Animalismo

Nutrie: sterilizzazione, non soppressione

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27 Febbraio 2018
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Le nutrie sono state importate in Italia dal Sud America negli anni ’50 del secolo scorso a fini di allevamento da pelliccia. Oggi però sono diventate “scomode” e si fanno piani per eliminarle
Le nutrie sono state importate in Italia dal Sud America negli anni ’50 del secolo scorso a fini di allevamento da pelliccia. Oggi però sono diventate “scomode” e si fanno piani per eliminarle

La storia di un immigrato scomodo. A Torino una nuova strategia incruenta verrà attuata per evitare l’abbattimento delle nutrie


La nutria è un grosso roditore, dall’alimentazione prevalentemente vegetariana e amante dell’acqua. Un animale pacifico, che assomiglia a un castoro, ma di dimensioni molto più piccole, e che ormai ha talmente familiarizzato con gli umani autoctoni da essere considerato un simpatico abitante delle città. Ma non da tutti. Infatti esistono in molti Paesi europei piani di abbattimento cruenti per l’eliminazione di questa specie, considerata scomoda.

La specie è originaria del Sud America e fu importata in Europa negli anni ’50 del secolo scorso a fini di allevamento da pelliccia, il cosiddetto “castorino”.

Quando il mercato di queste pellicce entrò in crisi le aziende chiusero e liberarono questi animali in natura, ignorando la determinazione e la capacità di adattamento delle nutrie che colonizzarono diversi ambienti naturali. Ora si scopre che danno fastidio e quindi bisogna sterminarle.

Le nutrie sono animali amichevoli che, proprio come i cani o i gatti, possono creare facilmente legami affettivi anche con gli esseri umani. Ad esempio a Torino, sulle sponde del Po, negli ultimi anni si è creato un vero e proprio rapporto di affezione con questi animali, soprattutto da parte dei bambini.

Tra le accuse mosse alla nutria, anche quella di essere veicolo di contagio, dopo che alcuni esemplari sono stati trovati positivi al virus della leptospirosi. Tuttavia dagli esami specifici condotti dai veterinari delle unità sanitarie locali è risultato che la quantità e la tipologia di virus trovati è esattamente la stessa presente in qualsiasi animale che viva all’aperto.

Ora finalmente si è arrivati a concepire progetti di controllo di colonie di nutrie tramite la sterilizzazione che potrebbero rappresentare un’alternativa all’abbattimento con armi da fuoco.

Proprio a Torino, capoluogo della regione da cui è iniziato il proliferare delle nutrie a seguito dell’importazione in Italia, è stato varato un progetto di sterilizzazione che in un futuro si spera non lontano potrebbe evitare l’abbattimento.

Secondo le associazioni animaliste, il piano di abbattimento delle nutrie è solo un inutile favore ai cacciatori
Secondo le associazioni animaliste, il piano di abbattimento delle nutrie è solo un inutile favore ai cacciatori

Il progetto è stato presentato con la conferenza “Nutrie: Sterilizzazione, non soppressione” organizzata dalla LAV insieme alla Consulta delle associazioni animaliste della Città di Torino.

Una serata di approfondimento sui metodi alternativi all’abbattimento delle nutrie, per far sì che il contenimento avvenga con metodi naturali e non cruenti, così come richiesto dalle associazioni animaliste che da tempo si oppongono alla cosiddetta “eradicazione” (leggi: sterminio).

Nel corso della conferenza i medici Mitzy Mauthe von Degerfeld e Giuseppe Quaranta del Centro Animali Non Convenzionali (C.A.N.C.) dell'Università di Torino hanno illustrato esaustivamente un piano di infecondazione che ha come scopo quello di costituire una valida alternativa all'abbattimento. All’incontro sono intervenuti Enrico Moriconi, Garante per i diritti degli animali della Regione Piemonte, e Marco Francone, presidente della Consulta animalista della Città di Torino.

Aveva lasciato sgomenti il piano di sterminio delle nutrie da parte della Città Metropolitana di Torino, che ne prevedeva la cattura con trappole e poi l’uccisione gasandole o sparando loro in testa con pistole ad aria compressa o con fucili da caccia. Il "Piano di contenimento della nutria", approvato il 15 febbraio 2017 dalla Città Metropolitana, è passato inosservato ai più, e le stesse associazioni animaliste lo hanno appreso solo dai giornali. Secondo gli animalisti, il piano di abbattimento delle nutrie è solo un inutile favore ai cacciatori.

A seguito delle migliaia di proteste di chi ha a cuore il benessere e la tutela degli animali, nonché dell’intervento della Consulta Animalista della Città di Torino e del Garante regionale per i diritti degli animali, la Città Metropolitana di Torino ha deciso di dare avvio ad una campagna sperimentale di sterilizzazione.

