| Meditazione e Sciamanesimo |
Meditare in libertà con la Musica del Vuoto |
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| 07 Luglio 2026 | |||||||||
La meditazione è un’esperienza naturale che consente all’uomo di acquisire un benessere psicofisico e di evolvere la propria condizione spirituale. Varie forme di insegnamento costituiscono una forma di interferenza che impedisce la realizzazione effettiva delle proprietà della meditazione. È possibile meditare con il supporto della Musica del Vuoto per sviluppare senza intermediari di alcun genere la propria realizzazione interiore.
Una certa parte del cristianesimo e le religioni orientali cercano di dare un posto all’esperienza della meditazione connaturandola ai loro dogmi e alle loro credenze religiose sino a dar vita a improbabili meditazioni cristiane, buddiste e così via. Il pubblico conosce la meditazione secondo il luogo comune che è portato avanti dai mass media che, per cronica disinformazione o per visione di parte, la mostrano sotto gli aspetti più disparati e poco gratificanti e secondo quanto più conviene. Una breve indagine su un campione di folla intervistata nelle principali città mostra un quadro esauriente di cosa la gente pensa della meditazione. A parte coloro che proprio non sanno nulla della meditazione, molti la identificano in una sorta di pratica devozionale di natura orientale, aliena dal modo di pensare occidentale, propria di religioni esotiche e strane. Altri la considerano come una pratica interiore basata sulla concentrazione e sul rilassamento che ha lo scopo di rafforzare la personalità dell’individuo. Alcuni la interpretano come un mezzo per raggiungere una sorta di pace e di calma psicologica. Poi ci sono coloro che considerano la meditazione come una inutile perdita di tempo a cui si possono dedicare solo quelle persone che sono in cerca di sensazioni particolari di tipo onirico o simili agli effetti della droga. Una pratica che è vista condurre inesorabilmente all’alienazione sociale, all’allucinazione e alla schizofrenia. Infine c’è anche chi vede la meditazione come una pratica demoniaca, uno strumento dell’orgoglio umano che vuole sottrarsi al ruolo di pecorella nel gregge per avvicinarsi al divino con una dignità che non gli compete. Indubbiamente esistono tante opinioni in proposito, ma certamente ben pochi hanno idea di cosa sia e di cosa rappresenti la meditazione. Possiamo dire che certamente non è una pratica devozionale, né tanto meno un mezzo per rafforzare il proprio ego o per sviluppare qualsivoglia esperienza psicologica. La meditazione è la manifestazione tangibile del processo evolutivo che anima l’universo. Le stelle e le galassie evolvono modificando le strutture della materia in piani sempre più sofisticati che, come nel caso dell’uomo, giungono a trascendere, con il fenomeno della coscienza, addirittura la matrice fisica che li ha concepiti. Perché quindi non pensare che anche l’uomo non possa continuare questo cammino evolutivo sviluppando ulteriori e superiori stati di coscienza?
La meditazione risponde proprio a questa proprietà evolutiva che possiede l’esistenza e nella sua attuazione è possibile realizzare una modifica armonica del proprio essere e dell’ambiente in cui si vive. La meditazione non è un’invenzione dell’uomo. Essa è identificabile in un’esperienza globale in cui l’elemento individuale si trova ad essere unito al cosmo attraverso gli identici parametri fenomenici. Gli stessi misteriosi archetipi che reggono l’universo e che gli danno significato di esistere. La meditazione rappresenta un processo formativo che è presente in natura, processo che l’uomo può identificare e a cui può partecipare per migliorare la propria condizione umana. La sua esperienza è in grado di consentire ad ogni individuo di stabilire un rapporto armonico con la natura segreta e reale dell’esistenza che vive, rapporto da cui trarre vantaggio personale per migliorare la propria condizione umana, su un piano sia individuale sia di tipo metafisico. Questo attraverso la progressiva acquisizione di esperienze del proprio essere cosciente che portano poco alla volta al risveglio interiore per affacciarsi alla realtà del vuoto, l’intima essenza di tutto l’universo. L’aspetto formativo della meditazione è ben conosciuto. È da tempi immemorabili che l’uomo utilizza questo strumento naturale con la stessa maestria con cui ha imparato a nuotare, a tirare d’arco e far conti algebrici… La meditazione fa parte della vita dell’uomo, è parte dell’aria che respira, della terra che dissoda, dell’intuizione che lo illumina e lo guida per i sentieri della scoperta del mondo che lo circonda. Tutte le religioni, le scuole di alta filosofia, i movimenti psicoanalitici e persino le scuole manageriali delle varie istituzioni storiche hanno origine dall’esperienza fondamentale che è alla base del processo formativo che essa interpreta. La meditazione è uno strumento esperienziale che può avvicinare l’uomo al senso dell’Assoluto a cui, consapevolmente o meno, si riferisce nel corso della sua vita. Uno strumento potente che è in grado di portarlo all’acquisizione di un benessere psicofisico, a poter conoscere la propria identità interiore facilitando il proprio rapporto con il mondo che ci circonda, e a poter dare una risposta all’incredibile richiamo del trascendente che alle volte alcuni sentono dentro di sé.
