Leggende e Tradizioni

Il richiamo della Bàrma

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30 Maggio 2014
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L'antico alpeggio di Rocca Venoni al Pian della Mussa in Val d’Ala

La misteriosa mappa che rivela i legami tra una valle alpina e luoghi di tutta l’Europa, fino ad arrivare a Mercurio


Gli anfratti rocciosi e le pareti strapiombanti che in un tempo remoto ospitavano animali selvatici oggi perlopiù scomparsi, divennero in un secondo tempo il ricovero dei primi abitatori delle montagne. La definizione ufficiale del nostro comune, Balme (nelle Valli di Lanzo in Piemonte), trae origine proprio dal dialettale bàrmes, l’esatto sostantivo con cui vengono designate, al plurale, le cavità naturali delle rocce sotto le quali è possibile trovare copertura.

Il riparo al quale la roccia fa da tetto è detta “balma” o “barma” - in francese “balme”, in provenzale “baume”, in tedesco “Balm”), “baouma” in Val di Susa. É un tipo particolare di grotta presente in aree alpine e prealpine, spesso creata dal crollo di un costone o dal distacco di un masso erratico dalla struttura particolare. Il termine è probabilmente di origine pre-celtica, in particolare ligure, oppure deriverebbe dal celtico “bal-men”, ossia pietra alta.

Il termine è attestato in un’area che si estende dalla Penisola iberica al Tirolo e a nord fino alla Vallonia, ma la radice celtica “balm”, ancora in uso nel cornico, irlandese e bretone, assume il significato di pozzo, miniera.

Anche “arma” (da balma, barma = alma, arma) è l'espressione dialettale comunemente usata nel ponente ligure per indicare una caverna. Arma di Taggia (Imperia), deve il suo nome all’idioma degli antichi Liguri, ed è riferito alla più grande delle numerose grotte che si trovavano nel suo territorio. In questo antro sono addirittura emersi resti umani appartenenti all’uomo di Neanderthal.

Sull’utilizzo antropico delle balme, è interessante l’osservazione di Giorgio Casanova che si è occupato della grotta dei Saraceni di Ormea: “Antri, grotte e caverne sono stati utilizzati in tutti i tempi e in ogni parte del mondo sia come abitazione sia come necropoli, magazzino, luogo di culto o di difesa. Sembra anzi che durante la preistoria la caverna sia stata utilizzata nella maggior parte dei casi come rifugio temporaneo e che solamente durante il medioevo (sino all’età moderna e, in qualche caso, contemporanea) essa sia stata adattata in modo massiccio ad abitazione.”

Come aggiunge in proposito l’archeologo inglese J.G.D. Clark “non tutte le caverne furono occupate dall’uomo primitivo: molte, per esempio nella regione alpina, furono lasciate all’orso cavernicolo, ma una gran parte di quelle più comode furono abitate, spesso per diversi periodi. Le caverne devono essere state particolarmente ricercate con il sopravvenire dell’ultima glaciazione, specialmente durante i mesi invernali, ma continuarono ad essere usate largamente da gruppi di raccoglitori dei tempi post glaciali.

Sul nostro territorio roccia e pietra hanno sempre avuto una funzione determinante, complementare e forse talvolta propedeutica all’insediamento umano. Pertanto non è difficile individuare per tipologia di utilizzo, alcuni esempi ascrivibili all’uso delle rocce come struttura di riparo. Per gli interessati, i luoghi indicati possono costituire un curioso e simpatico percorso didattico.



Una stalla costruita al riparo di un masso

Li djàs

Sappiamo che i primi pastori che frequentavano l’alta valle, non disponendo di alpeggi e caseggiati, adottarono come parziale riparo i djàs. Si tratta generalmente di un masso preesistente attorno al quale veniva realizzato una sorta di recinto con pietre reperite in loco, con funzione di protezione dai lupi e dai selvatici. Si possono ancora vedere i Djàs dla Batàyi, all’alpe Battaglia, nei pressi di Pian Ciamarella.


Lou Nouni
(Rocca Venoni)

È ritenuto il più antico alpeggio del paese. Trae forse il proprio appellativo dai primi frequentatori dei pascoli di fondo valle, la famiglia romana dei Vennoni. Come spesso si può ravvisare in altre abitazioni della valle, il masso ciclopico posto a monte delle case ne costituisce una naturale protezione in caso di valanghe ed esondazioni, ma al tempo stesso tutta la sua prominenza verso valle è un ampio ricovero per gli animali, siano essi bovini, caprini od ovini.


