Indigenous Peoples

Dalla parte dei Popoli Incontattati

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13 Aprile 2026
Gli abitanti dell’isola di North Sentinel, Golfo del Bengala
Gli abitanti dell’isola di North Sentinel, Golfo del Bengala

Ci siamo mai chiesti se la visione del mondo delle società maggioritarie è l’unica visione possibile?


Vivono nelle foreste. O perlomeno in quello che rimane delle “loro” foreste.

Sì, perché le foreste sono le loro case, sono i terreni che loro posseggono. Per il semplice motivo che li abitano da millenni, da molto tempo prima che la pretesa “civiltà” occidentale, fatta di economia e di religione, decidesse che costoro potevano e dovevano essere spazzati via.

Ma loro sono ancora lì. Sono i popoli che, con un termine molto tecnico e poco umano, vengono definiti “Popoli Incontattati”. Popoli che evitano ogni tipo di contatto, quindi di relazione, con il mondo esterno, vale a dire con tutti gli altri popoli, particolarmente con i popoli conquistatori, commerciali, industriali, turistici che caratterizzano la nostra società dominante. E così pure con i popoli missionari, che pretendono di convertire ad ogni costo.

Popoli Incontattati non significa popoli di eremiti. Conoscono benissimo le presenze di altri popoli che vivono in zone a loro attigue e con i quali possono avere relazioni ancestrali, più o meno amichevoli. Ma soprattutto conoscono – anche perché in tanti modi è stato loro imposto – l’aleggiare della civiltà contemporanea dominante, tecno-politica e lontana dalla Natura.

Conoscono tutto ciò… e lo rifiutano, rinunciano ad ogni tipo di contatto. Sono racchiusi nelle loro bolle di vita umana nel profondo di foreste più o meno inesplorate. E, anche se non hanno alcun interesse riguardo alla cultura esterna, sono virtualmente tutelati, nel loro rifiuto, dal Diritto Internazionale, che riconosce la legittimità del cosiddetto “principio del non-contatto", così come i diritti di proprietà collettiva sui loro territori, ove è proibita a priori ogni attività che non abbia il loro consenso. Diritti chiari ma, inutile dirlo, ampiamente violati.

Dopo lo tsunami del 2004, un Sentinelese fotografato mentre lanciava frecce contro un elicottero che sorvolava l’isola   Copyright Indian Coastguard/Survival
Dopo lo tsunami del 2004, un Sentinelese fotografato mentre lanciava frecce contro un elicottero che sorvolava l’isola (Copyright Indian Coastguard/Survival)

Di molti Popoli Incontattati non sappiamo nemmeno il nome. Eppure tutti hanno un proprio nome, una lingua, una cultura, un territorio. Secondo un rapporto di Survival International, l’organizzazione che più di ogni altra opera a livello mondiale per la tutela dei diritti (in qualche caso della vita stessa) delle popolazioni indigene, oggi conosciamo 196 Popoli Incontattati: 196 gruppi (più o meno ampi, da poche decine a poche centinaia di individui) di esseri umani che hanno deliberatamente scelto di non avere alcun contatto con il mondo esterno, con la dilagante civilizzazione ed evangelizzazione che sempre, finora, si sono tradotte in distruzioni e sterminio.

Vivono su quattro Continenti: Africa, Asia, Oceania, America Centro-meridionale. La maggior parte di loro risiede nelle – fortunatamente ancora – estese foreste del Centro e Sud America, con una presenza forte in Brasile: dei 196 gruppi censiti da Survival ben 124 risiedono nella grande selva amazzonica brasiliana.

E poi in Colombia, Venezuela, Guyana, Perù, Paraguay, Ecuador, Bolivia, Suriname. In Messico. E in India, Indonesia, Vietnam, in Australia e Nuova Guinea. E chissà dove altro ancora, per quanto ne sappiamo.

Hanno nomi ancestrali, di cui si è venuti a conoscenza attraverso i molto sporadici contatti di queste genti con popolazioni vicine o più o meno apparentate: i mitici Lacandòn, individuati nel 1924, vivono nelle foreste del Chiapas, in Messico e sono discendenti diretti degli antichi Maya; i Pintupi, di cui si è conosciuta l’esistenza solo nel 1984: vivono nel Deserto di Gibson nell'Australia Occidentale, sono gli ultimi Aborigeni australiani a non essere mai venuti in contatto con popolazioni occidentali; i Sentinelesi (non meglio conosciuti), abitanti dell’isola di North Sentinel nell’arcipelago delle Andamane, Golfo del Bengala: potrebbero essere ridotti a una quindicina di individui, secondo l’Amministrazione indiana, sono visibili ma rifiutano con aggressività ogni tipo di interazione con altre genti…

Sono Popoli ai quali non manca nulla. Sanno perfettamente come procurarsi cibo, con la caccia o la pesca e con i vegetali che abbondano nelle foreste. Hanno antiche conoscenze mediche e ricavano dalla natura gli elementi necessari per curarsi. Non invadono territori abitati da Popoli diversi da loro. Non commerciano, non scambiano beni, sono completamente autonomi. Sembrano essere immersi in un entanglement totale con le piante, gli animali, gli ambienti del loro microcosmo. Se rispettati, vivono pacificamente la vita che hanno scelto, floridi nel loro isolamento.

