Shan, il Cuore Antico dei Popoli Naturali

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Il film Shan di Stefano Milla è stato per molti mesi nella classifica dei primi 30 più visti in Italia

Il viaggio fantastico di cinque musicisti sulle tracce delle tradizioni invisibili del pianeta


Sono passati poco più di quattro anni dal 27 marzo del 2007, giorno in cui uscì al Cinema Empire di Torino la Prima del film “Shan, il cuore antico dei popoli naturali” di Stefano Milla interpretato dai musicisti del LabGraal, Rosalba Nattero, Giancarlo Barbadoro, Luca Colarelli, Andrea Lesmo e Gianluca Roggero.

Da allora il film ha collezionato una inarrestabile serie di successi di pubblico e di critica che lo ha portato davanti alle platee delle maggiori città italiane e straniere, e per lungo tempo nel circuito televisivo di Sky, facendo registrare un successo inaspettato che lo ha collocato, oltretutto, tra i primi 30 film nella speciale classifica dei più visti in Italia e attirato anche l’attenzione della trasmissione di Rai 1 “Cinematografo” di Gigi Marzullo.

I commenti positivi al film non si sono limitati al circuito nazionale ma ne hanno varcato i confini giungendo in Bretagna, sul palcoscenico dell’ONU di New York e al Festival di Cannes come fuori concorso.

Nel suo lungo e prestigioso iter è approdato per la terza volta a Roma. Dopo la Prima romana tenutasi nell’anno di uscita al Politecnico Fandango e dopo essere stato in programmazione al Cinema dei Piccoli nella Villa Borghese, è stato proiettato il 26 maggio scorso al Nuovo Cinema Aquila nell’ambito della serata di Cineforum proposta dall’Associazione Culturale nel Richiamo di Madre Terra in collaborazione con la Ecospirituality Foundation e con il patrocinio del VI° Municipio di Roma Capitale.


La conferenza stampa per la Prima del film al Cinema Empire di Torino

Shan, il cui termine significa “natura” nell’antica cultura druidica, si colloca in un genere di film abbastanza particolare per il quale bisognerebbe forse coniare un nuovo filone, tra il musical, il documentario e la fiction. Tratta di fondo della realtà dei Popoli naturali del pianeta, un tema di fondamentale attualità e che ci riguarda molto da vicino in quanto soggetti immersi nel modello opposto della società naturale dei popoli nativi, quella della società maggioritaria prodotta dalle grandi religioni e artefice del mondo disarmonico sotto gli occhi di noi tutti. Di solito, prima della proiezione si genera la curiosità di vedere la reazione del pubblico di fronte alla descrizione di una realtà storica e concreta ma allo stesso tempo attuale e invisibile perché sconosciuta, quale è quella dei Popoli della Terra che costituiscono ormai più del 30% dell’umanità. Ci si chiede quanto il pubblico possa essere sensibile ad una realtà che erroneamente viene fatta credere distante anni luce dalle problematiche incombenti che ci assillano quotidianamente.

E la risposta del pubblico anche questa volta non è mancata.

Shan racchiude diverse anime apparentemente scollegate tra loro ma allo stesso tempo profondamente interconnesse mediante un percorso che si intreccia in modo affascinante e sorprendente su tre componenti: una documentaristica di denuncia per la difesa dei diritti dei Popoli naturali, una musicale che illustra le vicende artistiche e di lotta del LabGraal, una fantasy che spazia tra mito e spiritualità.


I protagonisti, Rosalba Nattero, Giancarlo Barbadoro, Luca Colarelli, Andrea Lesmo e Gianluca Roggero, con il regista Stefano Milla

Una pellicola con tali caratteristiche si è dimostrata particolarmente adatta alla formula del Cineforum, suscitando un serrato confronto tra gli spettatori sull’attuale rapporto disarmonico tra individuo e Natura, sulla necessità di un suo improcrastinabile recupero e sul ruolo costruttivo che le società naturali, come uniche e legittime interpreti e depositarie del rapporto originale tra Uomo e Natura rivestono nel panorama dell’odierno mondo conflittuale.

La componente documentaristica si snoda attraverso le lotte e le iniziative culturali promosse in tutto mondo, sotto l’egida e l’incoraggiamento dell’ONU, da Rosalba Nattero e Giancarlo Barbadoro. La ricerca delle antiche tradizioni dei Popoli naturali li ha portati a contatto con numerose realtà native del pianeta trovando con tutte profonde affinità che li ha spinti a sposare le cause della difesa della loro identità e dei loro luoghi sacri spesso oggetto di soprusi e violazioni. Sono diventati così portavoce di varie etnie e comunità native presso l’ONU, portando sotto i riflettori di un palcoscenico mondiale i casi di violazioni dei diritti umani e religiosi che hanno subito: dall’Apache Survival Coalition della tribù San Carlos dell’Arizona alle prese con la profanazione della loro montagna sacra Mount Graham, alla comunità bretone di Menhir Libre che si batte per il ripristino dell’accesso al sito megalitico di Carnac da vent’anni recintato e precluso anche ai residenti, alla comunità Wiran Aboriginal Corporation, Australia, che lotta per il recupero delle spoglie dei loro antenati sottratte loro da tempi remoti, al Popolo Bassa del Camerun che vede anch’esso violata la propria montagna sacra Ngog Lituba, fino all’United Confederation of Taino People che si oppone con forza al ritratto dai connotati razzisti con cui viene descritto attraverso il mondo del cinema con la Saga dei Pirati dei Carabi.


