| Ambiente |
Il cuore caldo della Toscana |
|
|
| 13 Aprile 2026 | ||||||||||
La storia di Larderello, il Nuovo Museo della Geotermia, il Soffione dimostrativo Terza parte Introduzione Larderello si trova nel Comune di Pomarance, in Provincia di Pisa, sulle colline metallifere della Toscana: parte del territorio è di proprietà dell’Enel che vi gestisce diverse Centrali Geotermoelettriche, tra cui “Valle Secolo”, che è la più grande d’Europa. Nel passato l’ambiente della vallata di Larderello era spettrale ed inospitale a causa dei fluidi geotermici, perciò le leggende popolari narrano delle tante insidie di questi fenomeni: fango ribollente, aria puzzolente a causa degli odori sulfurei, getti di liquidi emessi dai soffioni boraciferi e accompagnati da un frastuono assordante, degassamento di anidride carbonica pericoloso per la salute delle persone e degli animali, eruzioni ad intermittenza dei liquidi dei geysers. In definitiva, al primo insediamento abitativo di Larderello che sorse in questa valle desolata fu attribuito il nome di “Città nata nel nulla”! Ma nonostante le avverse condizioni ambientali, qui iniziò, dal 1818, lo sviluppo industriale geotermico con l’estrazione dell’acido borico dalle acque dei lagoni; successivamente, dal 1904, con la produzione dell’energia elettrica dai vapori bollenti. Oggi Larderello è considerata la capitale mondiale della geotermia, sia nell’ambito della ricerca sia in quello della fornitura energetica. La storia di Larderello Già nel 1777 il chimico tedesco Hubert Franz Hoefer, direttore delle farmacie del Granducato di Toscana, scoprì che nella valle di Montecerboli i vapori geotermici si condensavano in superficie lasciando nei fanghi la polvere bianca dell‘acido borico. Nel 1779 Paolo Mascagni, medico, chimico, anatomista e docente presso l’Università di Siena, nato nel comune geotermico di Chiusdino, confermò la scoperta. Ma tutto cominciò quando Jacques François De Larderel, imprenditore e ingegnere di origine francese, nel 1814 si trasferì in Toscana e nel 1818 aprì uno stabilimento chimico per l’estrazione del boro e dell’acido borico dai soffioni boraciferi, dai lagoni e dalle sorgenti site nella valle sotto Montecerboli.
Per estrarre l’acido borico c’era bisogno di tanta energia: all’inizio fu prodotta bruciando la legna degli alberi, che negli anni vennero falcidiati; finalmente, dal 1827 l’energia fu estratta dalla fonte energetica inesauribile presente sul posto: il vapore caldo delle acque geotermiche emesse dal sottosuolo. La nuova procedura prevedeva il cosiddetto “lagone coperto”, come descritto nella guida “Viatoribus”, al titolo “Toscana - Colline del Vapore” scritto da Enrico Caracciolo: “Giorgio Simoni, tecnico specializzato della Enel Green Power … racconta che: “il lagone coperto era una cupola in muratura su un lagone naturale, il quale raccoglieva il vapore portandolo ad una pressione in grado di alimentare le caldaie di evaporazione delle acque boriche.” L’energia ricavata dai vapori salvava gli alberi ed era più efficiente, perché permetteva la produzione di un maggior quantitativo di acido borico. Inoltre, con questo metodo innovativo l’azienda incrementò i profitti e accumulò i fondi necessari all’acquisto dei terreni e delle risorse idriche dei lagoni nonché alla costruzione, nei pressi del complesso industriale, degli alloggi destinati alle maestranze. In seguito altre fabbriche furono edificate a Lustignano, Monterotondo, Castelnuovo, Serrazzano e Sasso Pisano. Nel 1846 De Larderel fu nominato “Conte di Montecerboli” dal Granduca Leopoldo II il quale, in suo onore, impose il nome di Larderello alla sede del primo agglomerato industriale e insediamento abitativo. Come segnalato nell’introduzione, in questo territorio ricco di risorse naturali ma dove era difficile vivere per via dell’ambiente inospitale, non era scontato che vicino allo stabilimento dell’acido borico potesse nascere anche un centro abitato, perciò De Larderel, al fine di agevolare la vita nella valle, mise a disposizione importanti servizi: la farmacia, il medico, lo spaccio, la scuola e l’assistenza alle vedove. Nel 1849, agli albori dell’industrializzazione e mentre nelle fabbriche del continente europeo i minori venivano impiegati in attività gravose, nello stabilimento di Larderello venne approvato, con il fine di attrarre lavoratori, il “Regolamento Generale”, che riconosceva importanti diritti ai dipendenti. Eccone alcuni: le abitazioni gratis, l’assistenza medica e i farmaci gratuiti, i bagni di mare per chi ne avesse bisogno, la pensione di vecchiaia per gli operai e le vedove, il lavoro garantito per gli orfani, le scuole elementari per i bambini e le bambine.
