Animalismo

Caccia in Piemonte, indietro nel tempo

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13 Marzo 2016
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Caccia in Piemonte, indietro nel tempo

Il Consiglio regionale del Piemonte sta discutendo un disegno di legge che favorisce i cacciatori e porta la regione indietro di trent’anni


Volpi seppellite vive per allenare i cani, cinghiali chiusi in recinti per essere cacciati con facilità, aumento delle specie cacciabili, caccia con l’arco, incentivo per la caccia turistica… sono solo alcune delle proposte del disegno di legge in discussione alla Regione Piemonte, presentato dalla giunta. Ancora una volta si privilegiano le richieste delle associazioni venatorie a scapito del benessere animale, delle associazioni ambientaliste e animaliste e, soprattutto, della maggioranza dei cittadini.

Il 10 marzo il disegno di legge è stato discusso nell’aula consigliare dove erano presenti anche le associazioni ambientaliste e animaliste che avevano richiesto l’audizione.

SOS Gaia era presente insieme a LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia), Pro Natura e Legambiente. Le osservazioni presentate da SOS Gaia puntavano soprattutto sull’aspetto etico: “Riteniamo la caccia una pratica anacronistica ed eticamente inaccettabile. Il Trattato di Lisbona dell’Unione Europea ha decretato che gli animali non umani sono esseri senzienti, in grado al pari degli animali umani di provare gioia e dolore. Pertanto gli animali non sono degli oggetti da usare per il divertimento degli umani.”

Roberto Piana, vicepresidente nazionale della LAC, ha sottolineato come il disegno di legge sia inaccettabile in quanto “contiene macroscopiche mancate conoscenze della legislazione nazionale vigente e presenta aspetti di illegittimità costituzionale.” Inoltre Piana ha affermato: “Le volpi seppellite vive in cunicoli sotterranei per allenare i cani da tana rappresentano una espressione di inusitata crudeltà e barbarie che rasenta la perversione. Le aree recintate per l’allenamento dei cani non possono essere accettate da una società che si professa civile.”

Piero Belletti, segretario nazionale di Pro Natura, ha fatto notare che il Piemonte da quattro anni non ha una propria legge sulla caccia in quanto “quella precedente era stata abrogata all’unico e antidemocratico scopo di impedire l’effettuazione del referendum regionale, legittimamente richiesto da 60.000 elettori nel lontano 1987, ma mai effettuato per le politiche ostruzionistiche attuate dalla Regione.”

Aula del Consiglio della Regione Piemonte durante la discussione inerente alla legge sulla caccia
Aula del Consiglio della Regione Piemonte durante la discussione inerente alla legge sulla caccia

Nel documento presentato dalla scrivente per conto di SOS Gaia si sottolinea che “la Regione Piemonte non sta facendo passi in una direzione che venga incontro alla volontà della società civile, la quale chiede l’abolizione o quanto meno un contenimento dell’attività venatoria. Si va anzi nella direzione opposta: aumentano le specie cacciabili, aumentano i periodi di caccia e molti altri passi indietro.”

Entrando nel merito del disegno di legge si leggono norme che una società civile non dovrebbe neppure prendere lontanamente in considerazione, come l’istituzione di aree recintate ove allenare i cani da tana: la volpe viene messa in una gabbia e seppellita viva a disposizione per le aggressioni dei cani. Oppure la caccia con l’arco, di una crudeltà inaudita: l’arco ferisce e non uccide gli animali causando sofferenze strazianti.

E ancora: la realizzazione di aree recintate per l’allenamento dei cani su fauna selvatica. Quando un cinghiale non può fuggire ed è aggredito dai cani impazzisce di paura e si difende sventrando i cani Successivamente il cinghiale dovrà essere nuovamente catturato, e possiamo immaginare la sofferenza e lo stress.

Nel documento della LAC si cita anche la commercializzazione della fauna selvatica spacciata come promozione e valorizzazione delle risorse faunistico-territoriali che determinerà la creazione di un business degli animali uccisi e favorirà il bracconaggio a fini di lucro. Inoltre nel disegno di legge si cita la possibilità di elargizione di contributi solo ad associazione o enti che collaborano nella gestione faunistico-venatoria. In pratica, i contributi devono essere dati solo alle associazioni venatorie.

In sostanza, l’intero disegno di legge non tiene conto minimamente del benessere degli animali, considerati evidentemente come “cose” da usare a piacimento per il divertimento (e il business) degli uomini. L’attività venatoria è l’elemento principale di cui tener conto, e ad essa si legano molti altri interessi di parte come la commercializzazione della selvaggina, su cui il disegno non pone limiti chiari e che incentiva l’allevamento a cielo aperto del cinghiale, salvo poi porvi rimedio con l’abbattimento facendo passare i cacciatori come i difensori dell’agricoltura.

Rosalba Nattero, presidente di SOS Gaia, durante il suo intervento. Accanto, i rappresentanti di LAC, Pro Natura e Legambiente
Rosalba Nattero, presidente di SOS Gaia, durante il suo intervento. Accanto, i rappresentanti di LAC, Pro Natura e Legambiente

A queste contraddizioni si aggiunge il fatto che la maggior parte dei cittadini è contrario alla caccia. Nel referendum nazionale sulla caccia del 1990, che non raggiunse il quorum, risultò che in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli il quorum fu invece ampiamente raggiunto con addirittura il 90% di Sì.

La caccia non è solo invisa ad animalisti e ambientalisti, ma anche dalla maggior parte dei comuni cittadini i quali non si sentono al sicuro sapendo che nei boschi, nei parchi e nei pressi della propria casa circolano persone armate, pronte a sparare e desiderose di prede. Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, sottolinea che “sono tante le denunce e segnalazioni di cittadini che hanno timore anche a stare nelle proprie case in campagna. Nella sola stagione venatoria appena conclusa 16 morti e 67 feriti sono stati provocati dalla caccia in Italia”.

Nella discussione in aula consiliare si è presa in considerazione anche la proposta di legge 196 presentata dal M5S, l’unica che le associazioni ambientaliste e animaliste hanno appoggiato in quanto contiene tutte le risposte alle richieste del referendum sulla caccia che non è mai stato possibile effettuare per l’ostruzionismo della Regione. SOS Gaia, insieme a LAC, Pro Natura e Legambiente ha sostenuto il PDL 196, definito in aula dalle associazioni venatorie “una provocazione”.

L’intervento di SOS Gaia ha stigmatizzato il fatto che “la Regione Piemonte non sta facendo passi in una direzione che venga incontro alla volontà della società civile, la quale chiede l’abolizione o quanto meno un contenimento dell’attività venatoria. Si va anzi nella direzione opposta: aumentano le specie cacciabili, aumentano i periodi di caccia e molti altri passi indietro.”

Questo è stato il commento conclusivo di SOS Gaia: “Ci auguriamo che la discussione consiliare tenga conto della volontà della società civile e che il Consiglio Regionale del Piemonte possa costituire effettivamente uno specchio della volontà dei cittadini che vivono in questa regione restituendo al Piemonte l’immagine di una regione proiettata verso il futuro.”


Il documento di SOS Gaia

Il documento della LAC

Il documento di Pro Natura


www.rosalbanattero.net
www.sos-gaia.org


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