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A cura di Miriam Madau
Medico Omeopata


MARZO 2017


Farmaci omeopatici e loro vicissitudini

L’Omeopatia continua a crescere. I dati, rilevati lo scorso anno dal sondaggio di Omeoimprese,  parlano di più di otto milioni di italiani che ormai utilizzano i farmaci omeopatici, di ventimila medici che li prescrivono e nello specifico, di un pediatra su tre che affianca l’omeopatia alle cure farmacologiche tradizionali, soprattutto per malattie delle vie respiratorie e dell’apparato gastroenterico, per allergie e disturbi del sonno.

Farmaci omeopatici e loro vicissitudini

L’Omeopatia però rischia, a oggi, rallentamenti e intoppi nella produzione dei suoi farmaci e nella distribuzione  al consumatore. Questo perché a febbraio c’è stato  il “no” del governo a prolungare di un anno il termine ultimo del 30 giugno 2017, per la presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei prodotti omeopatici. Tra l’altro prodotti che sono sul mercato da più di trent’anni. Per le aziende produttrici di farmaci omeopatici il nodo del problema sta nel laborioso iter  per la presentazione dei dossier all’Aifa, cioè all’Agenzia italiana del farmaco. Come afferma il presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga: “Il processo di registrazione si è avviato un anno e mezzo fa, ma l’elevatissimo numero di dossier e le difficoltà emerse per le caratteristiche proprie dell’omeopatia e le connesse differenze con l’allopatia, richiedono almeno un anno in più per arrivare all’obiettivo”.

Per i dettagli sulla questione sentiamo qui di seguito Giuseppe Spinelli della Cemon Presidio Omeopatia Italiana.


Cosa ci puoi dire sul fatto che non è stata concessa la proroga alla presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei prodotti omeopatici?

Questa proroga non è stata inserita nel decreto Milleproroghe.

Però c’è una commissione del Senato dove il senatore Mandelli, che peraltro è anche il presidente della Fos, Federazione degli Ordini dei Farmacisti, ha fatto approvare una risoluzione che impegna il Governo a garantire uno svolgimento efficace alle possibilità di rinnovo, cioè per arrivare a far  approvare questa proroga a un anno. Diciamo che la situazione ancora non è definita: può darsi appunto che il Governo, se ce ne sarà uno, possa decidere prima del 30 giugno a favore di questa proroga.


Perché le aziende chiedono questa proroga alla registrazione?

Intanto sottolineo che  si tratta di “rinnovo” di autorizzazione con registrazione, perché le registrazioni erano già state fatte prima, mentre adesso è una sorta di rinnovo e con concessione della AIC definitiva, quindi non  più ope legis, dove per AIC si intende l’autorizzazione all’immissione in commercio di farmaci.

Praticamente tutto l’iter di applicazione di questo rinnovo e i rapporti con AIFA e così via dovrà essere svolto nella maniera più favorevole, perché intanto tra vari ricorsi al TAR ecc…ci sono stati dei rallentamenti. Così come hanno rallentato tutti gli scambi con AIFA per comprendere bene quali siano i termini e tutte le regole per presentare queste registrazioni. Non hanno avuto i tempi dovuti, ma questa non è una colpa che si fa ad AIFA, ma piuttosto è un po’ tutta la situazione a determinare anche questo e a consigliare di prendersi più tempo.

Ci sono stati già alcuni dossier presentati da diverse aziende, compresa la nostra, ma l’AIFA ha risposto in maniera completamente differente a seconda, diciamo, di come venivano presentate.

Ad esempio quelle tedesche hanno deciso di rimanere molto aderenti a quella che è la direttiva europea, ma l’AIFA gli ha mandato indietro i dossier con un numero incredibile di osservazioni e di cose da correggere, fintanto che l’ambasciata tedesca ha fatto protesta al nostro Governo. Insomma, c’è una situazione piuttosto movimentata sul tema.

Noi speriamo vivamente che si possa arrivare a questa proroga. I motivi sono molteplici.  E’ già presente il rischio di non poter garantire sul mercato la presenza di molti medicinali omeopatici unitari, cioè quelli a un solo componente, già solo per come sono state strutturate le registrazioni. Si entra poi anche in un'altra disquisizione, cioè quella dei piccoli lotti, ovvero dei piccoli rimedi che potrebbero scomparire. Inoltre c’è anche tutto il capitolo della registrazione dei biologici, cioè di quei rimedi che sono di origine umana e animale.


Per il cittadino questo cosa comporta?

Comporta che al momento non trova dei farmaci. Non li trova perché, mentre prima non c’erano vincoli di produzione per lotto, cioè per un certo numero di rimedi, adesso ci sono  e quindi questi vincoli portano a far sì che le aziende non riescano a sostenere queste produzioni così grandi da dover pagare la registrazione per ogni rimedio. Perché i costi della registrazione comprendono non sono solo quelli “secchi” che vengono pagati subito,  ma anche i costi per “costruire” i dossier, per avere le documentazioni come vengono richieste e tutto quanto sta a corollario.


Il Dottor Giuseppe Spinelli
Il Dottor Giuseppe Spinelli

Quindi il problema è più burocratico che non di preparazione stessa del farmaco?

Esatto. Parliamo di rimedi che sono da trenta o quaranta anni sul mercato. La nostra azienda è del 1971 e quindi parliamo di rimedi che sono da 45 anni sul mercato. Insomma, se ci fossero stati problemi di sicurezza si sarebbero rivelati ben prima.


Sono gli stessi rimedi che oggi bisogna cercare fuori dal nostro Paese?

In generale sì. Ma adesso con il mondo di internet, con la possibilità di ordinare con un click al pc, chiaramente la gente li può trovare. Però in questo bisogna fare attenzione, perché i farmaci all’estero potrebbero essere senza quelle garanzie di sicurezza e di affidabilità che invece hanno i laboratori che sono autorizzati e vengono ispezionati a cadenza regolare dall’AIFA, secondo le GMP, ovvero le Good Manufacturing Practice, che garantiscono lo standard di produzione di qualsiasi farmaco, ma non dell’omeopatico.  Le GMP sono l’insieme di tutte le regole tecniche e legali per produrre un medicinale e

se certamente da un lato le GMP sono una garanzia, il fatto che alcune loro parti non siano adattate alla specificità della produzione omeopatica è una gabbia.


A detta di Omeoimprese con il no alla proroga c’è il rischio di compromettere molti posti di lavoro, perchè le piccole aziende produttrici di prodotti omeopatici rischiano di chiudere. E’ così?

Sì, certamente. Basti pensare che già  un’azienda come la nostra, che è la seconda in Italia per la vendita di rimedi unitari, ha dei problemi a dover registrare una serie di farmaci, mi immagino una piccola ditta che ha un fatturato inferiore. Perché se io posso permettermi di registrare duecento o trecento rimedi omeopatici, una che è dieci volte più piccola ne potrà registrare al massimo cinquanta e non potrà più stare sul mercato.


Quanto costa la registrazione di un solo rimedio?

Il costo è da dividere tra una parte che è la tassa vera e propria di registrazione, ovvero della domanda di rinnovo, che ammonta a 800 euro per il rimedio unitario, o meglio per ogni ceppo ( cioè si paga 800 euro per Arnica montana, 800 euro per Silicea, 800 euro per Secale e così via). Questo non è una cosa fuori dal mondo, perché se valuto che la pago adesso ma poi non la pagherò più, posso considerare che è come se facessi un mutuo.

Proprio perchè i rimedi omeopatici sono tanti: se incomincio a moltiplicare 800 euro x 1000, sono 800.000 euro solo di registrazione ed è una cifra che non è uno scherzo per l’omeopatia!

Ora sul mercato  abbiamo più di 1000 rimedi e quindi non ne produrremo più così tanti. Ma questo è il problema inferiore.

Il problema più grosso è che i costi per mettere insieme la documentazione richiesta dei dossier sono molto più elevati.

Solo le documentazioni da farsi mandare dai fornitori vanno dai 3000 ai 5000 euro ciascuna e per i rimedi di origine biologica si sale fino a 10.000, senza stare a contare altri costi dovuti a risk assessment, viral validation, studi di stabilità che noi dobbiamo pagare al fornitore se vogliamo avere la documentazione.

Inoltre i fornitori che l’AIFA considera certificati sono pochissimi. Faccio un esempio: io non posso acquistare da un’università un ceppo fatto da un laboratorio universitario, anche se  questo offre sicuramente le stesse garanzie di sicurezza di qualsiasi altro laboratorio fuori, se non anche di più, perché non può offrire le certificazioni che vengono richieste dall’AIFA. Noi aziende abbiamo cercato di richiedere criteri reali all’Agenzia del Farmaco, ma al momento siamo fermi.

Alla fine i costi mandano fuori giri il sistema, perché se cominciano a non essere più ottocentomila euro, ma 4 milioni, 5 milioni e così via la cosa diventa insostenibile. Senza contare che alcuni ceppi non si riescono nemmeno più a trovare proprio a causa delle documentazioni richieste.


Farmaci omeopatici e loro vicissitudini

Quindi questo è un altro modo per tagliare le gambe all’omeopatia…

Non mi piace mai fare il complottista. Però bisognerebbe parlarsi, bisognerebbe incontrarsi. Proprio venerdì 10 marzo c’è stato a Firenze un incontro promosso dalle più grosse associazioni mediche omeopatiche, cioè FIAMO, SIOMI, SIMA che hanno convocato le aziende e le Associazioni dei pazienti per fare il punto della situazione e per valutare cosa stia succedendo e cosa poi i medici avranno a disposizione una volta finito questo iter regolatorio. Ovviamente i cittadini, come pazienti, sono preoccupati. Perché poi la cosa più importante è il paziente e come questo possa cavarsela per la reperibilità dei farmaci omeopatici.


I pazienti potranno avere di nuovo a disposizione i loro rimedi?

Io spero vivamente di sì!

L’AIFA ha rinnovato i suoi vertici da poco e le persone che si sono insediate sono delle persone che stanno comunque dimostrando di voler capire e di voler comprendere e di voler ascoltare: e questa è sempre una bella cosa e un bel passo avanti.


Qual è il futuro per i farmaci omeopatici e si riuscirà, a tuo parere, a uscire in fretta da questo impasse?

L’omeopatia  nei suoi duecento anni di storia ne ha vissute di tutti i colori e quasi mai ha avuto un appoggio da parte del potere, quanto meno incondizionato. Ha avuto l’appoggio del potere quando qualcuno dei potenti veniva curato omeopaticamente e allora ne diventava un paladino. Ma non per interesse, ma perché ha visto qualcosa.

Però l’omeopatia ha sempre passato le sue crisi, i suoi momenti più bui e si è sempre risollevata ed è ripartita. Perché funziona! Al di là di come, quando e perché: funziona.

Inoltre le ultime rilevazioni demografiche italiane dell’Eurispes, di quest’anno, pubblicate nel 2017, danno un aumento del 6% della popolarità dell’omeopatia, rispetto al 2012.

Ci sono circa dieci milioni di utilizzatori di prodotti omeopatici. C’è un 2% della popolazione che dichiara di curarsi esclusivamente omeopaticamente e c’è un altro 8% che dice che lo fa insieme agli altri trattamenti. E quindi siamo veramente a dei buoni numeri!


Il Rimedio del mese.


Cerium oxalicum

Il cerio è l’elemento chimico con numero atomico 58 e il suo simbolo è Ce.

E’ un metallo malleabile, morbido, duttile, leggermente piu' duro del piombo. È molto reattivo: si ossida lentamente in acqua fredda e velocemente in acqua calda. Si dissolve in acidi.

Cerium oxalicum

Il cerio è l'elemento più abbondante delle terre rare e proviene soprattutto dai principali minerali lantanidi ma la maggior parte è ottenuta da perovskite, un minerale di titanio e da allanite.

Cerium oxalicum è l’ossalato di cerio, un sale poco solubile.

Il rimedio omeopatico è ottenuto dalla triturazione di ossalato di cerio, a cui seguono successivamente diluizioni in acqua e alcool e dinamizzazioni.

E’ considerato un piccolo rimedio, non così frequentemente utilizzato, ma importante in caso di vomito incoercibile.

Era stato utilizzato fin dall’800 dal medico Australiano James Simpson nei casi di nausea e vomito mattutini in gravidanza, nelle situazioni acute di vomito persistente e nei casi cronici.

Successivamente si è rivelato ottimale  negli stati di vomito di cibo semi-digerito, anche in medicina veterinaria.

Ha dato buoni risultati nel mal di mare non trattabile da altri rimedi o medicine, così come per stati di tosse spasmodica di origine nervosa o di tosse con vomito e di pertosse.

Cerium oxalicum può essere anche indicato per i dolori mestruali nelle donne che hanno un flusso scarso, dove il dolore compare prima o all’inizio del ciclo, con la sensazione di tenesmo, rifiuto del cibo a causa di nausea o vomito per il forte dolore, ma che migliorano quando si regolarizza il flusso.


Appuntamenti


Il 24-25-26 marzo a Reggio Calabria si terrà il XV Congresso di Omeopatia indetto dalla  FIAMO, Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati, dal titolo: Le Malattie Degenerative,

Il 22 marzo a Napoli, nella sede della LUIMO, il dottor Farokh Master, medico di grande esperienza in clinica omeopatica, terrà un seminario dal titolo: Homeopathy in cancer treatment. Presa del caso e gestione del paziente oncologico. Si parlerà  del rimedio appropriato alla totalità dei sintomi nello stato acuto, nello stato cronico, negli aggravamenti e in presenza degli effetti collaterali dovuti ai trattamenti convenzionali.

Il 24-25-26 marzo a Reggio Calabria si terrà il XV Congresso di Omeopatia indetto dalla  FIAMO, Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati, dal titolo: Le Malattie Degenerative, a cui parteciperanno medici e veterinari e dove i relatori porteranno casi clinici relativi all’argomento.

In questi tre giorni di importante scambio e valutazione di conoscenze in campo omeopatico sono previsti anche due workshop dal titolo: "Osservazioni cliniche sull'uso dell'Omeopatia nelle malattie degenerative", uno tenuto dal dottor  Farokh  Master per la medicina umana, uno dei grandi nomi della medicina omeopatica mondiale  e l’altro dal dottor Marc Brunson, per la medicina veterinaria, uno dei più illustri omeopati veterinari, presidente  di una delle più prestigiose scuole di omeopatia in Belgio: il Centre Liégeois d’Homéopathie di Esneux.

Non mancherà nella lista dei lavori una  tavola rotonda, il cui tema sarà: “La Medicina Integrata nel futuro della Sanità. Quale disponibilità dei Medicinali Omeopatici”.





FEBBRAIO 2017


La potenza dell’acqua

Per gli esseri viventi della Terra l’acqua rappresenta una quota compresa tra il 90-95% negli organismi inferiori e il 70-80% in quelli superiori, tra cui la specie umana. All’interno delle strutture biologiche, l’acqua si può trovare sia come singola molecola sia in forma combinata.

Si può dire che siamo fatti d’acqua, sia nelle cellule che tra le cellule. Il cervello è l’organo che ne ha di più. La vita sul nostro pianeta è germinata col ghiaccio interstellare arrivato con le comete e ancora oggi il feto si forma e galleggia nel liquido amniotico.

In realtà l’acqua serba ancora molti segreti. Alcuni sono stati svelati, come per esempio la sua capacità di agire come fattore di risonanza magnetica all’interno delle cellule e di essere in grado di modificare la sua concentrazione in funzione dell’invecchiamento. Quello che ha aperto a importanti prospettive sullo studio di questa sostanza così semplice e complessa allo stesso tempo, è stata la scoperta di come essa sia in grado di “registrare” le onde elettromagnetiche a bassa frequenza del Dna, “memorizzarle” e trasmetterle “amplificandole”.

La potenza dell’acqua

Si sta parlando, in realtà, di acqua informata dai principi attivi in essa diluiti.

Tutto ciò grazie a quanto evidenziato nel lavoro di ricerca iniziato qualche anno fa da un team italo francese, pubblicato su una delle riviste di fisica più prestigiose, il Journal of Physic, col titolo: Dna, waves and water. Ma ancora più importante è il nome di chi ha guidato il team francese: il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier insieme ai biologi Lavallè e Aissa. Il secondo gruppo di ricerca, italiano, era invece formato da fisici, coordinati da Emilio Del Giudice, dell’International Institute for Biophotonics di Neuss in Germania, con Giuseppe Vitiello, del Dipartimento di matematica ed informatica dell’università di Salerno e Alberto Tedeschi, del White Hb di Milano.

Questa ricerca ha dimostrato come il Dna sia in grado di emettere e di trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, esattamente le stesse alte diluizioni usate nella preparazione dei farmaci omeopatici, e di come l’acqua ne propaghi la diffusione mantenendo così l’informazione del DNA stesso. In pratica quest’acqua memorizza e ripete le caratteristiche del Dna stesso, ovvero i filamenti di Dna comunicano all’acqua, la quale memorizza e divulga il loro messaggio.

Proprio in omeopatia la sostanza medicinale viene diluita e dinamizzata, cioè scossa dopo ogni diluizione, fino a concentrazioni talmente basse da non avere matematicamente più la sua presenza fisica. Quello che agisce è acqua, ma con la precisa memoria strutturale della sostanza di partenza.

Lo stesso Montagnier spiega che grazie a queste proprietà che ha l’acqua informata si potranno sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua biologica del nostro corpo della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi “letti” e decifrati.

Ma non solo: i possibili sviluppi di tale scoperta potranno riguardare anche la terapeutica. I segnali elettromagnetici presenti nell’acqua, infatti, sono riconducibili alla presenza o meno di una sua “impronta”, intervenendo sulla quale si prospettano ampie possibilità di trasmissione dell’azione terapeutica dei principi attivi diluiti nell’acqua stessa. Con la prospettiva di cambiare di fatto la vita a molti pazienti, costretti all’assunzione di indispensabili farmaci salvavita che a volte recano però con sé il rischio di pesanti effetti collaterali. Esattamente come accade per il principio dell’omeopatia. Infatti la medicina omeopatica sfrutta da più di 250 anni i principi fisici per cui l’acqua può essere “informata” da sostanze in essa diluite. Dopo molti anni di sua applicazione clinica, oggi arriva così la spiegazione del suo meccanismo d’azione grazie al supporto scientifico della Fisica internazionale ma anche italiana.

La ricerca dell’equipe italo-francese porta, da una parte, a una migliore comprensione dei meccanismi di funzionamento del paradigma omeopatico, e dall’altra getta le basi per una futura generazione di rimedi farmaceutici senza effetti collaterali perché diluiti: la Low dose medicine, che basa il proprio meccanismo d’azione sull’acqua “informata” dal segnale elettromagnetico prodotto da sostanze presenti in essa a bassissime concentrazioni. Acqua informata e poi attivata tramite peculiari tecnologie chimico-fisiche.

Questa tipologia di ricerca sull’acqua, dal punto di vista dei fisici, ha anche ulteriori prospettive, che, come ha affermato Giuseppe Vitiello: “È un passo ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un contributo fondamentale alle ricerche mediche di frontiera”.


Il Rimedio del mese.


Ruta graveolens

Ruta Graveolens, o Ruta comune, è una pianta della famiglia delle Rutacee che cresce in montagna e sulle rive dei corsi d’acqua solitamente al di sopra dei 1000 metri.

Nel passato le si attribuiva il potere di evitare il contagio della peste e si racconta che Leonardo Da Vinci attribuisse le sue straordinarie capacità visive alla ruta.

Ancora oggi si usa spargere le foglie essicate sui pavimenti, in prossimità delle fessure, per tenere lontani gli insetti grazie a una sostanza insetticida in esse contenuta.

Ruta graveolens

Il rimedio omeopatico si ricava dalle successive diluizioni e dinamizzazioni della tintura madre, ottenuta dalla macerazione in soluzione alcoolica di tutte le parti della pianta, a eccezione della radice, raccolte durante la fioritura.

Ruta Graveolens è il rimedio delle affezioni tendinee e dell’affaticamento visivo. Quindi è suggerito per le tendiniti, gli stiramenti, gli strappi, le contusioni del periostio, cioè dello strato superficiale delle ossa.

Può essere utile dopo sforzi eccessivi delle mani, nel trattamento del "gomito del tennista", in caso di tendiniti dello sportivo, epicondilite, dolore al tendine d'Achille, pubalgia, dolore nella zona del coccige e del sacro dopo traumi e contusioni, nella Sindrome del tunnel carpale, ma anche per i dolori che insorgono in seguito a un intervento chirurgico o quando è presente una sensazione di spossatezza dopo una caduta o una botta.

Ruta va bene per quando, dopo un trauma, ci si sente pesti e dal momento dell'infortunio si soffre di diminuzione dell'acuità visiva.

I sintomi oculari che indirizzano a usare questo rimedio sono: affaticamento o dolore oculare dopo sforzi visivi da lettura o da lavoro al computer, con sensazione di calore localizzata agli occhi anche accompagnato da mal di testa. Oppure quando vi sono difficoltà visive e oftalmia delle nevi, dovuta al riverbero molto forte della neve o dei riflessi del sole.

Il tipo Ruta ha un'espressione stanca e affaticata, con senso di debolezza nelle gambe.

Soffre della mancanza di tranquillità che lo spinge a un'attività sfrenata. Manifesta una eccessiva critica verso se stesso e gli altri, con tendenza a polemizzare. Ha paure e fobie immotivate, si sente spesso scontento e lo dimostra apertamente a tutti. È ansioso e si fa prendere da malinconia e sconforto.

È intollerante alla carne, presentando eruttazioni o pruriti.

Tutti i sintomi peggiorano con l’umidità, il freddo, l’inattività e il riposo, di notte, stando sdraiato premendo su superfici dure.

Il miglioramento si ottiene con il movimento, con il cambiare posizione, con bagni in acqua calda o con applicazioni di bende calde, soprattutto sugli occhi.


