Tradizioni Celtiche

Ma i Celti sono davvero esistiti?

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04 Aprile 2011

La processione del Druid Order che si svolge ogni anno nel parco londinese di Primrose Hill in occasione dell’Equinozio di Primavera. In Gran Bretagna il Druidismo è stato riconosciuto nel 2010 come religione ufficiale.


Periodicamente qualche autore afferma che i Celti non sono mai esistiti. Sarebbero “un’invenzione della storiografia europea settecentesca”. Celti e i Druidi sarebbero pure invenzioni a cura di menti troppo fertili e con tanta voglia di creare dal nulla un’intera tradizione, con tanto di lingua, usanze, riti, cerimonie, musica, testimonianze. Tutte balle, insomma.

Lo ha affermato tempo fa Attilio Giordano dalle pagine del quotidiano La Repubblica, lo decreta Paolo Taviani, storico delle religioni. Lo afferma con sicurezza lo storico Mario Moiraghi, che sostiene che i Celti sono un popolo inventato.

Scrive Giordano: “Le popolazioni antiche che chiamiamo Celti non ebbero mai un’organizzazione politica che li riunisse, né un culto in comune, né un nemico comune”. E con questa affermazione si fa tabula rasa di secoli di storia, di miti articolati e complessi che, guarda caso, si trovano nelle leggende irlandesi quanto in quelle bretoni o scozzesi, di battaglie narrate nelle saghe delle popolazioni che continuano a definirsi “celtiche”, in cui traspare chiaramente lo scambio culturale e solidale delle varie etnie di area celtica.

Su quali basi questi autori fanno simili affermazioni? Paolo Taviani, storico delle religioni, afferma che i Celti non sono mai esistiti fino a due secoli fa: “I Celti sono il parto, quasi contemporaneo, di gruppi di intellettuali scozzesi, gallesi, bretoni impegnati nella costruzione delle rispettive identità etnico-nazionali. Una reinvenzione del passato a largo raggio, dalla poesia all’abbigliamento, dai culti alla toponomastica”.


Cerimonia druidica in una incisione di Gustave Doré del 1870

Mario Moiraghi afferma che “in Scozia vi fu una rielaborazione artefatta di un complesso di elementi locali, tali da rendere la tradizione scozzese autonoma e dotata di un proprio folclore esclusivo. Furono inventati il kilt e i relativi colori dei clan scozzesi, operazione comunque compiuta dopo il 1700; fu definitivamente affermata la radice celtica (o presunta tale) degli scozzesi. L’operazione fu in qualche modo legittimata dai sovrani inglesi, dall’ambiente militare (che adottò kilt e cornamuse) e dalla nazione intera, che fu coinvolta in eventi politici, militari e culturali basati, appunto, su kilt e cornamuse, nonchè su clan, tartan, plaid ed elementi di folclore relativi.”

Una bella operazione di restyling, non c’è che dire. In pratica, dei diabolici intellettuali scozzesi, bretoni e gallesi, geniali quanto pericolosi, si sono presi la briga di riscrivere la storia dei precedenti secoli se non millenni, e nei minimi particolari hanno inventato di sana pianta miti come il Mabinogion gallese o il Ciclo delle Invasioni irlandese, simbolismi, usanze, cerimonie e riti, ballate, addirittura una lingua, con tanto di dialetti differenziati, il tutto armoniosamente intrecciato in modo che ognuno di loro potesse vantare una tradizione propria ma legata a quella degli altri. Veramente diabolici. Ci chiediamo se, a fronte di una tesi tanto azzardata quanto fantascientifica, non sarebbe più semplice prendere in considerazione l’esistenza effettiva dei Celti nella storia.

Taviani afferma anche che “il cosiddetto sacerdozio druidico è un’invenzione dei monaci irlandesi”.  In realtà, secondo Taviani, i druidi erano una sorta di intellettuali di corte, senza arte né parte.


