Scienze di Madre Terra

Gemme… che passione!

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07 Dicembre 2023
Gemme… che passione!


La passione per le gemme e i cristalli mi è stata trasmessa da Rosalba Nattero che, tramite corsi di gemmologia e stage sul potere dei cristalli, mi ha permesso di entrare in un mondo sconosciuto e affascinante.

Le sue continue ricerche, iniziate oltre quarant’anni fa, nell’ambito delle antiche tradizioni e i suoi contatti con medicine-men nativi americani, aborigeni australiani nonché con esponenti delle tradizioni bretoni, le hanno permesso di fondare un filone culturale innovativo, supportato dai suoi contatti con esponenti delle tradizioni nativo-americane e delle culture autoctone del Nord Europa che la portano ad avere informazioni preziose ed inedite sull’utilizzo dei cristalli e delle gemme a scopo terapeutico e spirituale.

Mi è piaciuto il metodo d’indagine: scientifico, ma senza paraocchi; ho scoperto un percorso storico, artistico, archeologico, mistico ed esoterico. Da qui è nata una passione…

Ognuno di noi possiede un anello o un ciondolo con una particolare gemma, chissà perché proprio quella gemma?

Vi siete mai chiesti perché si usa donare un diamante in occasione di fidanzamento o matrimonio?

O perché è tradizione donare collanine di ambra ai neonati?

Secondo una antica tradizione che affonda le radici nella notte dei tempi il diamante, durissimo ed indistruttibile significa “nuovo inizio”, un nuovo percorso di vita rappresentato dal matrimonio e l’ambra è un potente protettivo in quanto a contatto con la pelle secerne piccolissime quantità di acido succinico che agisce come bio-stimolante e previene molte malattie tipiche dell’infanzia.

 Gaia, la Madre Terra
Gaia, la Madre Terra

Le gemme esercitano un fascino particolare e misterioso sull’uomo, rappresentano un nesso con la natura poiché da sempre presenti nel pianeta; il loro processo di formazione avviene in milioni di anni (come ad esempio per i diamanti), interagiscono con l’ambiente e concorrono all’evoluzione. Nelle tradizioni dei popoli Naturali i cristalli ed in generale le gemme, sono forme di vita con un loro peculiare processo evolutivo e mantengono il contatto con Madre Terra anche dopo il distacco dalla roccia con cui condividono alcune proprietà.

Secondo l’antico sciamanesimo druidico, le gemme e i cristalli sono da sempre compagni silenziosi dell’umanità e ad essi sono stati attribuiti poteri proprio perché profondamente connessi con il pianeta che li ha generati. Le gemme, la natura tutta, gli esseri viventi che popolano il pianeta sono un dono di Madre Terra, una filosofia che pone tutte le creature viventi e non sullo stesso piano

Per gran parte della storia dell’umanità, e in tutte le sue diverse manifestazioni culturali, Madre Terra è stata considerata come un pianeta vivente dotato di spirito, con un aspetto organico, autosufficiente, di una creatura viva, ricca di coscienza. Madre Terra viene considerata dai popoli naturali un pianeta che respira, vivo, governato da leggi autonome ma, soprattutto, sacro. Gli antichi greci diedero un nome alla Dea della terra, si chiamava Gaia. E nelle credenze dell’età antica, comunque precristiane, si poneva l’essere umano non al di sopra della natura, ma sullo stesso piano.

 Il Naturalis Historiae di Plinio il Vecchio
Il Naturalis Historia di Plinio il Vecchio

Questa antica filosofia trova riscontro, attualmente, con la teoria di James Lovelock: gli esseri viventi e non viventi di Gaia, ossia il pianeta Terra, sono interconnessi. Lovelock ipotizza che il pianeta Terra sia governato da una serie di relazioni che comprendono sia gli organismi viventi che i materiali inorganici e che queste relazioni siano tali da mantenere le condizioni idonee di vita e perpetuarla. Secondo questa teoria tutti gli esseri viventi e non viventi evolvono e ciò potrebbe identificare meglio lo stretto legame che esiste tra uomo e gemme.

Fin dall’antichità le pietre preziose, le gemme in generale, accompagnano la vita di ogni individuo, non solo per il loro aspetto esteriore, ma per il significato fortemente simbolico: venivano poste gemme particolari nelle tombe, affinché accompagnassero i defunti nel loro ultimo viaggio o indossate come amuleti protettivi.

