Viaggi

I megaliti di Knossos

Stampa E-mail
07 Novembre 2013
|

Il Palazzo di Knossos (Cnosso), uno dei siti archeologici più importanti del mondo, famoso per il mito ellenico di Minosse e del Minotauro

Un percorso poetico ed emozionale attraverso i misteri dell’isola di Creta


770 km in 4 giorni... Per me è stata una grande esperienza avendo il timore, prima di partire, di affittare un’automobile che non fosse la mia. Invece ringrazio di averlo fatto! Creta è tutta da scoprire, angolo per angolo, pianta per pianta, montagna per montagna, onda per onda.

Non voglio scrivere un diario di bordo, ne ho già fatti molti in passato, e non sono un professionista della letteratura. Preferisco riassumere il viaggio in una specie di visione poetica, perché questo merita l’antica terra minoica, ma soprattutto la parte di Madre Terra che da sempre regna in quel famoso incrocio di energie.

Matala, nel sud dell’isola di Creta, è famosa per essere stata luogo di culto degli hippies degli anni ’60. Da qui parte la mia ascesa verso Nord e i luoghi più impensati del centro isola. Colline verdeggianti che a poco a poco si trasformano in canyon, fino a spezzarsi nel mare cristallino come una bocca di drago, e non scherzo, che bacia l’acqua. Qui le mistiche grotte neolitiche dominano tra Terra e Cielo, ci parlano e descrivono millenni di sbarchi, lotte e chissà quante altre vicende leggendarie.


Una pietra coppellata nel sito megalitico di Knossos

Spostandomi verso Iraklio, la capitale, minuscole stradine accarezzate da migliaia di ulivi e piccoli falchetti mi danno il benvenuto. Cerco di concentrami alla guida di MOB (la mia macchinina temporanea) ma è difficile. I monti spuntano da tutte le parti, mi ricordano molto le Ande nascenti dell’Argentina miscelate agli Appennini liguri, mentre guardiani menhir e piramidine sorvegliano dai picchi più elevati.

Come non gioire poi nell’osservare la valle, nell’ammirare immensi pini marittimi di tutte le più affascinanti forme, gelsomini dal profumo che incanta, fichi d’India abbracciati ad aloe ed agave, ficus grandi come abeti, melograni dai colori sgargianti, angeliche dal fusto grande come uno scettro druidico che delimitano le vie. Tantissime angeliche! Da noi, se va bene, le troviamo solo nei boschi più verdi e incontaminati. Intanto il cielo mi sorride, blu intenso privo di nuvole e macchie inquinanti, e il sole scalda il cuore...

A Knossos, paesino famoso per il palazzo di Minosse e il mito del Minotauro, ricevo subito un dono da una parete altissima e scoscesa di rocce, simile alla parte bassa del Monte Pirchiriano nella Valle di Susa in Piemonte dove sorge la Sacra di San Michele. Alcuni cristalli di quarzo bianchissimo e sfumato tipo la iolite, una piccola dolomite e tre rossi diaspri da far venire le lacrime emozionali! La particolarità della situazione? Furono anche usati per parecchi angoli del palazzo stesso, soprattutto come base per le imponenti colonne delle case.

Intanto scambio con la Natura una pietra violacea e un quarzo fumé che trovai a Luserna San Giovanni, un piccolo pezzo di lapislazzuli e il mio braccialetto di turchese... mai raccogliere senza donare!


Un petroglifo del sito archeologico di Knossos

Il sito archeologico non è grandissimo e non ci sono tracce del famoso labirinto, ormai è ridotto a qualche palazzetto e tante macerie. Ma noto subito una cosa strabiliante: una pietra scolpita con coppelle vicina ad una sorta di altare, su cui spiccano tre ruote disposte come la costellazione di Orione. Anche le coppelle disegnano un’immagine, non saprei come spiegarla... forse un esperto astronomo potrebbe aiutarmi. Tendo a non dare troppi significati, preferisco la matrice originaria, la forma naturale e impersonale delle cose, come forse facevano le più antiche tribù, che non catalogavano per forza con nomi: erano ispirate e molto più radicate di noi.

Comunque la risonanza con la Valle di Susa e i siti celtici è priva di dubbi. Un tempo passato i popoli erano collegati tra loro ed evolvevano quasi insieme, almeno io la penso così e manderei un bel “vaffa” a certi scienziatoni bigotti e stereotipati, che difendono solo il falso sistema di credenze post-impero romano artefici della menzogna e basta… ecco, l’ho detto!!!

Usciamo dalla storia, ed entriamo nel sacro mondo del mare. Le spiagge sono giganti, libere, si sperdono tra arbusti di timo bianco, rosmarino e fiori mai visti prima d’ora. Le più belle in assoluto sono quelle di Matala e la vicina Kommos. Il bagno è possibile tra le 11 e le 15 circa, dopo si alza il vento autunnale e la maglia è necessaria. L’escursione climatica sembra non avere limiti in questo periodo, almeno 20 gradi di differenza tra giorno e notte, con piccoli cambi di ora in ora nel tardo pomeriggio.


Un menhir isolato a guardia della valle sottostante

L’acqua è limpida e pura come la diamantina, lastre di rocce permettono di inoltrarsi nell’Egeo a poco a poco per poi sprofondare in mezzo a pesciolini, licheni e sabbia finissima. La temperatura, da subito shoccante, diventa gradevole e una bella immersione con occhialini non me la impedisce nessuno.

Arrivano poi le 17 e cominciano le danze dei colori celestiali spruzzi psichedelici che si estendono tra orizzonte, mare e terra. Un quadro che non ha prezzo, unico di sera in sera, un augurio per il nuovo giorno... da rimanere senza parole.

Che altro dire: il ritorno a casa è sempre un po’ amaro, soprattutto rivedere il solito clima uggioso, nebbioso e freddino del Piemonte alle soglie di Samhain, che ho voluto celebrare con tanti propositi sull’isola di Creta, perché Samhain non è una cerimonia, un rituale, una dottrina, è semplice devozione a chi ci dà la Vita, a chi ci perdona per tutte le immani idiozie perché crede in noi e ci rende capaci, ora come non mai, di evolvere tra bello e brutto.

Del viaggio in Grecia come non citare le birre stradaiole e i raki (grappa locale) a Phaistos e Timbaki, quest’ultima cittadina nota per il suo porticciolo vecchio stile, Pyrgos e i villaggi limitrofi caratterizzati da umili contadini e pecorelle che si mettono in posa quando vuoi fotografarle (carinissime!), Georgepouli e la passerella sul mare, fatta di rocce vulcaniche e meteoriti fino alla cappella di San Nikolao. Gerani e la sua piccola baia di pietre ferrose e calciti, Rethymno e i suoi locali lungo mare a metà tra fashion e cultura greca.

Tante diverse attitudini, che uno può amare o no, ma che lasciano un segno in quella che chiamiamo anima.

Grazie Creta, arrivederci!

|
 

Seguici su:

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su YouTube