Fu così che, con il trascorrere degli anni, l’industria chimica divenne una prospera e redditizia attività commerciale. Nel 1865, per sollevare le acque boriche furono realizzate le prime pompe a vapore; nel 1894 il direttore delle fabbriche “De Larderel” Ferdinando Reynant progettò e fece costruire dalle Officine Pineschi di Pomarance la prima caldaia tubolare della potenza di 8 cavalli vapore, alimentata dai fluidi. Alla fine del XIX secolo lo sviluppo scientifico delle fabbriche geotermiche era molto avanzato, sia in ambito chimico sia nell’ambito della ricerca sotterranea dei fluidi, che arrivava alla profondità di circa 250-300 metri. Il 4 luglio 1904 il Principe Piero Ginori Conti procedette per la prima volta, in un esperimento pubblico, all’accensione di cinque lampadine con l’energia elettrica prodotta dai fluidi geotermici. Allo scopo furono utilizzati uno scambiatore di calore alimentato dal liquido di un pozzo di Larderello, un motore a pistoni e una dinamo da 10 kW. Nel 1913 entrò in funzione la prima Centrale, “Larderello 1”, dotata di una turbina da 250 kW che consentì di elettrificare gli impianti chimici dell’azienda, i principali edifici pubblici di Larderello e la maggior parte dei centri abitati dell’area boracifera. Nel 1918, mentre l’Italia era coinvolta nella prima guerra mondiale, la scienziata Marie Curie, premio Nobel per la fisica e per la chimica, pioniera nella ricerca della radioattività e quindi della diagnostica e terapeutica con il radio, elemento chimico radioattivo da lei scoperto in collaborazione con il marito Pierre, venne in Italia su invito di alcuni ricercatori, del governo e dei militari. Nelle tre settimane di soggiorno Madame Curie, accompagnata da scienziati italiani, fece sopralluoghi presso le principali sorgenti termali alla ricerca del radio e del gas radon emesso nel processo di decadimento del radio. La scienziata, esperta nel trattamento con il radio, in collaborazione con la figlia aveva già curato i soldati francesi feriti nel corso della prima guerra mondiale e per questo anche le autorità militari italiane erano interessate alla terapia con il radio, non per sensibilità umanitaria, ma per ridurre i tempi di guarigione dei feriti di guerra da rimandare al fronte… Le ricerche della Curie iniziarono a Larderello, dove le analisi evidenziarono che i lagoni ed i soffioni boraciferi contenevano non soltanto il vapore acqueo e l’anidride carbonica ma anche alcuni gas nobili come l’argo, l’elio e l’azoto che, pur essendo un elemento chimico simile ai gas nobili, in realtà è un gas inerte. Infine, nelle acque dei lagoni e dei soffioni di Larderello furono anche riscontrate emanazioni di radon. Al termine della sua ricerca, come riportato nelle cronache di quegli anni, Madame Curie arrivò alla conclusione che in Italia non vi sono giacimenti o acque termali da dove poter estrarre il radio ma soltanto acque calde radioattive, idonee alle cure termali. Fino al 1943 l’industria geotermoelettrica crebbe notevolmente ma, durante la seconda guerra mondiale, la fabbrica fu fermata e la maggior parte degli impianti furono distrutti dai Tedeschi in ritirata verso nord. Dopo la guerra, negli anni ‘50, furono ricostruiti gli impianti demoliti dai Tedeschi ed edificata “Larderello 3” che, in quella fase storica, era la più moderna ed innovativa Centrale Geotermica del pianeta.