Omeopatia - le magie dell’acqua che cura

Libri

Omeopatia - le magie dell’acqua che cura

È un libro dove gli autori Marta Del Giudice e Nicola Del Giudice “si pongono il delicato obiettivo di spiegare al pubblico, a quel gran numero di persone che in questi anni hanno via via ingrossato le fila degli utenti della Medicina Omeopatica, quali siano gli aspetti fondativi di questa medicina, i criteri terapeutici ai quali si attiene e l’approccio generale al percorso di guarigione prestando una particolare attenzione al ruolo che ricopre l’acqua.

Come citano gli autori: “È evidente che l’acqua una qualche funzione deve pur svolgerla e non può essere considerata solo come zavorra destinata a dar peso all’organismo”.

La prima parte descrive l’approccio scientifico della medicina omeopatica, a cui seguono le sezioni dedicate all’approccio terapeutico incentrato sulla globalità dell’individuo a cui viene prestata la cura.

Il testo affronta anche gli effetti sull’organismo della terapia omeopatica e, coerentemente con il valore di scienza a questa riconosciuto, anche la resistenza che può esserci all’omeopatia, dunque i suoi limiti terapeutici”.





GENNAIO 2017


Buon anno, anche se non per tutti

L’udito di molti animali, soprattutto di quelli che conosciamo meglio e vivono in molti casi con noi, come il cane e il gatto, sono molto più sviluppati del nostro, tanto che riescono a percepire anche i cosiddetti “ultrasuoni” da noi non percepibili.

Buon anno, anche se non per tutti

Gli ultrasuoni sono quelle frequenze del suono che superano i 20 kHz, ovvero la soglia di udibilità dell’uomo.

E’  dimostrato  che proprio i nostri amici cani e gatti, per esempio,  riescono ad udire fino a 40 kHz, ovvero il doppio della soglia udibile da noi esseri umani.

Un fruscio per noi impercettibile li avverte di una presenza: che si tratti  del battito d’ali di una farfalla o di passi di qualcuno.

Proviamo quindi ad  immaginare cosa possano provare col frastuono dei botti di Capodanno: purtroppo solo  terrore, sgomento, paura, palpitazioni, ansia, desiderio di fuga  con terrore incontrollato.

Così purtroppo se per alcuni umani  il frastuono dei fuochi d’artificio può significare festa, per i nostri amici animali  può rappresentare un momento interminabile di  intenso senso di paura e sgomento che accompagna puntualmente il passaggio dal vecchio al nuovo anno, gettando nel terrore non solo coloro che vivono nelle case, ma anche gli animali che dimorano nel loro abitat, tra la città e la cintura cittadina, compresi gli uccelli

Alcuni reagiscono nascondendosi, altri fuggono e se hanno accesso all’esterno, possono anche farsi del male e cagionare incidenti, scappando anche su strade percorse da automobili, provocando un grande pericolo sia per la loro incolumità che per quella dei passeggeri delle auto.

Altri hanno veri e proprio attacchi di panico caratterizzati da tremori, salivazione profusa ed in alcuni casi anche perdita di urine e feci fino ad arrivare a svenimenti o, nei casi fatali, ad arresto cardiaco.

Ma cosa possiamo fare per aiutarli?

Il primo invito è ovviamente quello di evitare l’utilizzo di botti rumorosi, festeggiando l’arrivo del nuovo anno con quelli soltanto luminosi, che a oggi sono proposti in diverse versioni dalla veste artistica e piacevole a vedersi. Naturalmente acquistando sempre e solo fuochi d’artificio legali e controllati, pena l’incolumità di chi li utilizza e di chi sta accanto a lui durante l’accensione.

In attesa di una legislazione italiana più illuminata che vieti l'uso dei botti nei festeggiamenti di Capodanno, purtroppo può essere che nel raggio di chilometri dalle nostre abitazioni non  tutti abbiano questa sensibilità ed accortezza e quindi, chiedendo aiuto al veterinario di fiducia,  ecco cosa ci può consigliare per mettere insicurezza i nostri amici non umani.

Buon anno, anche se non per tutti

In primo luogo per quelli che stanno liberi in giardini o terreni, se è possibile, evitare che possano fuggire spaventati, ricoverandoli nelle ore a ridosso della mezzanotte in aree chiuse e controllate e dotarli di una medaglietta con  numero di telefono del proprietario, onde poterli rintracciare in caso di fughe.

In appartamento è consigliabile  lasciare libero accesso a piccole stanze e luoghi riparati: sono molti i cani che si sentono rassicurati dal potersi rincantucciare nella loro cuccia, un po’ come se fosse una tana. Sarebbe meglio non cercare di “stanarli” per nessun motivo o di fargli cambiare posto perchè quello che hanno scelto lo considerano sicuro e potremmo gettarli ancora più nel panico.

Per quanto possibile sarebbe meglio rimanere accanto a loro nel momento peggiore, rassicurarli, consentendo loro libero accesso a un’ area sicura della casa, possibilmente distante dalle finestre dalle quali entra il rumore.

Ma soprattutto, la cosa fondamentale, è non portarli tra la folla o all’aperto dove vengono fatti esplodere i fuochi.

Per i nostri amici felini il concetto della “tana” è ancora più importante: permettergli quindi un posto sicuro, magari un po’ sopraelevato, dove potersi rifugiare durante tutto il tempo in cui i rumori sono forti, è sicuramente la soluzione ideale.

Durante gli attimi di panico, che purtroppo attimi non sono ma in alcune zone d’Italia decine di minuti, il nostro amico nel tentativo di fuggire potrebbe anche lanciarsi nel vuoto: attenzione quindi a balconi e finestre che vanno aperte solo dopo essersi assicurati che il nostro amico è al sicuro.

Per ridurre lo stress e l’ansia durante le esplosioni, ci si può rivolgere all’aiuto dell’ omeopatia che può intervenire in modo appropriato contro il disagio di quegli interminabili momenti di fracasso e confusione e se, dopo l’evento stressante, al nostro cane o gatto residuano dei sintomi insorti per lo spavento, l’omeopatia potrà dolcemente ripristinare l’equilibrio perduto.


I Rimedi del mese.


In caso di spavento e attacchi di panico  da parte dei nostri amici animali, a causa dei botti di Capodanno, ecco alcuni tra i rimedi più conosciuti per i disturbi da spavento e i sintomi che ne richiedono l’utilizzo:


Buon anno, anche se non per tutti

Aconitum: utile quando vi è un’ imponente sensazione di paura, con stato d’ansia che segue un forte spavento, accompagnato da palpitazioni, irrequietezza e sete intensa durante e dopo lo stato d’ansia. Utile nei casi in cui si può arrivare a svenire per la paura e quando, a seguito dello spavento, possono permanere numerosi disturbi sia comportamentali che fisici.


Belladonna: se vi è improvviso mutamento d’umore durante la crisi di ansia, con comparsa di respiro affannoso, pupille dilatate, bocca secca associata ad assenza di sete e se  il soggetto è agitato e molto accaldato.


Gelsemium: indicato per spavento e  crisi di ansia  accompagnata da fortissimi tremori, seguiti da intensa debolezza e sensazione di fatica. Durante i tremori il soggetto cerca un posto al caldo, può avere scariche di diarrea e dopo crolla in un sonno tanto profondo da non poter tenere le palpebre aperte.


Opium: va bene quando ci sono disturbi provocati da spavento, che possono spaziare dai tremori all’insonnia fino all’insorgenza di convulsioni. Anche solo il ricordo dell’evento pauroso che ha scatenato i sintomi, può far scivolare il paziente nuovamente in uno stato di terrore. Estrema debolezza e stato catalettico possono seguire un forte spavento.


Phosphorus: utile in caso di estrema paura ed intenso desiderio di non rimanere da solo. Si può anche arrivare a svenire per lo spavento, ma il soggetto è subito rassicurato dalla presenza di persone care, la cui compagnia riduce il suo stato di ansia.


Pulsatilla: per soggetti molto timidi, dipendenti e facilmente influenzati. Durante il panico sono assaliti da palpitazioni e piangono cercando disperatamente il contatto fisico con le persone care. Lo stato di ansia migliora se consolati ed accuditi.

Se lasciato da solo, chi necessita di Pulsatilla ricomincerà a piangere disperatamente fino a quando non lo si ricomincerà ad accarezzare e consolare. Alla fine dell’evento spaventoso, una bella passeggiata all’aria fresca, ovviamente in compagnia, potrà migliorarlo.


SOS GAIA dice sì all’omeopatia


SOS Gaia, Commissione della Ecospirituality Foundation Onlus NGO in Consultative Status with the United Nations, è un’associazione animalista e antispecista che opera per la tutela degli animali e per il riconoscimento degli animali come “persone”, anch’essi come noi figli di Madre Terra e pertanto nostri simili.

SOS GAIA dice sì all’omeopatia

In tal senso SOS Gaia opera per la promozione di una cultura che dia rispetto e dignità alla loro identità morale, ispirandosi all’ecospiritualità, la filosofia dei Popoli naturali che nasce dal contatto con Madre Terra. L’ecospiritualità è la filosofia della Natura, un’esperienza di armonia interiore che si estende a tutto ciò che ci circonda, nel rispetto dell’ambiente e di tutte le forme di vita.

SOS Gaia approva per i suoi assistiti le cure omeopatiche, in quanto non cruente come metodologia terapeutica e soprattutto perché l’omeopatia si prende cura dell’individuo  nella sua completezza, senza differenza di specie di appartenenza e nell’ottica  del ripristino dell’equilibrio momentaneamente perso nella malattia..

SOS Gaia è inoltre membro della Consulta delle Associazioni di Volontariato Animalista della Città di Torino
e membro della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente


Per saperne di più: www.sos-gaia.org





DICEMBRE 2016


Storie di omeopati: il veterinario Franco del Francia

Ci sono documentazioni sull’uso dei medicinali omeopatici in campo veterinario a partire dal 1833, riferite al dottor Guillaume Lux, in Germania, che curava alcune patologie di cavalli e bovini con rimedi come Aconitum, Camphora, Nux vomica e Opium.

Da allora l’omeopatia veterinaria ha continuato a svilupparsi e avere applicazioni su patologie sempre più ampie e su diverse specie, proprio perché l’efficacia dei rimedi omeopatici in medicina umana ha man mano trovato riscontro anche nella cura di piccoli e grandi animali.

Il dottor Franco del Francia
Nelle foto il dottor Franco del Francia

Per quanto riguarda il nostro Paese, una figura di grande valore, sia in campo clinico che in campo educativo è stato Franco Del Francia (1928-2011), che a oggi viene considerato il fondatore dell’omeopatia veterinaria italiana.

Dopo aver conseguito la laurea all’Università di Pisa nel 1950, ha condotto la sua professione di medico veterinario per più di sessant’anni.

Ha iniziato i primi passi sul cammino dell'Omeopatia aderendo all'impostazione "pluralista" della scuola francese, orientandosi successivamente, come lui stesso disse: "per studio, per convinzione, per esperienza clinica" verso l'impostazione "unicista" dell’omeopatia classica.

E’ stato libero professionista, dirigente dello Zooprofilattico a Firenze, veterinario comunale a Foiano della Chiana, dirigente veterinario presso l’Azienda Sanitaria Locale a Siena.
Dal 1981 è stato docente e programmatore di corsi di Omeopatia veterinaria a Firenze, Milano, Napoli, Roma, Ragusa, Cagliari e Sassari.

Nel 1985 ha fondato, con un gruppo di suoi allievi, l'AIVO: Associazione Italiana di Veterinaria Omeopatica.

Autore di numerosi studi pubblicati su importanti riviste, diventa, dal 1989, direttore della Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica “Rita Zanchi” di Cortona, la prima istituzione di medicina omeopatica concepita e creata solo per i veterinari nella storia delle scuole nazionali, da lui voluta e fondata insieme al collega Mario Sciarri. A oggi, questa Scuola ha visto diplomarsi centinaia di allievi, tra cui molti stranieri.
Per Del Francia la condivisione della medicina omeopatica con altri veterinari è stato il suo leitmotiv. Studiava costantemente e approfondiva la sua conoscenza anche lontano da occhi indiscreti nei ritagli di tempo che la professione gli concedeva. Aveva sposato la causa dell’Omeopatia perché ne aveva verificato i prodigiosi effetti nella clinica e non accettava supinamente che fosse offesa dai suoi denigratori

Molti allievi e colleghi omeopati raccontano che ha combattuto tutta la vita per evidenziare l’efficacia dell’Omeopatia in Medicina Veterinaria e che ha avuto la forza di superare le derisioni, le facili critiche, le argomentazioni pretestuose, soprattutto in tempi difficili per un precursore che deve subire la potenza dell’establishment. E’ stato infatti in grado di confutare le argomentazioni altrui con i fatti, cioè attraverso le sue sperimentazioni, che erano sul campo della clinica e non su quello della polemica, mentre i risultati dei suoi studi sono stati talmente evidenti che hanno fatto nascere non soltanto collaborazioni, ma profonde amicizie.

Instancabile e convinto dell’efficacia della terapeutica omeopatica, ha organizzato seminari, ha partecipato a congressi, ha collaborato con Istituti Universitari, con Istituti Zooprofilattici, con Amministrazioni Regionali e Locali.

Il dottor Franco del Francia

Oltre a innumerevoli lavori scientifici presentati a Congressi nazionali ed internazionali con lavori originali, si è dedicato a pubblicazioni su riviste specialistiche, ma soprattutto a scrivere libri di testo per gli studenti e libri divulgativi di Omeopatia applicata alla medicina veterinaria, facilitando così il diffondersi dell’omeopatia veterinaria e facilitando l’ottenimento di successi terapeutici nella pratica quotidiana.
E’ l’autore del Trattato di Omeopatia Veterinaria, in 2 volumi, uscito nel 1981. Il libro Omeopatia Veterinaria, uscito in prima edizione del 1985, è un testo originale che ha saputo offrire a tutti, specialisti o semplici amici degli animali, un fondamentale strumento di consultazione, di studio, di lavoro. Si possono citare altri suoi lavori come: “ Riflessioni di Omeopatia in Veterinaria, del 1988, oppure “Omeopatia per gli animali” del 1992 e “Comportamento del cavallo e omeopatia” del 2000. Egli stesso raccontava, riguardo la sua attività editoriale e di insegnamento dell’omeopatia: “ Mi sono resoconto della grande difficoltà di condensare in poco spazio la filosofia e l’arte della medicina omeopatica, presentare in forma semplice e comprensibile i principi di base che ci ha trasmesso il genio di Hahnemann, ma soprattutto chiarificare i capisaldi dell’applicazione del metodo secondo la dottrina e l’esperienza pratica”. E molto umilmente ma saggiamente diceva ai suoi allievi: “Personalmente posso dare, secondo esperienza diretta, un suggerimento: studiare bene a fondo la dottrina sui testi classici degli autori Hahnemann, Hering, Kent, Allen, Clarke, Tyler, ecc.., riflettere sui principi degli stessi, consultarli in ogni situazione difficile e complicata e poi…adoperare il buon senso.”

Il dottor Franco del Francia

Ai suoi studenti ha instillato lo spirito della ricerca scientifica in Omeopatia, sostenendo che “se non lo documenti un caso clinico resta assolutamente inutile. Puoi aver scelto il rimedio più adatto ma è soltanto un’occasione perduta per convalidare l’efficacia dell’Omeopatia, peccato! ”.
Un dogma fondamentale di Franco del Francia è stato che la Scuola di Cortona fosse e si mantenesse assolutamente indipendente, apolitica ed aconfessionale, senza scopo di lucro e che si sostenesse unicamente con le quote versate dagli allievi. Tali prerogative erano in essere al fine che il piano di studi fosse lontano da ogni condizionamento di tipo commerciale e quindi rigorosamente fedele alla metodologia classica del fondatore dell’Omeopatia, Samuel Hahnemann. Sua eredità spirituale è stata quella di poter proseguire nella strada unicista classica della Scuola senza “cedimenti mercantili o di opportunità del momento”.

Ancora oggi la Scuola di Cortona da lui fondata procede nell’insegnamento proponendo un Corso triennale di Medicina Omeopatica Veterinaria ed un Corso avanzato di perfezionamento, in cui è privilegiata la scelta individuale di approfondimento della branca specialistica di interesse dell’iscritto.

La Scuola è accreditata alla Regione Toscana come Istituto di Formazione Extra universitario in medicine Complementari per la disciplina Omeopatica dei Medici Veterinari (ex L.R. n°9 del 19/02/2007) ed è conforme alle Linee Guida della Formazione Medica Europea e del documento Fnovi “Linee Guida inerenti la Medicina Non Convenzionale e Medicina Comportamentale”.

Franco del Francia diceva sempre che l’Omeopatia, in ogni modo, dava una marcia in più, sia dal punto di vista della clinica sia, soprattutto, perché aiutava a capire le motivazioni del comportamento degli altri.

Chi l’ha conosciuto riporta che è stato in grado di trasmettere un amore verso l’Omeopatia che non abbandona più nemmeno quelli che non la praticano tutti i giorni.
I suoi allievi, nell’ultimo saluto, lo ricordano così:

“Nella sua lunga carriera ha saputo trasmettere ai colleghi ed ai suoi numerosi allievi l’entusiasmo e la passione per la professione veterinaria e lo studio dell’omeopatia.
Le sue lezioni rappresentavano, oltre ad un momento di arricchimento professionale, un confronto appassionato tra i partecipanti ed amava ripetere come il veterinario deve sempre esercitare la professione con “sentimento e vivacità intellettuale”.


Il rimedio del mese.

Ilex aquifolium

Ilex aquifolium, è l’Agrifoglio, che è conosciuto anche come Holly americana, Aquifoglio, Alloro spinoso, Pungitopo maggiore.

Ilex aquifolium

E’ una pianta appartenente alla famiglia delle Aquifoliaceae, e la Tintura Madre si ottiene dalla macerazione in alcool delle foglie fresche, delle bacche e dei germogli.
E’ un rimedio che agisce bene sulla sfera neurologica, oculare e cutanea ed è indicato nel trattamento della febbre intermittente.

Ha dato buoni risultati nella cura dell’infiammazione reumatica dell'occhio con periostite dell'osso frontale e dolori brucianti delle orbite, nell’infiltrazione della cornea e nello stafiloma, ovvero nello sfiancamento del  bulbo oculare.

Ilex aquifolium può essere utilizzato come coadiuvante nelle forme di epilessia e risulta essere un antispastico intestinale nei casi di diarrea, nella celiachia, nelle sindromi da malassorbimento, nelle coliti e nelle gastriti. Sembra dare una buona risposta nei casi di fessure rettali.

Si sono avuti buoni riscontri anche nell’ittero, nel dolore alla milza, nell’infiammazione dell’uretra, nella gotta.

Viene anche utilizzato nei casi di eczema con fessure della pelle e nella psoriasi.

La peculiarità di Ilex aquifolium è che tutti i sintomi sopra descritti migliorano in inverno.


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"TUTTI FIGLI DI MADRE TERRA" di Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro

"TUTTI FIGLI DI MADRE TERRA"

E’ tempo di regali, e un dono davvero speciale per tutti i figli di Madre Terra, dedicato a umani e non umani, è proprio il libro dal titolo: "TUTTI FIGLI DI MADRE TERRA", L’ecospiritualità nel rapporto con gli animali” di Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro, edito da Edizioni Triskel.

E’ questo un volume che può essere considerato un manifesto animalista e antispecista, dove il principio ecospirituale, che sta alla base, ispira alla fratellanza, all’armonia e alla felicità.

Come si può leggere direttamente dal libro: “L’ecospiritualità è una filosofia naturale che porta a rivalutare il rapporto dell’individuo con l’ambiente, dove tutte le creature viventi, e lo stesso pianeta, vengono ad assumere un valore e una dignità equivalenti a quelle dell'uomo. L'individuo non è quindi visto come il dominatore incontrastato del mondo che abita, ma si trova ad essere affratellato a tutte le manifestazioni della vita e con lo stesso pianeta in una comune esperienza planetaria che è parte di un ecosistema che orbita nello spazio.”

Un regalo che sarebbe bello trovare sotto l’albero natalizio quest’anno, in segno di fratellanza e di pace, senza confini e senza differenze di qualsiasi tipo.


"TUTTI FIGLI DI MADRE TERRA" è anche in formato ebook

https://www.amazon.it/Tutti-figli-Madre-Terra-LEcospiritualit%C3%A0-ebook/dp/B01M0B02F1





NOVEMBRE 2016


Omeopatia: una terapia individuale per tutti

L’Omeopatia è riconosciuta come un metodo clinico, diagnostico e terapeutico basato sulla “Legge dei Simili” e sull’uso di medicinali omeopatici preparati in dosi estremamente diluite. La diluizione a cui vengono sottoposti i farmaci garantisce la totale assenza di tossicità e, se usate correttamente, le medicine omeopatiche risultano prive di effetti collaterali, tanto da essere normalmente utilizzate anche in gravidanza, nella prima infanzia e in medicina veterinaria.

Omeopatia: una terapia individuale per tutti

La Legge dei Simili spiega come sia possibile curare e guarire un malato somministrandogli una sostanza che, nell’uomo sano, riproduce i sintomi caratteristici della sua malattia. Nell’uomo sano, in quanto la sperimentazione dei medicinali omeopatici non viene fatta su altre specie, poiché i test sugli animali erano considerati fuorvianti e non predittivi già dal fondatore dell’omeopatia, Samuel Hahnemann, più di due secoli fa.
Secondo il profondo e innovativo pensiero di Hahnemann, non esistono malattie ma solo malati. Infatti egli aveva intuito che ogni malato ha un suo modo, unico e irripetibile, di produrre la “sua malattia”, tanto che i suoi sintomi, sia fisici che mentali, rappresentano lo sforzo benefico dell’organismo di riportarsi in salute e quindi, a maggior ragione, il suo processo di riparazione non dovrebbe essere soppresso a oltranza con farmaci dall’azione contraria.