Indigeni incontattati in Brasile fotografati durante una spedizione governativa, maggio 2008 (Copyright Gleison Miranda-FUNAI-Survival)
Indigeni incontattati in Brasile fotografati durante una spedizione governativa, maggio 2008 (Copyright Gleison Miranda-FUNAI-Survival)

Il problema è che non sono sempre rispettati. La società maggioritaria li vede spesso come un fastidio, un qualcosa che non dovrebbe esistere o che bisognerebbe far “evolvere”. Perché?

Perché resistono a vivere nelle foreste che si vorrebbero abbattere per lasciare il posto a strade, miniere, abitazioni, linee commerciali e turistiche...
Perché, con la loro presenza fisica, ostacolano il passaggio di ruspe, scavatrici e trivelle, difendendo terre che si vorrebbero invadere per cercare petrolio e altri idrocarburi, minerali, metalli preziosi… O semplicemente per fare provvista di legnami e aprire spazi ad allevamenti, coltivazioni e colonie. Perché i loro territori sono spesso ambiti dal narcotraffico e da altre attività illegali. Perché bloccano il turismo d'avventura, rifiutano ogni rapporto mediatico, aborrono indottrinamenti e conversioni religiose…
Chi più dannoso di loro, agli occhi dei "conquistadores" di oggi?

E da qui tante calamità che si sono riversate sui Popoli Incontattati i quali, per diverse vie, hanno dovuto subire indesiderati incontri con la società maggioritaria: la loro storia ci parla di tanto meraviglioso mistero ma anche di tanti abusi ed ingiustizie.

I Nahua, vivono nell’Amazzonia peruviana: sono stati incontrati e sono balzati alla ribalta delle cronache negli anni ’80 del secolo scorso per lo scontro con la Shell, che si addentrò nella loro foresta con l’obiettivo di effettuare prospezioni petrolifere, contattò gli sconosciuti Nahua e dal contatto gli Indigeni contrassero malattie cui il loro sistema immunitario non poteva resistere… morì più del 50% della loro popolazione. Risultato: oggi nei territori abitati dai Nauha e da altre tribù isolate della zona operano non una ma diverse compagnie petrolifere, come Perenco, Repsol-YPF e altre… crudeltà maggioritaria!

Villaggio Moxihatetema, territorio degli Yanomami incontattati, Brasile (Photo Guilherme Gnipper Trevisan/Hutukara)
Villaggio Moxihatetema, territorio degli Yanomami incontattati, Brasile (Photo Guilherme Gnipper Trevisan/Hutukara)

I Nambikwara, residenti nel Brasile occidentale, tra Mato Grosso e Rondonia: morirono quasi tutti di malattie quando venne forzatamente costruita una strada che attraversava le loro terre. Erano gli anni tra il 1960 e il 1980, il governo militare brasiliano costruì la BR-364, una strada che attraversava territori tradizionali di questo popolo. Risultato: afflusso massiccio di coloni, agricoltori, cercatori d’oro, taglialegna e altri invasori, per cui epidemie, violenze, sfruttamento e guerre per il territorio, perdita di terre e risorse. I Nambikwara, da circa 10.000 stimati, rimasero in 1145.

I Totobiegosode, il “Popolo del luogo dei cinghiali”, sottogruppo incontattato degli Ayoreo paraguayani, abitanti nell’area del Gran Chaco, tra Paraguay e Bolivia: nel 1979 e nel 1986 i “missionari” fondamentalisti americani dell’evangelica New Tribe Mission (oggi Ethnos 360) contribuirono a organizzare delle spedizioni che si tradussero in vere e proprie cacce all’uomo. Molti indigeni morirono uccisi, altri furono costretti ad abbandonare le loro terre.

Gli Shompen, tra i più isolati al mondo. Vivono sull’isola di Gran Nicobar, in India, sono cica 300: sono a gravissimo rischio di essere completamente sterminati da un “progetto di sviluppo” del governo indiano, che vorrebbe trasformare la loro piccola isola (900 km quadrati circa) nella “Hong Kong dell’India”. Saranno distrutte le foreste per costruire un porto, un aeroporto, una centrale elettrica e una base militare, sarà edificata una città che ospiterebbe fino a 650.000 abitanti.

E sono solo pochissimi esempi, tra i tanti.

Alcuni di questi Popoli sono forzatamente entrati in contatto, nel passato, con società coloniali: il risultato non è matematico ma quasi sempre si è tradotto in un ulteriore arretrare degli antichi Clan, ritiratisi sempre più nel folto delle loro foreste per sfuggire a violenze subite. Così pure per arginare il dilagare di malattie contagiose cui non erano in grado di resistere per assenza di difese immunitarie (morbillo, rosolia, pertosse, vaiolo, tubercolosi, tifo, influenze varie ed altro) e che finirono per decimare tanti gruppi incontattati, fino al 90 per cento della loro popolazione storica.

