Musica

“The Last Shaman” il nuovo album del LabGraal, un vero Back to the Future!

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02 Febbraio 2023
Il LabGraal in concerto all’Hiroshima Mon Amour di Torino per la presentazione dell’album in vinile “The Last Shaman”
Il LabGraal in concerto all’Hiroshima Mon Amour di Torino per la presentazione dell’album in vinile “The Last Shaman”

La band ha presentato il suo ultimo lavoro in concerto all’Hiroshima Mon Amour.
L’intervista al LabGraal



L’ultimo sciamano se n’è andato qualche anno fa, era un musicista, un poeta, uno studioso della storia e della scienza che sapeva fondere tutte queste proprietà in una filosofia di libertà verso tutti gli esseri della Terra. Era anche un eccellente flautista, era Giancarlo Barbadoro, componente e fondatore del LabGraal insieme alla sua compagna di vita Rosalba Nattero, vocalist della band, con i suoi fratelli Andrea Lesmo alle tastiere e bouzuki, Luca Colarelli, alle chitarre e cornamusa, Gianluca Roggero ai tamburi.

È quindi arrivato dalla band il giusto tributo a questo musicista e poeta, guerriero di altri mondi, con un album intitolato “The Last Shaman”, per l’appunto l’ultimo sciamano, presentato per la prima volta all’Hiroshima Mon Amour di Torino con un live act davvero imponente, grintoso e rabbioso, ricco di quella verve di rock celtico che è vera e propria danza.

Alcuni momenti sono stati davvero intimisti con la voce di Nattero a disegnare armonie vocali che hanno raggiunto l’anima dei presenti al concerto come in “Nigredo”. Non c’è stata una minima pausa perché l’incalzare dei ritmi tra chitarre e bouzuki (da sentire la stupenda “Kan ar Kann”), sotto il battito potente e incessante dei tamburi, proprio come in “Moju Dushu”, hanno regalato al pubblico la danza e subito il parterre si è trasformato in un ballo celtico dove tutti si sono fatti coinvolgere in una grande festa.

Senza dimenticare la canzone che dà il titolo all’album “The Last Shaman” che è il saluto a Barbadoro. D'altronde il LabGraal è uno dei gruppi italiani di keltic rock che si è conquistato, a pieno diritto, un posto di rilievo sulla scena musicale internazionale. Basti solo pensare alle tournée realizzate con successo in Australia, negli USA e in Bretagna.

Rosalba Nattero, vocalist del LabGraal
Rosalba Nattero, vocalist del LabGraal

La perdita di Giancarlo Barbadoro è stata dolorosa e immensa sotto tutti i punti di vista ma il LabGraal continua a vivere secondo il percorso tracciato dai fondatori e secondo una visione che è stata sempre una vera e propria missione. L’album “The Last Shaman” è stato stampato in vinile 33 giri che comprende 11 tracce inedite per 38,5 minuti con in più un cd con gli stessi brani più 8 bonus tracks per la delizia degli appassionati di keltic rock.

Prodotto da Davide Donvito, uno dei produttori torinesi più talentuosi e potenti della scena rock alternativa, è stato masterizzato da Tom Baker a Los Angeles, vincitore di tre Grammy. Tra i suoi lavori Nine Inch Nails, Bowie, Stone Temple Pilots, Marilyn Manson, Smashing Pumpkins, Papa Roach. Special guest nella registrazione del disco tre musicisti di alta professionalità che rispondono ai nomi di Chiara Cesano al violino, del violista armeno Maurizio Redegoso Kharitian e del pianista Marco Varvello.

Il ricavato delle vendite dell’album sarà destinato agli animali in difficoltà assistiti dall’associazione SOS Gaia, una causa che Giancarlo sentiva al di sopra di ogni altra.

Per comprendere meglio la storia di questa prova discografica abbiamo intervistato i quattro musicisti del LabGraal.


Un album in vinile, un 33 giri, ultimo lavoro discografico del LabGraal: The Last Shaman, l’ultimo sciamano, cosa rappresenta il titolo di questo album e perché.

Rosalba Nattero: “Rappresenta un momento molto doloroso della storia del nostro gruppo, perché uno dei fondatori del LabGraal, Giancarlo Barbadoro, è mancato nel 2019 e questo ci ha gettati in uno sconforto perché Giancarlo era una parte fondamentale del nostro ensemble, ci ispirava, rappresentava la parte poetica e intimista della nostra musica. Giancarlo è stato definito un poeta, un guerriero, uno sciamano. Ecco perché il titolo “The Last Shaman”: questo LP è dedicato a lui. Si può dire che questo album sia nato dal dolore, ma ha rappresentato anche una rinascita del gruppo, del resto un antico detto alchemico dice che “tutto ciò che vive, muore; tutto ciò che muore, vive” ed è questo lo spirito che ci unisce: Giancarlo sarà sempre con noi.”