Nel 1954 l’architetto Giovanni Michelucci fu incaricato dalla “Larderello S.p.A.” della ristrutturazione del vecchio villaggio operaio, da lui realizzata con un piano urbanistico che separava la zona abitata da quella delle fabbriche. Oggi la zona residenziale di Larderello inizia dalla spianata antistante Montecerboli e, immersa nel verde, prosegue sulle colline; le strade alberate rispettano il circostante ambiente boschivo, le piazze sono abbellite dai giardinetti, mentre soltanto una strada collega il borgo alla zona industriale. Il Nuovo Museo della Geotermia di Larderello Alla fine degli anni cinquanta la “Larderello S.p.A.” fondò il “Vecchio Museo” al piano terra del palazzo De Larderel. Nel 2013 il Vecchio Museo fu ristrutturato da Enel Green Power che inaugurò il “Nuovo Museo”. Nelle sale interne è visitabile la mostra di archeologia industriale che ripercorre la storia della scoperta della geotermia, la ricerca, la perforazione, la produzione di energia, sia con l’esposizione delle attrezzature utilizzate sia attraverso i plastici. Il Museo conserva il prototipo con il quale il Principe Piero Ginori Conti accese le prime cinque lampadine usando l’energia elettrica di provenienza geotermica e alcuni reperti storici tra i quali il bastone che Ginori Conti usava per “misurare” la potenza dei pozzi in base alla forza del getto del vapore. A cura degli addetti al Museo è possibile visitare il pozzo o “soffione dimostrativo” perforato nel 1956 su una collina di Larderello. Il pozzo, profondo 740 metri circa, ha una portata di liquido di 15 tonnellate all’ora ad una temperatura di 220°C. Il fluido geotermico è composto per il 96% da vapore acqueo e per il 4% da gas incondensabili. Quando viene aperto emette un potente getto di vapore verso il cielo, accompagnato da una esplosione e da un grande frastuono pari a 150 decibel. I vantaggi dell’energia geotermica Va ripetuto all’infinito che questa energia è rinnovabile e pulita, sfrutta il calore presente nella crosta terrestre. Nella seconda edizione del Notiziario dell’”Unione Geotermica Italiana” U.G.I. – dal titolo “La Geotermia, ieri, oggi, domani” – viene spiegato che utilizzare il calore geotermico ha un impatto ambientale modesto rispetto alle fonti fossili e nucleari. Tra i vantaggi di questa energia va anche considerato che, siccome la lavorazione dei fluidi avviene nelle immediate vicinanze del luogo di estrazione, non sono necessari processi intermedi per il trasporto, come ad esempio nel caso del petrolio. Il vapore emesso dai liquidi contiene alcuni gas, tra i quali l’idrogeno solforato, l’ammoniaca, il metano ed infine in percentuale superiore l’anidride carbonica. Ma secondo gli scienziati l’emissione di CO2 di una centrale geotermica è inferiore alle emissioni delle centrali a combustibili fossili come quelle di gas naturale, di petrolio e di carbone. Del resto le eruzioni vulcaniche, comunque, rilasciano nell’aria l’anidride carbonica proveniente dalle viscere del pianeta.
Va anche segnalato che a molti non piace il cosiddetto inquinamento paesaggistico causato dal groviglio di tubature, necessarie al trasporto dei vapori, che attraversano pianure e boschi: per completezza è però doveroso aggiungere che anche le centrali elettriche, le turbine eoliche e gli impianti solari hanno lo stesso impatto negativo sull’ambiente e inoltre occupano più territorio delle centrali geotermiche. L’attività geotermica può comportare dei rischi che l’uomo deve valutare per non provocare effetti indesiderati come, ad esempio, l’abbassamento del terreno quale effetto collaterale dell’estrazione dei fluidi. Ma secondo i ricercatori questo problema può essere superato con la re-iniezione degli stessi fluidi nel pozzo di provenienza, ricaricando il serbatoio geotermico. Nella zona della Valle del Diavolo, a Sasso Pisano (vicino a Larderello), in un pozzo che arriva ad una profondità di 4093 metri circa, la massima velocità di sprofondamento è di soli 35 mm l’anno. Inoltre il prelievo e la re-iniezione dei liquidi geotermici possono provocare la cosiddetta “sismicità indotta”, con il rilascio dello stress tettonico accumulato, soprattutto nelle aree vicine alle placche tettoniche dove la temperatura dei fluidi è molto elevata. Gli esperti suggeriscono che per evitare effetti collaterali indesiderati, come la formazione di sciami micro-sismici e il raffreddamento delle rocce del serbatoio con la re-iniezione di liquidi ormai freddi, bisogna monitorare le zone locali sottoposte a stress tettonico. Conclusioni L’energia geotermica moderna è nata a Larderello e nel continente europeo il nostro paese è tra i principali produttori di questa energia. Perciò è incomprensibile che, nonostante sul nostro territorio vi siano numerose aree geotermiche, questa fonte energetica non venga considerata come una importante rinnovabile in grado di sostituire le energie di provenienza fossile. Al riguardo ecco le osservazioni di Adele Manzella, Presidente dell’U.G.I. “Unione Geotermica Italiana”, pubblicate sulla rivista online “Topnetwork”: “L’Italia ha delle risorse straordinarie, in Toscana soprattutto, ma in tutta la zona Tirrenica. Fino a non molti anni fa era al quarto posto nella produzione mondiale, ma è rimasta ferma e ora è calata all’ottavo. Non dimentichiamo che il nostro paese ha inventato il settore geotermoelettrico… Abbiamo una filiera industriale considerevole dedicata alla geotermia che però adesso lavora quasi sempre fuori. Non c’è uno sviluppo e non per mancanza di capacità, ma perché i progetti sono tutti fermi”. In conclusione, considerando la notevole potenzialità di questa rinnovabile, perché nel nostro Paese i progetti per lo sviluppo geotermico sono tutti fermi? |