Animalismo

Ho un sogno: un circo senza animali

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04 Febbraio 2011


di Alida Rovera

Gli animali esotici e selvatici che vivono nel loro habitat naturale hanno un bene prezioso, la libertà, della quale vengono privati nei circhi dove sono costretti in pochi metri quadrati o legati ad una catena.

Delle violente costrizioni fisiche e psichiche che essi devono subire e delle condizioni di vita degli animali  del circo fu  proprio il circense  Paride Orfei a parlarne apertamente già nel 1993:  “E’ venuto il momento di denunciare le violenze a cui vengono sottoposti leoni, elefanti e orsi prima dello spettacolo: colpi di forcone, scosse di corrente, arpionate terribili, cose che il pubblico ignora” affermava. Nel 1998, lo stesso Paride e Nando Orfei avevano già cominciato a rinunciare agli animali.  In seguito numerosi video  effettuati sotto copertura in vari circhi del mondo, hanno permesso di filmare come vivono centinaia di animali di varie specie tenuti in spazi ridottissimi  e ciò che  accade loro quotidianamente. Si è così potuto vedere che troppo spesso i circensi  fanno  ricorso alla violenza per annullare la volontà degli animali, per ricordare loro “chi comanda” e per “insegnare” gli esercizi che verranno poi eseguiti in pista con l’aiuto di pungoli elettrici camuffati con lustrini, utilizzati con gli elefanti e gli orsi per far loro al  alzare alternativamente e velocemente le zampe .

Tom Rider, ex inserviente  che ha lavorato per anni nei circhi Ringling Bros and Barnum & Bailey in America, è ora il principale testimone nei processi in corso per i maltrattamenti sugli animali. Egli denuncia: «Gli abusi che ho visto compiere mi hanno spinto a licenziarmi. Pugni ai cammelli, elefanti in catene. Troppe violenze, ho lasciato il circo».  Ce lo conferma  anche  Liana Orfei (involontariamente!) nel suo libro “La grande casa chiamata circo” Ed. La Sorgente, Milano 1977: “La iena non la domi mai perché non capisce. Puoi punirla cento volte e lei cento volte ti assale e continua ad assalirti perché non realizza che così facendo prende botte mentre, se sta buona, nessuno le fa niente”.

La  vita degli  animali esotici e selvatici del circo è inaccettabile:  incatenati e percossi con barre di ferro (come nel caso degli elefanti), bastonati (cammelli), stretti  in gabbie che non si confanno alla loro natura, costretti a patire  il freddo dei paesi continentali in inverno ed il caldo afoso d’estate, oltre allo stress dovuto ai continui spostamenti anche in nave.

I circhi sono tenuti rispettare quanto stabilito dalla “Convenzione Internazionale di Washington sul commercio di specie in via di estinzione” ed i cui reati in Italia sono previsti dalla Legge 150/92, modificata  poi dalla Legge  n. 426 del 9.12.98.

Ma nel testo non è contenuta alcuna norma a tutela degli animali e  si legge che è consentito  ai circhi di detenere animali pericolosi solo se “dichiarati idonei dalle autorità competenti in materia di salute e incolumità pubblica, sulla base dei criteri fissati previamente dalla Commissione Scientifica….”. L’attività circense è regolamentata anche da una  legge che risale al 1968: “Disposizione sui circhi equestri e sugli spettacoli viaggianti”.  L’Articolo 1 recita testualmente: “Lo Stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante. Pertanto sostiene (economicamente) il consolidamento e lo sviluppo del settore.”  Anche per iniziative promozionali, assistenziali e educative.


 Lo spettacolare Cirque du Soleil, un circo interamente senza animali

Ma si può parlare di attività educative e di  divertimento di fronte alla cattività e alla sottomissione di altre specie? Da tempo insegnanti, pedagogisti e psicologi sottolineano la valenza diseducativa e  antipedagogica di questa forma di intrattenimento, veicolo di un’educazione al non rispetto per gli esseri viventi che può arrivare ad ostacolare lo sviluppo dell’empatia.

I bambini e i ragazzi sono indotti a non riconoscere i messaggi di sofferenza degli animali coinvolti negli spettacoli, ma  vengono sollecitati a dare una risposta divertita e allegra di fronte alla pena e al disagio degli animali che compiono esercizi sotto il tendone.
Inoltre  lo spettacolo del circo induce  i giovani a percepire come normale la violenza sugli animali, autorizzandoli implicitamente ad usare la forza verso chi non è in grado di difendersi, favorendo  il fenomeno fin troppo dilagante del bullismo.

La nuova Costituzione Europea prevede invece  lo sviluppo del rispetto dei diritti degli animali  tra i più giovani e promuove il riconoscimento dei diritti degli altri esseri viventi a partire da quelli dei più deboli.

In alcuni paesi del mondo sono  finalmente entrate in vigore leggi che mettono  fine all'uso nei circhi itineranti di animali selvatici e, come nel caso della Bolivia, vietano anche l’utilizzo di animali domestici.

In Europa 15 Paesi hanno già  proibito, del tutto o parzialmente, l'esibizione di circhi con animali. E in Italia? In  attesa che venga approvata una proposta di legge del 2008  che ha avuto un'adesione bipartisan  e che favorirebbe i circhi che non utilizzano animali selvatici, un’ordinanza del sindaco può vietare  l’attendamento nel territorio comunale, compresi i terreni privati, di circhi che abbiano al seguito esemplari appartenenti a specie riconosciute incompatibili con la detenzione per attività circense o per spettacoli itineranti, l’ultima in ordine di tempo è la città di Ferrara.
La speranza è che in altre città italiane i sindaci  prendano gli stessi provvedimenti perché l'uso degli animali nei circhi non è più tollerabile, in quanto superfluo e anacronistico oltre che crudele.


 

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