La Bàrma dou Cassài

È un’ampia sporgenza rocciosa nei pressi di Bogone, sotto la quale pare fossero stati sepolti dei cadaveri. Non è dato sapere quale fosse la ragione di tale sepoltura, dettata probabilmente da decessi imputabili forse a epidemie o pestilenze. Il toponimo cassài deriva forse dal francese casser, (spaccare), riferito alla rottura della roccia che ha creato la cavità.


La Bàrma

È il roccione che sovrasta la chiesa parrocchiale e che la protegge dalle valanghe e dalle frane che nel tempo scesero numerose dal versante a solatìo delle instabili Ròtches at Bàrmes, alla base dell’Uja di Mondrone. La Bàrma è caratterizzata alla metà della sua estensione verticale, da un’ampia cengia erbosa che la percorre orizzontalmente. Questa è definita localmente La Tchàrma dou rat, baciata dal sole per una buona parte del giorno, in passato era uno dei luoghi di ritrovo dei giovani del paese, specie nelle prime giornate di primavera, al riparo dalle precipitazioni e dalle brezze ancora gelide di fine inverno.


Al Barmàsses (le grandi balme)

Sempre sullo stesso versante ma nei pressi dell’attuale cimitero, i massi mastodontici che si staccarono verosimilmente con la frana che nel 1665 distrusse l’antica comunità di Chialambertetto, costituiscono un insieme di notevoli ripari. Sono anche il luogo da cui si parte per percorrere il “labirinto sotterraneo”, a sua volta curioso itinerario tra le cavità della stessa frana. Barmàsses, come anche Roc gros (grandi roccioni), sta anche ad indicare, per estensione, il cimitero che viene altresì designato con un altro toponimo, Founs d’Lìla.


La Bàrma dou sarvàdjou (la balma del selvaggio)

È un luogo curioso e suggestivo, dislocato nella parte più elevata della selva dell’Aghièri. È una costruzione quasi completamente diroccata, a monte del Pian di Sarasìn. Il riparo è costituito dalla roccia sopravanzante dalla Castà, il promontorio su cui sorge il pilone di San Pancrazio. Il termine Sarvàdjou (selvaggio), tramandatosi nel tempo, fa supporre che fosse un tempo luogo di ricovero per qualcuno allontanatosi dal resto dei paesani, magari disertore o appestato, oppure rifugio di qualche sbandato trovatosi a percorrere la valle.



Lou bou, stalla naturale sotto la sporgenza della roccia

La Ròtchi dal Gouàrdies (la roccia delle guardie)

Nei pressi del Roc da Ghiéri, il masso conosciuto anche come Rocca Sari, vi sono alcuni blocchi di pietra che formano profonde cavità. Era lo strategico  riparo degli agenti della Guardia di Finanza per controllare i traffici verso i colli, tanto da designarne il toponimo. Sotto queste rientranze, nel tentativo di sfuggire ai rastrellamenti, nel luglio del 1944 trovarono riparo alcuni partigiani. Raggiunti e catturati dal nemico, furono torturati ed uccisi.


Lou Casoùn

Situata poco a monte della frazione Frè, è un’intera cavità murata, ora parzialmente crollata, che ha come tetto la sola sporgenza della roccia. È probabile che se ne facesse un uso quale prima stazione d’alpeggio, vista anche la complementare presenza di una piccola cantina.


Li Soùgn

In questo caso il masso imponente contro il quale è stata costruita una malga, a monte dei Frè, nel vallone Paschiét, non è tanto un riparo contro gli agenti atmosferici bensì una ciclopica e naturale protezione (che quando è realizzata dall’uomo è detta tchòma) contro la valanga  che, staccandosi del monte Forte (m 2366), in caso di nevicate eccezionali, percorre il solco della Riva Loùndji (lungo pendio) raggiungendo e superando il Rio Paschiét, distruggendo potenzialmente ogni sorta di manufatto.


Lou Bou

Per andare nel difficile, è interessante riportare anche lou bou (la stalla), altro riparo di notevoli dimensioni, situato circa a metà della grande parete rocciosa posta dietro il paese, oltre la palestra di roccia del Ginevrè. Tutta la zona era un tempo frequentata dai caprai (li tchàvrè) e lou bou era il luogo in cui trovare riparo in caso di violenti temporali. Nei pressi, sotto un’altra piccola sporgenza, è tuttora riconoscibile una lastra di pietra contornata da un solco. Si tratta di una pilòira, ripiano in pietra che consentiva di scolare il formaggio, evidentemente prodotto in quelle sia pur disagevoli condizioni.