Fin dai primordi, le pietre hanno avuto un posto particolare nella storia dell’umanità. Erano viste dagli antichi come oggetti che provenivano dal pianeta e ne conservavano i poteri tellurici. Le gemme, frutto di processi di milioni di anni, sono quindi state utilizzate come simbolo di potere, autorità religiosa o guerriera, strumento di terapia, conoscenza e contatto spirituale.

 Il Carro di Fetonte fatto in pietra di corniola, collezione De Medici
Il Carro di Fetonte fatto in pietra di corniola, collezione De Medici

Il primo riferimento storico scritto sulle gemme e i cristalli lo troviamo con la “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio (23 d.C. - 25 agosto 79 d.C.). È un’opera enciclopedica, suddivisa in trentasette volumi, che contiene più di ventimila informazioni su argomenti disparati: geografia, astronomia, antropologia, botanica, medicina, mineralogia, arte e storia.

Le fonti da cui attinge Plinio sono innumerevoli: si contano almeno cinquecento autori di riferimento, tra i quali troviamo anche autori letterari o filosofi come Omero, Seneca, Aristotele, Varrone, Ippocrate e Teofrasto.

Nel trentasettesimo volume Plinio traccia la storia della scoperta, dell'utilizzo e dell'importanza delle gemme e delle pietre preziose. La trattazione inizia con la descrizione dei pregiati vasi di murra e passa poi al cristallo e all'ambra, che Plinio addita a simbolo dell'irrazionale gratuità delle passioni umane per il lusso. Seguono quindi le gemme: dal diamante alle perle, dagli smeraldi ai berilli, agli opali. Plinio conclude la sua esposizione ricordando le pietre denominate in base alle parti del corpo umano, agli animali e alla somiglianza con oggetti inanimati.

Si tratta di un testo fondamentale per la conoscenza delle pietre; Plinio raccoglie nei suoi volumi conoscenze e tradizioni ben più antiche evidenziando come, nel corso dei secoli, le pietre preziose e le gemme siano state ricercate non solo come simboli del lusso, ma anche per le loro proprietà intrinseche e il loro influsso benefico.

 Gemme forate preistoriche
Gemme forate preistoriche

Il riferimento a tradizioni orali ancora più antiche è presente nei diversi temi affrontati dallo studioso che raccoglie notizie non solo da autorevoli autori, ma anche da miti e leggende tramandate oralmente. Nei diversi volumi Plinio narra di una tradizione presente su tutto il pianeta, che ha lasciato tracce riconoscibili. Narra, ad esempio, che civiltà molto antiche, riferite come civiltà atlantidee, conoscessero e utilizzassero i cristalli per i loro riti e le pratiche quotidiane. Nel resoconto di Plinio i superstiti di Atlantide tramandarono le loro conoscenze relative ai cristalli agli Egiziani ai Tibetani agli Indiani e ai Sudamericani, conoscenze che in qualche modo hanno superato la barriera del tempo e sono giunte fino a noi. Le continue scoperte archeologiche supportano la tesi di una conoscenza comune ben più antica di quella definita dalla storia ufficiale, una sorta di “storia parallela” affascinante.

Plinio riporta anche che le conoscenze riferite alle proprietà magiche e terapeutiche delle gemme derivano dal suo rapporto con i druidi dell’epoca che avevano tramandato il loro sapere fino a quel preciso periodo storico.

Una leggenda dell’antico druidismo è probabilmente tra le prime narrazioni sullo stretto legame uomo/gemma, e racconta di un incontro speciale, agli albori della storia, tra una fanciulla, Tah-Ai, con alcuni Dei discesi dal cielo. In questo incontro, non casuale, gli Dei donarono alla fanciulla ventidue gemme, che composero l’Hatmar. La fanciulla utilizzò le gemme per conoscere la realtà circostante, per aiutare e curare i componenti del suo clan. Questa leggenda, molto poetica, narra di un evento riportato da più culture e tradizioni: il nostro pianeta visitato in passato da esseri misteriosi dispensatori di conoscenza. Questo potrebbe spiegare perché tutti i popoli conservano leggende che narrano i poteri delle gemme e il ruolo avuto nella storia dell’umanità; non solo, potrebbe spiegare come mai in zone così lontane geograficamente esistano gli stessi miti e l’utilizzo delle stesse gemme e cristalli.