La meditazione, al suo primo approccio, si rivela essere una fonte di benessere che ogni individuo può usare immediatamente in ragione delle sue necessità personali, per comprendere ad esempio meglio sé stesso e gestire idoneamente e con profitto il proprio rapporto con gli altri, con le persone che gli sono più care e nell’ambiente di lavoro. Praticarla comporta l’ottenimento di un miglioramento della propria qualità psicologica e dello stato di salute del proprio corpo. Essa sviluppa l’attenzione e la capacità di apprendimento, consentendo un più idoneo utilizzo delle proprie risorse individuali. Molte filosofie hanno identificato la meditazione come l’aspetto concreto di un processo di ascesi che è in grado di mettere in relazione l’uomo con il profondo segreto che anima l’esistenza. E in questa chiave possiamo vedere come molte religioni abbiano inglobato questo processo naturale di evoluzione individuale nelle loro pratiche liturgiche e spirituali. Tuttavia proprio qui ha origine la grande confusione che circonda l’argomento della meditazione. Ogni ente infatti propone l’esperienza della meditazione come una sua specifica scoperta e quindi secondo il proprio linguaggio, imponendo le proprie modalità di attuazione. Ne consegue che ogni uomo interessato alla propria personale formazione interiore e al rapporto interattivo con l’esistenza si trovi ad aderire all’esperienza della meditazione secondo la modalità occasionale che gli è proposta. Così, inconsapevole del fatto che si trova a vivere un’esperienza universale e senza etichette, giunge a identificare l’ente proponente con la meditazione stessa. Al punto che, per difendere quello che crede essere il solo mezzo di attuazione del suo bisogno formativo, diventa conflittuale verso le altre ideologie e verso gli altri uomini che come lui stanno vivendo la sua stessa esperienza di vita. Ideologie e uomini che hanno il solo torto di parlare linguaggi diversi tra di loro. Oggi praticare la meditazione nella sua purezza senza essere obbligati a ipoteche religiose o ideologiche è piuttosto difficile. Sebbene l’esperienza della meditazione produca nell’immediato del benessere psico-fisico all’uomo essa non è un argomento di natura medica per cui non esiste assistenza metodologica a mezzo della quale apprendere le necessarie modalità tecniche di esecuzione. Così come, sebbene essa rappresenti un importante strumento formativo individuale, non esistono strutture sociali idonee al suo apprendimento. Esistono invece molte forme religiose, esoterismi e sette che propongono a modo loro l’esperienza della meditazione. E quanti la vogliono praticare debbono accettare di farlo attraverso la pratica devozionale e rimangono soggetti a morali di gruppo che certamente non favoriscono la sua attuazione. Inoltre, chi accetta questo inconcepibile ricatto si trova ad affrontare un cammino dominato dalla figura di maestri dalle rimembranze paterne e certamente non gestibile da parte dell’Allievo, destinato a rimanere per sempre tale, soggetto ad una disciplina ideologica e al potere di vertici alle volte sconosciuti. Ci sono poi improvvisati maestri che insegnano la meditazione senza neppure avere idea di dove essa abbia inizio e di dove conduca. Spinti da un personale desiderio di affermazione sugli altri, costoro sfruttano abilmente l’innato bisogno umano di crescere esperienzialmente nell’esistenza proponendo metodi empirici che sono essenzialmente tesi ad affermare il loro plagio morale. Affidarsi ad essi significa forse apprendere qualche nozione utile, ma al prezzo di essere guidati verso incognite pericolose per la dignità e l’integrità dell’individuo e per la qualità dell’esperienza della meditazione che si intende realizzare.