Bambini Nambikwara, Mato Grosso
Bambini Nambikwara, Mato Grosso (Credit https://it.wikiquote.org/wiki/Nambikwara)

Secondo i resoconti di Survival International, oltre il 90% dei Popoli Incontattati è minacciato dall’estrazione legale e illegale di risorse, oltre il 41% dall’attività mineraria, oltre il 64% dal taglio del legno. E non possiamo dire che i contatti, anche se non voluti, anche se non distruttivi, non abbiano lasciato comunque delle tracce, del tutto opinabili. Ad esempio, pare che alcuni Popoli usino armi da fuoco, il che non può essere spiegato se non attraverso contatti indiretti con altri popoli più prossimi al sistema occidentale; così pure utensili ed oggetti metallici, tipo coltelli, machete, lame di vario tipo; sappiamo che, per sfuggire ai tentativi di invasione, alcuni Popoli abbandonarono l’attitudine di coltivare terreni a scopo alimentare per sostituire i prodotti vegetali con quelli della caccia e della pesca, più sfuggenti agli occhi estranei…

In ogni caso, anche i tentativi di penetrazione occidentale nel mondo incontattato animati da buone intenzioni sono sempre stati fallimentari: la pretesa di “salvare” i Popoli delle Foreste, per offrire loro la possibilità di uscire da una vita considerata primitiva, di conoscere il Dio di turno, di accogliere commerci e tecnologie ecc. ha sempre portato ad annientamenti più o meno totali dei Clan che si riusciva ad avvicinare. Annientamenti fisici, privazione di territori e di risorse, sconvolgimenti delle tradizioni, dei culti, delle socialità, allontanamenti più o meno forzati…

E neppure di grande aiuto sono i governi del Pianeta: alcuni, come il Brasile, hanno da tempo stabilito norme di legge destinate a tutelare i Popoli Incontattati; altri, come gli Stati dell’Asia e del Pacifico, sono ancora molto indietro dal punto di vista legislativo e sociale. E, come abbiamo visto, talora sono le intenzioni e le azioni stesse dei governi a creare danni e pericoli. Inoltre, anche laddove esistono forme di protezione concrete, il loro rispetto è piuttosto problematico e lontano a venire, ostacolato com’è dalle tante forze contrarie.

Ma la saggezza ancestrale di queste genti – dalla quale avremmo tantissimo da imparare – non viene meno e oppone fiera resistenza agli scellerati tentativi di cancellare un tassello profondo dell’entanglement cosmico tra la Natura, Madre Terra e tutti gli esseri viventi che la abitano.

Gli Shompen di Gran Nicobar, Oceano Indiano
Gli Shompen di Gran Nicobar, Oceano Indiano (Copyright Anthropological Survey of India)

Ci emoziona, a questo proposito, citare le parole di un uomo del Popolo Hongana Manyawa:

“Gli Hongana Manyawa vivono nella foresta pluviale fin dal tempo degli antenati. Quando sono connessi alla foresta, sono connessi con l'universo. Non vogliono essere connessi con il mondo esterno.”

Gli Hongana Manyawa sono un popolo indigeno cacciatore e raccoglitore che vive nomade nell'isola di Halmahera, in Indonesia: il loro nome significa "Gente della Foresta", sono da sempre in simbiosi con la foresta pluviale ma sono oggi minacciati da devastanti progetti minerari per l’estrazione di nichel destinato alle batterie delle auto elettriche. La sopravvivenza di questo popolo, in particolare dei suoi 500 membri circa che ancora vivono in maniera incontattata, è messa a dura prova.

Ma il loro sentimento di empatia con la Natura è qualcosa di incredibilmente profondo, un grande insegnamento che ci ricorda quanto scrivono Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero nel loro libro “I Popoli naturali e l’Ecospiritualità”, laddove per “Popoli naturali” si intendono “tutte le etnie che hanno sviluppato una cultura spirituale al di fuori del contesto delle grandi religioni”: “La visione universalistica dei Popoli naturali porta alla nascita del rispetto e dell’amore per la vita in ogni sua forma…Nasce il rispetto per l’ambiente quale parte integrante di un sistema a cui appartiene anche l’uomo… rispetto per l’ambiente visto come l’esistenza vissuta nel suo aspetto più sacro…”

E qui ci fermiamo, al momento, con il cuore vicino a tutte quelle genti che chiedono solo di poter essere quello che sono da sempre.


Fonti:

Survival International Italia Rassegna stampa dai media nazionali e internazionali Dicembre 2025 Survival International https://popoliincontattati.org/

https://www.survival.it/articoli/3187-domande-e-risposte-sui-popoli-incontattati

https://it.wikiquote.org/wiki/Nambikwara

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2024-02/india-a-rischio-genocidio-la-tribu-incontattata-degli-shompen.html


Elio Bellangero, speaker di Radio Dremland (www.radiodreamland.it) conduce la trasmissione “Animali ed Enigmi”.

 

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