Ecco quindi che la terapia omeopatica viene condotta in modo strettamente personalizzato e necessita di un trattamento medico terapeutico individualizzato. Per esempio, lo stesso tipo di asma, in due soggetti diversi, richiede spesso rimedi omeopatici differenti. Questo perché in Omeopatia non esiste un rimedio specifico per l’asma, per la tosse, per il prurito o altro, ma esiste un rimedio specifico per quell’individuo, in quel preciso momento della sua vita, somministrato in base alla Legge dei Simili.

Qualsiasi condizione clinica può trarre beneficio dalla cura omeopatica se la “Forza Vitale” del paziente ha ancora la capacita di reagire alla malattia e se viene impostata la terapia corretta. Questo non vuol dire che si possa guarire da qualsiasi malattia o che si possano sempre sospendere i cosiddetti farmaci salva-vita, come per esempio l’insulina o alcuni farmaci per il cuore, ma spesso si può arrivare anche a ridurre la terapia farmacologica chimica o contrastarne gli effetti collaterali, migliorando la qualità di vita del paziente, anche in presenza di malattie importanti.
La cura omeopatica va a lavorare stimolando le naturali reazioni di difesa dell’organismo e portandolo ad un miglioramento o alla guarigione attraverso la correzione dello squilibrio profondo che aveva portato alla comparsa dei sintomi fisici e mentali.

Bisogna avere presente che i virus e i batteri sono importanti, ma molto più importante è lo stato di salute dell’organismo con cui questi vengono in contatto. Basta chiedersi come mai durante un’epidemia influenzale solo alcune persone si ammalano, pur respirando tutti il virus.

Omeopatia: una terapia individuale per tutti

Ecco che l’omeopatia spiega come il farmaco omeopatico arrivi a stimolare un processo veramente curativo che coinvolge tutta la persona e non agisce come una semplice rimozione o soppressione dei sintomi.

Il medicinale omeopatico è una “forma di energia”: se lo analizziamo chimicamente, oltre una certa diluizione non troviamo più neanche una molecola della sostanza di partenza, ma quello che lavora a contatto con l’organismo è il suo campo energetico, secondo quanto spiegato oggi dalla fisica quantistica. Quando esso viene somministrato correttamente, ha un effetto praticamente immediato che può essere avvertito dal paziente anche dopo pochi minuti dalla somministrazione.

La guarigione, quando possibile, o il miglioramento della condizione clinica del paziente, dipendono da molte variabili quali la reattività individuale, il tipo di malattia, acuta o cronico-degenerativa in atto, lo stadio della malattia all’inizio della terapia e, non ultimo, dalle capacità del medico curante.
In ogni caso, in una prescrizione omeopatica, sia in medicina umana che in medicina veterinaria, al primo posto viene considerata la persona, con i suoi sintomi peculiari, le sue modalità di espressione dei sintomi, la sua costituzione, la sua storia bio-patologica e tutto ciò che la contraddistingue e la rende unica ed irripetibile rispetto ad un’altra.

Infatti, focalizzando l’ attenzione sulla persona, sulla sua complessità e sulla dinamicità dell’organismo vivente, che è in continuo mutamento per mantenere il suo equilibrio con l’ambiente esterno, la Medicina Omeopatica agisce proprio come autentica Medicina dell’individuo. E in questo porta anche a rivalutare il concetto di “terreno”, in accordo con quanto espresso da Louis Pasteur, padre della Microbiologia, secondo cui “…il terreno è tutto, ben più importante del microbo”.



Il rimedio del mese.

Cucurbita pepo e cucurbita maxima

La zucca è una pianta proveniente dall’America centrale. La famiglia delle Cucurbitacee, a cui appartiene, comprende molte specie e moltissime varietà che si differenziano per forma e dimensioni.

Cucurbita pepo e cucurbita maxima

La Cucurbita pepo è una pianta i cui frutti, detti zucchine oppure zucchini, vengono raccolti quando sono ancora acerbi e hanno una lunghezza di circa 20 cm; in questo modo si impedisce la loro maturazione e la loro trasformazione in zucca.

La Cucurbita maxima, conosciuta anche come zucca dolce o zucca invernale, può essere considerata come la zucca per antonomasia; è una pianta particolarmente produttiva che solitamente produce frutti di grandi dimensioni di forma tondeggiante e con la polpa di colore giallo vivo.
Viene utilizzata la Tintura ricavata da pianta fresca e i semi.

Questi rimedi agiscono in modo prominente sul tratto gastro-enterico e sui nervi vasomotori dell'addome. Hanno un’ azione calmante sulle affezioni di stomaco e intestino, soprattutto se accompagnate da irritabilità nervosa e agitazione.

Sono utili in caso di forte nausea subito dopo aver mangiato. Quando vi è salivazione e vomito in ragazze con amenorrea. Per il mal di mare che non migliora in nessun altro modo. Per casi di vomito incoercibile durante la gravidanza.

Inoltre è conosciuto per essere uno dei più efficienti e meno dannosi vermifughi, soprattutto nella parassitosi intestinale da tenia, cioè del verme solitario


Spotlight


L’ Organon, l'arte di guarire

L’Organon, l'arte di guarire, di Samuel Hahnemann. Un libro dal passato per la medicina del futuro.

L’Organon, l’opera capitale di Hahnemann, il fondatore dell’omeopatia, continua a essere il solido fondamento della ricerca e dell’esercizio dell’arte medica omeopatica.
Grazie a questa stabilità, l’omeopatia si trova a poter fruire di un’esperienza e di una sperimentazione molto vasta, nello spazio e nel tempo, come ben poche altre tecniche terapeutiche.

A oggi, risultano molteplici le nuove conoscenze grazie alla moderna ricerca medica e proprio per questo risulta straordinaria la tenuta nel tempo di questo libro che continua a essere, per migliaia di medici di ogni paese e tradizione culturale, il solido fondamento della ricerca e della cura con i farmaci omeopatici.

L’Organon dimostra l’ estrema modernità di un libro rivoluzionario tuttora in grado di fornire indicazioni per la medicina e la ricerca del prossimo futuro.

Scaricabile su

http://pdflib.xyz/blog/it/file.php?asin=8874473656





OTTOBRE 2016


Omeopatia e omeopati riconosciuti e tutelati dagli Ordini Provinciali dei Medici

Sono stati finalmente riconosciuti i medici esperti in tre discipline di medicina “ non convenzionale, ovvero: omeopatia, fitoterapia e agopuntura. Ne sono prova i nuovi Registri istituiti presso gli Ordini provinciali dei medici chirurghi e odontoiatri.

Il protocollo d’intesa tra Stato, Regioni e Ordini Provinciali dei medici, contempla regole precise di formazione e accreditamento sia dei medici esperti in tali discipline, sia delle scuole che li istruiscono.

Omeopatia e omeopati riconosciuti e tutelati dagli Ordini Provinciali dei Medici

Per quanto riguarda la Regione Piemonte da gennaio c’è stata una svolta in tema di salute pubblica su queste tre medicine non convenzionali. Già lo scorso anno erano state disciplinate da una legge approvata in Consiglio Regionale, in seguito alla quale la Giunta aveva istituito la «Commissione regionale per le discipline mediche non convenzionali» con il compito di proporre i criteri e le modalità di accreditamento e di verifica degli Istituti di formazione nelle singole discipline, i criteri per la definizione di percorsi formativi degli enti accreditati e i criteri per il riconoscimento dei titoli di studio.

Così da oggi i Registri dei medici esperti in omeopatia, fitoterapia e agopuntura rappresentano una tutela e una garanzia per il cittadino, che potrà così consultare gli elenchi dei nominativi e scegliere il proprio medico di fiducia esperto in una o più medicine non convenzionali grazie al riconoscimento di idoneità vagliato e accreditato dalle commissioni degli Ordini che hanno lavorato alla stesura dei registri valutando e vagliando la preparazione degli iscritti in tali discipline.

In proposito sentiamo direttamente Alberto Magnetti, medico e omeopata che ha collaborato in prima linea nella strutturazione dei Registri della Regione Piemonte.


Quale ruolo rivesti all’Ordine dei medici di Torino riguardo le Medicine Non Convenzionali?

Sono membro della commissione di Medicine Non Convenzionali ( MNC) presso l’Ordine e rappresentante nella Commissione MNC della Regione Piemonte, ovvero quella commissione che ha recepito la legge regionale che dava indicazione alla formazione dei Registri delle MNC e alla validazione delle scuole di formazione.

Proprio a luglio di quest’anno c’è stata la riunione plenaria degli Ordini dei medici di tutte le province del Piemonte, che hanno recepito la legge citata e in accordo con questa hanno deciso di istituire i Registri dei medici omeopati, agopuntori e fitoterapeuti, ma anche omotossicologi e atroposofi. Questo poiché l’omeopatia viene declinata in tre famiglie, cioè l’omeopatia, l’antroposofia e l’omotossicologia. Quindi siamo entrati nel merito di questi registri che saranno a breve fruibili da tutti i cittadini e pertanto tutti potranno sapere chi ha le carte in regola per potersi definire omeopata o esperto in omeopatia o agopuntore o fitoterapeuta.


Il dottor Alberto Magnetti
Il dottor Alberto Magnetti

Allora da oggi il cittadino può stare tranquillo?

Certamente! Perché dal punto di vista legislativo gli omeopati accreditati sono riconosciuti da fonti ufficiali, quali gli ordini dei medici e le regioni stesse


Possiamo dire dunque che questo costituisca un bel successo?

Sì, certamente! Dopo tanti anni di difficoltà. C’era già stato un primo tentativo dove l’omeopatia e le altre MNC erano state di fatto inserite nel piano sanitario regionale ma poi, per vicissitudini politiche, si era fermato tutto. Fortunatamente adesso si è ripartiti decisamente bene con questo interesse da parte della Regione e con questa legge che è stata approvata poco tempo fa e che ha cominciato a dare i suoi frutti.


Pensi che per gli omeopati sia stata una conquista questo riconoscimento ufficiale?

Decisamente! Perché abbiamo passato decenni in cui personaggi piuttosto equivoci si professavano omeopati o medici, pur non essendolo, proponendo terapie personalistiche, senza aver avuto una formazione adeguata.

Per la Corte Costituzionale è definito e definitivo il ruolo del medico come unico possibile prescrittore per il rimedio omeopatico. Quindi l’omeopatia è un atto medico e solo i medici possono prescrivere. Vale a dire che non esistono “ non-medici” che possano fare gli omeopati. In più, prima i medici non erano tenuti a essere correttamente preparati in omeopatia o in agopuntura o in fitoterapia per utilizzarle, ma oggi questo non è più possibile, perché per potersi dichiarare esperti in queste discipline dovranno avere superato questa iscrizione al Registro, che prevede la presentazione di tutta una serie di requisiti di formazione necessaria.


Da quanto tempo ti occupi di medicina omeopatica?

Me ne occupo ormai da 35 anni.


In tutti questi anni come è stato il riscontro del pubblico verso l’omeopatia?

In tutta la mia carriera, che è cominciata nei primi anni ‘80, sono stato spettatore di una crescita continua di interesse verso l’omeopatia da parte del pubblico. Inoltre tutti i trand di vendita di farmaci omeopatici confermano questa mia osservazione. Infatti le statistiche hanno evidenziato l’incremento di valori intorno all’ 8-10% annuo di incremento della richiesta di farmaci presso le case farmaceutiche omeopatiche, considerando soprattutto il periodo dal 2000 al 2010, che fu, per contro, un periodo di grande crisi nell’ambito farmaceutico e industriale in generale, evidenziando quindi dei dati abbastanza sorprendenti. Anche i tentativi recenti da parte della medicina, o meglio di certe parti della medicina convenzionale, di screditare la crescita dell’omeopatia, sono risultate fasulle e sbagliate perché in realtà anche ora l’omeopatia continua a crescere e molto di più l’omeopatia rispetto alle altre medicine non convenzionali. Nel senso che l’omeopatia è la seconda medicina più usata al mondo, qui in Italia e in Europa soprattutto e rivela, di fatto, di avere un peso importante.


Ci sono ancora difficoltà a poter reperire i farmaci omeopatici di cui un paziente necessita?

Le ditte produttrici in Italia hanno avuto momenti di difficoltà in quanto la modalità di registrazione dei rimedi omeopatici era praticamente equivalente ai farmaci convenzionali e quindi con dei costi da capogiro. Considerando che ogni rimedio ha diverse tipologie di diluizione il risultato è una cifra astronomica e quindi improponibile registrare dei farmaci di un certo tipo, per esempio di raro utilizzo, col rischio di perdere la possibilità di usufruire di certi farmaci che potevano cadere in questa rete di costi eccessivi.

In realtà il periodo critico è stato, direi, abbastanza superato, perché c’era una certa difficoltà a trovare alcune sostanze di base, ma a oggi devo dire che si trova abbastanza tutto e sta decisamente riprendendo il normale commercio.

Rimangono ancora in sospeso i nosodi, ovvero i rimedi di derivazione da tessuti biologici patologici poiché rappresentano un tema un po’ problematico perché si scontrano con tutta una serie di normative che però, come dire, quando servono, la rete internazionale viene a sopperire alle carenze locali.


Omeopatia e omeopati riconosciuti e tutelati dagli Ordini Provinciali dei Medici

Se le scuole di formazione in Medicine Non Convenzionali oggi sono riconosciute secondo precisi criteri, cosa succede nelle Università?

L’Università, fino ad oggi, ha varato una serie di corsi “informativi”, non tanto alla facoltà di medicina quanto alla facoltà di farmacia. Io stesso ho insegnato diversi anni come docente a contratto alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Torino in un corso dedicato all’omeopatia. Anche se era da considerarsi proprio solo una infarinatura rispetto a un monte ore specifico, approfondiva comunque, dal punto di vista del farmacista, la tematica dell’omeopatia, senza entrare chiaramente negli ambiti di tipo clinico, che invece è solo pertinenza del medico.

Anche altre università, nel panorama italiano, hanno affrontato queste tematiche, però rimanendo sempre nell’ambito informativo, cioè non raggiungono ancora un monte ore adeguato per rientrare nei canoni che abbiamo definito, almeno in questa legge regionale piemontese, per poter essere iscritti nell’elenco delle scuole accreditate.

Devo dire che il tema del monte ore è un tema che si dibatte da decine di anni: è dal 1980 che ne discutiamo in campo omeopatico, perché c’erano correnti che tendevano a risolvere i corsi con poche ore e mettere sul mercato medici prescrittori poco formati e altre scuole invece molto più rigide. La FIAMO, la Federazione Italiana Associazioini e Medici Omeopati, è sempre stata molto responsabile e testimone di questa realtà, attraverso il suo coordinamento alla formazione, con tutte le scuole a lei collegate e ha sempre avuto la tendenza a prediligere un monte ore molto alto rappresentando un endpoint primario. Il suo obiettivo era quello di avere dei medici molto ben formati e molto ben preparati nell’ambito specifico omeopatico.

Oggi si è arrivati a questo risultato che personalmente non mi sarei aspettato perché credevo che il trand, alla fine, fosse che si trovasse una via di mezzo tra le due tendenze. Invece è rimasto molto verso l’alto il livello di qualità e pertanto chi si potrà fregiare del titolo di Omeopata iscritto nel Registro piemontese, avrà dei titoli di un certo peso. Avrà comunque frequentato effettivamente delle scuole significative dal punto di vista omeopatico.


In questo modo allora il cittadino avrà una buona garanzia…

Certo!


Quindi il cittadino cosa potrà fare? Chiede all’ordine dei medici direttamente i nominativi o c’è un elenco pubblico a cui può accedere?

Sì, verrà a breve inserito nella scheda di ogni medico il riferimento particolare della sua formazione, anche in medicine non convenzionali. Noi adesso stiamo però battendoci per avere l’elenco diretto in modo tale che il cittadino possa entrare nel sito dell’Ordine dei Medici e avere a disposizione l’elenco degli iscritti, così da poter verificare l’idoneità e scegliere il medico di sua fiducia per essere visitato e curato con l’omeopatia o l’agopuntura o la fitoterapia.


Grazie mille! È stato davvero utile quanto ci hai spiegato e ci auguriamo una lunga vita per l’omeopatia !



Il rimedio del mese.

Carboneum Oxygenisatum

È il rimedio omeopatico ottenuto dall’ossido di carbonio in soluzione idroalcolica dopo vari passaggi di diluizione e dinamizzazione.

Si è rivelato un rimedio indicato in situazioni dove sono presenti manifestazioni di Herpes zoster, patologie della pelle come il pemfigo e patologie con interessamento del sistema nervoso.

Carboneum Oxygenisatum

Carboneum Oxygenisatum va bene nel trattamento per i disturbi della testa, come il mal di testa violento, persistente, con pulsazioni nelle arterie temporali o la cefalea frontale che si estende a tutta la testa, ma soprattutto quando si ha l’impressione che la fronte venga spinta fuori oppure quando nella testa si ha un peso palpitante.

Riferibili a questo rimedio sono sintomi per disturbi degli occhi come: paralisi oculare, reazione pupillare disturbata, emianopsia, neurite ottica e atrofia, emorragie subcongiuntivali e retiniche.

È segnalata come medicina utile in caso di allucinazioni della vista, dell’udito e del tatto, di vertigini con inclinazione a girare in cerchio e con rumori ruggenti nelle orecchie.

Si può pensare a questo rimedio in presenza di zone con ridotta sensibilità, quasi anestetizzate, herpes zoster in varie parti del corpo e presenza di vescicole lungo il corso dei nervi, presenza di Pemfigo a grandi e piccole vescicole, maculatura viola della pelle, grande freddezza della superficie cutanea con mani fredde gelate, ma anche per dolori lancinanti al nervo sciatico fino ai piedi, convulsioni e crampi, trisma con mascelle saldamente strette, paralisi della lingua e stomaco così irritabile che tutto quello che viene mangiato viene subito rigettato.

Valido per disturbi del sonno, quando vi è prolungata sonnolenza per diversi giorni o quando non si è mai dormito così tanto prima o in caso di sonno profondo interrotto da crampi alle guance e alle dita dei piedi.

I sintomi mentali di questo rimedio assomigliano proprio all’intossicazione da ossido di carbonio, quando la persona è confusa, ha la testa come ovattata e ottusa, con senso di ansia, desiderio di aria, ma troppo bloccata per cercarla, con senso di depressione e apatia che incalza pian piano.

Altri sintomi riferibili a Carboneum oxygenisatum possono essere: senso di soffocamento., dolore intollerabile nella regione del cuore, con palpitazioni violente e presenza di bruciore alla scapola destra.

Tutti i sintomi migliorano all'aria aperta.


Storia e omeopatia


Institut für Geschichte der Medizin

L'Istituto per la storia della medicina (IGM) della Fondazione Robert Bosch, conserva molti manoscritti originali del fondatore dell’omeopatia e inoltre sostiene la ricerca in Medicina Omeopatica.

Institut für Geschichte der Medizin

Fondato nel 1980, l'Istituto si adopera su due aree principali: la storia dell'omeopatia e la storia sociale della medicina e possiede una biblioteca di ricerca con più di 50.000 volumi. Gli archivi di medicina omeopatica vantano la presenza di manoscritti di Samuel Hahnemann, il padre dell’omeopatia, oltre che di importanti suoi allievi e successori, come Clemens von Bönninghausen. Si può considerare che l’ IGM rappresenti una vera e propria memoria istituzionale dell'omeopatia.

Gli archivi conservano anche i registri storici di organizzazioni omeopatiche internazionali, come la Lega Internazionale dei Medici omeopatici (LIGA).

Per saperne di più www.igm-bosch.de/content/language1/html/index.asp





SETTEMBRE 2016


Omeopatia e terremoti

Anche l'omeopatia corre in aiuto alla popolazione colpita dal terremoto che si è verificato nell’Italia centrale nella notte tra il 23 e 24 agosto scorso.

Omeopatia e terremoti

L'iniziativa è nata dall’azienda toscana Sud Est e dal Centro di Medicina Integrata dell’Ospedale di Pitigliano, con la collaborazione della Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata e dell’Associazione "Medicina centrata sulla Persona".
Un fronte sul quale è stato attivato un progetto specifico, destinato in modo mirato alle popolazioni colpite.

Tutto ciò è stato anche possibile grazie all’esperienza maturata nel post sisma dell’Aquila nel 2009, in cui medici e veterinari omeopati avevano offerto il loro contributo di volontariato utilizzando la medicina omeopatica e creando dei protocolli terapeutici per patologie sia di tipo fisico che psicologico specifici per questi casi traumatici.

La Regione Marche, che è stata la più danneggiata, insieme al Lazio, dal violento sisma, ha reso nota l’iniziativa che è partita tempestivamente. Così, di fatto, dal 28 agosto sono in distribuzione farmaci omeopatici, offerti a titolo completamente gratuito, per le persone terremotate, presso un ambulatorio istituito ad Acquasanta Terme e così pure nei presidi allestiti dalla Protezione civile, sotto la supervisione di personale esperto in omeopatia.

Le persone in terapia omeopatica saranno seguite anche con un opportuno follow-up secondo una scheda di rilevamento dati, approntata dall’Ospedale di Pitigliano che è il referente sanitario dell’operazione.

Omeopatia e terremoti

Proprio per le persone che hanno subito grandi paure e sono state sottoposte a stati di shock notevoli, come può succedere in occasione di calamità naturali, la medicina omeopatica è risultata utile per prevenire lo stress da trauma. In modo specifico è ormai assodato che ci sono idonei rimedi che possono essere usati proprio per non far degenerare l’attacco di paura acuto in una sindrome post-traumatica da stress che determinerebbe la cronicizzazione dei sintomi.

Val la pena di ricordare che i medicinali omeopatici, anche in circostanze così difficili, hanno diversi vantaggi: sono poco ingombranti, di facile somministrazione, sono innocui, particolarmente adatti ai bambini, alle gestanti e agli anziani e possono essere utilizzati da soli o insieme ai farmaci allopatici per il tono dell’umore.

