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Irlanda. Pietre antiche, vento e memoria viva |
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| 13 Aprile 2026 | ||||||||||||
Il tempo per visitare l’Irlanda è sempre troppo poco, tanti sono i luoghi, le storie e le esperienze con cui si viene in contatto
L’Irlanda è una terra che stupisce di continuo, come se avesse il vizio gentile di sorprendere chi la attraversa. I cieli cambiano volto in pochi istanti, il vento e la pioggia arrivano senza chiedere permesso e se ne vanno altrettanto in fretta, lasciando spazio a improvvisi squarci di sereno. Quattro stagioni nello stesso giorno. Tutto questo restituisce la sensazione di una natura potente ma non ostile, severa e al tempo stesso accogliente. È anche una terra dalla storia tormentata, segnata da invasioni, conflitti e repressioni, eppure i suoi abitanti hanno conservato una disposizione gioiosa e pacifica. Fare amicizia con un irlandese è spesso sorprendentemente facile: una battuta, una pinta condivisa, e la distanza si scioglie. Siamo partiti per questo viaggio con il desiderio di conoscere meglio il paese e di andare a caccia delle tracce della cultura celtica. Tracce che in Irlanda non mancano affatto, ma che in realtà si ritrovano anche in molte altre parti d’Europa, Italia compresa. La cultura celtica non è morta: vive ancora nei valori sociali e spirituali, nella raffinatezza dei manufatti, nella cura degli antichi luoghi sacri e nel patrimonio di leggende e conoscenze che attraversano i secoli. I Gaeli e il mondo celtico
I Gaeli, come oggi vengono definiti i primi abitanti dell’Irlanda storica, erano un grande popolo di ceppo celtico, un filo verde intrecciato tra Irlanda, Scozia e Isola di Man. Parlavano il gaelico, non un semplice dialetto, ma una vera e propria famiglia linguistica. In realtà il mondo celtico comprendeva molte popolazioni diffuse in gran parte d’Europa, unite dal riferimento al druidismo e a tradizioni antichissime, radicate in civiltà millenarie che si perdono nel mito ma restano vive nelle leggende e in sorprendenti intuizioni scientifiche. Questi popoli erano organizzati in clan e possedevano strutture sociali articolate, con sistemi di leggi, poesia, arte e una visione del mondo complessa, profondamente legata alla natura e alla memoria degli antenati. Altro che “barbari selvaggi”: il mondo celtico può essere visto come una sorta di Europa unita ante litteram connotata dai valori del druidismo. In Irlanda, in particolare, l’influenza del druidismo è stata profonda e duratura, lasciando un’impronta evidente nella cultura e nella spiritualità del paese. Dalla tradizione druidica al cristianesimo Attorno al V secolo dopo Cristo, al crescere della pressione esercitata dalla Chiesa per convertire i “pagani”, il druidismo seppe integrare nel suo pantheon parecchi elementi del cristianesimo, pur conservando la sostanza dei propri insegnamenti spirituali. E così il processo di cristianizzazione dei Gaeli avvenne in modo graduale, fino a creare quello che ancora oggi viene definito “cristianesimo celtico”. Le élite sociali e i re locali adottarono questa forma di cristianesimo per ragioni politiche o personali, favorendone la diffusione. Si creò così una “nuova religione” che agli occhi della Chiesa apparve convertita ma che consentiva ai Gaeli di praticare gli antichi insegnamenti ed usanze grazie all’incorporamento di molti significati già presenti nel mondo celtico. Chiese e monasteri sorsero spesso su luoghi considerati sacri da secoli: pozzi, colline, spazi rituali. In questo modo, gli antichi culti poterono continuare sotto nuove forme. Molte pratiche popolari sopravvissero nel tempo, alcune divinità vennero reinterpretate come santi e cerimonie ancestrali cambiarono veste senza scomparire.
Emblematica è la figura di San Patrizio, che utilizzava il trifoglio per spiegare la trinità cristiana, mentre agli occhi del mondo celtico lo shamrock continuava a rappresentare la triade corpo, mente e spirito. Un vero capolavoro di trasformismo culturale che permise l’adozione del cristianesimo così come la sussistenza delle antiche tradizioni, evitando i genocidi e le distruzioni che altrove segnarono la fine dei culti tradizionali. Natura e foreste Dal punto di vista naturalistico, l’Irlanda di circa 9.000 anni fa era quasi interamente ricoperta di foreste. Si dice che uno scoiattolo avrebbe potuto attraversare l’intera isola saltando da un albero all’altro! Circa l’80% del territorio era coperto da boschi. I boschi avevano un valore profondamente sacro per la tradizione druidica, che li conservava e custodiva, in un ancestrale rapporto mistico con la natura. L’affermarsi della società maggioritaria, dominata dalle grandi religioni storiche, sulle antiche popolazioni europee distorse completamente il rapporto dell’uomo con la natura e prevalsero le necessità di natura economica. Questo portò l’Irlanda del 1700 ad una copertura forestale inferiore al 2% del territorio. Negli ultimi anni, a seguito di politiche di salvaguardia, è risalita all’11%. Ad oggi la percentuale di foreste è la più bassa tra i paesi europei, ancora molto al di sotto della media europea che si aggira intorno al 30%. Kells e il Book of Kells La nostra prima visita è stata a Kells, dove si trova l’antica chiesa dedicata a San Columba, che era uno dei patroni di Irlanda insieme a Saint Patrick e Santa Brigida. In una chiesetta laterale si possono ammirare le copie di alcune splendide miniature del Book of Kells, uno dei più straordinari manoscritti miniati della storia, risalente all’VIII-IX secolo. Le sue 680 pagine, contenenti i quattro Vangeli in latino, sono un tripudio di motivi celtici, creature mitologiche, animali e simboli cristiani. Come spesso accade nei paesi nordici, accanto alle chiese più antiche si trovano piccoli cimiteri con imponenti croci celtiche. Su una parete della chiesa spicca un bassorilievo raffigurante un drago, simbolo centrale nella tradizione druidica. San Columba fu una figura chiave nella diffusione del cristianesimo di impronta celtica anche in Scozia.