Questa situazione rende impossibile l’accesso libero e lineare all’esperienza della meditazione e impedisce l’utilizzo immediato dei benefici psicofisici e spirituali che essa consente. Anzi decisamente li ostacola. Si crede invece che la meditazione sia accessibile a tutti coloro che intendono praticarla, senza la necessità di situazioni e intermediari umani che si frappongano tra l’individuo e il benessere e l’armonia che essa comporta. La meditazione è una pratica totalmente naturale e facile da attuarsi poiché è basata su una proprietà libera della natura. E in questo spirito di libertà deve essere vissuta. Per questo motivo la Scuola di Kemò-vad “Sole Nero”, nel suo intento di divulgare una esperienza libera da ipoteche di ogni genere, propone l’utilizzo della particolare musica dell’antico sciamanesimo druidico come strumento personale per una meditazione senza vincoli. Questa musica può servire, infatti, come individuale guida interiore per una facile e utile pratica della meditazione senza sottoporre agli inconvenienti di un qualsiasi training didattico. Perlomeno nell’accesso propedeutico alla meditazione, ma consente un’esperienza utile per muoversi alla ricerca di una sicura fonte di insegnamento. La Musica del Vuoto è nata agli albori della civiltà umana e appartiene a un’ininterrotta tradizione di conoscenza che ha edificato mitiche e ancora attuali civiltà e culture. La stessa tradizione che eresse Stonehenge e che si ammanta del mito di Atlantide. Gli effetti della musica sul comportamento umano non sono certamente una novità. Oggi la musica è utilizzata nell’ambito della musicoterapia per curare con successo problemi psicosomatici e turbe psichiche. Tuttavia la musicoterapia opera sul semplice piano della suggestione emotiva, ovvero ad un paziente depresso viene fatta ascoltare una musica stimolante, mentre ad un iperteso viene fatta ascoltare una musica rilassante. È indubbio che la musicoterapia, in questo caso, non agisca in profondità alla radice delle patologie e comunque sia limitata ad un palliativo psico-fisico. Al contrario la Musica del Vuoto è in grado di operare sui piani più interiori dell’uomo e di sollecitare un’armonizzazione reale che non riguarda solo più il corpo e la mente, ma anche la stimolazione evolutiva dell’individuo sul piano dell’esperienza del reale. La Musica del Vuoto è realizzata infatti su una logica compositiva che riflette intime strutture archetipali dell’esistenza. Strutture che sono in grado di sollecitare esperienza utile sul piano evolutivo dell’individuo che l’ascolta, risvegliando alla conoscenza e alla partecipazione alla natura reale dell’esistenza. Nella logica della musica ordinaria c’è la trasmissione di una intuizione emotiva che è propria della cultura e dello stato psicologico del compositore. Nella Musica del Vuoto c’è invece un modello di esperienza che è realizzata sul modello della natura del vuoto. Natura assoluta e neutra dell’esistenza da cui si può ricavare l’energia necessaria per l’ottenimento e il mantenimento del proprio benessere nell’ambito di un’armonia globale. L’utilizzo della Musica del Vuoto è attuato nella specifica condizione della meditazione. Nella condizione della meditazione avvengono infatti due eventi che contribuiscono all’utilizzo ottimale delle profonde possibilità esperienziali della Musica del Vuoto. Il primo di questi si riferisce all’atto della disponibilità esteriore, manifestata attraverso la postura fisica con cui si siede il meditante. L’altro si riferisce all’importante atto di disponibilità interiore nel vivere il processo intimo che consente di uscire dalla logica del visibile, causa delle conflittualità che producono la disarmonia e le patologie individuali. Nella condizione esperienziale della meditazione è possibile attivare il Sentiero d’oro, la via interiore costruita da progressivi stati di coscienza che sono in grado di portare l’individuo all’armonia e al benessere globale del vuoto. Questo vuoto rappresenta la vera realtà dell’esistenza, che si manifesta in un valore neutro rispetto al senso degli eventi che producono e mantengono le patologie della personalità. Il potere della neutralità del vuoto consente di relativizzare tutti i problemi soggettivi dell’individuo permettendogli di vivere armonicamente (cioè secondo i valori reali dell’esistenza e fuori dalle soggettivazioni che producono i problemi). Il vuoto manifesta anche un dinamismo della propria neutralità fenomenica che può consentire una conseguente partecipazione creativa alla sua natura da parte dell’uomo, il che permette allo stesso di realizzare e mantenere una condizione di armonia e di benessere globale sul piano reale dell’esistenza. La Musica del Vuoto vuole affermare questa neutralità della natura reale dell’esistenza. Cioè che non esiste alcun insegnamento o Maestro che possa sostituirsi all’esperienza diretta che è possibile a chiunque viva la meditazione, né tanto meno che possa sostituirsi al senso trascendente che manifesta lo stesso universo sul suo piano reale.
Da “LAFORGHIANA, nuova conoscenza” maggio 1991 |