Come ha spiegato la responsabile del Centro di Medicina Integrata dell’Ospedale di Pitigliano, Simonetta Bernardini: “Questo progetto sanitario è volto in due direzioni: da un lato poter rendere disponibili i medicinali omeopatici alle persone che già si stanno curando con questo metodo terapeutico e che non saprebbero in questo momento dove acquistarli e dall’altro offrire i medicinali omeopatici, in particolare Arnica, Gelsemium e Ignatia per migliorare la risposta individuale al trauma psichico”.


Il rimedio del mese.

Hekla lava

Hekla lava è il rimedio omeopatico che si ricava dalle ceneri fini della lava del monte Hekla in Islanda, dopo averle sottoposte a vari passaggi di diluizione e dinamizzazione in acqua e alcool.

Hekla lava

Le sue indicazioni riguardano soprattutto il tessuto osseo essendo di valido aiuto in varie forme di malattie delle ossa, necrosi ossea, tumori ossei e tumori della mammella con interessamento osseo.

E’ stata evidenziata la potenzialità di Hekla di intervenire positivamente in molte forme di malattie ossee compreso il sarcoma di Ewing ed altri osteosarcomi, così come le osteiti e l’artrosi con osteofiti. Utile anche nelle esostosi della tibia, accompagnate da dolori che impediscono di muovere la gamba in modo corretto.

In particolare la esostosi della tibia può interessare giovani sportivi che per la tensione esercitata dalla inserzione del muscolo quadricipite sulla tuberosità tibiale, determina la comparsa di una tumefazione dell’osso in via di accrescimento che può determinare anche la frammentazione del tessuto osseo.

Così questo rimedio viene consigliato per tutte le escrescenze ossee, come il “becco di pappagallo”, ovvero quelle sporgenze allungate, anche taglienti, di alcune ossa, la spina calcaneare, i dolori al tallone e il rachitismo.

Hekla dà buoni risultati terapeutici nelle forme di carie e necrosi ossee in genere, anche quelle che compaiono dopo interventi chirurgici o nella esagerata proliferazione del tessuto osseo dopo trauma quando presenta un aspetto spugnoso oppure nelle periostiti che accompagnano le forme di artrosi nelle fasi di riacutizzazione.

E’ un rimedio molto valido anche per forme di artrosi caratterizzate da salienza ossee neoformate. In particolare si segnala la sua utilità in caso di alluce valgo con infiammazione e per prevenire il dolore post operatorio.

E’ stato riconosciuto idoneo anche per la patologie neoplastiche che interessano il sangue, come mieloma, leucemia e linfoma non-Hodgkin.

E’ consigliato nelle patologie odontoiatriche, come nei casi di dentizione dolorosa e difficoltosa nel bambino, mal di denti, con grande sensibilità alla pressione, carie dentale con infiammazione, nevralgie al viso, soprattutto nevralgie del nervo trigemino, mal di denti con ascessi o fistole che hanno aperture esterne dalle quale fuoriesce il materiale che brucia con aspetti che ricordano l’eruzione della lava dei vulcani.

In Otorinolaringoiatria Hekla lava può essere molto utile in casi di sinusiti, poliposi, osteiti del naso, ma anche quando vi è interessamento del tessuto linfatico con gonfiore dei linfonodi della gola.

I caratteri mentali riferibili a Hekla lava possono comprendere una collera “vulcanica” trattenuta in persone sensibili alle ingiustizie, con rabbia compressa, e sensazione di impotenza che si manifesta in persone dall’apparenza calma ed equilibrata Oppure persone che all’opposto presentano indifferenza a tutto, letargia, disturbi di concentrazione, depressione, disperazione, disturbi di memoria a breve termine, apatia ma con miglioramento dei sintomi mentali esponendosi al sole.

Sembra che in effetti il rimedio abbia, dunque, accanto alla violenza anche una componente di rassegnazione e disperazione, che viene anch’essa contenuta a seguito di una introversione e timidezza, a cui però si associa una nota di disgusto della vita.


° Congresso Mondiale della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis

Omeopatia nel mondo

Si è tenuto a Buenos Aires, in Argentina, dal 24 al 27 agosto il 71° Congresso Mondiale della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis.
Quest'edizione del congresso ha dato opportunità, ai medici che vi hanno partecipato arrivando da tutto il mondo, di affrontare la questione, sempre più urgente, della diffusione delle malattie di grande severità. Sono state affrontate le patologie neoplastiche, psichiatriche e autoimmunitarie sia dal punto di vista metodologico che da quello pratico, precisando il contributo che la medicina Omeopatica ha dato fino ad oggi e potrà dare nel futuro prossimo. Nei lavori del congresso si sono approfondite le tematiche legate alla materia medica, ovvero ai rimedi omeopatici, con nuove e vecchie sperimentazioni, portando all’attenzione i casi clinici emergenti. L’Italia è stata presente al congresso con relatori che hanno presentato numerosi casi clinici di malati sofferenti di malattie autoimmuni e la sperimentazione del rimedio Histaminun.





AGOSTO 2016


Vaccinazioni e ragionevoli dubbi

Vaccinazioni e ragionevoli dubbi

In Italia, lo scorso luglio, la FNOMCEO, Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, ha emesso un documento a favore dei programmi di vaccinazione per la popolazione, allo scopo di svolgere un ruolo chiarificatore su un tema attuale e scottante, ritenendo che la disinformazione stia minando alla base il principio di sicurezza dei cittadini.
La presa di posizione della Federazione puntualizza, appellandosi al Codice Deontologico, che “il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia” e che “il medico promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisite e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale”.
La Federazione inoltre si appella ai media per “una collaborazione stretta per raddrizzare un fenomeno di false credenze e paure che crea inutili allarmismi quando non inaccettabili casi di cronaca.” Ma non solo: ha anche ribadito la possibile azione sanzionatoria per i medici che infrangono il Codice Deontologico.

In risposta a questo documento, la FIAMO, Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati, la SIOMI, Società Italiana di Omeopatia e Medicina Intergata e la SIMA, Società Italiana di Medicina Antroposofica, vorrebbero fosse chiarito a quali vaccini la FNOMCEO si riferisca: cioè se di quelli cosiddetti "obbligatori" o di tutti i vaccini disponibili sul mercato nazionale.
Inoltre chiedono come mai nessuna Istituzione si preoccupi della sparizione dal mercato dei vaccini monocomponente.

Ecco qui di seguito quanto redatto e firmato dai medici: Antonella Ronchi, Presidente FIAMO, Simonetta Bernardini, Presidente SIOMI e Laura Borghi, Presidente SIMA.

PREMESSA
FIAMO, SIMA e SIOMI sono le principali Associazioni che rappresentano i medici omeopati e antroposofici in Italia. La FIAMO, SIMA e SIOMI ritengono che le vaccinazioni siano una valida arma contro malattie che possono essere debellate. Tuttavia occorre fare alcune precisazioni nell’interesse dell’indipendenza dalle logiche industriali, nel rispetto dei cittadini e della loro corretta informazione e nel rifiuto di ideologie e di desueti paternalismi in medicina.


In particolare,

- i vaccini non sono innocui; essi possono avere effetti collaterali anche gravi che devono essere illustrati chiaramente ai cittadini prima della vaccinazione consegnando loro il foglietto di istruzioni affinché essi possano dare un reale consenso informato alla vaccinazione di se stessi o dei loro figli;

Vaccinazioni e ragionevoli dubbi

- i danni prodotti dalle vaccinazioni sono sottostimati a causa di una irragionevole e pericolosa tendenza di alcuni medici a negarne la correlazione con il vaccino. Tale tendenza, che è lesiva del rapporto di fiducia indispensabile in medicina, allontana il cittadino dal medico vaccinatore e dai vaccini;

- l’interesse della collettività non può annullare l’interesse del singolo individuo. E’ necessario rispettare la salute del singolo evitando pratiche come vaccinare bambini non in perfette condizioni di salute privilegiando le esigenze del calendario piuttosto che quelle richieste dalla situazione clinica del singolo individuo;

- occorre instaurare una relazione chiara con il cittadino rinunciando a comportamenti paternalistici che non sono più accettabili in Medicina.

Inoltre,
auspichiamo che la recente e ripetuta attenzione riservata alle vaccinazioni e alla loro somministrazione serva a rivedere la politica aziendale delle Aziende produttrici e quella sanitaria dei medici i quali, entrambi, si sono del tutto disinteressati di alcuni importanti fattori della pratica vaccinale: nello specifico della perdita dei vaccini monocomponente, da anni tolti dal commercio.
Infatti, la situazione attuale, che passa sotto silenzio è tale per cui una persona che abbia già contratto e risolto una malattia infettiva (es: rosolia o parotite) deve rivaccinarsi anche per quella malattia per potersi vaccinare, ad esempio, per il morbillo. Allo stesso modo una donna in età fertile non trova il vaccino monocomponente della rosolia.
Ugualmente, la vaccinazione quadrivalente è nella realtà della pratica quotidiana sempre una esavalente, per mancanza del vaccino specifico. Tali costrizioni, che hanno come unica giustificazione logiche commerciali, possono allontanare i cittadini dalle vaccinazioni compromettendo una valutazione responsabile e aprendo le porte alla diffidenza. 
Alcuni esempi dalla attività clinica quotidiana bastano ad evidenziare la logica costrittiva non aderente alle esigenze di reale profilassi. Sul campo della pratica clinica si gioca il rispetto della comunità e del singolo paziente, due aspetti che non necessariamente entrano in conflitto. Gli strumenti terapeutici devono poter essere messi a disposizione nel modo adeguato e con le informazioni adatte per un concreto consenso informato.

Sicuramente questa risposta pone ragionevoli dubbi che meriterebbero ragionevoli soluzioni da parte delle stesse istituzioni competenti, secondo scienza e coscienza, come auspicava il padre della nostra medicina, Ippocrate, nel rispetto del fine ultimo che è l’ottenimento e il mantenimento della nostra stessa salute.


Il rimedi del mese.

Omeopatia in vetta


Chi sceglie come meta di vacanza la montagna non disdegnerà sicuramente escursioni anche in quota. Così come gli appassionati di alpinismo non mancheranno di avventurarsi a ridosso di ghiacciai e di vette innevate per godersi visuali impareggiabili.

Omeopatia in vetta

Che siano professionisti o amatori, gli escursionisti che sfortunatamente o accidentalmente incorrano in un incidente, spesso devono riuscire a gestire il più presto possibile i primi delicati momenti del trauma. I tempi necessari all'arrivo dei soccorritori possono, a volte, essere lunghi, a causa di condizioni ambientali ostili come pareti o luoghi impervi o condizioni climatiche improvvisamente variabili dove i mezzi di soccorso faticano ad arrivare.

L’ideale sarebbe che l'infortunato, quando cosciente, potesse giovarsi di un'auto terapia la qual, ridotto il dolore e attenuata l'ansia, ottimizzi la sua capacità di collaborare con i soccorritori, non pregiudicando l'eventuale successivo ricorso alla terapia farmacologica. Si può anche considerare che, nei casi non gravi, una corretta auto terapia ridurrebbe il numero di richieste di soccorso.

I rimedi omeopatici, grazie anche al fatto di essere di minimo ingombro e facilmente somministrabili, se assunti in modo corretto, possono rivelarsi un utile supporto nella gestione di eventi acuti in montagna.


Ecco qui di seguito alcuni rimedi a seconda dei sintomi manifestati:

Arsenicum album: quando si presenta il mal di montagna con ronzii, senso di oppressione e cefalea battente che migliora col freddo.

Cocculus: per vertigini da alta quota, con nausea e vomito accentuata dal movimento, si sta meglio sdraiati e la nausea ricomincia se si prova ad alzarsi.

Euphrasia: per l’arrossamento degli occhi legati a stato
infiammatorio da pulviscolo, sole, vento, riverbero dei ghiacci.


Arnica montana
: è il rimedio dei traumi sia fisici che psicologici. Trauma dei tessuti molli muscolari con lividi o stravasi ematici, strappi muscolari, contusioni, ematomi e dolori tendinei.

Omeopatia in vetta


Aconitum:
utile in caso di colpo di freddo, in cui sopraggiungono brividi, forte ansia e paura improvvisa che succeda qualcosa di brutto.


Calendula: favorisce la cicatrizzazione delle ferite e cura le scottature.


Ruta graveolens: agisce se ci sono disturbi da eccessivo stiramento dei tendini e delle capsule articolari, con dolori dell’osso e dolori contusivi.


Bellis perennis: utile per curare traumi dei tessuti profondi soprattutto dell’addome. Cura anche i sintomi in seguito a rapido raffreddamento del corpo e dello stomaco a causa cibi o bevande gelate o dopo bagni o cadute in acqua fredda.


Hypericum perforatum: per ferite da strumenti appuntiti, ferite penetranti, come chiodi, spine, morsi di animali; soprattutto quando queste ferite risultano estremamente dolorose, in modo sproporzionato alla loro profondità e se il dolore non rimane localizzato, irradiandosi lungo il decorso del nervo.


Erythroxylum Coca: può servire in caso del tipico mal di montagna a quota elevata, con ansia da arrampicata e respirazione difficile. Quando ci si sente sempre peggio man mano che si sale di quota, fino a crisi di svenimento, cefalea, palpitazioni cardiache, dissenteria, debolezza, voglia di isolamento, stato di confusione e desiderio di fantasticherie piacevoli.


Spotlight


Riso in pillole





LUGLIO 2016


Un fungo per Noci, una storia a lieto fine

Un fungo per Noci, una storia a lieto fine

Quando le dicono “ciao biondina” lei si gira e sorride ma quando qualcuno che non conosce le passa vicino si innervosisce alquanto e ci vuole un po’ per calmarla. Se qualche ragazzo le fa il filo non ne vuole sapere e lo sorpassa con aria di sufficienza, a meno che non sia di luna buona. Se rimane da sola si intristisce, soprattutto quando non c’è la sua amica del cuore. Queste sono alcune caratteristiche di Noci, una cagnolina dal mantello nocciola chiaro come i suoi occhi.

È capitato ad un certo punto queste sue peculiarità caratteriali si sono accentuate e ha iniziato a manifestare anche sintomi insoliti come una fame insaziabile che non si calmava nemmeno mangiando, l’addome gonfio, l’insofferenza alla pettorina, un desiderio sessuale accentuato con voluttuosità nella zona genitale e bisogno di strofinarsi su qualsiasi superficie, irritazioni pruriginose sulla pancia, sulle cosce e all’attaccatura della coda. A questo si aggiungevano episodi frequenti di tosse secca laringea, che non rispondeva alle normali cure, e una terribile flatulenza che faceva scappare tutti dalla stanza.

Dopo un controllo veterinario in cui sono state evidenziate delle cisti ovariche si prospettava un intervento chirurgico per l’asportazione, ma la sua amica umana, d’accordo con il veterinario, prima di optare per questa soluzione da lei valutata drastica, ha deciso di provare prima con una terapia omeopatica.

Fatta la valutazione dei sintomi specifici tra cui quelli sopraindicati, le è stato dato come rimedio Bovista, ovvero un fungo che, in diluizione infinitesimale, va ad agire su quello che in omeopatia viene definito terreno costituzionale e sulla sua predisposizione ad ammalarsi esprimendo questi specifici sintomi.

Dopo alcuni mesi di terapia è stata effettuata una seconda ecografia che ha evidenziato la riduzione della dimensione e del numero delle cisti, tanto da considerare di proseguire con la somministrazione giornaliera di Bovista fino al controllo successivo.

A un anno di distanza le ovaie apparivano nella norma con un certo stupore del veterinario “allopatico” e grande soddisfazione dell’amica umana di Noci che, visti i risultai ottenuti ha deciso di rivolgersi all’omeopatia anche per i suoi disturbi.


Il rimedio del mese.

Bovista gigantea

Lycoperdon bovista o Langermannia gigantea, è un fungo della famiglia delle Lycoperdaceae, comunemente conosciuto col nome di vescia. Particolarmente diffuso nell'Europa centrale, ha una forma a palloncino di colore bianco e cresce prevalentemente in gruppi sui prati. Bovista gigantea è il medicinale omeopatico che viene preparato dalla diluizione della tintura madre ottenuta dalla macerazione in acqua e alcool delle spore di questo fungo.

Il sintomo peculiare per questo rimedio è il gonfiore, il sentirsi gonfi e dilatati, proprio come suggerisce l’aspetto gonfio e tondeggiante del fungo Bovista.

Bovista gigantea

Oltre ai sintomi descritti nella storia di Noci, ecco che risulta specifico anche quando si è in presenza di un mal di testa in cui la sensazione è di distensione e allargamento, soprattutto nella zona dell'occipite o quando si sentono le guance e le labbra gonfie. Oppure in presenza di gonfiore generalizzato, anche se non molto evidente, rendendo palesi i segni della pressione su oggetti duri, per esempio, usando le forbici e coltelli che lasciano un profondo segno sulle dita oppure quando si sente l’addome gonfio e non si sopporta niente di stretto intorno alla vita.

I sintomi generali del rimedio sono: una grande debolezza, in cui sono interessate anche le articolazioni; goffaggine e tutto cade dalle mani. Si è dimostrato adatto anche nei casi di bambini con balbuzie.

Dal punto di vista clinico è indicato per i sintomi che riguardano la pelle, la sfera ginecologica e circolatoria con tendenza al sanguinamento capillare, soprattutto di notte. Risulta quindi molto adatto in caso di metrorragie, di sindromi intermestruali, come la Dysfunctional Uterine Bleeding (DUB: sanguinamento uterino disfunzionale) o aumentato sanguinamento dopo l'esercizio fisico e aumentato flusso durante la notte, di sindrome premestruale, di cisti ovariche, specialmente nelle adolescenti. Inoltre può controllare l'aumento di peso che si verifica al momento della comparsa del ciclo e il linfedema, con una azione generale sul tessuto cellulitico. È indicato anche in caso di vampate di calore con sete intensa e presenza di sudore con odore di cipolla. Tipico per questo rimedio è avere freddo e brividi anche in una stanza calda o vicino a una stufa o al calorifero.

Bovista gigantea può essere usata in dermatologia per trattare alcune condizioni patologiche, perché ha un effetto marcato sulla pelle, in caso di eruzioni come l'eczema, eruzioni cutanee pruriginose su tutto il corpo, specie sulla testa, sia di tipo secco che umido o di ulcerazioni superficiali delle narici e degli angoli della bocca. Diversi autori citano Bovista per curare l’asfissia dovuta ai fumi di carbone e disturbi da inalazione di gas di combustione.


Dr. Reckeweg Mistery Tales

Spotlight

Dr. Reckeweg Mistery Tales

Dr. Reckeweg Mistery Tales è il primo fumetto italiano sul mondo dell’Omeopatia. Promosso della IMO, Istituto di Medicina Omeopatica, h2oha come obiettivo la diffusione delle conoscenze sulla Medicina Omeopatica. Piacevole e intrigante anche per chi non è un professionista di questa disciplina, unisce aspetti scientifici e divulgativi proponendoli con il linguaggio accattivante del fumetto.

Dr. Reckeweg Mistery Tales è ideato in 10 numeri di 24 pagine ciascuno e racconta le avventure di Mark Reckeweg, giovane medico omeopata, che dovrà risolvere inspiegabili enigmi grazie alle sue conoscenze mediche.

Gli episodi sono scaricabili in formato PDF e Kindle su www.reckewegcomics.com






GIUGNO 2016


Storie di omeopati - Parte II

In Italia sono ormai 5 milioni le persone che, provati i benefici della medicina omeopatica, non ne vogliono più fare a meno, mentre il numero sale a 11 milioni nel dichiarare l’omeopatia come la risposta più efficace ai loro disturbi rispetto alla medicina tradizionale.

Continua così a salire il credito che i pazienti danno a questa medicina delle alte diluizioni e soprattutto perché è una medicina che cura non solo la malattia ma soprattutto il malato.

È in aumento anche il numero di medici, veterinari e farmacisti che trovano nei medicinali omeopatici un valido aiuto nella cura di piccoli disturbi, di malattie acute e soprattutto croniche, anche cioè in svariati campi clinici dove la medicina tradizionale non riesce a dare più di tanto.

Lo confermano anche i dati raccolti dalla AIOT, Associazione Italiana Omeopatia e Omotossicologia, che evidenziano per esempio come, in occasione della Giornata Internazionale dell’Omeopatia dell’11 aprile scorso, siano stati più di 600 gli studi medici e veterinari aperti gratuitamente ai cittadini per far conoscere la medicina omeopatica e i suoi benefici. Ben il 17% in più rispetto all’edizione dell’anno precedente, realizzando una copertura territoriale di 106 province su 111, con più di 4.000 farmacie e parafarmacie italiane che hanno esposto locandine e volantini nel loro punto vendita riferite all’evento internazionale organizzato per divulgare nel modo giusto le informazioni e i dati sulla medicina omeopatica.

Il dottor Alessandro Avolio
Il dottor Alessandro Avolio

Ecco qui di seguito alcuni professionisti nel campo della salute che raccontano direttamente la loro storia relativa alla medicina omeopatica, di come si sono avvicinati e che cosa li abbia spinti ad usarla nella loro attività terapeutica quotidiana.


Alessandro Avolio, medico omeopata. Da quanto tempo sei medico e da quanto hai iniziato a dedicarti alla medicina omeopatica? Cos’è che ti ha fatto avvicinare all’omeopatia?

Mi sono laureato in Medicina nel 1996 e abilitato alla professione medica nello stesso anno, ma già dal 1994 iniziai a fare un corso triennale di omeopatia nella mia città, Catania. Sono così ormai 22 anni che mi ci dedico e la pratico. E sapete cosa mi ha fatto indirizzare all’omeopatia?

Frequentavo già dal terzo anno di medicina il reparto di chirurgia oncologica e sono stato due anni lì dentro. Poi ho cambiato e ho frequentato i vari reparti, e quando ho frequentato il pronto soccorso, per 6 mesi, mi sono accorto che, a parte i traumi, le persone erano sempre lì di ritorno, infatti mi riconoscevano e mi salutavano, nel senso che c’erano delle recidive costanti. Così mi sono posto delle domande sulla vera efficacia dei farmaci e delle terapie.