Il progetto, affidato al C.A.N.C., prevede una tecnica incruenta e poco invasiva a mezzo di infecondazione di un campione di nutrie e del loro rilascio sul posto. Le associazioni animaliste hanno dato la loro disponibilità a collaborare perché l’operazione prevede un controllo quotidiano.

Le nutrie sono animali amichevoli che, proprio come i cani o i gatti, possono creare facilmente legami affettivi anche con gli esseri umani
Le nutrie sono animali amichevoli che, proprio come i cani o i gatti, possono creare facilmente legami affettivi anche con gli esseri umani

Il metodo sperimentale si basa su un contenimento “naturale”, dove le nutrie rese infeconde manterranno le loro funzioni sessuali continuando a difendere il territorio. Un sistema indolore, rispettoso della vita e sicuramente più gradito dell’uccisione cruenta, che risulta impopolare presso il pubblico più sensibile ed è vivamente contestato dalle associazioni animaliste.

Un progetto che potrebbe in futuro essere applicato anche ad altre specie in alternativa all’abbattimento selettivo.

Il piano si avvarrà anche della tecnologia dei droni per censire le colonie di nutrie che si sono insediate lungo gli argini dei fiumi cittadini e della chirurgia portata sul campo per sterilizzare gli animali senza conseguenze per la loro salute.

La strategia che il CANC ha intenzione di attuare ha lo scopo di contenere il proliferare delle nutrie evitandone l’abbattimento cruento, e allo stesso tempo venire incontro alle richieste delle associazioni animaliste che da tempo si oppongono all'uccisione. I droni verranno usati per individuare e censire le tane, dopodiché i veterinari cattureranno singoli esemplari e con un intervento in laparoscopia eseguito sul campo li renderanno infecondi per poi liberarli nuovamente nel loro habitat e permettere così che il contenimento avvenga naturalmente.


Abbiamo intervistato la d.ssa Mitzy Mauthe von Degerfeld, responsabile del Centro Animali Non Convenzionali di Grugliasco.


Si prevede che questa sperimentazione possa davvero evitare l'abbattimento cruento delle nutrie?

Noi siamo partiti con quest'idea e ci crediamo molto. Di sicuro per questo progetto ci vorrà un coinvolgimento anche delle associazioni animaliste e di un grosso aiuto da parte della popolazione perché c'è bisogno di manovalanza e di sorvegliare questi animali nel tempo per essere sicuri che la cosa funzioni. Questi animali vengono resi impossibilitati a riprodursi, pur mantenendo la loro sessualità; quindi la loro gerarchia, la loro dinamica sociale rimane sempre la stessa. Mantengono posizione sul territorio ma via via questi nuclei implodono su loro stessi perché non si moltiplicano più. È un test che, se funziona, può essere proposto.

Rosalba Nattero intervista Mitzy Mauthe von Degerfeld, responsabile del Centro Animali Non Convenzionali di Grugliasco
Rosalba Nattero intervista Mitzy Mauthe von Degerfeld, responsabile del Centro Animali Non Convenzionali di Grugliasco

La cosa che ci riempie di speranza è che proprio nell'accordo che abbiamo fatto, la Città Metropolitana ha verbalizzato che se la cosa funziona, saranno loro stessi a proporre all'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) questa nuova tecnica.


L’intervento verrà attuato sia su femmine che su maschi?

La tecnica verrà attuata sia su femmine che su maschi, anche se la cosa principale è attuarla sulle femmine, perché la società della nutria è una società matriarcale, quindi sono essenzialmente le femmine che rimangono stazionarie in un posto. Il maschio, certo viene trattato, ma poi migra in altre parti, quindi per adesso per validare la situazione faremo in modo che queste femmine delle colonie che identificheremo come punti di controllo non si riproducano.


Molto sinteticamente, in che cosa consiste l'intervento?

È un intervento fatto con una tecnica abbastanza innovativa anche in ambito veterinario, che è la tecnica della chirurgia mininvasiva, quindi per via laparoscopica, il che consente di fare degli accessi chirurgici molto limitati, molto piccoli, e questo consente anche reimmissione molto precoce dell'animale nella colonia. Anche perché per la normativa non possiamo asportare dal territorio l'animale, perché altrimenti nel riportarlo sarebbe una reimmissione che non è consentita dalla legge. Quindi noi lo facciamo in loco e grazie a questa tecnica possiamo rimettere il prima possibile l'animale di nuovo con gli altri.


Questa tecnica si potrà poi estendere anche ad altre specie in futuro?

La speranza è sempre quella, però non in tutte le specie è possibile una cosa di questo tipo, sia a volte per le dimensioni degli animali, sia anche proprio per la loro tipologia di vita. Qui ci gioca bene il fatto che loro siano stanziali, che siano nuclei soprattutto di femmine, quindi ci sono delle caratteristiche. Ma questo non vuol dire che non possiamo inventarci qualcos'altro.


