Animalismo

Pasqua, la Festa della Vita. Celebriamola con un bel massacro!

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24 Aprile 2020
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Pasqua, la Festa della Vita. Celebriamola con un bel massacro

Si ferma tutto, ma non la macellazione degli agnelli


Anticamente, per i Celti era la Festa della Vita. Per i cristiani ancora oggi rappresenta la resurrezione del Cristo, un passaggio dalle tenebre alla luce divina. Quindi un momento solenne di risveglio e di manifestazione della vita. E come celebriamo questo evento importante dal punto di vista simbolico? Ma ovvio: con un bel massacro!

In questo momento in cui tutto chiude, tutto è fermo, tutte le attività sono sospese, la macellazione non si ferma, è un’attività irrinunciabile. Ma non solo: la sofferenza degli agnellini è stata amplificata dalla proroga del tempo di sosta per il periodo pasquale, decisa dal Ministero della Salute.

Nel momento della pandemia in cui tutte le attività si fermano, non solo la macellazione non si ferma, ma vengono aggravate enormemente le condizioni di sofferenza degli animali destinati al macello. La Circolare del Ministero della Salute a firma del Direttore Generale dott. Silvio Borrello introduce una grave deroga alle disposizioni di legge, consentendo la sosta degli agnelli fino a 3 giorni nei piazzali del macello. Pertanto gli agnelli non solo sono stati sottoposti allo stress del viaggio, che li portava al loro triste destino, ma hanno dovuto sostare per 72 ore nei cortili attendendo di essere macellati.

"In previsione dell'incremento del numero di agnelli e capretti introdotti sul territorio nazionale e destinati all'immediata macellazione presso gli impianti designati e ricadenti in zone sottoposte a restrizione, si informa che, a far data dal 2 aprile e sino al 13 aprile incluso, è possibile estendere a 72 ore il tempo di sosta di questi animali in attesa di macellazione" recita la circolare del Ministero.

La campagna di SOS Gaia e Artists United for Animals del 2019 imperniata su un disegno di Bruno Bozzetto
La campagna di SOS Gaia e Artists United for Animals del 2019 imperniata su un disegno di Bruno Bozzetto

La macellazione è già di per sé una crudeltà, un crimine verso esseri senzienti senza colpa. Dopo una vita di sofferenza e costrizione, spesso gli animali negli allevamenti intensivi subiscono maltrattamenti anche negli ultimi momenti della loro vita. Nei mattatoi, gli animali sperimentano paura e dolore prima di morire: gli animali confinati nelle stalle dei macelli, possono solo attendere il loro turno mentre vedono portare via gli altri e sentono le loro grida.

In questo dramma si inserisce la tragedia degli agnellini a Pasqua. In questi giorni decine di migliaia di agnellini e capretti sono stati strappati dalle madri, ammassati nei trasporti, e costretti ad attendere fino a tre giorni una morte violenta in luoghi di terrore e maltrattamento. Una crudeltà aggiuntiva, come se già non bastasse essere macellati.

Un vero e proprio film dell’orrore.

L’associazione SOS Gaia ha protestato contro il provvedimento con un comunicato in cui ha citato le parole di Enrico Moriconi, medico veterinario, Garante dei Diritti degli Animali della Regione Piemonte: “Mantenere fino a tre giorni gli agnelli fermi prima della macellazione significa  aumentare la loro sofferenza. La circolare del Ministero della Sanità modifica le regole della macellazione, ignorando le condizioni degli animali. Il viaggio è stress e quindi sofferenza e la sosta aumenterà la condizione stressoria e conseguentemente la sofferenza.”

Ma se si cercano i motivi alla base di questa violenza, ci si può chiedere come sia possibile tollerare questo stato di cose.

Sì, perché in molti casi c’entra la religione.

La tradizione di consumare l'agnello per Pasqua deriva dalla Pesach, la Pasqua ebraica. Infatti l'agnello fa parte dell'origine di questa festività. In particolare si fa riferimento a quando Dio annunciò al popolo di Israele che lui lo avrebbe liberato dalla schiavitù in Egitto dicendo "In questa notte io passerò attraverso l'Egitto e colpirò a morte ogni primogenito egiziano, sia fra le genti che tra il bestiame". Ordinando, così, al popolo d'Israele di marcare le loro porte con del sangue d'agnello in modo che lui fosse in grado riconoscere chi colpire col suo castigo e chi no. Proprio un bel messaggio di amore!

Con il Cristianesimo, il simbolo dell'agnello immolato per la salvezza di tutti diventa Cristo stesso e il suo sacrificio ha valore di redenzione. E si perpetua quindi l’usanza della mattanza, giustificando così  l’uccisione di migliaia di agnellini senza colpa, se non quella di essere un simbolo per una religione cruenta senza rispetto per gli esseri senzienti non umani.

Uno dei manifesti di SOS Gaia contro il massacro degli agnelli
Uno dei manifesti di SOS Gaia contro il massacro degli agnelli

Purtroppo quello della Pasqua non è l’unico esempio della crudeltà delle religioni verso le altre specie. Presso alcune culture come l’Islam e l’Ebraismo esiste la macellazione rituale, una pratica cruenta in cui le caratteristiche del procedimento di uccisione dell'animale sono riassunte nel termine Halal per i musulmani e Kosher per gli ebrei, pratica che non prevede lo stordimento preventivo.

L’animale, infatti, deve essere cosciente al momento dell’uccisione, girato su sé stesso con un mezzo obbligatorio di contenimento meccanico, e viene operata la recisione di trachea ed esofago, ma senza spezzare la colonna vertebrale, perché durante la procedura la testa dell'animale non si deve staccare.

Questa pratica, estremamente cruenta, è consentita in Italia solo se praticata in uno degli oltre 200 macelli autorizzati, ma non sono rari i casi di macellazione “familiare”, eseguita per festeggiare delle ricorrenze religiose.

In netta contraddizione con le pratiche feroci delle grandi religioni storiche è  il significato antico della celebrazione. Presso i Celti la ricorrenza era chiamata Ostara e celebrava la rigenerazione della natura e la rinascita della vita, la cui data di celebrazione cadeva dopo il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera, usanza che è stata assimilata dalla Pasqua cristiana. Il simbolo della celebrazione era l'uovo cosmico, generatore del processo alchemico di vita, di evoluzione e della coscienza.

Peccato che le religioni che hanno attinto a piene mani dai simboli delle tradizioni precedenti, definite con il termine dispregiativo di “pagane”, non abbiano saputo conservarne anche l’infinito amore che esse conservavano e tramandavano verso la Natura, verso Madre Terra e tutti i suoi figli.

Le grandi religioni storiche parlano di amore, ma non risparmiano la sofferenza di migliaia di esseri senzienti macellati per… che cosa? Per una azione che dovrebbe essere il simbolo della redenzione di un dio che forse non è neppure mai nato? Chi glielo spiega, agli agnellini, che il loro sacrificio serve per l’assoluzione dei peccati? Quali peccati hanno commesso, gli agnellini?

Quando basterebbe una sola parola, da parte dei capi delle grandi religioni, per salvare milioni di animali!


www.rosalbanattero.net

www.sos-gaia.org

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