| Archeologia e Megalitismo |
Gli allineamenti di Carnac riconosciuti Patrimonio dell’Umanità |
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| 07 Luglio 2026 | ||||||
La difesa dei siti storici e sacri dei Popoli naturali
Il megalitismo attraversa con una matrice ancestrale tutte le nazioni celtiche e di antica tradizione dei Popoli naturali, su tutto il Pianeta. A Carnac, in Bretagna, questa memoria è particolarmente viva: oltre 2.700 menhir, innalzati tra il 6000 e il 2000 a.C., vegliano da millenni su un luogo che non è solo spazio, ma respiro sacro, incontro tra visibile e invisibile. Tra queste antiche vestigia si celebravano riti di fertilità e guarigione, si intrecciavano matrimoni, si accompagnavano i morti. Qui la comunità si riuniva, viveva. Non un semplice paesaggio, non folklore ma un cuore pulsante profondamente radicato nella vita quotidiana. Poi è arrivata la recinzione. Il governo francese ha tracciato confini, trasformando il sacro in destinazione turistica. Troppo vicino ai menhir sono sorti edifici commerciali, hotel, ristoranti. E così, mentre il luogo perdeva parte della sua anima ostaggio di un turismo di massa, ai Bretoni veniva sottratto anche il diritto di viverlo. Negli anni ’80, pietre millenarie furono abbattute, terre espropriate. Ma la memoria non si lascia cancellare facilmente. La popolazione si è sollevata, dando vita all’associazione Menhirs Libres, guidata da Céline Mary. Quando come atto dimostrativo una recinzione venne tagliata, Céline fu condannata con multa e prigione.
Le proteste erano fatte da famiglie raccolte in sit-in a difesa della propria identità. Eppure, anche questa pacifica dimostrazione è stata repressa con forza. Giancarlo Barbadoro, allora Presidente e fondatore della Ecospirituality Foundation, insieme a Rosalba Nattero, oggi alla guida, portarono questa voce fino alla Commissione per i Diritti Umani dell’ONU di Ginevra così che avesse una risonanza internazionale. Era il grido ostinato di chi veniva privato di diritti culturali, tradizionali e spirituali così come accaduto agli Apache, agli Aborigeni australiani e a molti altri popoli. Ma il cemento ha continuato a farsi strada. Un belvedere, estraneo allo spirito del luogo e costruito senza rispetto delle normative a tutela dei siti storici, ha accolto appariscenti negozi di souvenir, Mentre ai residenti - custodi rispettosi da secoli - viene negato l’accesso libero, gruppi di visitatori percorrono gli allineamenti ascoltando dalle guide racconti ed ipotesi lontani dalla loro essenza più profonda. Ancora una volta, Menhirs Libres ha scelto di resistere, chiedendo il riconoscimento UNESCO per proteggere questo sito e le rive del Morbihan, sulla costa dell’Oceano Atlantico, come Patrimonio dell’Umanità. Nel luglio 2025, il riconoscimento è arrivato. Una vittoria, certo. Un vincolo contro nuove costruzioni che ne deturpino l’armonia. Ma non è finita. Il progetto UNESCO parla anche di tutela e trasmissione, di creare nuove condizioni adeguate per comprendere e preservare. Accoglie la proposta di un Museo della Preistoria, capace di raccontare il senso di queste pietre a chi arriva.
Un museo esiste già (il Museo della Preistoria di Carnac, fondato fin dal lontano 1882) e custodisce una delle più grandi collezioni neolitiche d’Europa ma manca di ulteriori spazi utili. Non è inoltre abbastanza vicino ai siti archeologici né alle scuole dove i Bretoni lo vorrebbero come strumento educativo e culturale da trasmettere ai propri figli, con l’orgoglio di vivere su un territorio dove molti monumenti hanno 2.000 anni più delle piramidi egiziane. Ma emerge una crepa: il Comune di Carnac, a marzo di quest’anno, dichiara di non avere fondi per una nuova costruzione nonostante gli studi, i progetti concordati collettivamente, nonostante il progetto fosse stato incluso fra quanto presentato all’Unesco. La realizzazione del nuovo museo è quindi titolo indispensabile per mantenerne il riconoscimento. Nasce un dubbio: si sta forse lasciando sfumare questa opportunità? Si vuole spostare il controllo altrove, lontano dalla comunità bretone che da sempre custodisce questo luogo, per lasciarlo allo Stato o a privati? Intanto le pietre restano. Silenziose, ma presenti. Testimoni di una memoria che non si lascia piegare. La battaglia per Carnac - e per tutti i luoghi sacri dei popoli indigeni troppo spesso coperti, sovrascritti se non dimenticati per incuria o viziosità - non è finita. E non finirà finché qualcuno continuerà ad ascoltare ciò che le pietre, da millenni, sanno ancora dire. |