Come LabGraal siete arrivati al 9° album e siete passati nei vari anni anche a varie contaminazioni, ricordando Dreaming, con gli aborigeni australiani, per passare a Mother Africa con atmosfere tipicamente africaneggianti, sempre con base il rock celtico. Adesso The Last Shaman sembra essere invece il giusto seguito del vostro precedente “Native”.

Rosalba Nattero: “Sì, questo album va nella direzione più sciamanica della nostra musica, e in questo senso può essere considerato una prosecuzione del percorso di “Native”. Abbiamo inserito brani come “Herr Mannelig” cantati in antica lingua norrena, o canzoni come Kan ar Kann in lingua bretone, molto guerresca. Moju Dushu si ispira ad antiche ballate sciamaniche siberiane. Senza dimenticare i brani inediti di Giancarlo al flauto, una grande eredità che ci ha lasciato e che non poteva mancare in questo album dedicato a lui. La cornamusa di Luca acquisisce in questo lavoro uno stile particolare che va dritto al cuore.”


I vostri testi sono sempre conditi da molta spiritualità che è poi il punto focale della band, ma altrettanto sono i vostri Live Act, i vostri concerti, dove la vostra energia tocca punti inimmaginabili. Può essere considerato il vostro miglior album e c’è un brano che più ti è caro?

Rosalba Nattero: “Si sa che l’ultimo lavoro è sempre quello che è più caro. Questo album in particolare è nato in un momento così drammatico che ci siamo dovuti impegnare molto per rendere giustizia alle nostre emozioni, ma devo dire che è stato catartico. Volevamo riversare in musica, esprimere una fase della nostra storia del gruppo che per noi ha lasciato un segno indelebile. C’è un prima e un dopo rispetto a quell’evento, e noi non saremo mai più quelli di prima. Ma la musica ha un effetto liberatorio e credo che in questo album si senta la morte e la rinascita del gruppo.

Sono molti i brani che mi sono cari, ma forse quello che mi è più caro è “Nigredo”. Lo avevo composto in Bretagna ed esprime proprio quello che dicevo all’inizio: “All that lives, dies; all that dies, lives. Tutto ciò che vive, muore, tutto ciò che muore vive.”


I protagonisti della serata all’Hiroshima Mon Amour: da sinistra, il violista armeno Maurizio Redegoso Kharitian, la violinista Chiara Cesano, Gianluca Roggero (percussioni), Guido Barosio (ha letto alcune poesie di Giancarlo Barbadoro), Rosalba Nattero (vocalist), Andrea Lesmo (bouzuki e tastiere), Luca Colarelli (chitarra e cornamusa)
I protagonisti della serata all’Hiroshima Mon Amour: da sinistra, il violista armeno Maurizio Redegoso Kharitian, la violinista Chiara Cesano, Gianluca Roggero (percussioni), Guido Barosio (ha letto alcune poesie di Giancarlo Barbadoro), Rosalba Nattero (vocalist), Andrea Lesmo (bouzuki e tastiere), Luca Colarelli (chitarra e cornamusa)

Dopo 8 album in cd finalmente la scelta di stampare il disco in vinile, con una cover molto particolare, dove voi siete come sospesi nel tempo su una sorta di pianeta della natura che vaga nell’universo.

Rosalba Nattero: “Sì, è una cover disegnata dal nostro amico Charlie Frascà, un artista ingegnoso, che rende molto l’idea di ciò che siamo: sospesi nel nulla. Noi ci sentiamo proprio così: sospesi. Non c’è niente di certo, tutto è in continua fluttuazione, e forse è proprio questa incertezza di fondo su cui si basa la nostra musica perché rispecchia la nostra stessa esistenza”.


Ciao Lux, sono lontani anni luce i tempi dei Deafear dove tu eri leader di una band della dark-new wave torinese e italica. Sei arrivato con i tuoi compagni di viaggio del LabGraal dopo 8 album a incidere “The Last Shaman” che rappresenta un po’ la completezza del vostro percorso musicale in un Keltic Rock, raffinato ma energico sotto ogni punto di vista. Un parto però molto lungo che è stato anche sofferenza per la scomparsa di Giancarlo Barbadoro. Mi spieghi i ‘segreti’ di questo album e il suo percorso non solo musicale ma anche tecnico? Inoltre il vinile ha anche un cd con 8 brani in più.