Contemporaneamente ho conosciuto un ragazzo che mi ha detto di questo corso di omeopatia e così ho cominciato il corso, poi la scuola di omeopatia e dopo che mi sono laureato, mi sono dedicato interamente all’omeopatia, cioè ho fatto da subito il medico omeopata. A Catania, mentre lavoravo, seguivo anche tutta una serie di medici omeopati. Nel 1998 o 1999, adesso non ricordo di preciso, sono andato a sentire un seminario del dottor Goikens a Milano che mi piacque moltissimo perchè mi diede delle chiavi di lettura che mi servirono immediatamente e per me cambiarono tante cose proprio grazie al suo metodo di diagnosi e cura.

La dottoressa Marita Gualea
La dottoressa Marita Gualea

Nel 2003 iniziai a seguire in modo continuativo fino al 2006, nel suo ambulatorio di omeopatia a Milano, il dottor Petrucci, che era stato allievo di Goikens. Facevo tre settimane di pratica clinica a Milano e tornavo una settimana nell’ambulatorio di Catania. Dal 2004 ho aperto nella mia città, il Centro di omeopatia di Catania, dove lavoro a tutt’oggi con attività clinica e didattica per l’insegnamento a nuovi medici e veterinari.

Possiamo dire quindi che sono stato omeopata fin “dalla nascita” come medico.


Marita Galea, medico di medicina dello sport. Che cosa ti ha portato a rivolgerti all’omeopatia?

Ho iniziato a interessarmi di omeopatia perché prima di fare la specialità in medicina dello sport, lavoravo all’Università di Pavia, dove ho fatto il dottorato di ricerca in fisiologia. Quando lo stavo finendo non sapevo che cosa sarebbe stato del mio futuro e nel frattempo, per poter vivere, facevo delle sostituzioni di medicina di base e mi sono accorta che non “curavo” le persone.

Quindi un po’ spinta da questa “incapacità” a riuscire a risolvere i problemi e un po’ dalla curiosità perché comunque facevo ricerca, ho deciso di fare una scuola di omeopatia. Una mia amica mi presentò il dottor Roberto Petrucci, della scuola di Omeopatia di Milano, che mi suggerì di fare sia la scuola di omeopatia che di agopuntura, vista la mia specializzazione.

Così, in contemporanea, feci anche la scuola di agopuntura, applicandomi con impegno notevole, visto che studiavo entrambe le discipline allo stesso momento. Diciamo che ho fatto questo investimento prima di dedicarmi alla mia vita privata.

Però dico sempre che non avrei fatto l’omeopata se non avessi conosciuto Petrucci e il suo approccio metodologico in clinica omeopatica. Ormai sono più di 20 anni che uso l’omeopatia nella mia attività medica, sono tanti, ne sono contenta e continuo a praticarla.

Penso che la mia fortuna sia che occupandomi di medicina dello sport mi trovo a fare poche prescrizioni di farmaci, lavorando di più sulla diagnostica e sulla fisiologia e questo mi fa sentire in linea proprio con i principi omeopatici.

La dottoressa Luisella Zanino
La dottoressa Luisella Zanino

Mi piace molto fare il medico dello sport e applicare l’omeopatia. Ho trovato forse proprio quello che volevo.

I miei pazienti sono soprattutto giovani e atleti, ma ovviamente vedo anche pazienti di tutti i tipi e molto spesso prescrivo i rimedi omeopatici perché riesco a trovare proprio nei pazienti sportivi “la soluzione omeopatica “ al problema.

Alla fine il più delle volte mi trovo a prescrivere attività fisica, quindi anche questo non è incoerente con l’omeopatia, perché è un qualcosa di fisiologico.

Inoltre trovo che l’omeopatia si adatti bene agli sportivi, proprio per evitare gli effetti collaterali dei farmaci e del doping. È un campo in cui l’omeopatia può avere un grande sviluppo.


Luisella Zanino, medico pediatra, da quanto tempo ti occupi di medicina omeopatica?

Ormai è da tanto tempo! Diciamo almeno trent’anni, da dopo la specializzazione in pediatria all’Università di Torino. Ho iniziato nel 1985 in Francia, a Nizza, dove ho frequentato un corso triennale di omeopatia e da allora la applico sempre di più.

Mi sono avvicinata un po’ per caso e un po’ per curiosità intellettuale. I risultati sorprendenti che si ottengono applicando i principi di questa disciplina mi hanno letteralmente folgorata e convinta della necessità di integrare il sapere accademico con altri saperi medici che vengono spesso trascurati dalla medicina ufficiale, come l’importanza della relazione medico-paziente

La dottoressa Marta Rota
La dottoressa Marta Rota

Conoscere l’omeopatia significa avere uno strumento di cura in più. Questo è molto importante in pediatria, dove è fondamentale valorizzare le caratteristiche del bambino malato, come il modo personale e squisitamente individuale di vivere ogni sintomo, ogni disagio. Qualche esempio? Valutare se il bambino durante la malattia sta meglio o peggio in certi orari, in che posizione migliora, come si pone nei confronti degli altri quand’è malato, se ama farsi consolare oppure no, quali cibi e quali bevande preferisce, quali lo disgustano, quali eventuali giochi o distrazioni preferisce, se è stenico o abbattuto, se è attivo fisicamente o se lo è di più intellettualmente, se è timido o piagnucoloso, irascibile e capriccioso … e così via. E poi, in visita viene osservato il modo di porsi, l’aspetto fisico, lo sguardo, l’umore: aspetti comportamentali che spesso vengono trascurati in un’anamnesi tradizionale, sia nelle malattie acute che in quelle croniche. Normalmente il medico, durante una visita diciamo “tradizionale” si sofferma principalmente sui sintomi che gli permettano di fare diagnosi di malattia ma raramente, o quasi mai, sul modo del bambino di vivere la malattia in corso e di interagire col mondo.


Marta Rota, medico veterinario, qual è la tua storia con l’omeopatia?

La mia storia parte dalla sfera personale. Mi è capitato questo: a un certo punto, intorno ai 20 anni, iniziai a sviluppare un mal di gola che non se ne andava più. Provai qualunque tipo di terapia, cicli su cicli di antibiotico, che non davano nessun esito, mi mandarono alle terme e tentai di tutto, veramente! L’ultima cosa che mi prospettarono era di togliere le tonsille.

Però insomma quello è un intervento drastico e da quello non torni indietro.

Quindi mi informai un pochino in giro e un ‘amica di famiglia mi disse: “Prova con l’omeopatia”.

Devo dire che con la primissima esperienza non mi trovai benissimo. Ma poi capii anche che ci sono omeopati e omeopati. Capii che sicuramente avevo sbagliato il medico, però le medicine di per sé qualcosa facevano.

Il dottor Marco Ippolito con la dottoressa Miriam Madau
Il dottor Marco Ippolito con la dottoressa Miriam Madau

Allora volli informarmi ancora di più, fino a che imparai a comprendere che esistevano diversi tipi di omeopatia e in particolare che esisteva l’omeopatia unicista, che cura con un rimedio unico tutti i sintomi della persona. Trovai così una dottoressa omeopata unicista. Era da due anni che soffrivo di mal di gola incessanti, che ogni giorno peggioravano sempre più e non guarivano mai: nel giro di 15 giorni andò completamente tutto a posto e non tornò più, se non quella volta ogni 2-3 anni che prendo freddo, ma mi dura mezza giornata. Allora da lì mi dissi: “Qua bisogna studiarla”.

Grazie a questa esperienza sulla mia pelle, la mia coscienza mi ha fatto capire che non potevo non cogliere questa evidenza e non essere toccata da questa cosa.

Allora stavo già studiando medicina veterinaria, ma sull’omeopatia dovevo saperne di più assolutamente. E da lì ho iniziato a conoscerla prima e a studiarla poi. E applicarla. E veramente con gli animali c’è una soddisfazione infinita, perché in questo campo funziona benissimo.


Marco Ippolito, farmacista. Quando e come mai hai cominciato a dedicarti all’omeopatia?

Ho iniziato nel 1990. Allora lavoravo in una farmacia e mi sono pagato, giustamente, come sempre, un corso di omeopatia. Mi sono appassionato e ho inserito la medicina omeopatica nella farmacia dove lavoravo. L’anno successivo sono stato contattato da una grossa azienda francese di omeopatia che mi chiedeva di andare a fare l’informatore farmaceutico da loro. Subito avevo rifiutato dicendo: “Per carità, non è il mio lavoro!”.

L’anno dopo ancora me lo hanno richiesto e questa volta ho detto: “Va bene” e questo mi ha permesso di approfondire ulteriormente la materia.

Da allora ho iniziato a curarmi con i farmaci omeopatici o meglio, a provare i rimedi, e vedendo i risultati a usare l’omeopatia non solo per me ma consigliandola anche alle persone. E questo continua ancora oggi.

Inoltre, dieci anni fa, con un collega ho aperto la nostra prima parafarmacia e a oggi siamo a tre parafarmacie che hanno un taglio spiccatamente omeopatico e a misura di medicina naturale.



I rimedi del mese.

Kit omeopatico di pronto soccorso per l’estate

Ecco qui di seguito alcuni rimedi omeopatici con cui prepararsi un kit utile per le emergenze da portarsi in vacanza, valido per grandi e piccoli sia in medicina umana che in medicina veterinaria.

Una volta allestito il proprio kit, sarà meglio conservarlo in un luogo fresco e non esposto al sole, lontano da fonti di calore o da fonti elettromagnetiche.

Kit omeopatico di pronto soccorso per l’estate

La diluizione suggerita per le situazioni acute, cioè di pronto soccorso, è la 6 CH, cioè la 6a centesimale in granuli o in gocce. Così ognuno si potrà allestire una pochette o un contenitore, magari con scomparti, ideali per contenere i tubetti o i flaconcini omeopatici.


Belladonna: per mal di gola, febbre alta, colpi di sole e colpi di calore, per eruzioni sulla pelle se sono rosse, calde e rilevate e accompagnate da febbre.

Aconitum: per i raffreddori sul nascere o febbre improvvisa senza sudore o tosse a insorgenza improvvisa dopo esposizione al freddo o al vento. Molto utile in caso di shock o spavento.

Arsenicum album: indicato per diarrea e intossicazione alimentare.

Nux vomica: per indigestione e nausea. È un buon rimedio per i postumi di “abbuffate”, per indigestione, per reflusso gastrico con dolori e crampi allo stomaco, per il singhiozzo, la flatulenza, il disgusto per il cibo, per mal di testa e nausea che accompagnano disturbi digestivi e disturbi emotivi.

Arnica: per traumi e contusioni, ma anche utile prima e dopo gli eventi che vanno dalla chirurgia alle cure dentali o a intensi allenamenti sportivi. Aiuta a fermare un'emorragia in un infortunio e facilita il riassorbimento degli ematomi.

Mercurius solubilis: per mal di gola con presenza di piccole ulcere e con molta salivazione.

Kit omeopatico di pronto soccorso per l’estate

Bryonia: per febbre con sete, abbattimento e tosse secca.

Antimonium Tartaricum: per la tosse grassa.

Hypericum: per il primo soccorso per i danni che coinvolgono i nervi con dolori acuti e intollerabili dopo un trauma o una ferita che ha interessato il tessuto nervoso e i dolori si irradiano lungo il decorso del nervo. Questo include gli incidenti causati da strumenti taglienti e danni alle aree ricche di innervazione, ad esempio sbattendo la porta sulle dita o cadendo sul coccige. In caso di insolazione quando la cute è ipersensibile al tocco con dolore forte e nevralgico.

Urtica urens: per le bruciature da medusa e le scottature solari e i casi in cui vi è irritazione bruciante e pungente sulla pelle.

Apis: immediatamente dopo punture e morsi di insetti o contatto con piante urticanti che inducono una reazione allergica con formazione di bolle sulla cute, di tipo duro e bianco con alone rosso, simili a quelle che potrebbe produrre una puntura d’ape.

Chamomilla: per problemi di dentizione, con forte irritabilità, con coliche e dolori spasmodici che vanno e vengono e che peggiorano durante la notte e col caldo. Per le otiti nel bambino, quando il mal d'orecchi lo rende frenetico, piange e strilla, è inconsolabile, è ipersensibile al dolore e ai rumori e rifiuta alimenti e bevande ma migliora cullandolo in braccio.


Se si è soggetti a scottature o eritemi solari:

Acidum muriaticum: quando si hanno papule rosse e vescicole con prurito violento.

Natrum muriaticum: se l’eritema è a vescicole, peggiorato dal contatto con l’acqua salata e la salsedine e spesso accompagnato da mal di testa.

Kit omeopatico di pronto soccorso per l’estate

Pulsatilla: quando la pelle è sottile e tutta chiazzata, ipersensibile anche alla luce e al calore.

Sulphur: se l’allergia al sole è estesa e intensa con bruciore violento e prurito peggiorato dal bagno e dal calore.

Sol: indicato nei casi di dermatite solare per le persone che nel loro complesso peggiorano tutti i loro sintomi all’esposizione al sole e se presentano anche spasmi, rigidità, debolezza, prostrazione, mal di testa e stanno meglio solo dopo il tramonto e la notte.


Se si soffre di cinetosi, cioè di male da mezzi di trasporto, si può scegliere tra:

Coccolus indicus: se si ha nausea e vomito provocata dal movimento, si sta meglio sdraiati e la nausea ricomincia se si prova ad alzarsi; con sensibilità e dolore se si viene toccati sulla pancia.

Petroleum: se la sofferenza è caratterizzata da debolezza, ricerca di posti caldi, nausea e vomito, che migliora però mangiando qualcosa.

Tabacum: se il male si esprime con una nausea terribile, con o senza vomito e con abbondante salivazione; si è freddi e pallidi e la nausea migliora all’aria aperta chiudendo gli occhi.


XXI Seminario Internazionale di Medicina Omeopatica

Appuntamenti

In Italia, a Sirmione, sul lago di Garda, dal 10 al 12 giugno, si svolgerà il XXI Seminario Internazionale di Medicina Omeopatica dal titolo: “La Semplicità dell’Omeopatia”.

Relatore di spicco sarà il Dottor Rajan Sankaran: omeopata di fama mondiale, insegnante e autore di libri di metodologia omeopatica. È noto per essere un pensatore chiaro e originale ed è molto conosciuto per i suoi concetti pionieristici in omeopatia.

Nelle tre giornate di incontro presenterà un approccio guidato e sistematico all’analisi del caso clinico e alla comprensione del rimedio omeopatico, evidenziando gli ultimi sviluppi del “Sensation Method”, quale suo notevole contributo all’Omeopatia odierna.





MAGGIO 2016


Storie di omeopati - Parte I

Lo scorso aprile a Milano si è tenuta la seconda edizione del seminario internazionale di omeopatia dal titolo IL CIELO, rivolto ai rimedi dell’ecosistema cielo e condotto da Roberto Petrucci, medico omeopata italiano di fama internazionale.

Per questo evento Petrucci ha deciso di invitare alcuni amici omeopati da svariate parti del mondo per condividere con tutti i partecipanti al seminario le esperienze terapeutiche sull’argomento trattato. Alcuni di questi ospiti sono stati presenti in sala per le loro relazioni, mentre altri sono intervenuti in collegamento video, ma tutti dando il proprio contributo con l’esposizione di casi clinici molto interessanti ed arricchenti dal punto di vista della pratica clinica per tutti i partecipanti al seminario.

Il Seminario Internazionale di Omeopatia "IL CIELO"
Il Seminario Internazionale di Omeopatia "IL CIELO"

Sono state giornate di lavoro e di scambio di conoscenze molto vitali e utili, grazie alla notevole esperienza didattica e clinica del dottor Petrucci, che, a oggi, insegna omeopatia in Italia e in Argentina, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Dubai, Germania, India, Inghilterra, Lettonia, Messico, Norvegia, Romania, Serbia, Slovenia, Svezia, Svizzera, Turchia.
È stata anche una occasione per poter parlare direttamente con lui e sapere qualcosa di più sulla sua esperienza di medico omeopata.

Ecco qui di seguito che ci parla di questa materia, delle sue esperienze di docente, di clinico e anche di aneddoti che ci faranno capire qualcosa in più su questa terapeutica nata più di 200 anni fa e sempre più attuale.


Roberto, intanto complimenti per i tuoi Seminari, che sono sempre interessanti e aiutano ad arricchire l’Omeopatia e soprattutto utili alle persone che chiedono aiuto per la propria salute

Grazie!

Ecco sì, visto che oggi siamo in tema, possiamo fare riferimento alla Tabella Periodica degli Elementi, la quinta serie, la serie dell’Argento, quella che secondo gli studi di Jan Scholten è riferita al tema dell’arte. In questo caso dell’arte medica!


Si vede proprio che tu hai una vera passione per l’omeopatia, la medicina che per te conta davvero. Mi piacerebbe che tu raccontassi ai lettori come hai iniziato, cos’è che ti ha fatto cominciare con l’Omeopatia.

Ero studente in medicina e interno nel reparto di neurologia. Quando iniziai a frequentare, sembrerà strano ma cominciai a farmi venire tutte le malattie neurologiche: dalla sclerosi multipla, al tumore al cervello, dalla SLA alla Corea...

Il mio tutor allora mi prescrisse degli ansiolitici, che però non mi facevano assolutamente niente. Solitamente sono una persona allegra, a cui piace scherzare, ma da quel momento iniziai a non scherzare più, a essere sempre musone, sempre triste, finché un giorno un mio amico mi suggerì: “ Ma perché non vai da un omeopata?”. E io gli risposi: “ Che cos’è un omeopata?” E lui mi disse che un omeopata è un medico strano.

Effettivamente è un medico strano!!

Così mi convinse a fare una visita omeopatica e dopo quella visita io capii che l’omeopata era davvero strano, oltretutto quello era ancor più strano della media degli omeopati. Quando uscii dalla visita dissi al mio amico, che era tra l’altro un mio compagno di università e eravamo anche cresciuti assieme fin da piccoli e aveva iniziato a studiare omeopatia: “ Guarda tu e il tuo omeopata andate a farvi un giro tutti e due”.. ma lui ribattè: “Ma nooo.. ma perché?”.

Perché guarda, io sono andato da lui per tutte le ansie del mondo, per di più avevo mal di testa e lui mi ha chiesto se mi piace stare con gli amici, se ho paura del temporale, se mi piace il gelato… e alla fine di tutta questa cosa qua.. come pretende di curarmi? Mi ha dato tre caramelline di zucchero!!!

Il Seminario Internazionale di Omeopatia "IL CIELO"

E il mio amico: “ Ma no!! Perché non provi, tanto alla fine cosa ti costa?”

Insomma, mi convinse a provare. Per cui presi queste tre palline di zucchero e il giorno dopo ebbi l’impressione come se qualcuno mi avesse tolto una tendina da davanti agli occhi. Mi ricordo che ero in centro a Milano, in Galleria Vittorio Emanuele, guardai verso l’alto e vidi una cosa tutta colorata, che non era una delusion, come si dice in omeopatia, ovvero una visione. Ebbi proprio la sensazione come se qualcuno mi avesse tolto quella cortina di tristezza.

Per cui tornai da questo omeopata e gli chiesi di poter leggere qualche cosa in merito e lui mi consigliò di andare in libreria e di comprare le Lezioni di Filosofia Omeopatica di Kent. Io andai in libreria e comprai il libro e lo lessi in una notte. Lo lessi tutto. Inizialmente mi dissi: “ Beh, comincio a leggerlo”, ma mi appassionò talmente tanto che rimasi sveglio tutta la notte per leggerlo.

Allora poi tornai da lui per sapere se potevo seguire qualche sua lezione e da lì cominciò poi tutto il resto della mia formazione in Omeopatia, che si è sviluppata un po’ in Italia e un po’ in Belgio e così via.

Questa è stata la mia conversione all’omeopatia.


Che cosa puoi consigliare a una persona che si avvicina all’omeopatia?

La prima cosa che io spiego sempre ai miei pazienti quando vengono in prima visita è la differenza tra l’omeopatia e il resto della medicina, perché molti pensano che la differenza stia nel fatto che l’omeopatia sia una terapia naturale. In realtà esistono un sacco di terapie naturali che sono assolutamente sovrapponibili alla medicina tradizionale.

Secondo me la marcia in più che ha l’omeopatia, un certo tipo di omeopatia, è quella di agire in profondità nel paziente e non semplicemente di lavorare su un sintomo.

Quindi dare un rimedio omeopatico invece di un farmaco, poi darne un altro invece che un altro farmaco e un altro ancora invece che un altro farmaco, magari ti riduce anche i sintomi ma alla fine non c’è una grossa differenza rispetto alla medicina tradizionale.

La grossa differenza è quando c’è una terapia che sia davvero olistica. Perché oggi tutti parlano di terapie olistiche ma la terapia olistica è un qualche cosa che cambia la totalità del paziente, quantomeno quello che può essere cambiato.

Come dicevo oggi durante il seminario, se una persona ha una gamba più corta di cinque centimetri non è che l’omeopatia gliela fa ricrescere. Per cui è fondamentale rendersi conto di quello che può fare l’omeopatia e di quello che può fare rispetto alla medicina tradizionale. Poi, per carità, io faccio il medico e non mi sognerei mai di utilizzare l’omeopatia in certi casi, perché ci sono alcune situazioni in cui la medicina tradizionale funziona benissimo e queste sono le emergenze. Per esempio in un paziente con un infarto secondo me è folle trattarlo con l’omeopatia. Per quanto riguarda le malattie croniche invece è molto più logico cercare di utilizzare l’omeopatia rispetto alla medicina tradizionale. Anche perché se trovi il rimedio, comunque il risultato che puoi avere è almeno sovrapponibile a quello della terapia allopatica.

Il dottor Roberto Petrucci
Il dottor Roberto Petrucci

Il problema purtroppo è la qualità dell’omeopata medio. E non solo in Italia. Ho insegnato e insegno in un sacco di Paesi nel mondo ed è uguale dappertutto: la qualità media è una qualità tale per cui se io fossi un medico tradizionale mi farei un sacco di domande. Cioè perché un paziente dovrebbe andare da un omeopata?

