platea con i suoi virtuosi vocalizzi accompagnati da delicate fioriture al pianoforte. Victoria si è esibita in due brani, dedicati rispettivamente al serpente e al popolo del cielo, gli uccelli, da cui si possono trarre grandi insegnamenti: cambiare pelle e battere le ali per prendere il volo.


Victoria Rummler, voce jazz, accompagna un paio di brani con la tastiera

Ha quindi preso il palco la cantante lirica e musicista Aria Ivancich, che ha contribuito alla serata con un’interpretazione intimistica e arcaica del brano “mio amatissimo nemico” di Amedeo Minghi. Voce cristallina e avvolgente, accompagnata dallo scandire ritmico del Bodhrán, il tradizionale tamburo irlandese, una performance che arricchisce il già ricchissimo programma della kermesse.

Le esibizioni sono proseguite con la maestria del violista armeno Maurizio Redegoso Kharitian, che ha eseguito un excursus nel patrimonio etnomusicale armeno, con una suite di brani tradizionali incentrata su un componimento dedicato alla gru: animale dal significato simbolico profondissimo. L’arte di Kharitian è dedicata agli animali e alla sopravvivenza della cultura armena, una cultura antica ed arcaica che, come tante altre antiche culture del pianeta, ancora mantiene e prevede la sacralità del rapporto dell’uomo con tutto ciò che lo circonda. Un concetto riassunto da Giancarlo Barbadoro nell’ecospiritualità: la filosofia tipica dei popoli nativi, con cui – e in difesa dei quali – per tanti anni Barbadoro ha lavorato.

A proposito di antiche e arcaiche culture, è stato il momento del LabGraal di Rosalba Nattero, che ha proposto un’interpretazione Keltic Rock di un tradizionale brano islandese, anch’esso dedicato ad un abitante del cielo dai numerosi risvolti simbolici: il corvo, messaggero di Odino e in generale animale al centro del mondo nordico, celtico e vikingo. I ritmi tribali, intrecciati alla voce evocativa e profonda di Nattero, hanno condotto a un secondo pezzo, questa volta di composizione originale e dedicato proprio all’evento in causa: Stop This Bloody Cruelty. Un vero e proprio ‘anthem’ antispecista, un guerresco inno alla liberazione animale, una denuncia del mondo di sofferenza, umiliazione e morte a cui sono condannate miliardi di anime ogni anno, vittime di assurdi giochi di potere dell’uomo.

Ha poi ripreso posto sul palco Maurizio Redegoso Kharitian, questa volta insieme al LabGraal. Insieme hanno eseguito due brani dal significato profondo: il primo, Nigredo, si riferisce a un processo alchemico di crescita spirituale, un percorso che indubbiamente vivono gli animali, anche loro esseri senzienti e chiaramente in evoluzione, come dimostrano i cambiamenti e la saggezza che dimostrano nel corso della loro vita. Il secondo pezzo è un antico brano tradizionale dell’Armenia, che racconta in maniera simbolica la nascita e il percorso di un corso d’acqua, a partire dalla goccia, fino a diventare inarrestabile. Ancora una volta la natura è maestra e ispirazione per la parte migliore dell’umanità.


A conclusione della maratona artistica, l'attore e regista Andreas Papanicolaou legge due poesie di Giancarlo Barbadoro facendo commuovere tutti

Terminate le esibizioni musicali, che hanno decisamente scaldato e coinvolto il numeroso pubblico, è giunto il momento della chiusura. Una chiusura che lascia con la consapevolezza della straordinaria importanza di una causa comune, capace di unire tanti artisti diversi, senza distinzione alcuna di fama o interessi personali di visibilità o messa in mostra. Senza dover vendere un prodotto, ma solo con la libera e incontaminata manifestazione di creatività artistica, nel nobile scopo di rappresentare la voce di chi non ha voce. O meglio, di coloro la cui voce è ignorata.

E non c’era altro modo per chiudere questa due giorni che ha riunito artisti, attivisti e sognatori, se non con le parole di un grande artista, attivista e sognatore. Colui che, insieme a Nattero e ai compagni del LabGraal, ha dato vita a tutto questo: Giancarlo Barbadoro.

Le sue poesie “Viaggiatori del Tempo” e “Universo Vivente”, recitate con delicatezza e struggente trasporto dall’attore Andreas Papanicolaou, riportano tutti a una unica dimensione. Umani, animali, uomini, donne, anziani o bambini, in fondo siamo tutti la stessa cosa. Esseri scaturiti nell’esistenza, senza capire bene cosa sia, che si ritrovano a condividere frammenti di viaggio insieme. E allora, le forme si sciolgono, i connotati perdono importanza, la logica della violenza non ha più senso. Siamo tutti la stessa, unica cosa.


“Siamo come degli avventurieri, liberi pensatori che camminano sulle ossa del tempo per portare la civiltà su questo pianeta”

Giancarlo Barbadoro


Per guardare tutta la gallery fotografica:
www.artistsunitedforanimals.org/gallery-animali-esseri-senzienti-live-happening-25-26-novembre-2023.html


Info: www.artistsunitedforanimals.org





Paola Benedetta Cerruti, stilista vegana, parla della sua scelta Rosalba Nattero presenta l'esibizione dei musicisti classici Francesco Diodovich e Giovanna Buccarella L'attrice Anna Cuculo legge una sua divertente pièce





Il brindisi alla mostra collettiva di pittura Il buffet vegano offerto dai volontari SOS Gaia Il pubblico in sala
 

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