Il blog di Stefano Milla

Posta in gioco

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20 Dicembre 2013
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Non sono mai stato così a lungo in un luogo tanto affascinante quanto ostile. Di una bellezza oggettiva, disarmante ma aspro, isolato, e soprattutto freddo. Tanto che gli unici liquidi non congelati sono quelli in frigo! Tanto freddo che mi è bastato toccarmi il naso con un badge mentre me lo sfilavo dal collo che la pelle si è letteralmente spezzata facendo uscire un rivolo di sangue.

Malgrado ciò, è un'esperienza meravigliosa sotto tutti gli aspetti: il mio primo lavoro negli USA, il mio primo lavoro in una troupe totalmente americana, la mia prima vera esperienza a contatto diretto e profondo con un popolo, una cultura che sembra così tanto vicina alla nostra, ma che man mano che la si penetra svela differenze da scoprire e conoscere.

Una di queste affonda le radici proprio dove ho trascorso queste ultime due settimane. Nei luoghi che sono il cuore della corsa all'oro. Dove l'America che conosciamo oggi ha le sue vere origini.

Vivendo personalmente immerso in questo ambiente, stando anche 14 ore al giorno all'esterno, è impossibile non pensare alla forza che ha spinto tante persone a venire qui, in uno dei luoghi più selvaggi e difficili che abbia mai visto, e giocarsi tutto. A colpi di piccone.

Sono dei sogni realizzati e di quelli infranti.

È inevitabile, quando te lo trovi davanti agli occhi, pensare a cosa si è disposti a mettere in gioco e per cosa; pensare che qui, davvero, dietro un sasso ci può essere qualcosa che cambia il corso degli eventi, in modo enorme e inequivocabile. Si respira l'America fatta delle persone che l'hanno voluta e che si sono conquistati il sogno con le unghie e con i denti; con ogni mezzo possibile, legale o illegale. Ma il cui obiettivo era quello di trovare una vita migliore. Sarà presuntuoso. Ma tra il gelo, le foreste millenarie e gli orsi, non ci si sente solo parte della storia, si percepisce la possibilità di scriverla. Almeno la propria. Senza lasciarsi scivolare addosso un giorno dopo l'altro nell'attesa di qualcosa. Dalla terra indurita sale comunque una forza che spinge avanti, spinge ad agire, ad essere. Fluisce nel corpo come l'acqua turbinosa che scorre sotto le superfici gelate dei torrenti.

Sono pronto a combattere per questo. Per far diventare reale un sogno grande. Per vivere.

Un'aquila mi passa a poche decine di metri. È proprio la tipica aquila americana. Non ne avevo mai vista una. Mi ricorda che ormai è da un anno che è in corso la procedura per il mio visto e che non ho ancora nessuna conferma. Mi ricorda che ho lasciato tutto ciò che avevo per venire qui e che la posta in gioco è alta, altissima. Ma ne vale la pena.

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