Indigenous Peoples

Qual è il futuro dei riti funebri africani?

Stampa E-mail
29 Gennaio 2015
|

La sopravvivenza dei riti delle tradizioni africane di fronte alle epidemie mondiali


Il problema della sopravvivenza dei riti delle tradizioni africane, ancora vive e presenti da millenni nell’area geografica situata a sud del Sahara, preoccupa molti ricercatori continuatori delle tradizioni del continente. Un punto focale di questo secolo, dopo il lungo periodo di massimo splendore del glorioso passato continentale, la cui influenza mise radici nell’Egitto dei faraoni e si diffuse in tutta la Mesopotamia. Le tradizioni secolari dell’Africa nera costruite intorno ai suoi grandi regni e imperi, si irradiarono nel mondo contribuendo innegabilmente all’arricchimento del patrimonio materiale e immateriale dell’umanità, attraverso la padronanza delle conoscenze.

Le tradizioni africane hanno potuto in questo modo raggiungere lo stesso livello delle grande civiltà, ad esempio quella dei Celti dell’Europa medievale. L’influenza della cultura celtica si fa ancora sentire in Occidente, prova che il celtismo è ancora vivo e più che mai ravvivato dall’azione del druidismo. Uno dei centri di promozione di questa rinascita si trova in Italia, precisamente nella Regione Piemonte. Nella stessa tipologia di civiltà dal passato fiorente sul piano spirituale citiamo anche gli Atlanti, gli Inca, i Maya ecc.…

Si potrebbe quindi dire che in termini di valore e di valenza spirituale, la conoscenza nata dalle tradizioni africane ancestrali, nel caso specifico del rito funerario, si sviluppò sotto l’influenza dell’antico Egitto. Le tecniche di mummificazione e diverse altre arti derivate dall’attività funeraria sono diventate leggendarie. Oggi solo poche tribù possiedono queste conoscenze dimenticate. Si potrebbe quindi ipotizzare che a quei tempi una parte importante della spiritualità africana consisteva nel fatto di dare un senso ai riti. Un sapere che dava in linea di massima un significato spirituale importante alla dualità morte/vita. Ma di questo insieme di conoscenze rimangono solo dei frammenti di scritti contenuti in documenti rari come ad esempio il Libro Egiziano dei Morti. Si potrebbe naturalmente obiettare che questi erano: « i tempi antichi ».

Se varie e molteplici ragioni contribuiscono alla propensione a questo genere di reazione in particolare tra le classi sociali più agiate e in alcuni ambienti intellettuali, la maggioranza degli Africani condivide e sostiene l’idea del ritorno agli antichi valori, certamente senza cadere in un sentimento di eccessiva nostalgia nei confronti del passato. Tuttavia io mantengo personalmente la certezza che non può essere sufficiente affermare che il passato è “passato”, senza apprezzare la quintessenza delle motivazioni che spinsero i nostri antenati a produrre ed elaborare delle norme di vita basate su questi riti specifici.

Visto che il mondo contemporaneo ci costringe a porci nuovi e pressanti interrogativi, dovrebbe quindi nascere una profonda e seria riflessione d’altro genere e con un approccio contestuale diverso; degli interrogativi sul posto e sul ruolo delle antiche tradizioni di fronte alle nuove realtà sociali portatrici di paradigmi esterni e con le quali i nostri popoli si devono inevitabilmente confrontare. Il dibattito sull’importanza e la necessità di ripristinare nella loro integrità gli antichi riti si trova proprio in questa problematica.

Di primo acchito la questione merita di essere seriamente esaminata dato che rimette in causa l’utilità e la pertinenza spirituale di una categoria di riti obsoleti. Nel campo funerario, l’ignoranza di molti processi mette le tradizioni africane di fronte a delle responsabilità sociali collettive che vanno oltre l’ambito delle credenze a causa dei rischi sanitari osservati in diversi paesi del continente.

