Il blog di Stefano Milla

Tante scuse

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23 Febbraio 2014
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Essendo tecnicamente ancora cittadini italiani, abbiamo dovuto iscrivere (giustamente) nostro figlio alla prima elementare. È stato fatto in modo quasi superficiale, per ottemperare a un obbligo che si pensava di non mantenere proprio perchè a quest'ora avremmo dovuto avere i documenti necessari a iscriverlo in un pre-school dall'altra parte dell'oceano. La e-mail del comune ha il suono di un altro giro di chiave: il bimbo è accettato alla scuola tal dei tali; ci si vede il 15 di settembre. Un nuovo giro di morsa attorno al cuore. E la sensazione bruciante di aver sbagliato tutto, di essersi illusi e ancora peggio di aver illuso chi mi è vicino, chi ha compiuto delle scelte importanti, ancora più difficili della mia. La mia ricerca frenetica di una soluzione sembra un giro a vuoto. Forse la vera soluzione è accettare questa condizione. È finita così. Il mio prossimo viaggio in USA, a casa, sarà per inscatolare di nuovo tutto, spedire, cercare di vendere il letto, il divano, la tv e la scrivania; buttare l'albero di natale, disdire l'affitto e la bolletta della luce. È fatta, ed è ora di accettarlo. Mio figlio andrà giustamente a scuola a Torino, come ho fatto io, come ha fatto mia moglie, come hanno fatto tutti. E spero che un giorno mia moglie possa perdonarmi per la sbandata che ho preso, per la pretenziosità della mia scelta che si è rivelata un fallimento.
Chiudo le e-mail e a testa bassa mi rigetto nel montaggio. Mancano sette giorni e sette notti. Devono bastare. Almeno per concedermi il tempo di prendere una decisione.

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