Perché tante volte i medici tradizionali si trovano di fronte pazienti che sono stati da omeopati e sono successi disastri. Poi, per carità, tutti quanti possiamo sbagliare, come si sbaglia in medicina tradizionale si sbaglia anche in omeopatia. Solo che se vai da un cardiologo e non hai un risultato poi vai da un altro cardiologo, se invece vai da un omeopata e non hai risultato dici: “l’omeopatia non funziona”. In realtà non è sempre così.


Secondo te qual è il futuro dell’omeopatia in Italia?

Il futuro dell’omeopatia dipende dagli omeopati. Se noi saremo bravi a far capire ai pazienti qual è la ragione per curarsi con l’omeopatia e i pazienti avranno dei risultati allora il futuro dell’omeopatia sarà un futuro splendente. Sempre che ci consentano di avere i rimedi! Ma questo è un altro problema ed entriamo in discorsi che sono complicati, politici, economici e di interessi.

Certo che su cento pazienti che vanno dall’omeopata, novanta avranno dei cattivi risultati l’omeopatia morirà come è morta negli Stati Uniti tanti anni fa e dove c’è voluto molto per poi ridare una credibilità. Per cui molto secondo me è legato alla formazione. Purtroppo si gioca sempre più al ribasso della formazione. Io, dopo trent’anni anni che studio omeopatia, credo di non sapere nulla o quantomeno credo di avere ancora un sacco di cose da imparare. E quando sento persone che fanno un corso di 150 ore o 200 ore e per loro è finita lì e non c’è nient’altro da imparare, penso che questo non porterà grandi benefici all’omeopatia.

Quindi credo che molto dipenda da noi. In realtà dipenderebbe dalle associazioni e federazioni. Il grosso problema è che se tutte le federazioni e associazioni remassero dalla stessa parte e quindi avessero come obiettivo una formazione di alto livello sarebbe tutto più semplice.


Quindi all’interno delle nostre università sarebbe utile avere dei programmi di formazione!?

Ho insegnato per quattro anni all’Università di Bologna dove c’è stato il Master di Omeopatia e credo che sia stato uno dei pochi casi in Italia dove i docenti sono stati scelti per merito e non per questioni politiche, ma alla fine il Master si è interrotto perché per legge in un corso universitario circa il 70% delle ore deve essere coperto da professori di ruolo e non da professori a contratto. E di conseguenza il 70% delle ore doveva essere fatto da gente che in realtà l’omeopatia non la conosce.

Quindi quando noi partiamo da questo punto, se non ricordo male legato a una qualche manovra fatta dal Ministro dell’Istruzione di turno, come possiamo insegnare all’Università bene? Insegnare anche solo in un corso bene?

Quindi l’Università sarebbe anche un luogo idoneo per imparare l’Omeopatia, però poi ci vuole che anche gli insegnanti preposti ad insegnarla siano idonei.


Questo accade anche all’estero? Tu hai conosciuto, per esempio, l’omeopata e docente Farook Master in India. Com’è lì la situazione?

La mia esperienza in India iniziò nel 2008 quando andai, perché invitato, a fare dei Seminari di Omeopatia. Ho tenuto seminari a Delhi, Bombay e a Pune.

La differenza è che intanto in India ci sono due possibilità: tu puoi diventare medico e poi fare la specializzazione in Omeopatia, oppure puoi fare in partenza la Facoltà di Medicina Omeopatica.

Chi è omeopata non può prescrivere farmaci allopatici ma può prescrivere solo farmaci omeopatici.

Io ho avuto il piacere e la fortuna di essere invitato all’Università di Pune, per tenere un seminario. Per l’occasione era presente anche il Direttore della Facoltà di Medicina Omeopatica e mi chiese di andare a fare una lezione, il giorno dopo, all’Università. Così mi sono ritrovato in mezzo a ragazzi giovani, perché erano dei ragazzi di 19 o 20 anni, con uno spirito e una voglia di imparare pazzesco. Una cosa curiosa accadde proprio con il Direttore della Facoltà che, durante il Seminario, mi chiese quale fosse la situazione della formazione in Medicina Omeopatica in Italia e in Europa.

Io dissi che in Italia, dove ci sono delle scuole serie, come ad esempio la scuola che dirigo che appartiene alla Federazione FIAMO, si fa una formazione di 600 ore di lezione. E allora lui mi chiese: “Ogni quanto?”. Io ribadii che si fanno 600 ore di lezione.

Il dottor Petrucci e la dottossa Madau
Il dottor Petrucci e la dottoressa Madau

”Sì, ma ogni quanto si fanno 600 ore?”

“No guarda, si fanno 600 ore” ….e non riusciva proprio a capire….” Ma quante volte ripetete le 600 ore?”

“In realtà si comincia e quando si è arrivati a 600 ore il corso è finito”.

Allora mi guardò attonito e io gli dissi: “Sì, non mi spiegare niente…so che qui da voi è diverso”.

In India, infatti, la Facoltà di Medicina Omeopatica dura cinque anni e mezzo e gli studenti frequentano i corsi dalle 8 del mattino alle 5 del pomeriggio e hanno 15 giorni di vacanza all’anno.

Quando feci il seminario a Delhi, dove partecipavano circa 600 persone, c’erano molti giovani studenti che mi fecero delle domande assolutamente appropriate e intelligenti, il che denotava che il livello culturale è un livello altissimo.


Conoscevano anche tantissimi rimedi?

Sì, ne conoscevano tantissimi, anche quelli poco conosciuti detti piccoli rimedi. Una volta feci una vacanza lì in India con un allievo del dottor Farook Master. E gli omeopati cosa fanno quando si trovano? Parlano di omeopatia. Gli raccontavo di un caso a cui avevo prescritto un piccolo rimedio: Ictodes foetida. Lui mi guardò e mi disse le caratteristiche sintomatologiche di Ictodes foetida..così… 1,2,3 pronti via… dimostrando una conoscenza della materia medica omeopatica ad un livello molto elevato.

Infatti l’omeopatia in India viene utilizzata in maniera diversa, quindi viene insegnata in una maniera diversa, in modo che alla fine lo studente si laurea con un certo tipo di preparazione. Credo proprio che la formazione sia importante.

Qui in Italia non è così. Va bene offrire una formazione di base ma non è sufficiente.

Se uno è medico può prescrivere in scienza e coscienza anche un rimedio omeopatico e questo non glielo si può negare ma dovrebbe avere un minimo di formazione omeopatica all’interno del Corso di Laurea in Medicina. Questo anche perché oggi capita sempre più spesso che si presentino pazienti che stanno facendo uso di qualche rimedio omeopatico ed è fondamentale sapere, almeno a grandi linee, che cosa sia il rimedio che sta prendendo il paziente e con quali meccanismi funzioni la cura. Questo perlomeno dovrebbe essere un obbligo per tutti i medici.

Sarebbe importante anche poter informare i pazienti affinché sappiano che ci sono medici che hanno una certa formazione e medici che ne hanno un’altra.


Grazie mille per averci resi partecipi delle tue conoscenze e speriamo in un futuro proficuo per tutti dal punto di vista della salute e del benessere.


(fine prima parte…continua)


Il rimedio del mese.

Ictodes foetida

Ictodes foetida

Ictodes fetida è una pianta dall’odore acre che cresce nelle zone umide degli Stati Uniti orientali, conosciuta anche come Pothos foetidus, o Symplocarpus foetidus o Cavolo Skunk appartenente alla famiglia delle Araliaceae.

Il rimedio omeopatico si ricava dalla tintura idroalcolica dell’intera pianta fresca, comprese le radici, a cui succedono le diverse diluizioni con dinamizzazioni.

È un farmaco molto adatto in caso di asma spasmodica, causata o aggravata dall’inalazione di polvere, che porta a respirare profondamente, con la sensazione di vuoto e di costrizione al petto, soprattutto se la respirazione è difficoltosa e porta a improvvisa sensazione di ansia e angoscia con sudorazione abbondante.
Un sintomo peculiare per questo rimedio è quando l’asma è migliorata dalla peristalsi intestinale e dall’evacuazione.

Ictodes fetida è anche indicata quando vi è tosse spasmodica con presenza di muco denso, soprattutto nelle persone anziane, con dolore al petto e in zona ascellare e dolore premendo sullo sterno.

Riferibili a questo rimedio sono anche gli starnuti che causano dolore e bruciore in gola fino all’esofago e dove la lingua, rossa e dolente sulla punta e sui bordi, si sente intorpidita tanto da non riuscire a toccare i denti. Anche in presenza di Herpes, di rossore e gonfiore del naso fino alla sua radice, esteso alle guance e con gonfiore delle ghiandole del collo.

Può essere utile in caso di mal di testa in zone a spot che cambia di localizzazione dopo poco tempo, con pulsazioni violente delle arterie temporali.

Per Ictodes fetida i dolori possono essere di tipo reumatico, spasmodico e cambiano di localizzazione frequentemente. Tipico è il dolore lungo la cresta tibiale.

Il tipo Ictodes è distratto, irritabile con tendenza all’isteria. Di indole impetuosa e incline alla contraddizione. Si sente meglio se sta fuori all’aria aperta, infatti tutti i sintomi migliorano all'aria aperta e dopo l’evacuazione, mentre sono generalmente aggravati dal movimento, dalla polvere, dal sudore, dagli starnuti.


News libri

Omeopatia in giallo

Omeopatia in giallo.

Delitti e misteri da Hahnemann ai giorni nostri

“La letteratura romanzata sull’omeopatia, che si sta moltiplicando, conferma l’interesse crescente per questa metodologia. Perché "giallo"? Il colpevole è un medico omeopatico o il fatto delittuoso che verrà descritto interessa il variegato mondo dell'omeopatia.
Il colpevole è, in genere, un nemico, un diverso rispetto a una società che vuole vivere nella norma. L'omeopatia è da sempre fuori dalla norma secondo i canoni dell'Accademia. Il diverso spaventa come lo straniero che, piuttosto che volerlo conoscere proprio perché è "strano", si elimina o si circoscrive. Colpevole e omeopatico, forse, raddoppiano l'idea di diversità.
Queste storie di "gialli", spesso tinteggiati di nero, sono il frutto di questa ricerca che offre un ulteriore contributo alla conoscenza dell'omeopatia”.


Così viene descritto il nuovo libro del dottor Francesco Eugenio Negro, medico e pubblicista, che sarà presentato Venerdì 13 maggio, alle 17.00 presso la LUIMO

Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica a Napoli,

nella sede di Viale Gramsci, 18, con ingresso aperto a tutti.




APRILE 2016


Omeopatia, sempre più utilizzata

Sulla più importante rivista medico scientifica di Salute Pubblica negli Stati Uniti, ovvero The American Journal of Public Health (1), sono stati pubblicati a febbraio i risultati di una ricerca sull’uso dei farmaci omeopatici condotta dalla Harvard School of Public Health e dall’ospedale affiliato, il Beth Israel Deaconess Medical Center.

Omeopatia, sempre più utilizzata

L'indagine ha analizzato i dati dell’ USA National Health Interview Survey 2012 per la prevalenza di utilizzo di medicinali omeopatici tra gli statunitensi adulti in relazione ad altri interventi di Medicina Complementare e Integrativa (CIM).

È stato rilevato che i due terzi delle persone che si curano con medicinali omeopatici hanno classificato il Sistema di Salute rappresentato dalla Medicina Omeopatica come una delle tre prime scelte. Le patologie più comuni per le quali le persone hanno seguito trattamenti con medicinali omeopatici sono risultati i disturbi respiratori legati a orecchio-naso-e-gola e le sindromi dolorose muscolo-scheletriche.
Mentre le due precedenti indagini governative degli Stati Uniti effettuate nel 2002 e nel 2007 avevano rilevato che la Medicina Omeopatica era stata utilizzata rispettivamente dal 1,7% e il 1,8% degli adulti americani, l’attuale ricerca ha rilevato che nel 2012 la percentuale è cresciuta circa del 15%.

Da questa indagine è emerso come l’uso della Medicina Omeopatica comporti numerosi benefici per la salute pubblica, tra cui la riduzione nell'uso di antibiotici inutili, riduzione dei costi per il trattamento di alcune malattie respiratorie, il miglioramento nella depressione in menopausa e il miglioramento delle condizioni sanitarie in individui affetti da malattie croniche.
Si è anche evidenziato che le persone che hanno scelto di essere pazienti di un professionista omeopata esperto hanno dichiarato come la Medicina Omeopatica sia stata molto importante nel mantenere la salute e il benessere e abbia rappresentato una grande opportunità, maggiore rispetto a coloro che pur essendo utilizzatori di medicinali omeopatici non erano seguiti da un omeopata professionista.

Omeopatia, sempre più utilizzata

Il gruppo di ricerca ha comunque sottolineato la necessità di ulteriori approfondimenti in considerazione dei potenziali benefici che la Medicina Omeopatica è in grado di apportare alla Salute Pubblica.

Anche in Europa il numero di utilizzatori di farmaci omeopatici sta aumentando, con valori del 14,8% in Germania e dell’8,2% in Italia. In Francia il 56% della popolazione fa uso di medicinali omeopatici e l’11% li utilizza in modo continuativo. Sono numeri che dimostrano sempre più l’esigenza da parte del pubblico di ricorrere a cure meno invasive e mirate sulla persona, grazie anche alla possibilità di scegliere di essere curati con l’omeopatia nello stesso sistema sanitario nazionale, per alcune specialità mediche.

Inoltre non bisogna trascurare l’importanza della diffusione di questa metodica terapeutica che da gennaio di quest’anno è stata a tutti gli effetti inserita nei registri di Medicine Non Convezionali presso gli Ordini dei Medici di tutte le Provincie italiane.

A proposito di diffusione, proprio nel mese di aprile, in occasione della GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’OMEOPATIA, ci saranno numerosi eventi e manifestazioni per potersi approcciare a questa medicina, soprattutto per coloro che ancora non ne sanno molto ma ne vorrebbero beneficiare, con la possibilità, grazie al contributo volontario di numerosi medici e veterinari, di conoscere direttamente da uno specialista il metodo di cura specifico della medicina omeopatica.

Sarà possibile trovare i medici e i veterinari della propria zona che hanno aderito all’iniziativa divulgativa su www.giornataomeopatia.it e www.presidiomeopatiaitaliana.it .

1) Dossett ML, Davis RB, Kaptchuk TJ, Yeh GY. Homeopathy Use by US Adults: Results of a National Survey. American Journal of Public Health. Published online ahead of print February 18, 2016: e1–e3. doi:10.2105/AJPH.2015.303025)


Il rimedio del mese.

Argentum nitricum

L’ Argentum nitricum è il nitrato di argento, la cui formula chimica è AgNO3, ovvero il sale di argento dell’acido nitrico, che si ottiene sciogliendo l’argento metallico nell’acido nitrico e facendo evaporare la soluzione.

Argentum nitricum

Il rimedio omeopatico si ottiene per triturazione del nitrato di argento con lattosio e successive diluizioni e dinamizzazioni in soluzione idroalcolica.

Argentum nitricum è il rimedio principale della gastrite e dell’ulcera gastrica, nonché delle convulsioni.

Infatti questo rimedio agisce elettivamente sulle mucose in caso di irritazioni e ulcerazioni e sul sistema nervoso, in presenza di debolezza e nevrastenia, oppure di grande agitazione, di mancanza di coordinazione nervosa e muscolare, nell’epilessia e nella balbuzie. Anche nei casi in cui il soggetto durante il sonno è agitato e ha soprassalti o ansia pre-esame, nelle affezioni al sistema nervoso accompagnate da vertigini, tremori delle mani e degli arti inferiori, convulsioni, perdita della nozione del tempo e dello spazio, con sensazione che il tempo scorra troppo lentamente.

È utile in caso di esofagiti, gastriti, anche con ulcere mucose, soprattutto ulcera gastrica e duodenale, ma anche ulcere alla gola, alle palpebre o al sistema urinario. Nei soggetti Argentum nitricum è tipica l’ ipereccitabilità del sistema neuro vegetativo che regola la funzione della muscolatura gastrica, intestinale e urogenitale. Caratteristici per questo rimedio sono: una vorace voglia di dolci che vengono però mal tollerati, il mal di stomaco accompagnato da eruttazioni intense e rumorose, l’intensa flatulenza, la diarrea a ogni contrarietà o prima di affrontare impegni importanti, i dolori alla pancia al mattino prima di andare a scuola o al lavoro.

Altri sintomi fisici importanti di questo rimedio sono i disturbi alla gola e al naso con sensazione di una scheggia di legno conficcata in gola quando si deglutisce, raucedine, accumulo di muco, laringite cronica e laringite tipica dei cantanti. Possono essere interessati anche gli occhi, con arrossamento, palpebre gonfie, prurito soprattutto agli angoli e stanchezza visiva.

Un sintomo peculiare è il mal di testa incalzante e battente, con sensazione di vertigine e con un senso di espansione, come di testa ingrandita e di occhi gonfi, che migliora con la pressione o bendando la testa strettamente.

Possono essere compresi anche problemi alla pelle, come ulcere varicose, verruche, orticaria, prurito, pelle ruvida.

Un altro sintomo particolare è un insolito impulso a sbadigliare.

È un rimedio adatto alle persone frettolose, con presentimenti di tutti i tipi e forte tendenza all'apprensione, in occasione soprattutto di eventi come esami, scadenze di impegni, compreso il "panico da palcoscenico". Caratteristici sintomi mentali sono l’ ansia da anticipazione, ovvero quel tipo di ansia che precede eventi o situazioni ritenute importanti, la fobia dell'altezza o del vuoto, la paura di camminare vicino ai grattacieli per paura che gli cadano addosso, la paura dei luoghi stretti e chiusi o la paura di stare in mezzo alla folla.

Argentum nitricum si dimostra utile per tutti i tipi di prove o di eventi che provocano agitazione prima di intraprenderli e che inibiscono la concentrazione, con incapacità di esprimere e di riassumere quanto appreso, cioè il classico vuoto mentale.

Non a torto è conosciuto come il rimedio omeopatico di colui che vive male l’attesa, che prova ansia ed agitazione in vista di qualsiasi evento, che soffre cioè di angoscia d’anticipazione. Per molti autori è il rimedio delle parole che iniziano con la lettere “a”: ansia, agitazione, angoscia anticipatoria.

Un soggetto Argentum nitricum non sopporta il caldo in nessuna forma e desidera l’aria fresca, tanto da aprire le finestre perché altrimenti soffoca, ama il vento, vuole la testa scoperta e si veste con abiti leggeri.

Gli aggravamenti dei sintomi si hanno con il calore, di notte e al mattino al risveglio, con i cibi freddi e gli alimenti dolci. I peggioramenti compaiono con tutti gli eventi imminenti e associati a sforzi intellettuali dove la preoccupazione provoca palpitazioni e agitazione.

I miglioramenti invece si hanno con l’ aria fresca e i bagni freddi e fasciando forte le parti dolenti.


Filatelia e omeopatia

Spotlight

Filatelia e omeopatia

La medicina omeopatica non è passata inosservata nemmeno in campo filatelico, ricordandone il suo fondatore, il dottor Samuel Hahnemann, nelle immagini proposte.

Il primo francobollo “omeopatico” è stato emesso dal Brasile nel 1954, in occasione del I° Congresso Medico Mondiale di Omeopatia.

Da allora le Poste di altri Paesi, come il Principato di Monaco, l’ India, la Germania, hanno ricordato l’Omeopatia con emissioni filateliche o predisposto annulli commemorativi in occasione di Congressi o di eventi internazionali ad essa dedicati.

Per saperne di più si può visitare il Museo dell’Omeopatia a Roma, in Piazza Navona 49 oppure visitare il sito www.fondazionenegro.it/il-museo




MARZO 2016


L’Omeopatia per salvare le api

Il problema della morìa delle api è un problema di cui si è spesso sentito parlare ultimamente. Le api rappresentano una specie delicatissima e quasi in estinzione. Bisogna considerare, inoltre, che per venire in loro aiuto con cure tradizionali ci sono molteplici problematiche che, il più delle volte, non portano a buon fine le cure per salvarle.

L’Omeopatia per salvare le api

È nato così in Italia un progetto per poter prestare le cure opportune alle api con la medicina omeopatica, per la loro salvaguardia e soprattutto lavorando con una terapeutica che non danneggi la loro vita sociale e il loro alveare.

Marta Rota, veterinaria che ha aderito a questo lavoro insieme alla SIOV, la Società Italiana di Omeopatia Veterinaria, ce ne parla qui di seguito:


L’ape è un insetto delicatissimo. Inoltre viene anche considerato un bio-indicatore, in quanto se l’ape sta bene significa che l’ambiente in cui vive è abbastanza sano, invece laddove l’ambiente è inquinato, l’ape ne risente tantissimo. Risente sia dell’inquinamento chimico che di inquinamenti anche un po’ più “fini”, come quello elettromagnetico, quello semplicemente luminoso o i rumori…insomma tutto quanto possa disturbare l’ape.

E si è visto che negli ultimi decenni c’è stata proprio una drastica diminuzione del numero delle api, che si ammalano e muoiono.

Sono allora stati fatti vari studi, e fortunatamente fatti abbastanza bene a livello europeo e quello che si è potuto constatare è che risentono tantissimo di questo genere di fattori che ho elencato prima. In maniera particolare ci sono alcuni inquinanti di cui loro soffrono moltissimo che sono rappresentati dalle sostanze chimiche utilizzate per la concia delle sementi. Al momento queste sostanze sono strate bandite e un po’ la situazione è migliorata ma non in maniera determinante”.


Perché l’ape viene disturbata un po’ da tutto?

