Animalismo

Manifestazioni con animali: cultura o maltrattamento?

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03 Luglio 2019
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Il Palio di Siena quasi ogni anno miete vittime tra i cavalli. Dal 1975 ad oggi ne sono morti già 51.
Il Palio di Siena quasi ogni anno miete vittime tra i cavalli. Dal 1975 ad oggi ne sono
morti già 51

Pubblichiamo la relazione dell’Avv. Filippo Portoghese, vice presidente di Animal Law, presentata in occasione del Convegno “Fiere, Sagre, Corse con animali: eventi storici e culturali o maltrattamento?” che si è tenuto recentemente a Torino


Analisi legislazione delle manifestazioni con animali


Ho avuto il piacere e l’onore di partecipare ad un Convegno in quel di Torino organizzato da SOS Gaia e dall’Ufficio del Garante dei Diritti Animali della Regione Piemonte dove ci si è interrogati se, con riferimento alle numerose sagre e feste di paese che (ancora) utilizzano animali, si possa parlare di tradizione o si debbano qualificare queste manifestazioni come forme (legalizzate) di maltrattamento.

È necessario capire quale sia il punto di vista dal quale si vuole osservare il problema dichiarando da subito se si è anche disposti a mutarlo, eventualmente.

Il fenomeno è noto e non ha una esclusiva localizzazione geografica. Al Sud Italia però esso si nasconde, si mescola, si disperde nei meandri oscuri della criminalità organizzata. Una realtà che mal si concilia con le non poche istanze (animaliste e ambientaliste) sempre più reiterate a livello di opinione pubblica ma forse - a sommesso parere di chi scrive - ancora poco strutturate.

È indubbio che si stia procedendo verso un cambiamento del sentire comune, ma quanto più ci avviciniamo a questo punto di svolta tanto più diventa importante prendere la direzione giusta. È altrettanto realistico avere consapevolezza che avvicinarsi ad un punto di svolta non significa esservi prossimi.

Il potere politico è sensibile -soprattutto in periodi elettorali- alle istanze che partono dal basso. Una sensibilità che evapora in assenza di una mediazione che deve essere svolta da chi fa “business”. Quando chi fa business (le imprese, le aziende) coglie un mutamento di rotta nelle scelte della propria clientela impone al potere politico una determinata presa di posizione in favore di quello stesso mutamento. Ignorare questo passaggio sarebbe da ingenui.

Proviamo a riflettere. Il legislatore ogni volta che deve tutelare il soggetto non umano ha evidenziato e continua ad evidenziare incertezze, titubanze, imprecisioni. È stato così nel 2004 con la legge n. 189 del 2004. Parimenti nel 2015, con la riforma dei reati ambientali, scritti ex novo con la legge n. 68/2015 (che indirettamente tutela gli animali). Una riscrittura che evidenzia, neanche a dirlo, norme foriere di incertezze interpretative.

Un legislatore disattento? incapace? Oppure capacissimo e magari attento agli interessi superiori di qualcuno?

L’Avv. Filippo Portoghese durante il suo intervento al convegno “Fiere, sagre, corse con animali” organizzato da SOS Gaia  con l’Ufficio del Garante dei Diritti Animali della Regione Piemonte
L’Avv. Filippo Portoghese durante il suo intervento al convegno “Fiere, sagre, corse con animali” organizzato da SOS Gaia con l’Ufficio del Garante dei Diritti Animali della Regione Piemonte

Personalmente non credo che la svolta possa venire (solo) dal mondo del diritto o della politica, anche chiedendo e ottenendo leggi più severe come invocate dalla totalità delle associazioni animaliste. Il rischio è quello che Francesco Carrara definiva nomorrea penale e che Gabrio Forti (docente diritto penale e preside della Facoltà di Giurisprudenza della Università Cattolica di Milano) ha ricordato in un efficace articolo sul Corriere della Sera qualche tempo fa.

Si moltiplicano le norme e le sanzioni che dovrebbero assicurarne l’osservanza (legittima difesa, revenge porn) ma il rischio è di una svalutazione delle norme stesse. Non appaia irriverente ma, così come accade per le dipendenze, aumentando le sanzioni è verosimile che aumentino le “dosi” (norme e sanzioni) per ottenere l’effetto desiderato. Il rischio è che si consolidi un pensiero per cui per reagire ad una sofferenza in danno di qualcuno occorre inventarsi future sofferenze per taluni altri, senza farsi carico del problema.

