Scienze di Madre Terra

Viaggio in un mondo sconosciuto

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28 Maggio 2020
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Stefano Mortari insieme a due membri del suo gruppo di speleologi sul fondo dell’Arma Pollera
Stefano Mortari insieme a due membri del suo gruppo di speleologi sul fondo
dell’Arma Pollera

Speleologia: in contatto con il cuore del pianeta - Prima parte




prologo

… la galleria davanti a noi era ampia e con forte pendenza, potevamo progredire tranquillamente in piedi, le cose però cambiarono quando da lì a poco ci dovemmo immettere in uno stretto passaggio dal fondo fangoso. Strisciammo in quella strettoia per qualche metro, più in là lo spazio tornò ad essere più ampio e ci trovammo in una zona dalla quale partivano (o arrivavano) altre piccole gallerie, in pratica una sorta di piccolo labirinto. Scegliemmo di proseguire infilandoci nella galleria più ampia. Più avanti uno stretto passaggio verticale dalle pareti lisce dal quale saliva una lieve corrente d’aria indicava che la grotta continuava! Con molta attenzione ci calammo in quello stretto passaggio alla base del quale ci trovammo in una piccola sala nella quale si poteva tranquillamente stare in piedi. A prima vista sembrava che fossimo giunti alla fine della grotta ma non era così. Un piccolo pertugio molto stretto sul pavimento ci ridiede speranza. A fatica e con i piedi in avanti ci infilammo nella strettoia, e dopo un paio di metri ci ritrovammo in una sala più ampia. Sul fondo di quella sala una galleria con forte pendenza ci portò superando un piccolo salto in una galleria molto ampia in leggera pendenza. Entusiasti seguimmo la galleria che dopo una leggera curva a sinistra ci immise in una sala…. 

E a quel punto fu la meraviglia!  Le pareti di questa sala erano letteralmente tappezzati di cristalli di bianca Aragonite alcuni dei quali sottili come spilli e trasparenti. Era come essere all’interno di un geode ove la luce prodotta dall’acetilene rimbalzava sulle concrezioni creando una magia unica e indimenticabile. Fu un’emozione che ancora oggi porto con me! Eravamo in un mondo sconosciuto alla maggior parte degli esseri umani! Essere lì in quel momento fu un privilegio! La natura maestosamente ci mostrava uno dei suoi aspetti più segreti e reconditi.

Cristalli di aragonite
Cristalli di aragonite

Per milioni di anni quel luogo fu immerso nelle tenebre assolute costruendo nel contempo quei meravigliosi magici cristalli. Dopo una sosta di un paio d’ore, fummo costretti ad intraprendere la via del ritorno, stanchi ma felici lentamente ripercorremmo il percorso, la luce del giorno e un sole caldo e rassicurante ci accolsero all’uscita, la stanchezza a quel punto ebbe il sopravvento l’adrenalina si era esaurita e il sentiero che ci riportava alla macchina sembrava non finire mai…

Estate 1973… Grotta “Scogli Neri” (SV). Avevo 15 anni e quella fu l’inizio di una lunga avventura.

Ma entriamo meglio nel merito e cerchiamo di capire cosa effettivamente sia la Speleologia e come si formano le grotte.

Sul dizionario la parola “Speleologia” viene definita in questo modo: “studio delle grotte, della loro origine, e delle loro caratteristiche fisiche e biologiche”.

Questa di per sé semplice definizione non chiarisce in modo efficace e preciso l’attività dello speleologo, e soprattutto non trasmette le motivazioni che lo portano nelle viscere della terra. Scendere in una grotta o in un abisso è come entrare in un mondo nuovo ed inesplorato. Ed è proprio il fascino della scoperta la motivazione primaria dello speleologo; il poter visitare posti ancora incontaminati, in un mondo che praticamente si trova all’interno del mondo, dove acqua e tempo hanno lavorato in simbiosi per milioni di anni creando all’interno delle montagne luoghi incantati e pericolosi, nei quali il fango si fonde con la poesia e il buio con la bellezza.