Il ricevimento per la Prima del film a Roma

Nel film si ripercorrono, attraverso interviste a leader spirituali, Declarations presso i Permanent Forum dell’ONU di New York e Ginevra, conferenze, testimonianze, video, le tappe salienti di questo meticoloso lavoro diplomatico, prezioso contributo per le sorti dei Popoli Indigeni.

Questo film è stato liberamente ispirato dal libro “I Popoli naturali e l’Ecospiritualità” scritto da Bardaboro e Nattero con interventi di Ola Cassadore, libro che, al pari del film, ha ricevuto l’incoraggiamento dell’ONU, Alto Commissariato per i Diritti Umani. Per l’importanza delle tematiche che affronta è stato riconosciuto come un contributo alla Seconda Decade
Internazionale delle Popolazioni Indigene del Mondo proclamata dalle Nazioni Unite.

Al filone documentaristico si sovrappone e fonde quello musicale poiché i protagonisti del film, attraverso la musica del loro gruppo ispirata dalla sensibilità verso le popolazioni native di tutto il pianeta e in particolare di quelle europee, sono diventati di fatto testimonial delle cause che vedono coinvolta la difesa delle tradizioni, identità e luoghi sacri dei Popoli naturali. Questo intento li ha portati a esportare il loro patrimonio musicale in giro per l’Italia e l’Europa e fino in Australia attraverso viaggi musicali che poi si trasformavano naturalmente, in virtù dell’anima nativa che alimenta la loro ricerca, in viaggi culturali e spirituali.

Shan è un po’ la storia di questi due filoni, un sapiente montaggio creato sotto la regia di Stefano Milla che, conoscendo la storia del LabGraal e il lavoro di Barbadoro e Nattero all’ONU, ha avuto la felice intuizione di realizzare un prodotto divulgativo che testimoniasse, rendendolo allo stesso tempo fruibile, il sogno e la speranza per un mondo migliore che anima i protagonisti del film, condensando l’enorme mole di materiale raccolto in questa lunga attività in giro per il mondo in un lungometraggio la cui trama è condita da un sottile e invisibile filo conduttore, una ricerca interiore.


I cinque protagonisti, membri del gruppo musicale LabGraal

L’anima del LabGraal infatti non è solo musicale ma contempla una componente intimista, ispirata alla mistica dell’esistenza, al contatto intimo e diretto con la Natura.

Questo è il percorso che accomuna ogni singolo componente del gruppo, la ricerca del Graal, ossia l’immaterialità dell’esistenza, ed è proprio questa indagine interiore che li ha fatti incontrare e condividere la personale ricerca dell’invisibile, il mistero che anima l’esistenza.

Il comune interesse per le tradizioni legate all’aspetto spirituale della Natura li ha portati a contatto con il cuore dei popoli naturali e in particolare con quelli che conservano nel loro intimo il tesoro simbolico del Graal. Si sono così appassionati e addentrati nelle tradizioni dei nativi Europei, nella cultura celtica e druidica fino ad imbattersi in un mito molto antico, quello della città megalitica di Rama, patrimonio gelosamente custodito dagli attuali continuatori della cultura celtica.


Il libro “I Popoli Naturali e l’Ecospiritualità” di Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero con interventi della leader Apache Ola Cassadore, a cui il film si è ispirato. Sia il libro che il film hanno ottenuto l’incoraggiamento dell’ONU, Alto Commissariato per i Diritti Umani

Questo è l’elemento che ispira la parte fiction-fantasy del film, dove i protagonisti interpretano la leggenda attraverso una trasposizione simbolica di eventi straordinari contenuti in essa che descrivono uno scenario del tutto sconosciuto sulle origini dell’Europa e sul popolo che ne calpestò in tempi immemorabili il suolo portando con sé un bagaglio di conoscenze, oggi dimenticate ma non morte, alle quali il film cerca di ridare visibilità e continuità.

Il sogno di ripercorrere le tracce di Rama diventa quindi la trama nascosta del film.

La riflessione che il film sollecita sulla tradizione culturale celtica come elemento di identità dei nativi europei, sulla attualità del suo messaggio filosofico ed esperienziale e sulla sua continuità storica ha suscitato molto interesse tra il numeroso pubblico intervenuto al Cineforum del Nuovo Cinema Aquila di Roma.

Il dibattito che ne è scaturito è stato incentrato sull’individuazione nel passato delle comunità che hanno tramandato la cultura celtica e su quella dei Nativi europei attuali che operano alla sua continuazione, mettendo in evidenza in modo sorprendente il cuore spirituale comune che la loro cultura ha con etnie native lontane geograficamente.

Il film inevitabilmente solleva domande anche sulle nostre radici europee, mettendo in luce una storia del continente che di solito non si racconta. Shan mette lo spettatore di fronte ad una realtà ineluttabile dalla quale rimane difficile, dopo averlo visto, rimanere equidistanti e indifferenti.

Costringe a guardarsi dentro e chiedersi quali siano le reali esigenze a cui dare ascolto nello stordimento esperienziale a cui siamo soggetti, implicando la necessità di doversi in un certo senso “schierare” per trovare una collocazione tra la società dei Popoli naturali, ispirata alla Natura, all’armonia e al rispetto, e quella della società maggioritaria con le sue carenze di valori spirituali.

La forza del film, come le reazioni del pubblico puntualmente confermano, sta proprio nella capacità di indurre riflessioni profonde su una realtà invisibile, realtà che però è pronta a rivelarsi a tutti coloro che, al pari dei sognatori viandanti del Graal che hanno reso possibile questo film, scoprono al termine del viaggio dentro se stessi lo stesso cuore nativo dei Popoli naturali.



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