Luca Colarelli: “L’incolmabile perdita di Giancarlo ci ha fatto ancora più focalizzare sul senso della nostra musica che lui insieme a Rosalba ha tracciato fin dall’inizio della storia del LabGraal. Il connubio tra tribalità e attualità, tra intimismo e espressione più energica. Non una musica rivolta solo verso il passato ma ancora viva e vitale nonostante la sua natura tradizionale. The Last Shaman segue questo percorso: rispetto a Native abbiamo voluto creare il nuovo lavoro con delle sonorità meno arrangiate e più potenti, che rispecchiassero maggiormente il nostro approccio Live. Per questo ci siamo rivolti per la produzione a Davide Donvito, uno dei produttori torinesi più talentuosi e potenti della scena rock alternativa mentre per il mastering ci siamo affidati a Tom Baker a Los Angeles: un nome importante, vincitore di tre Grammy che ha lavorato con nomi quali, Nine Inch Nails, Bowie, Stone Temple Pilots, Marilyn Manson, Smashing Pumpkins, Papa Roach e una miriade di altri artisti di grosso calibro. Hanno collaborato inoltre la bravissima Chiara Cesano al violino e il violista armeno Maurizio Redegoso Kharitian. Il risultato ci ha davvero soddisfatto: a nostro parere il giusto connubio tra potenza (ricordiamo che noi usiamo quasi esclusivamente strumenti acustici) e struggenza data dal particolare momento. La scelta del vinile è venuta naturalmente dopo 8 album ma abbiamo voluto allegare un CD con otto brani inediti, oltre quelli su LP, che dispiaceva lasciare “indietro” per ragioni tecniche di spazio. Un “Back to the future” con l’inestimabile flauto di Giancarlo e la sua magia che ci accompagnerà sempre”.


L’album “The Last Shaman” è uscito in vinile in edizione limitata numerata di sole 500 copie con 11 tracce, incluso anche un cd contenente 8 bonus tracks
L’album “The Last Shaman” è uscito in vinile in edizione limitata numerata di sole 500 copie con 11 tracce, incluso anche un cd contenente 8 bonus tracks

Andrea, The Last Shaman è un disco che già al primo ascolto ti entra direttamente nell’anima. Una vera presa diretta tra ballads spirituali, tipicamente celtiche per arrivare a un sound con una vitalità ricca di quella durezza, quella forza, che è un po’ l’anello di congiunzione tra la tradizione bretone e il rock anglosassone. Ci racconti? Inoltre è stata dura la scelta dei brani da mettere in questo vinile?

Andrea Lesmo: “Nella musica e nei suoni dei diversi popoli nativi si sente una matrice comune, un modo di esprimere la propria libertà e il proprio essere sé stessi immersi nel mistero della natura. Noi siamo entrati in contatto con queste realtà durante i viaggi fatti con Giancarlo e Rosalba. In fin dei conti l’essenza della musica che possiamo definire tribale si può rivestire in vari modi e con vari stili, ma contiene in sé sia l’aspetto introverso e mistico in cui entriamo nella parte intima di noi stessi e sia l’aspetto estroverso che con la sua energia prende forma, ed è sempre bellissimo vedere gli spettatori scatenarsi in una danza durante il concerto. Tutto questo è una cosa sola e spero che questo lavoro riesca a comunicare questa esperienza.

La scelta dei brani è stata quella in cui ci siamo immersi nell’ultimo periodo, un istante senza tempo in cui è presente anche Giancarlo, The Last Shaman, che sentiamo con noi”.


The Last Shaman è un album dinamico, ricco di freschezza musicale, il martellare dei tamburi è incessante e fa da corollario alla chitarra di Luca, alle tastiere e al Bouzuki di Andrea sino a raggiungere l’apice di ogni canzone nella voce di Rosalba. La vostra sembra essere un’unione che valica l’aspetto musicale e forse questo che vi permette di raggiungere un determinato sound?

Gianluca Roggero: “The Last Shaman è in effetti a mio avviso il più dinamico dei nostri album e da un punto di vista percussionistico lo ritengo il punto di arrivo di una ricerca musicale personale iniziata nel LabGraal molti anni fa agli albori e che culmina proprio come risultato con questo sound molto teso ma, credo, in combinazione armonica con il sound e le dinamiche degli altri strumenti, compresa la voce di Rosalba, che si manifesta spesso potente strumento, come quello dei tamburi. In effetti condividere esperienze comuni in tutti questi anni ha senza dubbio influito su questa unione musicale che si può percepire come riflesso in queste sonorità compatte, quasi l'espressione di un'unica entità. Ad esempio l'amore per gli animali o le altre specie in generale, o il rispetto per l'ambiente, fatto che avvicina spesso i popoli naturali del pianeta e di cui Giancarlo, al quale è dedicato l'album appunto, è sempre stato studioso, promotore e sostenitore, sciamano in una parola. Tutto ciò certo ci ha avvicinati al di là della musica, ma la musica ne ha subito una profonda influenza, al punto di diventarne espressione medesima”.

www.labgraal.org


“The Last Shaman” il nuovo album del LabGraal, un vero Back to the Future!


 

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