Assemblea di Druidi, Bardi e Ovati in Bretagna
nel 2010

E bravi monaci, ci hanno messo lo zampino anche loro. Si sono inventati quella figura mitica, il druido, che avrebbe dato adito, a posteriori, a confronti feroci tra la figura del sacerdote celtico e quella del sacerdote cristiano, rendendo quest’ultimo impopolare, anche per l’oppressione a cui, secondo questa storia inventata, il cristianesimo avrebbe sottoposto il druidismo. Se invenzione è stata, per la Chiesa non è stata un’idea felice.

Il sacerdozio druidico non è mai esistito? Come spiegare allora i complicati riti e i complessi simbolismi, comuni ai druidi di Bretagna e di Irlanda, di cui vi è testimonianza negli antichi scritti romani, Cesare in testa?

In quanto ai monaci benedettini del tredicesimo secolo, che interesse potevano mai avere nell’inventare le mitiche figure dei druidi e tutto il simbolismo ad esse collegato, mitologia, simboli, saghe, eroi? Perché creare una pericolosa e seducente alternativa al cristianesimo?

E’ vero che tutto quello che conosciamo del mondo celtico passa attraverso l’interpretazione dei monaci benedettini del 1300, i quali riscrissero in termini cristiani tutto il bagaglio mitologico pagano; è anche vero che la storia dei Celti è stata scritta, com’è sempre successo nella storia, dal popolo che li ha sconfitti. Ma nelle fonti originali, se pur se ne è parlato in maniera superficiale, inadeguata e distorta, non ne è mai stata messa in discussione l’esistenza.


Un Gorsedd (assemblea druidica) in Bretagna in una foto d’epoca

Possiamo concordare con Taviani sul fatto che i Celti non erano costituiti da un’unica etnia, ma da diversi popoli che si trovarono a coabitare sul continente europeo per molti secoli. E tuttavia questi popoli, a volte molto diversi fra di loro, avevano innegabilmente delle liaisons sorprendenti, la principale delle quali era proprio il druidismo.  I druidi hanno costituito, per i Celti, il collante religioso e sociale, l’interfacciamento tra un’etnia e l’altra, la continuità storica e tradizionale.

I monumenti megalitici sparsi in tutta Europa, già presenti sulla scena europea al sopraggiungere dei Celti, sono stati amorevolmente (e comunemente) adottati dai sacerdoti dei Celti in tutte le nazioni celtiche, dalla Bretagna all’Irlanda, dalla Scozia alla Cornovaglia, dalle Galizie ai Paesi Baschi, senza escludere il nord e il sud dell’Italia.

E che dire della lingua? Come si possono trascurare le radici comuni tra il bretone, il gallese e il gaelico? E i miti: troviamo ad esempio il simbolismo del Graal in tutte le principali saghe celtiche, con la stessa impronta e il medesimo misticismo.

E ancora, la musica. Le musiche tradizionali dei Paesi dell’area celtica hanno innegabilmente sonorità e logica musicale che fanno trasparire la matrice comune, la medesima cultura e lo stesso  linguaggio simbolico, ne è un esempio l’uso della voce, base essenziale dei canti più antichi dell’area bretone, irlandese, scozzese.


Druidi e Celti in una raffigurazione medievale

Nelle tesi sostenute da chi nega l’esistenza dei Celti in realtà si mescolano cose vere a cose spudoratamente false, come ad esempio l’invenzione del kilt. E’ vero, il kilt così come lo conosciamo oggi è stato introdotto in Scozia nel 1700, ma è stato solo un perfezionamento di una veste tradizionale scozzese molto più antica.

Non riusciamo a capire che cosa spinga questi autori a negare l’evidenza, né le motivazioni che li animano nel portare avanti queste tesi. Negare l’esistenza di culture che nonostante le persecuzioni politiche e religiose subìte sono tuttora vive e vitali, è come negare che esistano i Nativi americani o gli Aborigeni australiani.

Ignorare ostinatamente l’importanza dell’immenso bagaglio tradizionale costituito da miti e leggende, da canti e folklore, antichi linguaggi, conoscenze ancestrali della cultura celtica equivale a cancellare le tracce delle nostre origini e quindi della nostra stessa esistenza.


 

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