Paradossalmente, è innegabile il fatto che anche se l’Africa ha dato al mondo la sua linfa spirituale e culturale, l’immagine del suo passato è solo il pallido riflesso di ciò che fu. « Afro pessimismo » qualcuno potrebbe controbattere. Ma non è così, questa costatazione è reale e sorprendente. Rivela altresì che la nuova generazione dei popoli nativi Sub-Sahariani è in maggioranza culturalmente e spiritualmente alienata. Una delle cause sarebbe quella di aver adottato delle pratiche mistico-religiose provenienti da altri paesi, propagate da correnti esogene dalle credenze fondamentali, in contrasto con lo stile di vita e la spiritualità di noi popoli naturali. In altre parole l’alienazione generale che conosce l’Africa Sub-Sahariana consiste nel dare più importanza – per semplice ignoranza o di proposito - alle pratiche spiritiche di origine giudeo-cristiane piuttosto che agli autentici riti tradizionali ancestrali. Ci sono quindi buoni motivi per essere preoccupati, tanto più che le norme che esse diffondono provocano delle gravi conseguenze nelle famiglie, e suscitano inquietudini e diffidenza.


Riti funerari opinabili

Si potrebbe quindi ipotizzare che una delle cause della letargia spirituale scaturisce dall’assenza di un codice di valori tradizionali consensuale. Infatti è assodato che molte guide spirituali e altri leader tradizionali incaricati di perpetuare le tradizioni ancestrali sono vulnerabili nell’affrontare le pressioni e le costrizioni di una società perennemente alla ricerca di punti di riferimento. Inoltre, ci sono fra di loro dei seguaci incaricati di mantenere il dominio neo-coloniale sui popoli. I legami troppo stretti costruiti con il clero locale sono una prova più che sufficiente della loro incapacità a soddisfare le aspettative in questo campo.

In poche parole, la collaborazione di alcune guide locali nella messa in atto dei programmi comportamentali e dei supporti ideologici ispirati, suggeriti e generati da questi avanguardisti della società maggioritaria e fedeli seguaci della "Cristianizzazione dell'Africa" è oramai dimostrata.

Se aggiungiamo a questa analisi dei fatti il risultato dei lavori sociologici e antropologici condotti da eminenti e seri ricercatori africani, i cui campi d’osservazione costituiscono un prezioso database, ne risulta che i riti funerari nelle loro forme attuali, che sono praticati nelle grandi città e nei villaggi africani, sono fonte di ingenti rischi per la salute e mancano di credibilità e di originalità rispetto alle nostre tradizioni. Le loro fonti e la loro fondatezza sono contestabili per vari motivi.


Senza aggiungere altro e, benché la comunità scientifica mondiale sia ancora poco chiara e riluttante ad accordarsi sulle cause, le fonti di contaminazione e la vera origine reale dell’attuale epidemia di Ebola che sta devastando l’Africa occidentale, risulta incontestabile il fatto che questa catastrofe, oltre che rivelare l’impotenza del sistema sanitario mondiale, dovrebbe richiamare l’acquisizione di una consapevolezza del pericolo dei riti funerari obsoleti e insignificanti basati sull’esposizione pubblica delle salme, una pratica abitualmente esercitata nei templi, nelle cappelle e nelle case.


L’atteggiamento attuale in Africa

In base agli insegnamenti tratti dal pensiero esoterico, il sabato sarebbe un giorno dedicato a dei riti legati alle influenze magnetiche che il pianeta Saturno produrrebbe nel nostro cosmo.

È anche il giorno del Sabba per alcune correnti religiose cristiane molto diffuse in Africa. Grazie alle attività culturali delle numerose chiese sparse sul continente, questo giorno della settimana è diventato quello dei funerali con connotazioni folkloristiche. L’ultimissima occasione di accompagnare il defunto alla sua ultima dimora.

Vi è quindi « l’usanza » di esporre la salma in pubblico, fornire numerose testimonianze sulla sua vita, sulle circostanze del decesso; poi avviare lunghe e stancanti processioni funebri in direzione del cimitero, sotto l’egida di un ministro di culto.

Con sfarzo e secondo i mezzi finanziari della famiglia del defunto vengono organizzate delle esequie “altisonanti”. Questa è oggi “l’usanza” e il modus vivendi delle tradizioni funerarie in Africa, nel sud del Sahara. Una nuova realtà culturale opinabile, poiché un tempo i popoli africani non associavano la morte ad un lusso così inutile. Perché al di là della moda attuale per la famiglia del defunto o secondo la volontà del defunto, è l’occasione per garantirsi un posto in cielo. Fra la tristezza, la gioia per la rimpatriata, i pianti, il raccoglimento, i preparativi e la convivialità, l’Africa perde la quintessenza e il senso tradizionale degli antichi riti funerari.