Ecco che ritorna il punto di vista di cui all’intro del mio intervento. Un punto di vista o uno sguardo che non può più essere poetico, sentimentale, che rimandi a certa cinematografia o letteratura. Dobbiamo necessariamente affrancarci da tale visione se vogliamo portare avanti una discussione seria.

Dobbiamo lasciare la superficie e immergerci sino a raggiungere le profondità più buie dove troviamo credenze religiose, popolari, luoghi comuni. E, soprattutto, tanta ignoranza. E in questi fondali dobbiamo fare molta attenzione perché non è raro (anzi è la regola) incontrare un mostro che si chiama criminalità, anche e soprattutto organizzata.

Siamo liberi di credere che le persone non andranno più al circo sol postando immagini di leoni e tigri tristi come anche che smetteranno di mangiare carne sol postando immagini di animali brutalmente squartati. Ricordo che osservare frequentemente un comportamento aggressivo potrebbe, secondo alcuni, generare una sorta di desensibilizzazione nei confronti della violenza. Si potrebbe voltare lo sguardo dall’altra parte non per condivisione del disprezzo verso queste immagini ma solo per disgusto. Lo dimostra la motivazione dell’illuminata ordinanza (sindacale) emanata l’anno scorso dal Comune di Napoli (e prontamente annullata dal Tar campano) che aveva vietato nel periodo pasquale l’esposizione di animali interi o in quarti (solo) per evitare uno spettacolo traumatizzante soprattutto a tutela dei bambini.

Immergendoci idealmente dunque nelle profondità ci rendiamo conto che nonostante una efficace, sulla carta, normativa penale (quella civile è tutta nei cassetti delle stanze del Parlamento) i reati di maltrattamento o comunque riconducibili agli animali sono sempre tantissimi e se ne tipizzano sempre di diversi.

La corsa dei buoi di Caresana (Vercelli) ogni anno contestata agli animalisti per le condizioni di stress e fatica a cui gli animali sono costretti
La corsa dei buoi di Caresana (Vercelli) ogni anno contestata agli animalisti per le condizioni di stress e fatica a cui gli animali sono costretti

Le due norme richiamate dal tema del Convegno sono sostanzialmente gli articoli 544 quater (spettacoli o manifestazioni vietati) e quinques (divieto di combattimento tra animali) del codice penale. Il legislatore con queste due norme sanziona condotte che, pur avendo ad oggetto fatti connessi allo sfruttamento degli animali, invero sembrano piuttosto riferirsi a talune attività tipiche della criminalità organizzata. La norma che maggiormente è indirizzata a contrastare l'illecito sfruttamento degli animali è l’art. 544- quinquies c.p. che punisce la condotta di chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni tra animali non autorizzate tali da metterne in pericolo l'integrità fisica. Si percepisce leggendo il tenore letterale della norma che prima ancora di guardare al livello del pericolo cui sono esposti gli interessi animali, il legislatore ha inteso soprattutto criminalizzare e contrastare i contesti clandestini dove solitamente ha luogo lo sfruttamento criminale degli animali.

Due norme importanti, di contrasto a fenomeni deprecabili: da una parte le tradizioni obsolete e crudeli in danno degli animali, dall’altra le attività delinquenziali di diverso livello.

Lo sfruttamento criminale degli animali è un fenomeno preoccupante e non limitato a combattimenti tra animali o corse clandestine ma comprende forme di maltrattamento meno sospette come il commercio e l’importazione di animali, il racket dell’accattonaggio con animali, la gestione di canili, la vendita di animali imbalsamati, gli allevamenti abusivi, la macellazione clandestina, il traffico di cuccioli. Ed è un legame antico dove le lotte tra famiglie nascono come guerre per il bestiame e per il terreno per poi piano piano trasformarsi in lotte per imporsi nel traffico della droga. Sono illuminanti i rapporti annuali della Lav sul fenomeno zoomafia.

L’articolo 544 quater cp punisce la promozione e l’organizzazione di spettacoli e manifestazioni aventi ad oggetto gli animali, e che ad essi comportino “sevizie o strazio”, facendo espressamente salva la circostanza che il fatto costituisca reato più grave (associazione per delinquere, di tipo mafioso e non, ex artt. 416 e 416-bis c.p., nel cui ambito assai spesso si consumano i fatti di cui all’art. 544-quater c.p.).

Questo articolo deve fare i conti con le manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalle Regioni ex accordo stato-regioni (2003), alle quali non si applicano le norme del codice penale e tanto in virtù di quella tanto chiacchierata e invisa norma di cui all’art. 19 ter disp, att. cp.