Il Convegno “Nutrie: Sterilizzazione, non soppressione” che si è svolto a Torino
Il Convegno “Nutrie: Sterilizzazione, non soppressione” che si è svolto a Torino

Con l’occasione abbiamo chiesto il parere del Garante Diritti Animali della Regione Piemonte Enrico Moriconi.


C’è speranza che si possa davvero arrivare a evitare l'abbattimento delle nutrie?

Io penso che ci siano delle possibilità. Diamo subito una notizia: proprio oggi alla professoressa Mitzy è stato richiesto dalla Città di Mantova un progetto di infertilizzazione delle nutrie. Mantova è significativa, perché già vent'anni fa stavano uccidendo le nutrie. Se mettiamo anche la notizia che in Inghilterra l’eradicazione non è riuscita, nonostante il clima, nonostante sia un’isola e nonostante la caparbietà degli inglesi nel perseguire certe azioni, io credo che se noi riusciamo a dimostrare che con l'infertilizzazione si ottengono dei risultati si potrebbe arrivare a evitare l'uccisione.

Ma io credo che col tempo questi discorsi si faranno anche per altre specie, perché ci sono dei documenti che dimostrano, ad esempio, che anche sui cinghiali si può fare un intervento di sterilizzazione chimica, cioè non farli riprodurre mettendo delle esche con vaccini specifici che si sa che funzionano, con un sistema di alimentazione che utilizzano solo i cinghiali, quindi anche in questo caso invece di uccidere si potrebbe arrivare a una gestione degli animali non cruenta.


Infatti anche sui cinghiali proprio in questo periodo si sta cercando di evitare il piano di abbattimento così cruento.

È una filosofia da percorrere. È dimostrato che gli abbattimenti hanno molti inconvenienti e, soprattutto, non risolvono il problema. Ogni anno vengono uccisi un certo numero di cinghiali, ma il problema rimane lo stesso.


Abbiamo chiesto infine un commento a Marco Francone, presidente della Consulta Animalista della Città di Torino.


Questa convergenza di forze tra associazioni animaliste, CANC, Garante dei diritti animali e Città Metropolitana lascia ben sperare per evitare in futuro l'abbattimento.

L’intervista a Enrico Moriconi, Garante dei diritti degli animali della Regione Piemonte
L’intervista a Enrico Moriconi, Garante dei diritti degli animali della Regione Piemonte

Certamente, questo è proprio il nostro obiettivo. Noi come associazioni siamo non violenti nello spirito, non ci piacciono interventi che prevedono uccisioni. Ci rendiamo conto che magari certi animali hanno la necessità di essere ridotti, quindi, ridotte le nascite, creeranno meno problemi e si riuscirà a rispettarli. Perché si è visto che interventi di – termine brutto – eradicazione, non funzionano, non sono utili in ogni caso. Le associazioni possono collaborare: che una volta tanto non siano solo i cacciatori e gli agricoltori ad occuparsi degli animali selvatici, più o meno autoctoni. È una novità importante, che speriamo si diffonda anche ad altre situazioni. In certi parchi secondo me ci sono fin troppe uccisioni, come ad esempio nel Parco della Mandria. Bisognerebbe trovare altri sistemi per eventualmente ridurre un po’ il numero di animali, riducendone le nascite con dei sistemi che ormai esistono: bisogna solo attuarli in modo efficace.


Anche perché oggi parliamo di nutrie, ma si può parlare anche di cinghiali, di scoiattolo grigio eccetera. E ogni volta si pensa che la cosa migliore sia quella di abbatterli, però effettivamente i sistemi adesso ci sono. È bello anche il fatto che le associazioni animaliste una volta tanto siano state in qualche modo partecipi e ascoltate.

Certo, siamo andati noi a chiederlo. Fortunatamente soprattutto insieme. Quando le associazioni si uniscono riescono a convincere chi ci governa che coinvolgerci serve per migliorare la situazione, per renderla più accettabile da parte di chi considera che gli animali non sono solo un problema, sono anche una ricchezza per la convivenza nelle città, nelle aree urbane e le aree non urbane. Non ci sono solo gli animali da affezione, ci sono anche gli animali selvatici che vanno tutelati; perché l'ambiente ha un senso se ci sono vegetali e animali. Un ambiente senza vegetali o animali... è così triste!


In questo caso particolare le associazioni avranno un ruolo determinante perché è stato chiesto dalla Città Metropolitana che intervengano i volontari delle associazioni animaliste.

Certo, non solo nell’attuazione del piano di sterilizzazione, ma anche per informare i cittadini sul progetto che verrà attuato.


www.rosalbanattero.net

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