La morte considerata alla luce del sciamanismo Bantu

I popoli Bantu sono da tempi immemorabili i detentori di valide conoscenze in negromanzia. Essi continuano a conservare la saggezza e il senso simbolico del rito funerario com’era d’usanza nell’antico Egitto. Malgrado la pessima conservazione del suo patrimonio materiale e le conseguenze di un urbanesimo galoppante, alcuni popoli nativi africani sono ancora in grado di indicare la via del ritorno a quest’importante attività spirituale. Malgrado il repulisti effettuato sulle coscienze e sulla storia, qualche sito che ospita delle antiche tombe è fortunatamente ancora il testimone dell’antica conoscenza. Secondo l’interpretazione della filosofia Bantu, la morte si accontenta del silenzio che è il suo velo. Il raccoglimento della comunità nell’ottica della trasmigrazione dell’anima del defunto è in realtà il rito più importante nel processo di ritorno dell’anima alle sue origini.

Presso molti popoli in generale e in particolare nello sciamanesimo Bantu del Mbock che si è sviluppato nei popoli Bassa’a e Mpo’o, la tradizione e la spiritualità sono essenzialmente fondate su un unico pilastro che è la vita. La tradizione indica e insegna che attraverso le facoltà di metamorfosi innate in ognuno di noi, noi costituiamo un Tutto globale con il nostro cosmo. L’uomo è rappresentato come l’anello di una catena ininterrotta di movimenti e di esperienze causali progressive.

Secondo le conoscenze di base della cosmogonia Bantu, il defunto non è più un semplice essere di carne ed ossa. È più un’emanazione spirituale incarnata. Secondo i Bantu la morte non esiste. L’uomo ne vive soltanto l’illusione. Quindi se secondo i Bantu la vita materiale è solo un illusione – un dato di fatto per la maggior parte delle grandi tradizioni spirituali – sacralizzare le salme è una grave impostura delle tradizioni giudeo-cristiane, determinate a fare sparire i riti pagani a vantaggio dei loro dogmi. La filosofia Bantu sottolinea che il defunto è più vivo quando è morto, quando è passato a miglior vita. Nessun valore è quindi attribuito alla salma né alle grandi festività post-mortuarie.


Rivitalizzare i nostri antichi riti funerari

Considerando anche solo parzialmente la complessità degli effetti “socio-inquietanti” osservati nella maggior parte dei paesi africani, a causa dell’alienazione di alcune tradizioni secolari a vantaggio delle culture giudeo-cristiane, è necessario e primordiale produrre e promuovere delle azioni tradizionali rivoluzionarie, riparatrici della nostra spiritualità abbandonata a vantaggio di un sincretismo culturale nocivo. Dovremmo quindi non rubare e nascondere il fuoco come fece Prometeo, ma liberare la verità imprigionata in noi.

Un rinascimento totale. Ecco quello che ci vuole oggi per raccogliere la sfida culturale dell’Africa. I punti di vista di molti ricercatori tradizionali seri sono chiari: nessun popolo può pretendere di vincere la battaglia della riconquista della sua identità spirituale e culturale se si abbandona alle altre culture. Perderà per forza i punti di forza specifici conquistati che sono: la forza cognitiva attraverso il suo modo di pensare, la memoria-veicolo dei suoi archetipi storici, la mistica del divenire in quanto popolo individuale.

Inoltre, vincere la sfida dell’universalità è anche e soprattutto diffidare dall’abbandonare le proprie credenze a vantaggio delle cosmogonie complementari. Significa quindi rifiutare di vivere la dominazione e la dittatura culturale, con la conseguenza pericolosa dell’ignoranza della propria storia.

Le tradizioni africane e principalmente quelle esistenti nel sud del Sahara hanno più che mai bisogno di essere vitalizzate, proprio nel momento della comparsa di nuove minacce mondiali. Restano ancora da elaborare i metodi, la procedura, i mezzi.

L’Africa dovrebbe in primo luogo rivalorizzare la pratica dei suoi riti funerari tradizionali, dando loro il senso spirituale del passato.


Mbombock Samuel Brice Tjomb, Ricercatore tradizionalista, è corrispondente di Shan Newspaper per l’Africa


|