Tale deroga non va però letta nel senso che laddove essa operi gli ambiti siano immuni a ogni fattispecie criminosa. Il legislatore ha svolto un’opera di preventivo bilanciamento in danno degli animali ma quando si pongono in essere comportamenti che travalichino questo bilanciamento, il reato riemerge e deve essere perseguito. La Cassazione è univoca in tale senso. Lo è oggi ma lo è stata anche in passato, quando aveva affermato che certi spettacoli non devono turbare l’ordine pubblico, né essere contrari alla morale, al buon costume, né importare tantomeno sevizie o strazio agli animali (Cassazione penale n.4167/ 1973). In tempi assai più recenti sempre la Corte di Cassazione, rispolverando una precedente pronuncia del 2012 ha statuito che “la scriminante trova il proprio limite applicativo nella funzionalità della condotta posta in essere rispetto agli scopi e alle ragioni posti a base della normativa speciale: dette attività, segnatamente contemplate dalla suddetta norma di coordinamento, devono essere svolte, per potere essere esentate da sanzione penale, nell’ambito della normativa speciale stessa” precisando che sia necessario accertare “se le condotte si siano svolte nei limiti consentiti o imposti dalla norma speciale individuata” (Cass. Pen. Sez. III Sent. n. 10163 del 06.03.2018).

Il Palio delle Oche a Lacchiarella (Milano): oche costrette a correre terrorizzate dall’incitamento della folla
Il Palio delle Oche a Lacchiarella (Milano): oche costrette a correre terrorizzate dall’incitamento della folla

E dunque questo orientamento giurisprudenziale è sufficiente? Rappresenta una garanzia granitica in favore degli animali?

Niente affatto. Bisogna fare i conti con una parola che racchiude credenze popolari o religiose che siano, spesso contaminate da ignoranza. Questa parola è “tradizione”. Si fa così da sempre e dunque si giustifica tutto.

Proviamo invece a immaginare la tradizione come ad un processo selettivo che si evolve negli anni, che cambia con le generazioni, seleziona ciò che è da tenere e consegnare al futuro e ciò che va invece eliminato.

Il Palio di Siena è forse l’esempio più emblematico e la cui ultima edizione è stata riconosciuta finanche come “straordinaria” perché dedicata — quando si dice la combinazione — al centenario della fine della Prima Guerra mondiale. Ma avere accostato il Palio di Siena al centenario della fine della Prima Guerra mondiale significa ignorare che quel primo conflitto ha rappresentato l’apoteosi dello sfruttamento animale, con un numero impressionante di animali morti e primi tra questi, cavalli e asini. Invito alla lettura di un ottimo libro, scritto da Giulia Guazzaloca, “Primo Non Maltrattare”.

Vero è che se un’intera città (Siena) insorge contro chiunque si azzardi solo a porre in discussione l’amore verso i cavalli da parte dei senesi tutti, bisognerà pure fare qualche ulteriore riflessione. Come possiamo mettere in discussione un qualcosa che vive dal 1200? Che rappresenta e identifica una città che vive un anno intero in funzione del Palio e che indubbiamente rappresenta un modo di vivere della città del Panforte?

Perché, ci si potrebbe domandare, tanto clamore mediatico per una manifestazione così sentita, ricca di tradizione che rappresenta una sorta di equilibratore sociale, di valvola di sfogo di una comunità? Inizia a disvelarsi il vero maligno significato di tradizione, come tanto bene spiega il filosofo Gianfranco Mormino.

Facciamocene dunque una ragione. Il senese, il contradaiolo ama più di se stesso i cavalli e soprattutto quelli che partecipano al Palio. La morte di uno di loro rappresenta un lutto per l’intera città. Mi domando però se il il cavallo è amato in funzione del Palio o a prescindere da esso e mi do anche la risposta.

Oggi abbiamo a disposizione conoscenze etologiche che ci dovrebbero fare comprendere come talune manifestazioni non abbiano più alcun motivo di essere reiterate. Ma ecco che la tanto invocata tradizione disvela la sua vera essenza che altro non è, sempre come ricorda Mormino, affermazione di superiorità alla quale è pericoloso rinunciare.