Quelli citati costituiscono una serie tipologica variegata di utilizzo dei ripari rocciosi. Molti altri sono tuttavia gli esempi facilmente reperibili. In certi casi i massi costituiscono la copertura naturale e indistruttibile di fresche cantine per conservare i formaggi. Altre volte, al di sotto di essi sono ricavati, anche con lo scavo del terreno e la costruzione di ridotte opere murarie, ricoveri per capre o pollame.

In generale, possiamo rilevare come la pietra, che a Balme non manca, non fosse soltanto l’importuno emblema di un territorio problematico posto all’estremo limite dell’insediamento umano. È anzi la dimostrazione di come un elemento svantaggioso e improduttivo, caratterizzante un po’ tutto l’ambiente circostante, potesse essere convertito in un utile e vitale strumento di sopravvivenza.

In tale contesto anche la bàrma, viene rivalutata da una rappresentazione meno negativa. Non più o non solo copertura naturale per cavernicoli montanari, ma impiego ingegnoso, durevole ed efficace delle risorse esistenti.


La bàrma dou sarvàdjou

Il geo-toponimo balma con le sue derivazioni, è adottato nelle zone alpine e prealpine del Piemonte, della Valle d'Aosta (dove le bàrme chiuse, utilizzate come stalla o cantina sono detti barmé o barmét) della Liguria occidentale e della Lombardia. È inoltre diffuso in Catalogna, in Francia, in Germania meridionale, nella Svizzera francese e nella Svizzera tedesca.

Nelle Valli di Lanzo, anche una frazione di Cantoira e denominata Balme e una a Viù è detta Balma, ma sono numerosissimi in un’area più vasta i toponimi così identificati.

Riportiamo di seguito alcune curiosità ad essi riconducibili.

Balma Boves è un caratteristico insediamento ricavato nell'anfratto della roccia, abitato fino agli anni '50 del secolo scorso, nel comune di Sanfront (Cuneo). Si tratta di un piccolo villaggio (oggi ristrutturato e visitabile) adagiato sotto un enorme tetto di roccia che rappresenta un microcosmo agricolo autonomo e funzionale perfettamente conservato: ricovero per il bestiame, deposito per gli attrezzi agricoli, forno per la cottura del pane e lavatoio. Il tutto ispirato alla più ferrea regola di economizzare lo spazio.

La Balma del Messere o Grotta dei Saraceni è una caverna naturale ai piedi di una parete rocciosa situata di fronte alla frazione di Cantarana nel comune di Ormea.

Balmuccia (in piemontese Balmucia) è un piccolo comune della provincia di Vercelli.

La Balme-d'Épy è un piccolissimo comune francese di una cinquantina di abitanti, situato nel dipartimento del Giura, nella regione della Franca Contea.

La Balme è un comune francese nel dipartimento della Savoia nella regione del Rodano-Alpi.

La Balme-de-Thuy e La Balme-de-Sillingy sono comuni francesi nel dipartimento dell'Alta Savoia della regione del Rodano-Alpi.

Balma è un comune francese nel dipartimento dell'Alta Garonna nella regione del Midi-Pirenei.

Baume-les-Messieurs (un tempo chiamato Balma Dominorum) è un comune francese nel dipartimento del Giura nella regione della Franca Contea.

Ci sono poi ancora, per rimanere in Francia, Baume-les-Dames, La Baume-de-Transit, La Baume-Cornillane, La Baume.

In Svizzera Balm bei Messen e Balm bei Günsberg sono piccoli comuni del Canton Soletta.

Barmstedt è un comune tedesco situato nel land dello Schleswig-Holstein.

Balmaseda è un comune spagnolo della comunità autonoma dei Paesi Baschi.

Balmazújváros è una città dell'Ungheria situata nella provincia di Hajdú-Bihar.

Infine Barma è il nome di un cratere d'impatto presente sulla superficie di Mercurio. Il cratere, il cui diametro è di 128 km, non ha però nulla a che vedere con i ripari sotto roccia: è stato infatti battezzato dall'Unione Astronomica Internazionale in onore di Postnik "Barma" Yakovlev, celebre architetto russo attivo nel XVI secolo.


Gianni Castagneri è stato Sindaco di Balme (Val d’Ala) per dieci anni. Giornalista e scrittore, è corrispondente per il settimanale “Il Risveglio”.


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