Ma come si formano le grotte?


La speleogenesi

Potenzialmente le grotte si possono formare in tutte le rocce ma in quelle sedimentarie il fenomeno avviene molto più rapidamente. Naturalmente stiamo parlando di tempi geologici, e quindi di milioni di anni.

Le aree o le zone interessate dalla formazione di grotte vengono definite “Zone Carsiche”. Questo termine fu originariamente coniato ad indicare un territorio che presenta forme di alterazione e denudamento in rocce calcaree e dolomitiche simili a quelle della regione di Karst nella allora Jugoslavia.

Accrescimento stalattitico
Accrescimento stalattitico

Col termine speleogenesi si intende l’insieme dei fenomeni che portano alla formazione dei vuoti all’interno della roccia ed alla sua successiva evoluzione per dar luogo ad una grotta. Sorvoliamo sui tipi di cavità che non interessano lo speleologo e trattiamo brevemente la formazione di grotte in ambiente carsico.

Queste grotte devono il loro sviluppo alle varie azioni, chimica, fisica e meccanica, che l’acqua svolge di volta in volta sulla roccia.

Innanzi tutto, va detto che, essendo l’acqua alla base del processo, è necessario che essa possa penetrare all’interno della roccia, e che quindi esistano delle crepe nei massicci; tali cavità iniziali possono essere contemporanee alla formazione della roccia (singenetiche), oppure formarsi in un secondo tempo, ed è questo il caso più comune per cause di origine tettonica, e quindi per deformazione e soprattutto fratturazione della roccia.

Una volta formato il reticolo iniziale di fessure, interstrati, canaletti, ecc. l’acqua inizia a circolare e ad esplicare la sua azione aggressiva sulla roccia. Questa aggressione, finché i cunicoli saranno di dimensioni ridotte, potrà essere solo chimico/fisica e non meccanica; man mano che i condotti iniziali aumentano di dimensioni, l’acqua comincia ad acquisire moto turbolento, trasportando detriti solidi in sospensione e sul fondo, e di conseguenza ad esplicare azione demolitrice meccanica sulla roccia attraversata. 

Stefano Mortari all’ingresso della grotta “Scogli Neri”
Stefano Mortari all’ingresso della grotta “Scogli Neri”

Parliamo adesso dei principali meccanismi chimico/fisici con cui l’acqua può aggredire la roccia.

Si ha dissoluzione semplice quando l’acqua attraversa rocce idrosolubili (gessi) e quindi semplicemente le discioglie. Si ha corrosione quando si instaura quel processo essenzialmente chimico in cui l’acqua in presenza di anidride carbonica, attacca il carbonato di calcio e lo solubilizza; questo tipo di azione è il meccanismo fondamentale speleogenetico nelle rocce carsiche, dato che esse, in prima approssimazione, non sono solubili in acqua. La dissoluzione del calcare implica  quindi una presenza di anidride carbonica disciolta in acqua la cui provenienza è di vario tipo: l’acqua piovana raccoglie CO2 nell’atmosfera, poi assorbe quella presente nel suolo grazie all’azione di microrganismi e piante fino a raggiungere concentrazioni centinaia di volte superiore, poi ancora si arricchisce dell’anidride carbonica  prodotta da vari acidi minerali in presenza di carbonati e infine di quella prodotta dall’ossidazione degli acidi umici ( acidi organici prodotti dalla decomposizione dei prodotti naturali nel suolo).  L’acqua ricca di anidride carbonica discioglie il carbonato di calcio fino a saturazione, cioè alla condizione di equilibrio; al di là di tale condizione inizia a depositarlo creando in tal modo le concrezioni.

Le azioni descritte, nel corso di milioni di anni hanno dato luogo a molteplici tipi di grotte e di forme, che prossimamente andremo ad analizzare.


1 - Continua

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