Perché l’ape è un po’ come un superorganismo: mentre noi, esseri umani e mammiferi in generale, siamo dei singoli, anche quando viviamo in gruppo, invece per l’ape è come se l’alveare fosse un individuo. Cioè all’interno dell’alveare ovviamente per far funzionare tutto questo individuo globale, hanno una comunicazione veramente molto complessa che si basa sia sulla chimica, quindi la trasmissione di ferormoni, che sono veri e propri neurotrasmettitori, sia sonora con il ronzio, sia gestuale con la “danza” che fanno per raccontarsi dove sono i fiori, che strada hanno fatto per raggiungerli e come si arriva dall’alveare a quei fiori.

L’Omeopatia per salvare le api

Inoltre le api sono dotate di una memoria vettoriale, cioè l’ape che va a cercare i fiori se cambia 3 o 4 volte direzione fino a trovarli, poi torna indietro all’alveare in maniera lineare e sa spiegare alle altri api in maniera lineare dove trovare i fiori senza dover fare tutto il percorso a ostacoli che l’ape cercatrice aveva fatto precedentemente.

Si è stimato che un’ape ha circa 900.000 neuroni tutti connessi in rete in pratica con tutti gli altri neuroni di tutto l’alveare. Quindi è un gigantesco cervello con milioni di connessioni. Ed è quindi facilissimo disturbare tutto questo piccolo universo.


Perché disturbando l’ape si possono avere ripercussioni sull’essere umano?

Perché l’ape è un insetto impollinatore e la maggior parte delle piante non potrebbe riprodursi senza gli insetti impollinatori.

Siccome alla fine sono molto pochi, perché non tutti gli insetti rivestono questa funzione, capiamo bene che la loro importanza proprio per la vita del pianeta è indispensabile, perché quasi tutte le piante necessitano delle api per potersi riprodurre.

Allora succede che le api deboli si ammalano molto più facilmente. La causa principale responsabile della moria delle api è la Varroa, cioè un parassita che le abita, stabilendosi proprio sopra le api, sulle larve e nelle cellette del nido e praticamente fa da “door opener” a tutta un’altra serie di malattie sia virali che batteriche, indebolendo notevolmente le api stesse.

Purtroppo non esistono molte cure “classiche” per questi tipi di problematiche.

Intanto per le malattie virali, come accade spesso anche in medicina umana, non ci sono proprio farmaci. Per quanto riguarda i batteri, per ora in Italia gli antibiotici sono assolutamente banditi.


Ma questo perché?

Perché non c’è modo di dare l’antibiotico alla singola ape ovviamente e quindi quello che si può fare è di spruzzare i farmaci all’interno dell’arnia. Però all’interno c’è un intero mondo, dalle uova, alle larve, alle pupe, ai loro prodotti, come la cera, il miele, la pappa reale, il propoli.

Purtroppo le multinazionali estere stanno spingendo tantissimo affinché venga ammesso l’utilizzo degli antibiotici per la cura negli alveari, ma l’Italia sta lottando affinché questo non avvenga. Anche perché, attraverso studi specifici in merito, si è visto che quando si danno antibiotici alle api, oltre a inquinare i loro prodotti dell’arnia, si rendono endemiche le malattie, cioè si allargano sul territorio. Questo significa che se vi è una forma infettiva, la si vede e si può magari intervenire, mentre se vengono utilizzati gli antibiotici, non si evidenziano più i sintomi classici e visibili della malattia e così non ci si accorge che le api sono malate. Così queste si ammalano poi un po’ di tutto e alla fine sono sempre più deboli. Il risultato finale sarà che muoiono.

La veterinaria Marta Rota
La veterinaria Marta Rota

Ecco allora che l’omeopatia è sicuramente una immensa risorsa in questo campo. Questo perché possiamo trattare benissimo le api spruzzandogli sopra l’acqua con i rimedi omeopatici, senza nemmeno stressarle eccessivamente e senza che abbiano problemi di residui tossici nell’alveare o per loro stesse e senza rischiare di mascherare i sintomi delle malattie infettive. Per altro il trattamento omeopatico per le api è ammesso dal regolamento della comunità europea.

È nato così il progetto per la cura delle malattie delle api con l’omeopatia che sto seguendo con la SIOV. Al momento siamo proprio in fase di studio, nel senso che stiamo mettendo giù un progetto di ricerca della durata di almeno tre anni con l’utilizzo sperimentale dell’omeopatia per la cura.

Non abbiamo ancora risultati perché siamo ancora in fase preparatoria però sembra una strada veramente promettente.


In pratica come sarà il metodo di cura? Sulla base dei sintomi che le api esprimono valutate qual è il rimedio più idoneo?

Proprio così.


Quali sono i sintomi osservabili quando le api stanno male?

Prima di tutto una debolezza, che si manifesta con difficoltà al volo, disorientamento, smarrimento, non trovano più la strada, non la sanno comunicare alle altre api. Questi sono i sintomi principali del malessere. Poi, in base alle forme infettive che sono presenti, si possono avere forme respiratorie o diarrea. Quest’ultima la si può vedere sulla zona dove si appoggiano per entrare e uscire dall’alveare: se vi è questa sofferenza da parte delle api l’ingresso sarà macchiato e sporco.

Poi si guarda se mangiano di meno. Questo valutando quella che viene chiamata “la forza della famiglia”, in quanto ci sono dei parametri standard per capire quanto forte è quella famiglia, osservando anche la quantità di miele prodotto, la quantità di cellette nell’alveare, di uova e di nuovi nati.

Noi veterinari omeopati valuteremo però l’alveare come se fosse un unico individuo e prendendo nota di tutti i sintomi osservabili. Questo perché l’omeopatia lavora proprio sull’osservazione dei sintomi nella globalità dell’essere.


Veramente molto interessate! Allora tanti auguri per questo progetto, sperando di aiutare davvero e senza danni questa popolazione molto speciale che le api rappresentano.

Speriamo di sì!


Grazie anche per aver fornito queste importanti informazioni che hanno messo in risalto il mondo straordinario delle api, dove l’alveare rappresenta un corpo unico interconnesso con milioni di neuroni e non solo, ma anche strettamente collegato alle innumerevoli forme di vita sul nostro pianeta, dal mondo vegetale a noi umani. È davvero un peccato che a causa degli errori della nostra specie sia a rischio di estinzione questo popolo intelligente che svolge un ruolo indispensabile nella catena vitale di tutto il pianeta. Vale forse la pena ricordare che siamo veramente tutti collegati, non c’è differenza di specie, ma siamo tutte forme di vita di Gaia, la nostra Terra, e tutte forme con pari importanza e dignità.


Il rimedio del mese.

Juglans regia

Juglans regia o Nux Juglans è il Noce comune, albero che appartiene alla famiglia delle Juglandaceae.

Il rimedio omeopatico si ricava dalla tintura idroalcolica delle foglie e della scorza del frutto verde, a cui succedono le diverse diluizioni con dinamizzazioni.

Juglans regia

È un rimedio di elezione per le eruzioni cutanee, per crosta lattea con presenza di dolore intorno alle orecchie, per l’acne del viso, per le irritazioni del cuoio capelluto che appare molto arrossato soprattutto dietro le orecchie, con prurito molto intenso di notte tanto da creare difficoltà nel sonno, per le eruzioni sulle braccia e nel cavo ascellare, con presenza di piccole pustole rosse pruriginose e interessamento delle ghiandole ascellari che appaiono infiammate.

È indicato quando le eruzioni peggiorano dopo il lavaggio e il prurito inizia non appena si tolgono i vestiti di dosso.

Riferibili a questo rimedio sono anche l’irritazione degli organi dell’apparato digerente collegati a sintomi in altri organi, soprattutto della testa, come dilatazione e senso di gonfiore dell’addome accompagnati da cefalea con viso arrossato, soprattutto alla sera.

Juglans regia è anche utile in presenza di sintomi di infiammazione e ulcerazioni a carico degli organi sessuali maschili.

Sintomo peculiare per questo rimedio è di avere l’impressione come se la testa stesse galleggiando in aria. Altri sintomi mentali sono l’irritabilità, l’indolenza, la scontentezza che appare in serata, la poca inclinazione a parlare o a discutere, la pigrizia mentale, la disattenzione durante la lettura e la riluttanza a lavorare.

Tutti i sintomi sono generalmente aggravati dal movimento, dopo aver mangiato cibi grassi e dopo le ore 21. Il prurito peggiora sempre di notte e il calore del letto peggiora il mal di denti.

Il mal di testa peggiora parlando e i dolori addominali aggravato col ridere.

I miglioramenti si hanno con l’emissione di gas da stomaco e intestino.

Il tipo Juglans ha ideali e ambizioni chiaramente definiti che è sempre desideroso di raggiungere e sono così importanti tanto da ignorare tutte le convenzioni che si oppongono ai loro desideri. Questo rimedio è utile nelle grandi scelte di vita e dei cambiamenti, dalla casa, al lavoro, al paese. È infatti di aiuto per coloro che hanno deciso di fare un grande passo nella loro vita, rompendo le convenzioni, i limiti o le restrizioni, ma anche per le fasi dello sviluppo, come la fase della dentizione, della pubertà e della menopausa.


News


Giornata Internazionale dell’Omeopatia

Porte aperte degli ambulatori di medici e veterinari nella GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MEDICINA OMEOPATICA 2016, in occasione dell’anniversario della nascita del fondatore dell’omeopatia, il medico tedesco Samuel Hahnemann, che nacque il 10 aprile 1755.

Giornata Internazionale dell’Omeopatia 2016

Nella celebrazione di questa giornata, curata a livello internazionale dalla “LMHI”, Liga Medicorum Homeopatica Internationalis, il più antico e autorevole organismo mondiale nel campo dell’omeopatia, sarà possibile, grazie al contributo volontario dei medici aderenti, sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione delle malattie, di un corretto stile di vita e soprattutto per conoscere il metodo di cura della medicina omeopatica.

Così tra l’8 e l’11 aprile, per chi lo desideri, saranno innumerevoli gli studi dove si potrà richiedere una consulenza gratuita da uno dei medici omeopati che hanno aderito all'iniziativa, con l’opportunità di rivolgersi a una medicina che si basa sul principio del “curare senza nuocere”. Non mancheranno i veterinari omeopati per chi volesse avvicinarsi a questo tipo di medicina anche per i propri amici animali.

Lo scopo dell’iniziativa è far conoscere l’omeopatia direttamente dalla voce di esperti in materia, garantendo così un’informazione esauriente, corretta e soprattutto diretta, attraverso l’esperienza, per colmare le informazioni frammentarie e, nella maggior parte dei casi, fuorvianti che circolano a volte sul web o attraverso altri media.


Ecco i link italiani di riferimento dove è possibile trovare i medici e i veterinari della propria zona che hanno aderito all’iniziativa:

www.giornataomeopatia.it

www.presidiomeopatiaitaliana.it





FEBBRAIO 2016


Omeopatia per tutti

Sì, omeopatia per tutti, proprio come lo slogan “HomeopthyForAll” che si è visto nella platea del Queen Elizabeth Stadium di Wan Chai, a Hong Kong, lo scorso anno, con la partecipazione di 3000 persone, con relazioni mediche e reports di grande rilievo, in occasione del Congresso organizzato dalla Hong Kong Association of Homeopathy and The School of Homeopathy.

La medicina omeopatica si sta rivelando di grande utilità non solo per curare le persone, ma risulta ottimale anche in campo veterinario e in botanica per la cura delle piante e dei suoi frutti.

In Italia sono sempre più numerosi coloro che si rivolgono all’omeopatia per farsi aiutare nell’ottenere e mantenere la propria salute, sia per piccoli che grandi disturbi, anche là dove la medicina allopatica a volte non trova soluzione, o per lavorare in simbiosi e ridurre gli effetti secondari indesiderati.

 Omeopatia per tutti

In questo numero di “H2O” si è voluto far parlare direttamente il pubblico, poiché chi meglio degli stessi interessati ci può raccontare del perché si sono avvicinati alle medicine complementari e fanno uso della medicina omeopatica?!

Ecco qui di seguito le interviste fatte ad alcune persone, giovani e meno giovani, che usufruisco della medicina omeopatica per curare piccoli e grandi disturbi.


Signora L.T, come mai ha deciso di rivolgersi all’omeopata e quando è successo?

È successo tre anni fa. È stato vedendo una locandina in paese, in occasione di una conferenza promossa dal Comune dove abito, in cui si parlava dell’aiuto che la Medicina Omeopatica può dare nelle forme allergiche. Ne sono stata colpita proprio perché mio figlio soffriva di una grave forma allergica respiratoria. Purtroppo con le sole cure tradizionali e vaccini specifici antiallergici non solo non aveva avuto nessun giovamento ma addirittura aveva contratto una sorta di intossicazione farmacologica e non poteva più prendere medicine.

Come mamma non sapevo più come fare e vedere il mio bambino con gli occhi gonfi, le crisi di asma e i problemi respiratori ormai gravi mi preoccupava tantissimo. È stato quindi un incontro casuale e direi fortunato perché così ho potuto venire a conoscenza di come la medicina omeopatica cura, senza effetti collaterali e risolve la malattia alla sua base. Devo dire che prima non ne sapevo nulla, anzi, ero abbastanza scettica. Ma vedendo i risultati sul mio bambino ora curo anche l’altra figlia per altre problematiche. Diciamo che è partito come un tentativo da parte mia e di mio marito, dicendoci: “ proviamo con l’omeopatia “. È andata davvero bene e ne siamo contenti e abbiamo consigliato così la medicina omeopatica anche ad amici e conoscenti!


Signor C.G, come mai ha deciso di avvicinarsi all’omeopatia?

Innanzitutto per un discorso, diciamo, di ritorno alle origini naturali della medicina.


In che modo ha conosciuto questa terapeutica?

L’ho conosciuta tanto tempo fa, circa 20 anni fa, quando era ancora un po’, diciamo così, una medicina poco conosciuta, quasi di nicchia. Purtroppo, a quell’epoca, avevo dovuto constatare che molti medici non avevano una competenza specifica e cercavano di curare con l’omeopatia più che altro per venire incontro ai pazienti dal punto di vista economico perché gli altri medicinali erano molto cari rispetto ai preparati omeopatici.


Ma l’ha scoperta qui in Italia o all’estero?

In Italia


 Omeopatia per tutti

Come mai adesso ha deciso di affidarsi alle sue cure?

Perché leggendo e informandomi ho visto che la medicina ortodossa fa uso di farmaci con molte controindicazioni e ho sperimentato direttamente su di me numerosi effetti collaterali. Ho cercato allora una medicina che rispettasse di più il mio corpo. Il mio pensiero è questo: noi siamo costituiti quasi dell’80% di acqua e siamo un laboratorio chimico naturale, quindi i farmaci devono essere naturali e permettere che il corpo risponda con maggiore tranquillità. La chimica di laboratorio molte volte è invasiva e invadente! Secondo me conoscendo meglio il nostro corpo dobbiamo fidarci delle sue potenzialità. L’omeopatia è una scienza più naturale e semplice, basata su considerazioni antiche, e secondo me bisogna tornare a questa semplicità invece che affidarsi ad elaborazioni chimiche piene di controindicazioni.


Signora S.R, mi diceva che lei ha conosciuto l’omeopatia parecchi anni fa, con persone che già la usavano, giusto?

Sì, con dei francesi, in Francia l’omeopatia era normale già allora.


Per cosa l’ha usata?

Praticamente ho fatto tutta la gravidanza con l’omeopatia. Prendevo dei rimedi in granuli, adesso sinceramente non ricordo che rimedi fossero perché sono passati più di trent’anni.


Quindi ha avuto una buona gravidanza?

Assolutamente sì, tranne proprio l’ultimo mese perché mi era venuta una nefrite gravidica.


Curata anche questa con l’omeopatia?

Sinceramente non ricordo. Dagli esami era risultata questa cosa e il ginecologo mi aveva detto di starmene a letto. Per il resto non ho mai avuto nausee o altro, sono sempre stata benissimo e anche dopo il mio bambino è sempre stato bene.


Usa anche attualmente l’omeopatia?

Certamente!


Signor A.L, come mai usa l’omeopatia per curarsi?

Ho scelto l'Omeopatia ormai quasi da 25 anni essenzialmente per due ordini di ragioni: primo fra tutti in assoluto perché mi ha curato e risolto efficacemente le patologie per cui vi ho fatto ricorso; in secondo luogo perché quando mi sono documentato sulle sue metodologie terapeutiche le ho trovate molto avanzate e tecnologicamente efficaci rispetto a quelle della medicina comune.

 Omeopatia per tutti

Infatti ho verificato sulla mia pelle che la medicina comune combatte la malattia immettendo nel corpo sostanze che la aggrediscono ma spesso si portano dietro effetti secondari non piacevoli (ad esempio mi riferisco al cortisone). L'Omeopatia non aggredisce la malattia ma spedisce al cervello del paziente l'informazione utile perché il cervello stesso possa curare la patologia dall'interno! Questo mi ha illuminato e fatto capire che anche se molto antica l'Omeopatia è una scienza terapeutica molto avanzata ed efficace. Ed in concreto io non ho più sofferto di mal di gola, influenza e psoriasi che mi affliggevano. E senza effetti secondari… mai!


Signora T.B, per quale motivo si cura con la medicina omeopatica?

Per diretto consiglio di mia mamma e mio papà che già facevano uso da tempo di questa medicina per diverse problematiche. Così ho pensato di tentare questa strada che mi è sembrata più valida rispetto alla medicina convenzionale e soprattutto per il fatto che aspettavo un bimbo e non volevo che nel caso mi fossi ammalata e avessi dovuto prendere medicine, ci fossero degli effetti tossici per il feto causati dai farmaci chimici.

E così ho cercato un approccio terapeutico differente. Inoltre avevo una verruca al piede, che avevo preso da quando avevo iniziato a frequentare i centri estivi alle scuole elementari e che mi trascinavo da allora nonostante numerose operazioni, circa una decina di asportazioni chirurgiche, senza mai guarire, senza parlare delle precedenti prassi dolorose, dal ghiaccio secco, al calore. Ormai mi ero rassegnata e la verruca. dolorosa e invalidante, faceva ormai parte di me. Da qualche mese ho voluto chiedere aiuto all’omeopata per aiutarmi a risolvere questo annoso problema e ho constatato con grande contentezza che grazie alla terapia con il rimedio omeopatico, la verruca adesso sembra addormentata: non si sviluppa e non si allarga più come faceva prima, quando c’era una sorta di fioritura a cavolfiore. Adesso non capita più, sembra ibernata e non cresce. Sto continuando quindi la terapia indicata per arrivare a risolvere completamente questo problema.


Signor F.F, come mai ha pensato di ricorrere alle cure omeopatiche oggi?

In realtà avevo iniziato già precedentemente, cioè negli anni ’80, subito dopo l’incidente automobilistico che mi aveva immobilizzato le gambe e le funzioni neurologiche della vescica e dell’intestino. Allora avevo 23 anni, quindi parliamo di una trentina di anni fa, quando iniziai a curarmi con le medicine omeopatiche.

Comunque sono una persona che tendenzialmente pensa che le cure naturali, se sono possibili da utilizzare, siano le migliori, penso per il fatto che non creino effetti indesiderati. Inoltre mi piace mangiare cibi biologici e sono portato a tutto ciò che fa parte del settore naturale.


 Omeopatia per tutti

Come si sta trovando con la medicina omeopatica adesso?

Benissimo, soprattutto per quanto riguarda la mia grossa problematica delle infezioni ricorrenti vescicali, che fino a un anno fa non si sapeva più come risolvere e lo stesso neurologo mi aveva consigliato di rivolgermi anche alle cure omeopatiche, per non dover usare a vita le cure farmacologiche, soprattutto dove i batteri sempre più stanno sviluppando una antibioticoresistenza. Mi sono trovato proprio bene tanto da consigliare l’omeopatia a persone che conosco che soffrono della stessa mia patologia.


Signora D.D, quando ha cominciato a curarsi con l’omeopatia?

Diversi anni fa, per la menopausa. Avevo dei problemi ma non volevo ricorrere agli ormoni della terapia sostitutiva e quindi non sapevo tanto cosa fare. Degli amici mi avevano consigliato l’omeopatia, così ho provato ed in effetti mi sono trovata bene, molto bene, devo dire: infatti mi ha tranquillizzata e liberata dai sintomi che avevo. Ho apprezzato molto i risultati.


Si sta ancora curando con l’omeopatia?

Certo. Da allora ho acquisito fiducia nell’omeopatia e quindi quando mi è capitato di avere altri problemi di salute, anche molto semplici tipo l’influenza o il mal di gola in inverno, mi sono rivolta all’omeopatia e mi sono sempre trovata molto bene.

Anzi, visto che per me aveva funzionato, ho pensato di chiedere consiglio per quanto riguardava la mia cagnolina, che aveva avuto un’operazione abbastanza complessa per un tumore mammario. Quindi ho chiesto se fosse stato possibile trovare un rimedio anche per lei. In effetti è stata un’esperienza decisamente positiva. Nonostante l’operazione piuttosto invasiva e una diagnosi abbastanza preoccupante per quanto riguardava il suo futuro, la cagnolina è vissuta poi ancora per otto anni, facendo una vita normale e gratificante per lei. Faceva tutto quello che le piaceva, era felice e di ottimo umore. È stato un riscontro molto bello e io ringrazio l’omeopatia anche per questo.


Queste testinomianze dirette vanno a confermare i dati che erano emersi dallo studio “Homepathy and health related quality of life: a patient survey in six European countries and Brazil”, pubblicati sulla rivista Homeopathy già nel dicembre 2014.

Questa ricerca aveva visto, tra gli obiettivi principali, la valutazione dei motivi che spingono a recarsi dall’omeopata e la soddisfazione in termini di qualità della vita. Era stata promossa da un gruppo di organizzazioni di consumatori di sei paesi europei e uno latino-americano, cioè: Italia, Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Spagna e Brasile. In questo lavoro di ricerca erano stati coinvolti medici esperti in omeopatia, che avevano raccolto 1.595 questionari sottoposti ai pazienti alla loro prima visita. Tra questi, 919 erano relativi a domande e informazioni sulla salute del paziente in relazione alla qualità della vita misurati dopo la prima visita (baseline), mentre 444 erano questionari di follow-up dopo 6 mesi di trattamento.

