| Recensioni |
Amalunes, una bella storia |
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| 13 Aprile 2026 | |||||||||||||||
“È un bel torrente il Malone. È bello nella valle che ne porta il nome. Ma non diversa è la condizione nella zona pedemontana, dove attraversa un apprezzabile lembo di campagna. Più a valle, nella pianura, la densità di infrastrutture rende il paesaggio meno accattivante, ma anche qui il Malone trova il modo di tratteggiare angoli pregevoli. Come il riflesso nell’acqua della Fruttuaria di San Benigno, o l’area della confluenza nel Po, tutelata da una riserva naturale” Inizia così il libro “Amalunes – Storie di Malone” (Edizioni Atene del Canavese), presentato lo scorso gennaio presso la sede della Ecospirituality Foundation a Dreamland nel Parco La Mandria. Nel corso di una bella e coinvolgente serata, introdotta dalla Presidente della Ecospirituality Foundation Rosalba Nattero, i due autori, Toni Farina e Mario Nigrotti, hanno spiegato le ragioni di questo loro impegno letterario. Un impegno che ha in realtà coinvolto molte persone che hanno messo a disposizione le loro competenze. La proiezione di una serie di suggestive immagini, a cura di Toni Farina con musiche del Labgraal, ha comunicato al pubblico presente la bellezza e la magia dei luoghi di cui parla il libro.
Un corso d’acqua, seppur di limitata lunghezza (48 km) come il Malone, investe una pluralità di temi: natura, paesaggio, storia, tempo libero, varia umanità, ognuno dei quali trova spazio nella pubblicazione. “Il libro non vuole essere un’operazione nostalgica e, anche se un pizzico di nostalgia non manca (come nel bel testo introduttivo della rocchese Maurizia Vittone), si è tentato di descrivere il territorio interessato dal torrente con uno sguardo rivolto al futuro. Questo nella convinzione che senza un’efficace tutela dei corsi d’acqua, e quindi dell’acqua, anche il futuro diventi problematico”. Questo hanno ribadito gli autori nel corso della serata. Ma veniamo al Malone, antico nome Amalunes, di probabile origine celtica. Il torrente nasce alle falde del Monte Angiolino, cima più elevata della Valle di Corio, detta anche Valle del Malone. Una valle di aspetto “prealpino”, a cavallo fra Valli di Lanzo e Canavese. Una zona che grazie alla lodevole opera dei volontari dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone ha recuperato e segnalato in questi anni gran parte della rete di sentieri della zona. Rete che è ora a disposizione degli escursionisti e contribuisce a creare un’economia virtuosa per il territorio.
L’impegno ha contagiato anche la zona pedemontana e la pianura: è infatti in dirittura di arrivo la tabellazione del percorso che consentirà di arrivare nei pressi della confluenza del Malone con il Po. Si potrà così andare camminando o pedalando sulle rive del torrente e apprezzare zone ancora dotate di pregio paesaggistico. Le distese di prato della campagna fra Rocca, Barbania e Levone. Il tratto con le risorgive fra Front e Rivarossa (dove purtroppo passerà la discussa e discutibile variante alla statale 460). Lo scorcio sulla Fruttuaria di San Benigno e la citata confluenza stessa, riserva naturale appartenente al sistema delle aree protette del Po. Insomma, il Malone restituito ai cittadini. Da terra di nessuno, luogo di attività illegali (lo scarico di rifiuti), a luogo per un miglioramento della qualità della vita per le popolazioni degli undici comuni interessati. Le meraviglie del Fandaglia Parlare del Malone significa anche parlare dei suoi affluenti. Il Torrente Viana, l’affluente principale che porta al Malone le acque della valle di Forno Canavese. I rii Mignana, Fisca e della Valle che nascono sull’altipiano della Vauda. Il Fandaglia che nasce sopra alla borgata Cudine di Corio e incontra il Malone alla periferia di Front: “È un corso d’acqua discreto, il Fandaglia. Non vuole arrecare disturbo e, per questo, compie gran parte del suo viaggio all’interno di valli profonde e coperte da fitti boschi. Tant’è che, per godere dei giochi di luce generati dalla sua acqua limpida, è gioco forza zampettare su ripidi e talvolta scivolosi tratturi. Ma va bene così: bisogna guadagnarselo, il Fandaglia”.
Bisogna “guadagnarselo” il Fandaglia e questa è la sua fortuna, perché grazie al suo corso così nascosto, e soprattutto discosto dai centri abitati, il Fandaglia ha conservato un apprezzabile indice di naturalità. Se ne è avuta prova grazie ai prelievi effettuati dalla biologa Anna Marino (Università di Torino) in preparazione di una mostra dedicata proprio al Fandaglia. Una mostra itinerante che ha riscosso un discreto successo. Oltre a far conoscere le qualità del corso d’acqua, scopo della mostra è stato quello di arrivare a definire forme di tutela condivise dai cittadini e dalle amministrazioni dei cinque comuni interessati. Si vedrà, intanto le basi sono state poste. Se l’esito sarà positivo a trarne profitto sarà l’intero corso del Malone.
Le foto dell’articolo sono di Toni Farina |