Sono dunque convinto che prima di essere una questione giuridica e quindi di individuare una nuova qualificazione giuridica da destinare agli animali, occorra interrogarsi sul piano etico partendo da un punto di partenza non comune: gli animali, al pari degli umani, sono soggetti della vita, prima di essere soggetti giuridici. E questo punto di partenza ha una ulteriore premessa per cui bisogna prendere coscienza che l’uomo rappresenta una goccia della vita e non la vita nel suo complesso.

Da questo dobbiamo partire. Da questo punto di vista. E la partenza è laddove le coscienze iniziano a formarsi. Nelle scuole, e ancora prima nelle famiglie. Occorre divulgare una nuova cultura che porti a modificare il nostro rapporto con l’animale non umano e, mi permetto di aggiungere, il nostro rapporto con gli esseri viventi in generale. In tutte le loro forme.

Un altro momento dell’intervento di Filippo Portoghese al convegno. Con lui sono presenti i relatori: Annamaria Manzoni Psicologa e psicoterapeuta; Alessandro Ricciuti Animal Law; Enrico Moriconi Garante Diritti Animali Regione Piemonte; Rosalba Nattero Presidente SOS Gaia; Marco Francone Resp. LAV Piemonte e Enrico Comba Antropologo.
Un altro momento dell’intervento di Filippo Portoghese al convegno. Con lui sono presenti i relatori: Annamaria Manzoni Psicologa e psicoterapeuta; Alessandro Ricciuti Animal Law; Enrico Moriconi Garante Diritti Animali Regione Piemonte; Rosalba Nattero Presidente SOS Gaia; Marco Francone Resp. LAV Piemonte e Enrico Comba Antropologo.

L’educazione -come ha fatto notare la prof.ssa Rescigno nel corso dell’audizione di fine anno 2017 alla Camera dei deputati illustrando lo stato dell’arte giuridica in tema di animali- appare una delle chiavi di volta fondamentali per costruire un rapporto uomo-animale maggiormente equilibrato. Ne sono più che convinto. La scuola dovrebbe traghettare i suoi studenti da una visione antropocentrica ad una visione biocentrica.

Sono ancora troppi gli attentati a questo nuovo modo di rapportarsi con gli altri viventi che non siano umani. Pubblicità inguardabili, programmi televisivi da chiudere prima della sigla di apertura.

Dovremo tutti imparare a non deridere, come anche a non compiangere e finanche a non detestare le azioni umane, limitandoci solo a comprenderle perché solo comprendendole forse si potrà iniziare a capire come risolvere eventuali problematicità. Prendiamo in considerazione le argomentazioni altrui, anche se lontane o in antitesi al nostro punto di vista. Non offendiamo a prescindere. Comprendere non sempre significa assolvere.

Chiudo con un’ultima riflessione, forse quella più antipatica. Se è certo che gli animali -quali essi siano- sono i migliori amici dell’uomo, siamo così certi che l’uomo sia il migliore amico degli animali?

Purtroppo dimentichiamo che gli animali sono soggetti che hanno un valore in sé e che non sono destinati ad altri. Ogni discussione che sia filosofica, morale, giuridica o scientifica dovrebbe partire da ciò che del mondo interessa gli animali e non da ciò che agli uomini interessa degli animali. Ma spesso non funziona così. Basta guardarci attorno. Nessuno escluso. Anche coloro che reputano normale selezionare le razze di animali da compagnia negando loro ab ovo il diritto alla libertà sessuale. Non sarà difficile rendersi conto che la tutela degli animali, per quanto la si voglia definire diretta, si rivela pur sempre relativa, nel senso che la sua ampiezza varia a seconda di ciò che l'uomo considera necessario - o, forse, anche solo utile o opportuno - nell'esercizio di tutte quelle attività che coinvolgono gli animali.

Mi piace chiudere con un passo tratto dal libro di Arun Gandhi (Il dono della rabbia) dove si legge che “Non è necessario aderire ai dogmi rinunciando a ogni autonomia di pensiero, condannandoci ad una esistenza che ci rende infelici solo perché qualcun altro sostiene che sia la via giusta. Un “like” sotto un post non serve a cambiare nulla. È impossibile costruire un futuro per noi o per il nostro paese sulle fondamenta incerte dell’inganno o sfruttando le creature viventi a nostro uso e consumo. Un bidone vuoto fa sempre un gran fracasso mentre chi ha idee o soluzioni non ha bisogno di sbraitare per ottenere ascolto. La discriminazione accade quando un certo gruppo si crede migliore degli altri e così facendo chiude occhi e orecchie alle altrui ragioni, alimentando conflitto e aggressività”.


www.animal-law.it

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