Omeopatia per tutti

Era stato sottolineato che uno stato patologico che si protrae nel tempo è il motivo principale che spinge un paziente a recarsi dal medico omeopata.

Prima di ricorrere all’omeopatia il 77,2% dei pazienti si era avvalso di terapie convenzionali, mentre il 22,8% di trattamenti non convenzionali. Dopo sei mesi dalla prima visita da un medico omeopata, il 58% dei pazienti dichiarava che avrebbe raccomandato certamente l’omeopatia, mentre il 22,9% l’avrebbe probabilmente raccomandata..

Al termine del periodo di indagine, era stato valutato l’impatto della patologia percepito dal paziente, osservando un miglioramento statisticamente significativo in tutti i gruppi analizzati per patologia, con risultati particolarmente rilevanti in caso di allergie, stress, ansia e traumi muscolari. Erano stati, inoltre, presi in considerazione elementi quali la competenza dell’omeopata, la durata della prima visita, l’ascolto dei problemi dei pazienti, la completezza delle informazioni ricevute e i miglioramenti percepiti. Ne risultava che, a sei mesi dall’inizio del trattamento, la soddisfazione del paziente si attestava tra 6.1 e 7.5 (in una scala da 1 a 10).

Lo studio riportava diverse informazioni sulle scelte terapeutiche ed evidenziava anche l’insoddisfazione per il 61,8% del campione nei confronti dei risultati ottenuti con il trattamento di medicina convenzionale e il possibile sviluppo di effetti collaterali per il 20,1% con tali trattamenti. A questo si aggiungeva che per il 13,9% la terapia convenzionale era troppo aggressiva, mentre per il 13,2% gli effetti collaterali erano troppo marcati: tutte motivazioni che avevano portato il paziente a interrompere un trattamento convenzionale.

Come si può constatare i numeri parlano e i risultati di questa ricerca confermano l’esperienza clinica di più di 250.000 medici che in tutto il mondo prescrivono medicinali omeopatici per la cura di numerose patologie e soprattutto che, una volta cominciata una terapia omeopatica, la soddisfazione del paziente risulta elevata.


Il rimedio del mese.

Sulfur

È uno dei più importanti e più usati rimedi in omeopatia. Si ricava dalla triturazione di cristalli di zolfo ridotti in polvere e successivamente sottoposti a diluizioni e dinamizzazioni in soluzione idroalcolica.

Sulfur

Agisce su molti apparati organici, quali il sistema nervoso centrale, i vasi sanguigni e la circolazione, il tratto gastrointestinale, il fegato, il sistema urogenitale, l’apparato muscolo-scheletrico, ma la pelle in particolare può essere considerata l’organo bersaglio.

Sulfur è considerato un rimedio di elezione dopo intossicazioni da farmaci, da sostanze tossiche e da metalli pesanti.

Le sue indicazioni principali riguardano le rinofaringiti acute e croniche con catarro, riniti allergiche e attacchi di asma soprattutto notturna, otiti produttive, congiuntiviti e orzaioli, malattie gastrointestinali croniche, stipsi o diarrea, malattie del fegato, eruzioni cutanee, acne, foruncoli e patologie conseguenti alla soppressione di eruzioni cutanee con farmaci. Spesso utilizzato, se lo confermano anche i sintomi caratteriali, per vene varicose, emorroidi, aterosclerosi e ipertensione arteriosa, lombalgie, sacralgie, dolori muscolari e quando ci sono irregolarità del ciclo e disturbi della menopausa nelle donne e infiammazioni e ingrossamento della prostata negli uomini.

È particolarmente indicato nei bambini piccoli con aspetto di "uomo vecchio", con la pelle secca e grinzosa e che mostrano avversione all'acqua e a farsi lavare.

Le particolarità caratteriali di Sulfur sono tipiche di quelle persone che bastano a se stesse e non si preoccupano del giudizio degli altri, anche se sono socievoli, sanno stare al centro della scena in modo spontaneo, sono un po’ ostinate, disordinate e a volte pasticcione. Se indossano un abito con una macchia non gli danno importanza, anzi considerano belli i loro abiti anche quando appaiono un po’ stropicciati. Sono quelle persone che amano filosofeggiare e fare teorie, tanto da meritarsi l’appellativo di “theorizing” in omeopatia.

Chi necessita di questo rimedio è un tipo pigro, che bighellona, ha paura delle altezze, poiché gli vengono le vertigini. Esita a rispondere e ride nel sonno. Ha incubi se dorme sdraiato sulla schiena e i bambini gridano nel sonno.

Alla mattina verso le 11 tutti i suoi sintomi peggiorano e a quest’ora sente un buco nello stomaco. Ha un sonno superficiale, irrequieto. Sviene facilmente, specialmente in corso di malattie gastriche. Dorme tendenzialmente nudo e si sveglia verso le 5 con sapore amaro in bocca. Ha crisi di asma verso mezzanotte, con senso di oppressione toracica, e vuol lasciare aperta la finestra. Soffre di meteorismo e i gas emessi hanno odore di uova andate a male.

Altri sintomi tipici sono: sensazione di calore diffuso, caldo e vampate di calore e bruciore alla pianta dei piedi, tanto da mettere fuori dalle coperte i piedi dormendo. Bisogno impellente di correre in bagno al risveglio, ma anche situazioni di stipsi con feci dure e dolorose da espellere. Mani calde e sudate. Improvvisa urgenza di urinare. Sudorazioni di cattivo odore, soprattutto nei piedi. Pelle secca, rugosa, che sviluppa facilmente infezioni e prurito intenso e bruciore, con prurito che peggiora grattandosi. Lesioni cutanee intorno agli orifizi con arrossamento di labbra, occhi, narici e ano.

Le persone “sulfuriche" hanno sempre troppo caldo e bevono molto durante i pasti. Hanno alternanza di asma ed eruzioni cutanee. Tendono a svegliarsi tardi al mattino, con sonnolenza diurna spesso associata a insonnia notturna.

Hanno avversione nei confronti delle uova, dei cibi acidi, della carne e del latte, ma anche intolleranza nei confronti di questi alimenti. Hanno invece desiderio di alcolici, dolci, cibi piccanti, speziati e grassi. Non sopportano gli abiti di lana, lavarsi e il calore del letto poiché in tutti questi casi sviluppano arrossamento, prurito e eruzioni cutanee.

In Sulphur sono frequenti le cosiddette alternanze tra varie patologie, per cui ad esempio si può soffrire di eczema, asma, emorroidi, cefalea, reumatismo o diarrea che si alternano tra di loro, nel senso che scompare l’una e compare l’altra, in genere con una periodicità settimanale.

Tipico per questo rimedio è il peggioramento dei sintomi sopprimendo le eruzioni cutanee, con lo sfregamento della cute con i tessuti di lana, con lo sforzo, bevendo alcolici e mangiando grassi, con l’acqua, col caldo del letto e stando fermi a lungo in posizione eretta.
I miglioramenti si hanno con l'aria fresca, il tempo secco, oziando, muovendo e flettendo gli arti.


Appuntamenti nel mondo


XIV Congresso FIAMO

Italia

A Riccione, ci sarà dall’11 al 13 Marzo il XIV Congresso FIAMO, della Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati dal titolo “Le Forme del Dolore”, con valutazione della terapia omeopatica nel trattamento del dolore in medicina umana e in medicina veterinaria.


Spagna

A Donostia San Sebastian, nei Paesi Baschi, dal 6 all’8 maggio si terrà il VII Congresso Nazionale di Omeopatia organizzato dall’Associazione Omeopatica di Navarra e Paesi Baschi (AVNMH).

Il congresso contemplerà anche uno spazio per gli utenti generici, con workshop dedicati alla medicina, alla veterinaria e alla farmacia.

Tra i relatori sarà presente il Premio Nobel della medicina Jean-Luc Montagnier.


Argentina

A Buenos Aires, dal 24 al 27 agosto avrà luogo il 71° Congresso Internazionale di Omeopatia a cura della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis (LMHI) dal titolo: "Omeopatia, Medicina del Microcosmos"

Il dottor Gustavo Castaldi, Presidente del Congresso, commenta così questo prossimo evento: “Nella storia della conoscenza c'è una ricca tradizione per quanto riguarda la rappresentazione dell'uomo come riflesso dell'Universo. Pertanto, l'uomo è sostanzialmente un "piccolo mondo" nella sua costituzione psico-fisica e porta in sé le informazioni dei tre regni della Natura. La malattia si manifesta nel microcosmo umano, che dà voce alla sostanza. L'omeopatia è la terapia che utilizza le sostanze da ogni regno ed è in grado di raggiungere l'equilibrio del microcosmo umano”.





GENNAIO 2016


L’omeopatia per la cura di orti e giardini - Parte II

L’applicazione dell’omeopatia in campo botanico ha permesso di evidenziare come questa scienza terapeutica abbia proprietà curative stupefacenti e possa considerarsi la medicina di tutti gli esseri viventi, senza nessuna differenza di specie o di regno naturale di appartenenza.

Coltivazioni in Orto omeopatico 2015
Nelle foto: Coltivazioni in Orto omeopatico 2015

Questo proprio grazie alla capacità di agire sulla forza vitale degli organismi, attraverso l’invio di un “messaggio” di tipo fisico legato alle proprietà dell’acqua e veicolato dall’acqua stessa che contiene l’impronta della sostanza riparatrice in essa disciolta. In questo modo gli organismi ammalati possono ripristinare l’equilibrio che gli è propriamente intrinseco per natura.

Proprio l’esperienza dell’Orto Omeopatico, condotto in occasione di EXPO 2015, ha portato le ultime ricerche dell’agro-omeopatia a conoscenza del grande pubblico.

Nel corso delle conferenze tenute presso il Museo Botanico di Milano, legate alla cura dell’orto omeopatico, si è avuta la partecipazione di circa trenta relatori, a corollario di un lavoro interdisciplinare veramente importante.

Ma ecco più nello specifico la parola direttamente al dottor Giuseppe Fagone, della Federazione Italiana Medici Omeopati


Come è stato realizzato l’orto omeopatico?

L’orto è stato curato in maniera specifica dalla dottoressa Raffaella Pomposelli, presidente del centro omeopatico “ Belladonna”, dalla dottoressa Antonella Ronchi, presidente nazionale della FIAMO e dall’agronoma Maria Franziska Rindler.

Senza contare l’aiuto dato da diversi omeopati che si sono alternati nei lavori fatti pragmaticamente all’interno dell’orto stesso

L’orto è stato concretizzato partendo e utilizzando quelle che sono le tecniche della biodinamica per l’impianto e il trattamento del terreno. Inoltre è stato utilizzato tutto quello che si conosce del trattamento degli orti e delle piante con l’omeopatia partendo dai lavori pubblicati da Vaikunthanath das Kaviraj, che è un omeopata olandese, scrittore, ricercatore e pioniere dell’Agro-omeopatia, con la consulenza della Rindler e poi, con i consigli di una omeopata e agronoma tedesca, la dottoressa Christiane Maute, che ha partecipato al ciclo di conferenze ed ha presentato il suo libro che parla del trattamento omeopatico delle piante, di cui recentemente è uscita una edizione in italiano, dal titolo “L’omeopatia per la cura delle piante”.


Quale è stato il programma delle conferenze tenute?

L’altra cosa importante del nostro progetto è stato proprio il programma di conferenze il cui titolo generale era “ Curare quel che ci nutre per nutrire il pianeta”.

Coltivazioni in Orto omeopatico 2015

In realtà questo ciclo di conferenze in qualche modo voleva raccogliere tutto quello che in questo momento gli omeopati hanno messo a punto sulla conoscenza dell’omeopatia in agricoltura. Così è successo che i partecipanti hanno portato il massimo della conoscenza in questo campo, come hanno fatto appunto Rindler e Maute, che hanno parlato della loro esperienza diretta nel trattamento degli orti e delle piante. Notevole è stata anche la partecipazione di Lucietta Betti, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, che ci ha illustrato le ricerche più recenti. Nello specifico si tratta di sperimentazioni effettuate con tutti i crismi della ricerca scientifica, cioè la sperimentazione in doppio cieco, l’osservazione ripetuta nel tempo, l’incrocio dei risultati con altri ricercatori internazionali, soprattutto con un pater dell’Università di Berna che si occupa delle stesse cose.


Come è stata la risposta del pubblico?

Il pubblico intervenuto si è mostrato estremamente interessato all’argomento e fortemente motivato, tanto che spesso, più che conferenze sono diventate dei workshop, in cui si è sviluppata una interazione molto forte tra i partecipanti e i relatori. È capitato che in una stessa conferenza si intrecciassero una conoscenza scientifica d’avanguardia con una conoscenza pragmatica quotidiana nella gestione dell’agricoltura, tanto che il pubblico ha potuto partecipare allo svisceramento dell’argomento, approfondendolo da più sfaccettature.


È una esperienza che pensate di ripetere il prossimo anno?

Direi che potrà essere riproposta per alcune sue parti, sicuramente in altre occasioni.


Di certo la sperimentazione diretta sul campo per valutare le patologie delle piante e come trattarle con i rimedi omeopatici ha una importanza notevole!

Certo che sì!

Anche perché i risultati con l’utilizzo dell’omeopatia nel trattamento delle piante sono anche abbastanza evidenti e sono rapidi, nel senso che non è che devi aspettare mesi per vedere se funziona. Lo vedi subito, da un giorno all’altro ti rendi conto se sta funzionando il trattamento. Se hai una infestazione di afidi e utilizzi il rimedio nella diluizione omeopatica adeguata, spruzzandolo sulla pianta, l’indomani gli afidi si sono ridotti a un decimo o addirittura non ci sono proprio più, ma perlomeno ridotti a una quantità di afidi accettabili per le coltivazioni.

Coltivazioni in Orto omeopatico 2015

Oppure se hai nel tuo orto una infestazione di lumache che si stanno divorando la tenera lattuga in crescita e spruzzi sopra alla lattuga e sul terreno il rimedio omeopatico idoneo, all’indomani mattina le lumache non ci sono più…se ne sono andate!


Così le lumache se ne vanno via e l’insalata non è nemmeno avvelenata da sostanze tossiche e stanno tutti tranquilli, compresi i nostri amici animali di casa!

Infatti il nostro scopo è quello di arrivare a ridurre drasticamente la presenza di residui dannosi nel terreno e negli alimenti e l’unico modo che si ha per ottenere questo risultato è utilizzare l’omeopatia.

Quando, per esempio, Lucietta Betti porta i risultati ottenuti sul trattamento del cavolfiore aggredito da un fungo infestante che hanno spesso i cavolfiori, la Peronospora, oppure sul trattamento delle fragole contro la Botrytis, che appare come una muffa bianca in superficie, non si può fare a meno di entusiasmarsi. I dati dimostrano che trattando le fragole omeopaticamente, non solo sparisce il fungo, ma esse, ad una analisi bromatologica, cioè del contenuto e qualità dei nutrienti, risultano più ricche di sostanze antiossidanti e vitaminiche rispetto alle altre. Perché quello che ottiene il rimedio omeopatico è di migliorare la capacità della pianta di produrre le sostanze che le sono proprie. Quindi, siccome aumentano gli antiossidanti e la capacità di difesa della pianta, la muffa non attecchisce. Dunque non solo la guarisce ma rende anche più buono il frutto. Lo stesso si è osservato con il cavolfiore, in cui, dal punto di vista nutrizionale, erano aumentati i componenti che noi troviamo utili, per esempio, contro l’insorgenza di malattie e tumori dell’intestino.

E con i lavori della nostra ricercatrice italiana c’è proprio un dato scientifico: ha fatto sperimentazione in doppio cieco e sono state fatte le analisi dei contenuti delle piante e delle sostanze che ci interessano dal punto di vista nutrizionale.

Per cui non è che uno dice che il frutto “ mi sembra” più buono, perché più buono lo è veramente!


Allora l’omeopatia lavora proprio per ottenere il giusto equilibrio degli organismi. E se lo fa sui vegetali, succede anche sugli umani…

Sì, e succede anche in campo veterinario. Lo constatano gli stessi veterinari, con i loro lavori di applicazione clinica. Quello dell’agricoltura è un campo abbastanza nuovo in cui stiamo facendo esperienza un po’ tutti noi omeopati e riteniamo che l’omeopatia in agricoltura permetta grandi sviluppi.

La ricercatrice Lucietta Betti
La ricercatrice Lucietta Betti

La realizzazione dell’ Orto omeopatico al Museo botanico ha messo in relazione tutta una serie di conoscenze sullo studio dell’omeopatia a vantaggio della diffusione della medicina omeopatica in più discipline. Per esempio ha reso visibile un lavoro particolarmente interessante che sta svolgendo la veterinaria omeopata Marta Rota insieme alla SIOV, la società italiana di omeopatia veterinaria, sul trattamento delle api con l’omeopatia. Lo scopo è di ridurre i danni che queste subiscono da alcuni parassiti, che sono abbastanza difficili da trattare con la medicina ortodossa perché crea una tossicità importante per le api stesse. Invece trattandole con l’omeopatia non vi è tossicità ed è salvo sia l’alveare che la salute delle api.


Quindi quali sono le prospettive interdisciplinari di applicazione della medicina omeopatica nel futuro prossimo?

Diciamo che i risultati di questo lavoro sono stati tali da incoraggiare una serie di collaborazioni. Già qui a Milano ci saranno degli incontri sull’Agro-omeopatia e l’agronoma Rindler ha iniziato una collaborazione con un gruppo di coltivatori in Puglia. Ora sono cose “seminali”, cioè si buttano dei semi e questi a poco a poco germoglieranno da qualche parte, producendo frutti. Diciamo figurativamente così, visto che siamo in tema di orto!


L’esperimento dell’orto omeopatico si è concluso con la stagione invernale e la dottoressa Raffaella Pomposelli, che ha seguito amorevolmente e scientificamente il progetto, ha raccontato: “Che cosa rende l’esperienza dell’orto omeopatico affascinante per me? Lavorare con le mani nella terra, osservare attraverso le piantine che cosa la terra chiede per nutrirle bene, pensare al rimedio omeopatico più simile da somministrare. Allora potremo cogliere dalla terra i frutti e restituirle nutrimento con il rimedio omeopatico che la renda più sana di quando l’abbiamo incontrata, per le prossime colture e per chi verrà dopo di noi.”

Si allega qui il link della conferenza tenuta dalla ricercatrice Lucietta Betti in occasione dell’ “Orto omeopatico EXPO Milano 2015”, in cui vengono esposti i principi essenziali omeopatici in agricoltura e sono illustrati alcuni esperimenti sull'uso dell'omeopatia nella pratica agricola.

www.youtube.com/watch?v=5ytC2Anizo4



Il rimedio del mese.

Abies nigra

Abies nigra

L'Abies nigra è l’Abete nero americano o Picea mariana: un albero originario del nord America che appartiene alla famiglia delle Pinaceae

Per la preparazione del rimedio omeopatico si utilizza la resina, fatta macerare in alcool e acqua come tintura madre e poi ulteriormente diluita e dinamizzata in successione secondo necessità.

È un rimedio principalmente usato quando ci sono disturbi gastrici, spesso in soggetti di età avanzata che possono soffrire anche di problemi cardiaci funzionali.

Caratteristici per Abies nigra sono sintomi come: dolore nella regione epigastrica appena dopo il pasto, spasmi gastrici con sensazione di nodo o peso alla bocca dello stomaco, gastrite, ulcera gastrica, esofagite da reflusso, eccessiva acidità gastrica, difficoltà nella digestione accompagnata da testa calda e guance rosse, stitichezza, sonnolenza post-prandiale, sensazione come di avere un uovo sodo nell’esofago con persistente contrazione dolorosa, perdita totale di appetito al mattino, ma grande desiderio per il cibo a mezzogiorno e sera. Un altro sintomo caratteristico di Abies nigra è rimanere sveglio e inquieto di notte, spesso con sonno difficile accompagnato da brutti sogni e con un forte senso di fame.

Il rimedio è anche indicato quando i disturbi digestivi sono accompagnati da sintomi cardiaci, da pulsazioni accelerate o rallentate, da dolore acuto e lancinante al cuore, da senso di soffocamento che peggiora da sdraiati. I sintomi della sfera mentale sono rappresentati da depressione e malinconia, nervosismo, difficoltà a pensare o studiare e sonnolenza durante il giorno.

Si può anche usare questo rimedio quando, oltre ai sintomi sopra descritti, si ha una sensazione generale di freddo o una alternanza di calore e freddo, oppure dolori reumatici o dolori nelle ossa, dolori nella zona renale o quando si ha un peggioramento generale dei sintomi dopo mangiato e dopo l’uso di tè o di tabacco.


L'Omeopatia nella cura delle piccole urgenze, di Annalisa Motelli

Spotlight


Un libro consigliato

L'Omeopatia nella cura delle piccole urgenze, di Annalisa Motelli, è un libro scritto per rispondere alla richiesta dei pazienti di capire meglio come funziona l'Omeopatia e di avere a disposizione un piccolo prontuario di primo soccorso domiciliare.

Non è importante “credere nell'Omeopatia” per essere curati dall'Omeopatia, ma è necessario che si capisca perché ci si ammala, quali sono le reali cause della malattia e come la terapia omeopatica agisce.
E’ un libro che racchiude numerosi anni di esperienza clinica dell'autrice e indicato per imparare a usare i principali rimedi omeopatici. Sarà così di grande aiuto nell’affrontare le più comuni patologie acute, soprattutto adesso per i malanni invernali, come febbre, raffreddore, otite, faringite, tosse, congiuntivite, affezioni gastrointestinali e malattie infettive pediatriche.

Nella prima parte del libro sono trattati i principi teorici fondamentali dell’ Omeopatia.
Nella seconda parte sono descritte alcune delle patologie acute più comuni e l'approccio omeopatico più correttamente applicabile.
Nella terza parte sono commentati alcuni dei rimedi omeopatici più importanti.









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