Loughcrew: pietre, vento e silenzio Ci spostiamo a Loughcrew, un sito vastissimo e sorprendentemente poco frequentato, composto da tumuli, cromlech, menhir e pietre incise con spirali e coppelle. Sebbene venga spesso definito come complesso funerario, non sono mai stati trovati resti umani che lo confermino. Raggiungiamo la cima della collina con una camminata di mezz’ora, ricompensata da un panorama mozzafiato. Le incisioni nei corridoi dei tumuli, con ruote, spirali e labirinti, sono particolarmente ricche e distinguono questi siti irlandesi da quelli di altre parti d’Europa. Intorno ai tumuli sorgono tre cromlech. Pensiamo al Concilio di Arles, che impose l’abbattimento dei monumenti megalitici: qualcuno, nel corso dei secoli, li ha difesi. Grazie a queste discrete presenze oggi possiamo ancora visitarli. Qui ci concediamo un momento di meditazione, accompagnati solo dal vento. Dublino e la Cattedrale di Saint Patrick Non poteva mancare una visita alla Cattedrale di Saint Patrick a Dublino. Il sito, inizialmente occupato da un tempio in legno, sarebbe stato il luogo dove il santo battezzava i pagani. La chiesa in pietra attraversò secoli di alterne vicende, inclusa la profanazione ad opera di Oliver Cromwell, che la trasformò in stalla per i cavalli dell’esercito inglese. Il restauro ottocentesco fu finanziato da Benjamin Lee Guinness, il celebre industriale birraio. Colpisce una trifora con vetrate che raccontano in 39 episodi la vita del santo, seguendo una modalità di lettura dal basso verso l’alto che ricorda rituali druidici legati a corpo, mente e spirito. All’interno sono conservate anche le bandiere dei clan, lasciate sbiadire come segno di continuità nel tempo. Due stele apparentemente lisce rivelano, se osservate in controluce, simboli celtici scolpiti con estrema finezza. Ancora una volta emerge l’intreccio profondo tra tradizione druidica e cristianesimo.
Tara, il mare e Lough Gur A Tara Hill, nella contea di Meath, respiriamo un’atmosfera da mito. Qui, in cima ad una collina che domina i paesaggi circostanti, si trova la Lia Fáil, la Pietra del Destino che, secondo la leggenda, “gridava” quando un vero re d’Irlanda vi si posava sopra. Poco distante notiamo un albero con fili d’erba intrecciati appesi ai rami: un’usanza pagana ancora viva, simile a quelle diffuse in tutta Europa. Nei pressi si trova la statua di Saint Patrick con in mano un trifoglio. Si percepisce chiaramente come il luogo sia vissuto, rispettato, custodito. Dopo una suggestiva passeggiata a Laytown Beach, resa spettacolare dalla bassa marea, raggiungiamo Lough Gur, uno dei luoghi più sacri della tradizione druidica. Qui si trova il più grande cerchio di pietre d’Irlanda, datato circa 5.000 anni fa ma probabilmente molto più antico. Entrando nel cerchio, il vento si intensifica improvvisamente. Il complesso include anche alberi, a testimonianza di un culto che univa pietra e vegetazione. L’ingresso è allineato con il sorgere del sole al solstizio d’estate. Nel silenzio del luogo abbiamo la sensazione di non essere soli, forse è abitato da creature dell’autre monde… Ovest, Connemara e Burren Dopo una tappa a Tullamore, ci spostiamo verso Galway e il Connemara National Park: montagne, torbiere, praterie e mare che si intrecciano in scenari inusuali. In una chiesetta sul mare ammiriamo altre croci celtiche, poi ceniamo in un pub dove si parla gaelico, lingua ancora viva e ufficiale, e dove l’allegria rende naturale ogni incontro.
Nel Burren visitiamo Poulnabrone, con il suo grande dolmen, e Parknabinnia, antico insediamento con forti e strutture megalitiche. I forti ricordano le strutture dove gli antichi sacerdoti guerrieri insegnavano e praticavano la Kemò-Vad, l’Arte del gesto consapevole dell’antico sciamanesimo druidico, arte ancora oggi praticata. Le Cliffs of Moher ci regalano infine l’emozione delle scogliere a picco sull’oceano e la sorpresa di una sala di meditazione aperta al pubblico. Il fiume Shannon e la memoria storica A Shannon Bridge ricordiamo una delle pagine più buie della storia irlandese: la politica del “To Hell or to Connacht” del XVII secolo. I cattolici irlandesi vennero espropriati e confinati oltre il fiume Shannon, nelle terre più povere del Connacht, mentre le regioni fertili passarono ai coloni protestanti. Un progetto di oppressione sociale e coloniale che ritroviamo ancora al nostro tempo in molte zone del nostro pianeta. Ritorno Scrivendo questo articolo raccogliamo sensazioni e intuizioni che durante il viaggio erano solo accennate, difficili da tradurre in parole. L’Irlanda fa questo effetto: ti parla sottovoce, non capisci subito, ma il messaggio arriva piano piano. Ripartiamo per l’Italia con il dispiacere per ciò che non siamo riusciti a vedere ma appagati dalle esperienze vissute e dal senso di Mistero che questa terra emana. Ancora una volta, in Irlanda ci siamo sentiti a casa. Lasciamo un pezzo di cuore e il desiderio, molto concreto, di tornare presto. |