Animalismo

Il destino delle aragoste: devono soffrire per finire sulla tavola?

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22 Luglio 2014
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Un’aragosta nel suo habitat naturale


Una recente sentenza, emessa nel rispetto della legge 189/04 conosciuta come legge sul maltrattamento, ha condannato un ristoratore ad una multa di 5000 euro per aver tenuto aragoste sul ghiaccio con le chele legate. Tra tutti gli animali, i pesci sono quelli che più soffrono prima di finire come cibo: lo spettacolo del pesce agonizzante sui banchi di vendita, solo perché lo si vuole fresco, dovrebbe sollecitare più attenzione da parte degli stessi acquirenti. Senza dimenticare che, nel mare, agonizzano nelle reti fino a 15 minuti.

Lo spettacolo di aragoste e astici mantenuti sul ghiaccio, con le chele legate, nelle condizioni condannate dalla sentenza, è molto comune, però adesso le conoscenze scientifiche hanno dimostrato che così gli animali soffrono. Ci si è arrivati con un percorso abbastanza complesso. Innanzi tutto è stato dimostrato che aragoste, astici, granchi, gamberi e tutta la loro famiglia, come anche i pesci, sono dotati di un cervello e terminazioni nervose in grado di recepire gli stimoli negativi e quindi sono capaci di provare dolore. Successivamente si è riscontrato che, dalle trote ai granchi, tutti gli animali acquatici reagiscono ai danni come i mammiferi, cioè sentono il dolore e lo ricordano. Quindi oggi non si può più dire che non soffrono. Ed è stata anche acquisita la nozione che sono colpiti dallo stress: è causato dalle condizioni ambientali negative e provoca sofferenza.

Pertanto è dimostrato scientificamente che il mantenere le aragoste vive sul ghiaccio con le chele legate genera duplice sofferenza. Innanzi tutto perché l'ambiente, come si può comprendere, è ben diverso da quello naturale dove esse, siano europee o americane, vivono in acque con temperatura tra i 12 e i 15 gradi e colonizzano, cioè percorrono, un territorio esteso fino a 12 chilometri; sono condizioni neppure paragonabili con la teca del ristorante, dove, inoltre, non possono esplorare il territorio, svolgere attività di interscambio con soggetti della stessa specie, avere attività ludica, insomma tutto quanto fa parte della loro etologia. Il ghiaccio induce un'altra negatività: le aragoste, e gli astici e le altre specie simili, sono esoterme, cioè hanno una temperatura corporea determinata da quella esterna, a differenza dei mammiferi; così la parte a contatto con il ghiaccio ha una temperatura molto più bassa di quella superiore esposta all'aria.


L’atrocità delle aragoste su ghiaccio con le chele legate è costata una multa di 5.000 euro per maltrattamento a un ristoratore fiorentino

Per questo motivo gli organi addominali, quali l'epatopancreas, vanno incontro a fatti degenerativi che sono percepiti dalle terminazioni nervose e pertanto si ha uno stato doloroso.

Per questi motivi il Giudice ha sentenziato che si trattasse di maltrattamento in quanto si mantenevano gli animali in una condizione che provocava dolore e sofferenza.

La soluzione alternativa è chiaramente mantenere le aragoste vive in un acquario con una temperatura dell'acqua compresa tra i 12 e i 15 gradi e senza le chele legate, organi che svolgono un ruolo fisiologico ed etologico importante: permettono di esplorare il territorio, di mangiare, di comunicare; tenerle legate è una imposizione che genera stress e quindi sofferenza. Inoltre la legatura può forzare sulla chela e provocare se non proprio dolore forte un grave fastidio

Si deve ricordare ancora la loro uccisione. Per motivi “culinari” le aragoste vive sono uccise immergendole in acqua bollente: per quanto detto in precedenza, capacità di percepire l'effetto della temperatura e di sentire il dolore, non c’è dubbio che tale sistema sia da catalogare tra quelli dolorosi e quindi si realizzi un maltrattamento.

La soluzione per non far soffrire esiste, anzi è addirittura duplice: è disponibile il Crustatum, una scatola metallica nella quale si posiziona l'aragosta che viene uccisa dalla corrente. Una variante della sedia elettrica, insomma. Può sembrare una proposta drastica però per l'animale significa una morte con minore sofferenza ed è finta compassione inorridire davanti al Crustatum e accettare la morte dolorosa nell'acqua bollente, solo perché si butta l'animale in pentola e non si pensa a quello che gli capita.

L'altra soluzione, anch'essa drastica a raccontarsi, è infilzare il coltello tra la testa e il corpo, dove vi è il ganglio cerebrale, il loro cervello, la cui denaturazione porta ad una morte indolore.


Aragoste su ghiaccio pronte per essere bollite vive per soddisfare il palato degli umani

Nei ristoranti non sembra difficile chiedere agli addetti di provvedere all'uccisione indolore.

Se però si esamina la complessità e difficoltà mantenere gli animali in acquario in aggiunta alla problematica dell'uccisione al momento della vendita, si può arrivare alla soluzione, già applicata da grandi catene di supermercati in USA e Canada, di porre in vendita solo aragoste surgelate.

A dispetto di quanto sostengono i “buongustai” non c'è una differenza sostanziale tra le aragoste surgelate e quelle vive, ancor più considerando che il gusto è influenzato anche da fattori complessi come ad esempio ritenere più o meno gustoso un cibo solo perché a priori lo decide il nostro cervello; nel caso delle aragoste collegando il “migliore” sapore alla morte dolorosa nell'acqua bollente.

Però, in ogni caso, sarebbe bene iniziare a ragionare sul fatto che, se anche l'aragosta bollita viva fosse più saporita, - cosa che non è vera - non sarebbe giusto soddisfare gli esseri umani a scapito della sofferenza di altri viventi; e anche riflettere sul fatto che, spesso, nei riguardi degli animali, si abbia come uno sdoppiamento: li mangiamo ma ignoriamo che per farlo siamo obbligati ad uccidere, preferiamo separare i due momenti. Il macellaio, che li uccide, è distante fisicamente da chi li mangia e questi vuole ignorare quanto accade prima.

E dobbiamo ricordarci che sono milioni ormai nel mondo i vegetariani che, per non provocare sofferenza e dolore, hanno rinunciato a cibarsi, non solo delle aragoste, ma di tutti gli animali e degli alimenti che da loro derivano.


www.enricomoriconi.it


Enrico Moriconi è medico veterinario dirigente Servizio Sanitario Nazionale. Membro del Comitato Scientifico Nazionale di Legambiente, fondatore dell’Associazione Veterinari per i Diritti Animali. È fondatore del Centro di documentazione Eco-animalista del Piemonte


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