 Sigilli Sumeri in lapis, corniola, onice, ambra e agata
Sigilli Sumeri in lapis, corniola, onice, ambra e agata

Negli ultimi secoli gli archeologi hanno recuperato molti manufatti nelle viscere della terra: sferoidi di gemme bucati, amuleti, ciondoli. Già all’alba del Neolitico gli uomini distinguevano alcune pietre brillanti o vivacemente colorate, alle quali attribuivano grandi poteri soprannaturali, che credevano di accrescere incidendovi dei segni magici. In tal modo, verso la fine della preistoria, queste pietre speciali divennero la prima moneta regolare di scambio tra i nomadi del deserto e gli abitanti delle stabili comunità agricole, che le ricercavano più per le loro supposte virtù magiche che per il loro valore estetico, dal momento che le gemme costituivano non un lusso, ma articoli di prima necessità.

Presso i Sumeri, le pietre incise divennero i primi sigilli poiché si riteneva che in certi casi la pietra potesse comunicare il suo potere magico. Tramite il segno che si incideva sull’impronta d’argilla, si “caricava” l’oggetto di potenti forze protettrici capaci di allontanare ladri e altre calamità. Solo più tardi il sigillo verrà impiegato come firma. I materiali utilizzati erano quarzo, silicati vari e calcari; i sigilli avevano la forma di un cilindro perforato secondo l’asse di rotazione per essere infilato in una collana oppure di una semisfera irregolare o di una medicine-wheel (Shahqt-mar nell’antica lingua dello sciamanesimo europeo) definiti in modo improprio “bottoni”.

 Uno scarabeo di Lapis
Uno scarabeo di Lapis

Gli amuleti più antichi potrebbero essere considerati i cristalli di rocca forati, rinvenuti nelle abitazioni neolitiche del villaggio di Burzahon in Kashmir (metà del III - metà del II millennio a.C.).

La vasta diffusione di questi oggetti inalterabili e preziosi fornisce un’idea dell’estensione del commercio delle gemme, e senza dubbio la loro ricerca in terre lontane è stato uno dei più importanti fattori di diffusione della civiltà. Sappiamo che la civiltà sumera si è estesa nella valle dell’Indo e si sono trovate delle ruote forate e cilindri-sigillo di origine assira nel Caucaso. Pietre ornamentali, come il lapislazzuli, erano già sfruttate seimila anni fa: a quell’epoca era noto solo il giacimento dell’Afghanistan e gli archeologi rimasero sorpresi nel trovare il lapis nelle tombe del Baltico e della Mauritania.

Gli antichi Egizi usavano molte pietre preziose, tra le quali la corniola e il lapislazzuli, che venivano intagliate a forma di scarabeo e poi sepolte insieme alle mummie.

 Ambra a forma di Medicine Wheel
Ambra a forma di Medicine Wheel

Sempre la corniola ha conosciuto un favore unanime presso tutti i popoli antichi; è stata ritrovata sotto forma di sfere o di ovoidi perforati in un numero elevato di località archeologiche, compresa la Siberia (Durdanskaja e Akcha) dove fu lavorata nel Mesolitico con altri calcedoni e diaspri di diversi colori, ottenendone lame di estrema finezza.

Ciò che colpisce di questi ritrovamenti in tombe e siti molto distanti geograficamente tra loro è lo stesso tipo di gemme usate come corredo funerario: lapis che accompagnavano faraoni egizi e nobili assiri, cristalli e rubini accanto ai guerrieri, ambra prerogativa dei corredi femminili e dei bambini.

Questa sorta di “filo conduttore” che si ritrova nei miti, nelle leggende, nell’utilizzo delle gemme, nei simboli pressoché uguali nelle diverse zone del pianeta ispira l’ipotesi di una matrice comune. Una esperienza codificata e naturalizzata in popoli distanti geograficamente, con storie evolutive differenti che paiono pescare da una memoria collettiva comune. Un dono ancestrale di cui si sono perse le tracce, ma che si rivela tra le pieghe della storia ufficiale.

Il fascino che continuano ad esercitare le gemme sull’umanità, al di là delle mode, evidenzia un legame che nemmeno il tempo può scalfire.




 

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